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Articoli pubblicati nella categoria "Primo Piano"

Previdenza, Primo Piano »

| 4 aprile 2012 | 9 COMMENTI | LETTO: 4.725 VOLTE | SHORT URL |

Ecco il Disegno di Legge per la Riforma del Mercato del Lavoro (.PDF in download) tanto atteso. Altro che interesse per le Partite IVA, le aliquote INPS passeranno al 33% entro il 2018. Si legge: 

Art. 36 (Aumento contributivo lavoratori iscritti Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995)

1. All’articolo 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, al primo periodo le parole “e in misura pari al 26 per cento a decorrere dall’anno 2010” sono sostituite dalle seguenti: “, in misura pari al 26 per cento per gli anni 2010 e 2011, in misura pari al 27 per cento per l’anno 2012, al 28 per cento per l’anno 2013, al 29 per cento per l’anno 2014, al 30 per cento per l’anno 2015, al 31 per cento per l’anno 2016, al 32 per cento per l’anno 2017 e al 33 per cento a decorrere dall’anno 2018” e al secondo periodo aggiungere, in fine, le seguenti: “ per gli anni 2008-2011, al 18 per cento per l’anno 2012, al 19 per cento per l’anno 2013, al 20 per cento per l’anno 2014, al 21 per cento per l’anno 2015, al 22 per cento per l’anno 2016, al 23 per cento per l’anno 2017 e al 24 per cento a decorrere dall’anno 2018.”


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Diritti, Fisco, Politiche del lavoro, Previdenza, Primo Piano »

| 23 febbraio 2012 | 22 COMMENTI | LETTO: 2.373 VOLTE | SHORT URL |

Abbiamo preparato una proposta con cui partecipiamo al dibattito sulla Riforma del Mercato del Lavoro, portando il punto di vista del lavoro autonomo professionale. Nell’attuale discussione intorno all’introduzione di nuove norme a tutela del lavoro è assente una rappresentanza che porti la voce dei freelance. Noi siamo convinti che sia indispensabile e per questo mettiamo sul tavolo un Proposta ACTA, nella speranza che venga presa in considerazione dal Ministro del Lavoro e che serva a migliorare le condizioni di migliaia di lavoratori non rappresentati oggi dalle parti sociali.

I punti cruciali sono il riconoscimento della specificità e della necessità del lavoro professionale autonomo, il corretto calcolo del cuneo fiscale-contributivo, l’adozione di una logica di incentivazione e l’attenzione a evitare misure punitive per i lavoratori. Ecco una presentazione dettagliata:

Scarica il documento in formato .PDF “Proposta ACTA per il lavoro professionale


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In evidenza, Politiche del lavoro, Previdenza, Primo Piano, Rappresentanza »

| 17 febbraio 2012 | 8 COMMENTI | LETTO: 1.384 VOLTE | SHORT URL |

L’altro ieri sul Corriere Ichino poneva la domanda: “quanto costa la garanzia del posto fisso al singolo e alla collettività?“. La questione ci riguarda direttamente, visto che di questo costo i lavoratori professionisti rappresentati da ACTA se ne fanno carico in maniera diretta e personale. Su questo si potrà e dovrà, prima o poi, aprire un dialogo.

Ma quello che è indiscutibile sono i costi degli errori – inutili e dannosi per noi e per tutto il Paese – di chi è chiamato a legiferare e ad amministrare la cosa pubblica.

Due inchieste degli ultimi giorni ci portano direttamente al centro della questione. La prima è quella di Report “Quando il pizzo è dovuto per legge“: persone che devono pagare migliaia di euro (duecentomila, trecentomila, ventisettemila!?) per poter cumulare i contributi INPDAP con quelli INPS. Più delle cifre dice l’imbarazzo del povero Giuliano Cazzola, chiamato in causa come politico esperto che non riesce a trovare giustificazioni per un errore di politici suoi colleghi. Ma l’errore non basta: per rimediare a quello che più che un ingiustizia si configura come un furto bello e buono,  ci viene detto che “bisogna prima trovare una adeguata copertura finanziaria…”. Tra l’altro sembra che solo qualche mese fa Cazzola sia stato tra i proponenti di un ulteriore aumento dei nostri contributi, col solito motivo di “fare cassa”… Continua a leggere »


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Leggi e Norme, Primo Piano, Rappresentanza »

| 2 febbraio 2012 | 3 COMMENTI | LETTO: 1.188 VOLTE | SHORT URL |

Nel dibattito e nelle proposte di riforma del mercato del lavoro c’è un grande assente: il lavoro indipendente. Acta chiede di essere consultata per dare voce ai diritti di questa realtà che rappresenta un motore di sviluppo per tutto il Paese.

