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Articoli pubblicati nella categoria "Rappresentanza"

Diritti, In evidenza, Leggi e Norme, Previdenza, Primo Piano, Rappresentanza »

| 15 aprile 2012 | 4 COMMENTI | LETTO: 2.537 VOLTE | SHORT URL |

E’ ufficiale! L’aumento al 33% delle aliquote contributive della Gestione Separata contenuto nel DDL per la riforma del mercato del lavoro andrà a finanziare gli oneri aggiuntivi per nuova ASPI, lavoratori dipendenti esodati e apprendistato: tutte tutele dalle quali i lavoratori indipendenti sono esclusi!

Dove sta l’equità? Dove stanno i nostri diritti di cittadini lavoratori?
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, recita il primo articolo della Costituzione. Di tutto il lavoro, ribadiamo noi, senza alcuna esclusione. Senza discriminazioni fra cittadini di serie A e di serie B, particolarmente odiose in un momento di crisi economica così profonda.

Un’iniziativa di ACTA per bloccare l’aumento e modificare il DDL.
Per contrastare il DDL abbiamo subito contattato la Presidenza della Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato della Repubblica che ci ha chiesto di depositare una nostra Memoria, che sarà a disposizione della Commissione e pubblicata sul suo sito. Un’iniziativa che ha bisogno di essere sostenuta da una grande mobilitazione.

In questa Memoria chiediamo:
1) Articolo 9: modifica radicale dell’articolo per tutelare chi in regime di partita IVA svolge realmente attività di lavoro autonomo. E vuole continuare a svolgerla!

2) Articolo 36: allineamento della contribuzione pensionistica delle partite IVA che svolgono attività di lavoro autonomo a quella di commercianti e artigiani: quindi non solo blocco degli aumenti delle aliquote, ma equiparazione al 21%!

Leggi e diffondi la Memoria presentata da ACTA!
Leggi e diffondi il comunicato stampa ACTA!
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Eventi, In evidenza, Politiche del lavoro, Previdenza, Rappresentanza »

| 12 aprile 2012 | 8 COMMENTI | LETTO: 1.253 VOLTE | SHORT URL |

Il consiglio direttivo di ACTA si è riunito per decidere quali azioni intraprendere per opporci all’attuazione degli articoli del DDL Lavoro che ci riguardano.
Abbiamo valutato, dopo una lunga discussione, di cercare di agire su più fronti e non concentrare tutte le energie in un solo evento.

Queste le azioni che stiamo attivando:

  1. partecipare a tutte le iniziative promosse da parti sociali e partiti politici che discutono di lavoro e professioni. Già questa settimana Acta è stata invitata a due iniziative promosse dal PD a Roma e a Milano. In queste occasioni spieghiamo le nostre ragioni e il nostro dissenso. Vi invitiamo a partecipare all’ incontro  di oggi pomeriggio alle 14,30 a Milano (al Pirellone in via Fabio Filzi 22, sala del Gonfalone) in cui sarà presente il Senatore Tiziano Treu, vice presidente della Commissione lavoro al Senato.
  2. Stendere un documento da condividere con altre associazioni che rappresentano professioni autonomi e con gli ordini professionali interessati per cercare di allargare quanto più possibile le alleanze e dimostrare quanto grave potrebbe essere il danno della riforma;
  3. Contattare politici per cercare di intervenire sugli emendamenti presentati in sede di discussione parlamentare;
  4. Partecipare a tutte le iniziative di dissenso e darne ampia diffusione sul sito;
  5. Organizzare una manifestazione ancora da definire in luoghi o occasioni simbolo per il lavoro autonomo professionale;
  6. Fare pressing sulla Commissione lavoro al Senato che sta esaminando il DDL della Riforma del lavoro. E’ infatti importante che le modifiche avvengano al Senato perchè poi sarà molto più difficile! Siete invitati tutti a collaborare!

Restate in ascolto sul sito e sui canali social network di Acta!


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Rappresentanza »

| 11 aprile 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 2.012 VOLTE | SHORT URL |

Il sindacato si arroga il diritto di parlare a nome di tutti, ma, come direbbe l’Economist, é “unfit” a rappresentare il nuovo lavoro. E le misure del DDL sul lavoro che ci riguardano ne sono solo l’ennesima conferma.

