Articoli pubblicati nella categoria "Politiche del lavoro"
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L’8 e il 9 maggio wwworkers organizza a Bologna un meeting che coinvolge i lavoratori che fanno rete, imprenditori di piccole e medie imprese che hanno scelto di abbracciare le nuove tecnologie o artigiani che si sono posizionati anche online per raggiungere nuovi clienti.
ACTA partecipa all’incontro in plenaria dell’8 maggio.
Ore 16.15-18
Wwworkers Plenaria
Bologna – Auditorium Enzo Biagi – Sala Borsa – Piazza del Nettuno, 3
Internet crea lavoro. L’economia digitale per far ripartire crescita e occupazioneRosario Strazzullo (CGIL), Vittorio Sangiorgio (Coldiretti Giovane Impresa), Andrea Di Benedetto (Giovani Imprenditori CNA), Cristiano Radaelli (Confindustria Digitale), Massimiliano Magrini (United Ventures), Anna Soru (ACTA), Diego Ciulli (Google Italy)
Modera Luca Tremolada (Sole24Ore)
Autore: ACTA
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L’altra faccia del lavoro.
Proposte ACTA per la prossima legislatura.
Sono 5 i punti programmatici che sottoponiamo ai candidati alle prossime elezioni politiche per la valorizzazione del lavoro autonomo professionale e per una maggiore equità nei confronti delle nuove tipologie di lavoratori.
Le interviste ai candidati ai quali abbiamo sottoposto i 5 punti:
| Fausto Raciti (PD) | Daniele Capezzone (PDL) | Stefano Fassina (PD) |
| Giuliano Cazzola (Lista Monti) | Titti Di Salvo (SEL) | Pietro Ichino (Lista Monti) | Valeria Fedeli (PD) | Patrizio Tumietto (FARE) | Alessia Petraglia (SEL) |
Campagna “Dica: no 33!”.
Appello ai candidati alle elezioni politiche contro l’aumento al 33% dei contributi per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS.
| Appello | Candidati che hanno sottoscritto | Video | Foto | Sottoscrivi! |
Petizione per il riconoscimento delle indennità da parte di INPS.
INPS si ostina a negare il diritto alla malattia domiciliare e ai congedi parentali ai professionisti iscritti alla Gestione Separata. Firma anche tu insieme ad ACTA per vedere riconosciuti i tuoi diritti!
Autore: ACTA
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ACTA sottopone a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche 5 punti programmatici per la valorizzazione del lavoro autonomo professionale e per una maggiore equità nei confronti delle nuove tipologie di lavoratori e chiede l’adesione alla campagna “Dica: no 33!”
Un piano in 5 punti
1) Un impegno immediato a fermare l’aumento INPS. Dica: no33!
Siamo lavoratori indipendenti, come professionisti, artigiani e commercianti. Ma il nostro prelievo contributivo è del 27%, mentre il loro è rispettivamente del 14% e del 21% (sono previsti aumenti, ma a regime non supererà il 24%). In dieci anni la nostra contribuzione INPS è passata dal 10% all’attuale 27%. E se non sarà cambiata la legge approvata nel 2012, arriverà al 33%. Questo significherà la morte delle nostre attività, in un momento in cui tutti stiamo già lottando per la sopravvivenza economica.
Chiediamo l’equiparazione della nostra contribuzione a quella di tutti gli altri lavoratori autonomi e da subito il blocco del previsto aumento al 33%.
Nel rispetto della Sua visione e in coerenza con le politiche che vorrà perseguire nella prossima legislatura, Le chiediamo di impegnarsi a non gravare il lavoro indipendente professionale di un ulteriore carico che non può più tollerare.
Dica: no33!
2) La valorizzazione del lavoro professionale autonomo come strumento di flessibilità.
In questa fase di pericolosa perdita di produttività complessiva del sistema Italia cresce la consapevolezza dell’importanza di stabilire, in mercati globali sempre più competitivi e in produzioni sempre meno standardizzate, misure in grado di incrementare produttività e innovazione, con vari strumenti tra cui l’incentivazione della mobilità e della flessibilità di prestazioni e tempi. Noi lavoratori autonomi professionali collaboriamo al business delle aziende-clienti, fornendo competenze specialistiche necessarie all’innovazione e integrandoci con la massima flessibilità nei processi di produzione e di creazione di servizi, nel rispetto delle esigenze organizzative e degli obiettivi previsti dai committenti. Lo sviluppo delle forme di collaborazione autonoma professionale nasce proprio da queste esigenze di innovazione e di flessibilità delle imprese. Noi lavoratori della conoscenza, che investiamo sulla nostra formazione e aggiornamento professionale, che accettiamo di lavorare ed essere valutati per obiettivi, che ci assumiamo i rischi della nostra occupazione siamo un’area di lavoro preziosa per l’economia, ma il nostro contributo non é riconosciuto e valorizzato.