La flessibilità: il nodo strutturale.
L’obiettivo della riforma del lavoro in discussione è coniugare flessibilità e tutele.
La flessibilità del lavoro è un carattere intrinseco del postfordismo, dell’evoluzione delle tecniche e dei mercati. Una flessibilità che in Italia non è stata gestita o è sfuggita di mano. Si è sviluppato un mercato del lavoro parallelo, dominato dalla legge della domanda e dell’offerta, senza paletti e difese della parte debole (i lavoratori) e senza controlli degli evidenti abusi, talmente diffusi da non apparire più neppure tali. Non è oggi considerato scandaloso chiedere di lavorare con contratti che non offrono né prospettive di continuità e crescita, né tutele, né reddito.
Una situazione drammatica e insostenibile, su cui giustamente il Governo ha dichiarato di voler intervenire e su cui ha aperto un confronto con le parti sociali.

Le proposte: solo per il lavoro dipendente.
Sono sul tavolo diverse proposte di riforma, ciascuna con elementi interessanti, ma tutte ancora prigioniere dello schema fordista: grande impresa/ lavoro dipendente.
La riforma del mercato del lavoro non può essere affidata solo allo sviluppo dell’apprendistato (proposta unitaria dei sindacati) ad una riedizione riveduta e corretta del tempo indeterminato per tutti con un allungamento a 3 anni del “periodo di prova” (proposta Boeri-Garibaldi), o a un sistema di tutele che riguardi solo i lavoratori dipendenti o pseudo dipendenti (proposta Ichino).
Oltre agli aspetti contrattuali, alcune proposte affrontano il problema di carattere economico riguardante i livelli salariali di dipendenti pubblici e privati, che ha investito i lavoratori “precari”. La difficoltà, soprattutto per le fasce più scolarizzate, non è solo quella di una instabilità del rapporto di lavoro ma di retribuzioni di fatto che sono tra le più basse d’Europa e che consentono il mantenimento di una forza lavoro con bassi livelli di produttività e che esonerano l’impresa da effettuare investimenti di processo e d’innovazione tecnologica. Continua a leggere »


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Appelli e Lettere, Primo Piano »

| 29 novembre 2011 | 35 COMMENTI | LETTO: 5.045 VOLTE | SHORT URL |

Al Presidente del Consiglio Professor Senatore Mario Monti
Al Ministro del Lavoro e Politiche Sociali Professoressa Elsa Fornero
Al Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Dottor Corrado Passera

Ill.mo Presidente,
Ill.mi Ministri,

ci rivolgiamo a Voi in forma di lettera aperta nella convinzione che la Vostra azione di governo affronterà nodi strutturali e rigidità corporative che rischiano di far inesorabilmente regredire il nostro Paese e che ogni giorno condizionano, sempre più pesantemente, la nostra attività professionale e la nostra vita di cittadini.

ACTA. Associazione Consulenti Terziario Avanzato.

La nostra associazione rivendica cittadinanza ai diritti dei lavoratori professionali di nuova generazione. Interpreta il loro spirito di libertà e indipendenza. Promuove la loro visibilità sociale e le iniziative che ne difendono i diritti. Vive della partecipazione e del contributo di tutti loro.

Il nostro lavoro consiste nella prestazione di servizi immateriali, cognitivi, alle imprese, alle istituzioni, alle comunità. Una politica di sviluppo fondata sull’innovazione, sulla libera circolazione dei saperi, sulla tutela dei beni comuni, sulla difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, sulla responsabilità sociale dell’impresa, sul valore del lavoro professionale che si apre all’Europa e al mondo, in grado di contrastare l’impoverimento delle intelligenze e delle risorse umane, è quella a noi più congeniale e, crediamo, più in grado di produrre occupazione di qualità e progresso.

1. Oltre la rappresentanza degli interessi, per la cittadinanza dei diritti.

Siamo un ceto sociale escluso dalle tradizionali forme di rappresentanza: ordini professionali, sindacati, associazioni imprenditoriali. Siamo il prodotto più visibile del cambiamento sociale: ne siamo l’avanguardia. Oggi, e domani ancor di più, il percorso lavorativo di ciascuno attraverserà varie tipologie di rapporto lavorativo. Non pensiamo ad un improponibile ritorno al passato, ma vogliamo un futuro di pari opportunità per tutte le forme di lavoro. Per questo rivendichiamo un moderno Stato sociale, eguale per tutti i cittadini e frutto di un’equilibrata imposizione fiscale. Continua a leggere »


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Previdenza, Primo Piano »

| 13 novembre 2011 | 20 COMMENTI | LETTO: 2.492 VOLTE | SHORT URL |

La legge di stabilità è stata approvata.