Un’inchiesta di Francesca De Benedetti (Rappresentanze precarie  ) evidenzia non solo la loro inadeguatezza a rappresentare il lavoro autonomo professionale, ma un po’ tutto il lavoro “atipico”.

All’inchiesta ha collaborato, per Acta, Alessandro Baroncini.


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Appelli e Lettere, Diritti, Politiche del lavoro, Rappresentanza »

| 4 aprile 2012 | 3 COMMENTI | LETTO: 1.894 VOLTE | SHORT URL |

Per noi che siamo elettori di sinistra, di destra e di centro, e cerchiamo da tempo, faticosamente e in prima persona, di costruire una rappresentanza efficace e degna di noi, che – si è già detto – non può coincidere con quella sindacale, vedersi ignorati persino dal governo dei tecnici è quasi paradossale.

Prima di tutto perché l’attuale governo tecnico è per definizione un governo transitorio, potremmo quasi dire occasionale. Ovvero risponde a una domanda temporanea e/o sussidiaria di competenze. Non ci serviamo forse, in questa particolare congiuntura, di un pool di professionisti dotati di professionalità particolari e selezionate, che ci conducano a determinati obiettivi? Possiamo forse additarlo come bizzarro parallelo della nostra stessa condizione professionale, almeno dal punto di vista della tipologia di prestazione, in rapporto a un determinato orizzonte di tempo. Continua a leggere »


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Diritti, Leggi e Norme, Politiche del lavoro, Rappresentanza »

| 2 aprile 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.055 VOLTE | SHORT URL |

Segnaliamo due contributi che denunciano l’esclusione dei professionisti autonomi dal tavolo della consultazione/concertazione e un’impostazione della riforma ancorato allo schema fordista, alla contrapposizione lavoratori dipendenti/ imprese.

Il primo è del 26 marzo, pubblicato nel blog Agorà del Sole24ore. A cura di Vincenzo Scuccimarra si intitola “Una riforma per i lavoratori del futuro” . L’articolo si sofferma sui rischi della riforma per il futuro del lavoro autonomo (e non solo).

Volta a ridurre le distanze tra lavoratori garantiti e lavoratori precari la riforma sembra improntata a confermare il lavoro dipendente subordinato come fulcro del sistema, facendone l’obiettivo ideale a cui ogni lavoratore deve tendere, quello che garantisce maggiore equità sociale ed efficienza economica all’intero sistema.

Questo porta a non considerare adeguatamente le esigenze e le potenzialità dei lavoratori indipendenti. Adottando delle misure che, nel tentativo di disincentivare l’uso dei contratti a progetto o il ricorso a consulenti con partita Iva, discriminano di fatto centinaia di migliaia di lavoratori.

I lavoratori parasubordinati o indipendenti non solo non si ritrovano considerati nelle tutele previste per la disoccupazione ma vengono gravati da contributi previdenziali crescenti che, ironia della sorte, andranno a coprire le indennità di disoccupazione dei dipendenti. (…)

Il secondo contributo, “Popolo delle partite Iva: il declino di un mito ambiguo”, è stato pubblicato su la Stampa il 30 marzo. L’autore è Francesco Bogliari, che da fondatore del Giornale delle Partite Iva ha avuto modo di approfondire i temi che ci riguardano.

L’articolo fa un’analisi dell’evoluzione del “mito delle partite Iva”. In estrema sintesi, secondo Bogliari, nei primi anni ’90 eravamo percepiti come un mondo di vincenti, mentre ora saremmo percepiti come un mondo di “sfigati”. Si sofferma inoltre sull’invisibilità dovuta alla nostra incapacità di creare una rappresentanza ampia, non frammentata e litigiosa.

(…)l’associazionismo di questo mondo è quanto di più frammentato, litigioso, isolazionista e “atomico” (sempre nel senso delle dimensioni…) che si possa immaginare. La maggior parte del tempo la passano a litigare tra “ordinisti” (avvocati, notai, architetti, medici ecc., in difesa delle loro medievali fortezze) e “non ordinisti”, cioè le professioni moderne non riconosciute. Se i primi hanno gli Ordini e fanno Casta, i secondi sono tragicamente figli di nessuno. Sono tanti ma non fanno massa, e così la nuova concertazione rosa Fornero-Camusso-Marcegaglia (litigano tra loro, ma intanto si legittimano a vicenda) conferma la loro desolante, disperante marginalità dal mondo del lavoro cosiddetto “vero”: quello delle fabbriche e degli uffici che sotto un unico capannone o un unico tetto riuniscono centinaia, migliaia di lavoratori, mentre chi lavora da casa propria o nel proprio “studiolo” resta invisibile alla Nuova Triplice (Governo tecnico-Cgil-Confindustria).