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Autore: ACTA
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Pubblichiamo un’intervista di Barbara Imbergamo ad Anna Soru a commento di alcuni risultati dell’indagine ACTA.
Barbara: Se molti lavoratori a p. iva “non arrivano a fine mese” (sono il 22,6% secondo la rilevazione Acta) e chi ci arriva appena (oltre il 47%) è evidente che c’è un problema di tariffe e compensi non proporzionati al lavoro svolto. Cosa è successo? È solo effetto della crisi?
Anna: Non è solo per la crisi. La crisi ha accelerato un processo in atto da anni. In passato i consulenti e gli autonomi stavano meglio sia perché il mercato era più florido sia perché la concorrenza era molto più limitata. L’aumento del peso fiscale e contributivo, che non è stato possibile trasferire ai clienti, ha fatto il resto.
Comunque distinguerei due problemi: uno di tariffe e uno di continuità del lavoro. Se il problema della continuità fa parte del gioco, è connaturato all’essere autonomi, quello delle tariffe è invece una anomalia tutta italiana. Paradossalmente molto spesso ad un autonomo vengono proposti compensi inferiori ai compensi che percepiscono i dipendenti per attività paragonabili.
Barbara: È un problema tipicamente italiano e legato al nanismo delle imprese e al loro comprare pochi servizi qualificati?
Anna : Sicuramente lo è. Le imprese italiane sono piccole, tra quelle medie poi molte hanno un’impostazione a “conduzione familiare” e tendono a non comprare servizi qualificati, anche perché sono presenti soprattutto in settori tradizionali, non innovativi. Se si considera poi che quelle molto grandi si rivolgono principalmente ad un’offerta estera si vede che il mercato è “piccolo” e il lavoro qualificato è scarsamente riconosciuto come un valore aggiunto. E dunque poco pagato.
Le pubbliche amministrazioni infine hanno sempre meno soldi e, spesso, una limitata capacità di scegliere su quali servizi pregiati investirli.
Barbara: Quale è la cifra che secondo te rappresenta il costo medio di vendita di una giornata di lavoro di un professionista in Italia?
Anna : Non si può dare una risposta che valga per tutte le professioni. La situazione è molto variegata e riflette il diverso rapporto di forza tra domanda e offerta e la diversa percezione dell’importanza dei differenti servizi. Nelle professioni più tecniche il mercato ha tenuto sia perché si tratta di competenze meno diffuse, sia perché chi acquista ha maggiori difficoltà a coprirle con l’improvvisazione. Mi spiego meglio. Difficilmente un’azienda farà a meno di un informatico per mettere a punto la rete informatica o un programma. Al contrario tante aziende sono convinte di poter fare a meno di un esperto sui temi della comunicazione, non significa che sia vero, ma non è facile far loro capire la differenza tra una comunicazione professionale e una “arrangiata”.
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Autore: ACTA
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Il lavoro autonomo è flessibile per definizione. Per questo, andrebbe incentivato come misure fiscali e contributive come quelle per il lavoro dipendente.
L’accordo interconfederale Linee programmatiche per la crescita delle produttività e della competitività in Italia, recentemente stipulato tra le associazioni imprenditoriali e i sindacati (con esclusione della Cgil), rileva la necessità di incrementare e rendere strutturali le misure fiscali e contributive volte ad incentivare la contrattazione di secondo livello che collega parte della retribuzione al raggiungimento di obiettivi di produttività… In particolare, le Parti chiedono al Governo e al Parlamento di applicare, sui redditi da lavoro dipendente fino a 40 mila euro lordi annui, la detassazione del salario di produttività attraverso la determinazione di un’imposta, sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali, al 10% , nonché di confermare lo sgravio contributivo fino al limite del 5% della retribuzione variabile prevista dai contratti collettivi aziendali o territoriali.