I contributi previdenziali degli iscritti alla Gestione Separata sono aumentati dell’1% per permettere lo sgravio di quelli  sull’apprendistato. 

Un provvedimento del tutto ingiustificato, che accentua la distanza tra il nostro peso contributivo e quello sostenuto da tutti gli altri lavoratori, come evidenziato nel grafico qui a fianco.
Da tanto tempo evidenziamo l’iniquità del nostro trattamento previdenziale, che ci costringe a versare molto più degli altri lavoratori autonomi e anche più dei dipendenti (se utilizziamo lo stesso metodo di calcolo) , che non ci lascia margini per un secondo pilastro privato e ci condanna ad una pensione inadeguata, dal momento che il sistema contributivo non è in grado di garantire un adeguato rendimento al nostro investimento.
Le condizioni di crisi e di urgenza in cui è stato varato il provvedimento non ci hanno consentito di muoverci con l’efficacia e la rapidità che avremmo voluto. Questo però non vuol dire che accetteremo supinamente che si continui a fare cassa sulle nostre spalle. Con il vostro supporto continueremo a portare avanti la nostra azione di pressione e sensibilizzazione e a batterci in tutte le sedi, istituzionali e non, per una vasta riforma del sistema previdenziale che assicuri una pensione equa e dignitosa a tutti i lavoratori.


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Leggi e Norme, Previdenza, Primo Piano »

| 7 novembre 2011 | 5 COMMENTI | LETTO: 1.835 VOLTE | SHORT URL |

Assistiamo all’ennesimo utilizzo della Gestione Separata per fare cassa. E’ ingiusto :

  •  perché si interviene in un periodo di crisi che é particolarmente duro per chi, come noi, deve garantire la flessibilità del mercato del lavoro (in tempi di recessione la flessibilità é a senso unico e significa tagli). Tutti noi abbiamo sperimentato una riduzione dei compensi e del reddito, molti hanno dovuto chiudere;
  • perché la nostra categoria é stata già duramente colpita dall’eliminazione del regime dei contribuenti minimi e, in molti casi, anche dall’aumento dell’iva;
  • perché si conferma l’iniquità di un modus operandi che colpisce dove é più facile colpire e non dove é più equo intervenire;
  • perché la nostra contribuzione pensionistica è già elevatissima, superiore anche a quella dei dipendenti, se calcolata allo stesso modo;
  • perché siamo stanchi di sentire ripetere che ciò servirà a garantirci pensioni migliori e ci chiediamo perché questa stessa preoccupazione non ci sia nei confronti di categorie (dagli artigiani, ai commercianti, dagli agricoltori ai professionisti con cassa privata) che versano molto meno di noi;
  •  perché é paradossale che una misura che colpisce chi fornisce competenze e dovrebbe contribuire alla ripresa, sia inserita in una manovra che dovrebbe avere l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico
  • perché contribuisce a scoraggiare una modalità di lavoro che ha costituito il principale “polmone” per chi si avvicina al mercato del lavoro e per chi deve ricollocarsi (problema che sarà sempre più forte nel futuro).

In un momento in cui il paese sembra sull’orlo del precipizio, diversamente da altre volte, non ce la sentiamo di andare in piazza a protestare, di partecipare alla gara a chi urla più forte. Sappiamo che sarebbe una gara perdente e che paradossalmente apparirebbe una lotta corporativa, pur provenendo da una categoria che ha sempre pagato tanto proprio perché non è corporativa.

Nell’attesa di capire quali saranno le sorti del nostro governo (e dunque del provvedimento sulla Gestione Separata), abbiamo sensibilizzato i media e ci siamo uniti alla petizione avviata dai colleghi traduttori . Nei prossimi giorni seguiremo attentamente l’evolversi della vicenda, continuando a mantenere alta la guardia e tenendoci pronti a intervenire con eventuali azioni dimostrative se le circostanze lo richiederanno. Mai come oggi intendiamo ribadire il nostro impegno a lottare per un nuovo modello di welfare, più equo, che garantisca pari condizioni a tutti i lavoratori.