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Appelli e Lettere, Politiche del lavoro, Rappresentanza »

| 28 marzo 2012 | 4 COMMENTI | LETTO: 1.173 VOLTE | SHORT URL |

Apprezziamo l’intenzione del Ministro Fornero a voler approfondire il tema del lavoro professionale con partita iva per contenere gli abusi e al contempo valorizzare il lavoro autonomo. Il ricorso all’uso forzato delle partite iva è un fattore reale. Secondo recenti stime la sua incidenza é al 15%, una percentuale che potrebbe aumentare nel momento in cui si restringeranno le possibilità di abuso di contratti di collaborazione.

E’ quindi corretto prevedere, entro la riforma del mercato del lavoro, il contrasto anche agli abusi dell’uso della partita iva. Ci preme però sottolineare alcuni aspetti che derivano da una riflessione che dura da anni e dall’analisi delle nostre esperienze.

Un intervento così drastico come quello che si prospetta nel progetto di riforma (che prevede l’utilizzo anche disgiunto di criteri sulla monocommittenza, la continuità di 6 mesi della commessa e l’uso della sede del committente) rischia di distruggere una grossa parte del lavoro autonomo “vero”, senza eliminare quello “finto”.

Molte delle nostre professioni, infatti, contemplano la continuità della commessa anche per più anni (intervenendo su progetti complessi attuati dal cliente), inoltre un cliente può risultare economicamente prevalente perché, soprattutto con la grave crisi che stiamo attraversando, sono stati persi gli altri clienti.

In sintesi, la variabilità insita nel lavoro autonomo potrebbe rientrare nella lettura restrittiva dei parametri utilizzati per scovare il falso lavoro autonomo. Purtroppo non è facile individuare criteri semplici che distinguano vere e false partite iva. La realtà non è facilmente scomponibile in bianco e nero, perché esiste una vasta gamma di grigi data dal sovrapporsi di più condizioni.

La partita iva non è l’ultima opzione possibile per chi vuole cercare una flessibilità facile e a basso costo. Esistono altre alternative: l’apertura forzata di una ditta individuale, il ricorso a società cooperative (una delle forme più brutali di sfruttamento, ma registrate nelle statistiche come lavoro a tempo indeterminato), o addirittura il lavoro nero, ove possibile.

Pertanto, intervenire nella direzione di contrasto del falso, in maniera poco consapevole delle reali modalità di lavoro, rischia di causare la perdita del lavoro per moltissimi lavoratori a Partita IVA, anche di coloro che hanno scelto di lavorare in autonomia, spingendo alla ricerca di un’alternativa che alla fine risulterebbe più onerosa da un lato e meno tutelata dall’altro.

Riteniamo sia opportuno un intervento che analizzi le tipologie di professionisti e i settori di attività per individuare di volta in volta le soluzioni più idonee per prevenire e per controllare gli abusi. Se ad esempio consideriamo un neolaureato alla prima esperienza lavorativa che lavora per un solo committente è molto probabile che l’apertura di una partita iva sia frutto di un’imposizione, perché difficilmente il neolaureato avrà sviluppato competenze sufficienti ad esercitare la propria attività in maniera autonoma. Si potrebbero definire alcuni passaggi per controllare l’apertura della partita iva, il suo successivo utilizzo e azioni di ispezione nei casi più dubbi.

Pensiamo inoltre che le politiche d’intervento non possano essere solo coercitive, ma debbano prevedere un mix di incentivi collegati alla leva fiscale, come suggeriamo in una proposta da noi elaborata e su cui saremmo lieti di confrontarci con chi sta lavorando a questa parte della riforma.


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Appelli e Lettere, Diritti, Rappresentanza »

| 25 marzo 2012 | 7 COMMENTI | LETTO: 2.163 VOLTE | SHORT URL |

Sottoscriviamo in pieno l’invito rivolto da Dario Di Vico al Ministro Elsa Fornero affinchè dia ascolto alle associazioni che a vario titolo si occupano di lavoro professionale autonomo. L’appello è contenuto in una lettera aperta pubblicata in prima pagina sul Corriere della Sera di oggi 25 marzo 2012, in cui é riportato il nostro disagio rispetto ad una riforma che sembra non voler lasciare spazio al nuovo lavoro autonomo.