Queste richieste sono certamente coerenti con la accresciuta consapevolezza dell’importanza di stabilire, ai livelli più vicini alla prestazione lavorativa, misure in grado di incrementare produttività, qualità, redditività, efficacia, innovazione, efficienza organizzativa e altri elementi rilevanti ai fini dell’aumento della competitività, soprattutto in questa fase di pericolosa perdita di produttività complessiva del sistema Italia. Ai fini di questa argomentazione, è particolarmente interessante notare che l’accordo ribadisce l’importanza centrale degli istituti della flessibilità dell’orario come leva per la realizzazione degli incrementi di produttività: la ridefinizione dei sistemi di orari e la loro distribuzione anche con modelli flessibili in rapporto agli investimenti, all’innovazione tecnologica e alla fluttuazione dei mercati vengono riconosciute come strumenti fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. E’ noto che le imprese sono costrette in mercati globali sempre più competitivi e in produzioni sempre meno standardizzate e, in effetti, dove l’innovazione tecnica e le esigenze di flessibilità aziendali cominciano a trovare riscontro nella disponibilità dei lavoratori a sperimentare nuove forme di flessibilità dell’orario (turni aggiuntivi , lavoro di sabato e domenica, orari su base plurisettimanale) si può constatare che il miglioramento dei processi, la saturazione degli impianti, la puntualità nelle consegne, il rispetto delle scadenze previste dai contratti di fornitura consentono di generare aumenti di produttività significativi.
Di questi vincoli e di questi obiettivi i lavoratori autonomi professionali sono perfettamente consapevoli.
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Autore: Anna Maria Ponzellini
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Nei prossimi giorni saranno discussi gli emendamenti al DDL lavoro (N° 3249). Di seguito uno schema sugli emendamenti che ci sembrano più interessanti relativi agli articoli 9 (individuazione “finte partite iva”) e 36 (aumento contributivo lavoratori iscritti alla gestione separata).
Articolo 9
Articolo 36
Autore: ACTA
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Riceviamo e pubblichiamo in vista dell’iniziativa di domani al Fuorisalone.
Il Sindaco Pisapia giustamente si congratula guardando strade, piazze, show room e i 400 eventi sparsi per tutta Milano durante il Fuori Salone. In città arrivano, e si vede, più di 500.000 attraendo in città investimenti diretti per 40 milioni di euro e un indotto di altri 360. E’ una grande festa aperta a tutti, che sottolinea come il design e la cultura del progetto siano oggi una componente essenziale dell’economia della città, del Paese e dell’industria italiana in generale, oltre che della cultura e della vita sociale della città. Il successo del design italiano, che anima il Fuori Salone, è il successo del lavoro creativo di nuova generazione, il vero motore economico che potrà tirare fuori la nostra economia dal disastro attuale.
Ma non si vive solo di concetti eleganti e di belle parole sul genio e cultura da salotto. Il Fuori Salone è anche la grande festa di chi nel design ci lavora, e cioè, nel 99% dei casi, è un lavoratore o una lavoratrice autonoma di nuova generazione che, come chi lavora nella moda, nella comunicazione, nelle nuove tecnologie digitali, non fa parte di nessuna antica corporazione, ordine professionale o settore organizzato e protetto da lobby e apparati gerontocratici. Il restante 1% è costituito dai figli dei titolari che vogliono fare il designer perché è cool. L’esempio migliore è Lapo Elkann: segno che le professioni culturali e creative sono al vertice delle aspirazioni sociali, il che conferma la loro centralità nell’economia del Paese anche a livello di gossip. Del resto la società più capitalizzata al mondo, Apple, è considerata dai fatidici “mercati” un’azienda all’avanguardia nel design.
Una professione nelle industrie creative è la speranza di decine di migliaia di famiglie quando affrontano spese di migliaia di euro per le rette di 39 scuole, istituti e università che, solo a Milano, offrono corsi in vario modo riconducibili alla cultura del design e alla moda. Queste famiglie fanno sacrifici sperando di assicurare un futuro decente, o magari di successo, ai propri figli. Il Fuori Salone è anche la festa degli studenti di design e delle altre discipline culturali e creative.
Ma quest’anno la festa è rovinata in partenza: il futuro e le speranze dei lavoratori creativi, degli studenti e delle loro famiglie è minacciato. Sulla festa del design si aggira il grande vampiro nazionale, l’INPS, pronto a succhiare soldi dalle nuove professioni creative, in cambio di niente, con la sua Gestione Separata. Il futuro delle professioni autonome del design è segnato a morte da una legge incombente che, se approvata, eliminerà le condizioni materiali della loro esistenza.
Autore: ACTA
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Oggi siamo stati contattati dalla Segreteria del Ministro del Lavoro. Racconta Anna Soru, presidente di ACTA:
Questa mattina, con grandissima sorpresa, ricevo una mail che mi chiede un contatto telefonico perchè il Ministro desidera parlarmi. Naturalmente, emozionata, invio subito il numero del mio cellulare. Dopo appena mezz’ora il telefono squilla e una segretaria mi passa la Professoressa Fornero!