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Leggi e Norme, Previdenza, Primo Piano »

| 3 novembre 2011 | 44 COMMENTI | LETTO: 5.416 VOLTE | SHORT URL |

Ieri sera il governo decide di aumentare i contributi pensionistici per  dell’1% per i collaboratori (gli aumenti storicamente hanno riguardato tutti gli iscritti alla gestione separata).
Riportano la notizia il Corriere della Sera, con un articolo di Roberto Bagnoli e il Giornale, in un articolo redazionale che parla di aumento “ finalizzato ad accrescere l’accantonamento previdenziale a loro favore” (!?).

La situazione è questa, per noi insostenibile…
Anche questa volta stiamo pensando di attivarci, ma abbiamo bisogno del vostro contributo, della vostra firma sulla protesta. Scrivete un commento e proponete le vostre idee e le vostre disponibilità per intraprendere delle azioni.
Fate conoscere questa notizia ai vostri amici e colleghi interessati.
Dobbiamo fare qualcosa velocemente e in tanti.


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Pensione, Primo Piano, Ricerche e Indagini »

| 26 ottobre 2011 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.774 VOLTE | SHORT URL |

Il 10 ottobre é stato presentato uno studio sulle pensioni dal titolo eloquente “L’adeguatezza del sistema pensionistico contributivo” che mira a dimostrare la capacità del sistema contributivo di assicurare pensioni più che dignitose, con tassi di sostituzione (rapporto tra pensione e ultimo reddito da lavoro) del 70% se dipendenti, del 57% se parasubordinati. Una conclusione che smonta molte analisi precedenti, incluse probabilmente quelle a disposizione dell’INPS stesso, stando all’incauta dichiarazione  del suo Presidente Antonio Mastrapasqua (“se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale“).
Lo studio è di Stefano Patriarca, dell’Ufficio Ricerche e Studi dell’INPS, ma è presentato come contributo personale dell’autore, non come un elaborato INPS: infatti al margine riporta la scritta “le opinioni e le elaborazioni qui rappresentate costituiscono un contributo personale e possono non coincidere con le posizioni dell’Istituto e quindi non impegnano l’INPS”.
Un lavoro che è stato ampiamente commentato sulla stampa e citato per dimostrare che erano infondati gli allarmi lanciati da più parti. Ci siamo sentiti chiamati in causa perché da anni sosteniamo che il sistema contributivo sarà senz’altro utile a garantire la sostenibilità dell’INPS, ma non la nostra.
Ci siamo presi il tempo per analizzare con calma lo studio per capire come possa essere arrivato a tali conclusioni, ben consapevoli che fare previsioni é davvero complesso perché entrano in gioco moltissime variabili, spesso altamente incerte. Continua a leggere »


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Fisco, Primo Piano »

| 3 ottobre 2011 | 9 COMMENTI | LETTO: 1.532 VOLTE | SHORT URL |

Ieri Repubblica ha dato una notizia che rischia di togliere il sonno residuo ai lavoratori con partita iva. In questi anni abbiamo raccolto tante lamentele da parte di colleghi professionisti che si son visti bloccare da un giorno all’altro il conto in banca, l’automobile o la sospensione del pagamento da parte della PA per non aver potuto versare tutte le rate all’INPS (per pagare la propria previdenza, ma tant’è… siamo considerati datori di lavoro e sfruttatori di noi stessi).

Ma a parte le situazioni di chi non ha potuto pagare (e quindi è comunque in torto), tanti di noi hanno ricevuto in questi anni sanzioni e cartelle esattoriali basate su dati inesatti. Molti ci hanno raccontato di esserne venuti a capo, alla fine, ma senza la possibilità di veder riconosciute le spese per avvocato o commercialista e per il proprio tempo: l’erario non è infatti tenuto al pagamento di nessuna spesa o sanzione nel caso di avviso errato.

Ora, sembra impossibile, ma la situazione si fa ancora più grave: come? Leggi l’articolo di Repubblica  “Equitalia, due mesi per pagare poi ti pignorano la casa”, nel quale si spiega che in caso di qualunque sanzione, anche nel caso in cui tu voglia fare ricorso, sei tenuto a pagare comunque la somma richiesta entro 60 giorni, prima del processo che definisca chi ha ragione. Se non paghi? partono subito  i provvedimenti per recuperare il debito (prima ci volevano 15-18 mesi): ipoteca su immobili, pignoramento conto corrente o crediti verso terzi, ganasce fiscali su auto…

C’è da aver paura? dite la vostra nei commenti…


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