Si è costruita un’equazione tra lavoro professionale con partita iva e irregolari del mercato del lavoro e di conseguenza la terapia prevalente che è stata proposta è sembrata essere quella di far transitare queste figure verso il lavoro dipendente regolare. Quasi che l’universo del mondo del lavoro italiano potesse ancora una volta essere ricondotto a due tipologie esclusive, le imprese e i dipendenti. Da qui alla riproposizione dello schema che assegna la rappresentanza sociale tutta a Confindustria e sindacati confederali il passo è breve.
Accanto a molte finte partite Iva – è stato per primo il Corriere a parlare addirittura di una bolla del mercato del lavoro – esistono però persone che hanno scelto coscientemente il lavoro autonomo che poter usare il proprio tempo con modalità più flessibili, perché non amano le organizzazioni e le gerarchie, perché possono conciliare meglio professione e impegni di altro tipo , perché possono alternare a loro piacimento attività e formazione continua. Molti di costoro sono partite Iva monocommittenti perché magari sono impegnate su un progetto di ampio respiro e quindi totalizzante. Parecchi sono nativi digitali e stanno esplorando le nuove professioni del web. Parecchie sono donne. Se dovessimo applicare a loro gli schemi che si sentono ripetere in questi giorni si dovrebbe decidere d’imperio “tu sei una partita Iva finta, tu vera..”.
Questa tipologia di lavoro autonomo qualificato viene incontro alle esigenze di flessibilità e di specializzazione delle imprese tanto è vero che sta crescendo ovunque nei Paesi ad alta industrializzazione perché si muove in linea con le esigenze di modernizzazione delle economie avanzate e spesso costituisce il valore aggiunto della sfida competitiva che attende il made in Italy.
E proprio per questo complesso di motivi dovrebbe essere incoraggiato e sostenuto e non, come accade ora, gravato da un pesante regime fiscale e contributivo, cui non corrisponde alcuna (significativa) tutela.
Ma vengo al punto. E’ possibile che questo mondo in cui come abbiamo visto convivono sotto lo stesso regime fiscale (la partita Iva) il giovane inoccupato e il consulente cosmopolita non sia degno nemmeno di essere consultato quando si sta per varare una riforma del lavoro come quella che Lei, ministro, sta predisponendo? Le pare possibile che parlino a nome delle partite Iva i sindacalisti confederali che ovviamente leggono i mutamenti della società sempre in chiave di lavoro dipendente e quindi di allargamento del loro mercato della rappresentanza?


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Associazioni, Freelance USA, Rappresentanza, Sindacati »

| 22 marzo 2012 | UN COMMENTO | LETTO: 1.520 VOLTE | SHORT URL |

Dopo l’incontro a Milano con Sara Horowitz e gli scambi via conference call, Freelancers Union e ACTA si sono riconosciute reciprocamente come SISTER ORGANIZATION con un atto ufficiale dei Consigli Direttivi.

La forza lavoro del futuro si dà voce sul piano internazionale.

Secondo analisi recenti, la forza lavoro del futuro sarà costituita sempre più da lavoratori indipendenti dei servizi professionali. Da diversi anni la Freelancers Union (FU) americana e l’Associazione Consulenti Terziario Avanzato (ACTA) italiana svolgono nei loro rispettivi paesi azione di difesa e rappresentanza dei lavoratori indipendenti. In questi giorni, con decisione congiunta degli organismi direttivi, hanno iniziato un percorso di stretta collaborazione riconoscendosi reciprocamente come sister organization.

Più spazio ai diritti, più forza alla coalizione sociale.

Il loro obbiettivo è quello di creare consapevolezza nell’opinione pubblica del ruolo svolto dal lavoro non salariato sia nell’economia che nella società e di difenderne gli interessi. FU, costituita negli USA alla metà degli anni 90, rappresenta oggi più di 170.000 persone appartenenti a tutte le diverse professioni, ACTA, costituita nel 2003 a Milano, pur essendo numericamente molto inferiore, ha sempre visto nella FU un modello da seguire perché incarna non solo una forza sindacale ma una vera e propria impresa sociale, che aiuta i lavoratori indipendenti ad uscire dalla loro frammentazione e dal loro isolamento.
Da parte sua la FU ha visto in ACTA un partner ideale per la sua grande proiezione internazionale (ACTA è l’unico membro italiano dell’European Forum of Independent Professionals, EFIP) e per la sua impostazione trasversale agli interessi delle diverse professioni.