Il Ministro molto gentilmente ricorda di avermi già conosciuto (avevo avuto alcune occasioni di confrontarmi con lei qualche anno fa su temi pensionistici) e mi comunica che ha ricevuto la nostra Memoria, che però le è stata consegnata solo oggi.
Ci confrontiamo pacatamente sulle questioni che a noi di Acta stanno molto a cuore, ovvero sui criteri per il riconoscimento delle finte partite Iva e sull’aumento dei contributi e naturalmente cerco di esporre il nostro punto di vista.
Il Ministro assicura che leggerà con attenzione la nostra Memoria e che poi ci sarà occasione per un ulteriore confronto.
Un segnale che ci incoraggia a continuare ad impegnarci per modificare il DDL del Governo
Sostieni la Memoria di ACTA in Commissione Lavoro del Senato!
Difendi il diritto a vivere del tuo lavoro!
Unisciti alla nostra protesta
Venerdì 20 Aprile a Milano
Dalle 18.30 in poi troviamoci al Fuorisalone in Via Tortona, al ponte sulla ferrovia
Maggiori informazioni sulla mobilitazione ACTA:
> DIFENDI IL DIRITTO A VIVERE DEL TUO LAVORO <
Autore: ACTA
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Con un articolo dal titolo” Partite Iva come bancomat ” , Dario Di Vico riporta alcuni punti della memoria che abbiamo inviato alla Commissione lavoro al Senato. In particolare mette in evidenza quanto noi andiamodicendo da tempo, ma che finora non era stato recepito né dai media né dagli interlocutori istituzionali e cioè che l’incidenza della nostra contribuzione pensionistica supera già ora quella dei dipendenti. Infatti il 33% dei dipendenti é calcolato non sul costo complessivo del lavoro (come nel caso di un professionista con partita Iva, vera o finta che sia), ma sul loro reddito lordo , che é dato dal costo complessivo meno tutti gli oneri (pensionistici, di disoccupazione, malattia etc.) a carico del committente (quota rilevante perchè la gran parte degli oneri é a carico del committente).
Come mostra la tavola della nostra Memoria, pubblicata anche dal Corriere, il 33% pensionistico, riportato al costo del lavoro é in realtà pari al 25,63%, 1,4 punti percentuali in meno del nostro 27%. Ciò significa che se anche si volesse introdurre l’AsPI per coprire la nostra disoccupazione (come si vocifera in alcuni ambienti politici, per concederci un parziale “risarcimento” a fronte del vertiginoso incremento al 33% dei contributi) ci sono già spazi per farlo senza la necessità di aggravi. I contributi per l’AsPI sono infatti calcolati intorno all’1,3% del reddito lordo dei dipendenti.
Sostieni la Memoria di ACTA. Difendi il diritto a vivere del tuo lavoro!
Autore: ACTA
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Il consiglio direttivo di ACTA si è riunito per decidere quali azioni intraprendere per opporci all’attuazione degli articoli del DDL Lavoro che ci riguardano.
Abbiamo valutato, dopo una lunga discussione, di cercare di agire su più fronti e non concentrare tutte le energie in un solo evento.

Queste le azioni che stiamo attivando:
- partecipare a tutte le iniziative promosse da parti sociali e partiti politici che discutono di lavoro e professioni. Già questa settimana Acta è stata invitata a due iniziative promosse dal PD a Roma e a Milano. In queste occasioni spieghiamo le nostre ragioni e il nostro dissenso. Vi invitiamo a partecipare all’ incontro di oggi pomeriggio alle 14,30 a Milano (al Pirellone in via Fabio Filzi 22, sala del Gonfalone) in cui sarà presente il Senatore Tiziano Treu, vice presidente della Commissione lavoro al Senato.
- Stendere un documento da condividere con altre associazioni che rappresentano professioni autonomi e con gli ordini professionali interessati per cercare di allargare quanto più possibile le alleanze e dimostrare quanto grave potrebbe essere il danno della riforma;
- Contattare politici per cercare di intervenire sugli emendamenti presentati in sede di discussione parlamentare;
- Partecipare a tutte le iniziative di dissenso e darne ampia diffusione sul sito;
- Organizzare una manifestazione ancora da definire in luoghi o occasioni simbolo per il lavoro autonomo professionale;
- Fare pressing sulla Commissione lavoro al Senato che sta esaminando il DDL della Riforma del lavoro. E’ infatti importante che le modifiche avvengano al Senato perchè poi sarà molto più difficile! Siete invitati tutti a collaborare!
Restate in ascolto sul sito e sui canali social network di Acta!
Autore: ACTA

