Per un’uscita dalla crisi di sistema.

Ambedue le Associazioni possono  portare un contributo positivo alla crisi del ceto medio. La collaborazione tra organizzazioni “sorelle” si svilupperà in primo luogo sul piano culturale, per capire meglio le problematiche del lavoro nel postfordismo di qua e di là dell’Atlantico e per trovare soluzioni di sostegno alle professioni indipendenti. Sul piano pratico, i soci di ACTA potranno godere, se si trasferiscono negli USA, dei servizi offerti da FU e viceversa per i soci di FU se vengono in Italia.

New York – Milano, 22 marzo 2012

Leggi il comunicato stampa congiunto (.PDF)


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Diritti, Politiche del lavoro, Rappresentanza »

| 22 marzo 2012 | 4 COMMENTI | LETTO: 861 VOLTE | SHORT URL |

Il 21 marzo ho partecipato come relatrice all’incontro organizzato da SEL – Sinistra Ecologia e Libertà – sul tema “Questione fiscale: redistribuzione per una crescita sostenibile”, incontro che rientra in un ciclo di sette serate, pensate come un percorso di riflessione dall’incoraggiante titolo “Guardare il presente per vedere oltre…”
La serata sembrava partita sottotono: mancava un relatore, Marco Causi della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, Sergio Bologna veniva sostituito da me, Alessandro Santoro esperto in tema di fisco e finanze era in ritardo. Abbiamo iniziato alle 21.30, ma subito gli interventi hanno scaldato il pubblico.
I temi proposti dal moderatore in fase di apertura del dibattito abbracciavano davvero un ventaglio molto ampio: tasse e legalità, fisco e crescita, redistribuzione e presunta capacità contributiva delle nuove figure nel mondo del lavoro, tra cui le partite IVA..
L’intervento di Santoro è stato subito diretto ed immediato, contenendo tra i messaggi chiave come il fisco da solo non risolve i problemi di giustizia sociale, l’errore da parte della sinistra di aver fatto finora leva su questo tema, l’auspicio di una patrimoniale ma senza dimenticare che questo si traduce al 50% nella tassazione delle prime case e quindi non si può contemporaneamente essere contro l’ICI/IMU e a favore della patrimoniale, i livelli patologici di evasione presenti in Italia e l’appropriatezza o meno degli interventi per ridurre le opportunità di evadere, i totem della sinistra in fatto di lavoro e il massacro sui redditi da lavoro cui abbiamo assistito con le misure fiscali praticate fino a oggi. Continua a leggere »


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Diritti, Occupazione, Politiche del lavoro, Rappresentanza, Sindacati »

| 21 marzo 2012 | 8 COMMENTI | LETTO: 1.281 VOLTE | SHORT URL |

Ieri sera (ahimè) non ho resistito dal guardare un dibattito televisivo sul tema del lavoro, mi provocano sempre forti bruciori di stomaco, ma a volte è più forte di me…
Ho assistito alle prime battute di Ballarò in cui il segretario Uil Luigi Angeletti parlava della Riforma del mercato del lavoro esponendo chiaramente tutte le sue certezze.
Ha spiegato dapprima l’importanza di identificare le “finte partite iva” e quando Floris ha segnalato che gli ordinisti restano esclusi da questa norma, Angeletti ha prontamente chiarito che

ovvio, quelli iscritti agli ordini è ovvio, quelli che fanno i professionisti veri….

Poi Floris è passato al tema degli ammortizzatori sociali chiedendo conferma dell’esclusione delle partite iva dai nuovi ammortizzatori sociali e Angeletti ha precisato:

C’erano due scelte: per esempio dobbiamo garantire l’indennità di disoccupazione a tutte le partite iva, il che significa che un professionista normale, che fa la partita iva nel caso in cui lavora di meno gli diamo l’indennità di disoccupazione?.. Io avrei qualche problema. Invece la scelta è stata che tutti quelli che sono dei lavoratori dipendenti vengono tolti dalla partita iva e a quel punto gli si da l’indennità di disoccupazione.

Perchè?

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