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Articoli pubblicati nella categoria "IRAP"

IRAP »

| 22 ottobre 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.527 VOLTE | SHORT URL |

Nel disegno di legge delega per la riforma fiscale viene chiesta la ridefinizione dei criteri che comportano l’assoggettamento all’IRAP di professionisti e piccoli imprenditori. Il testo è stato approvato dalla commissione Finanze della Camera il 5 ottobre e ora é all’esame del Senato.
Nel capitolo del DDL delega fiscale la tassazione dei redditi d’impresa si legge infatti:

il governo è stato altresì delegato a chiarire la definizione di “autonoma organizzazione” ai fini IRAP per professionisti e piccoli imprenditori (articolo 4, comma 2).

Una mossa che potrebbe chiarire finalmente chi deve pagare l’imposta e chi invece é esente.

Attualmente l’IRAP non è dovuta se non si è ha una autonoma organizzazione, ovvero:

  1. Non si hanno dipendenti o collaboratori stabili
  2. nello svolgimento dell’attività non si utilizzano beni strumentali oltre il minimo necessario.

Ma qual è questo minimo necessario? A questo dubbio è collegato un ampio e crescente contenzioso che da tanto tempo avrebbe dovuto spingere ad un chiarimento.

Se questo non è avvenuto è perchè il tema è piuttosto delicato. L’Irap rappresenta una voce d’entrata rilevantissima , circa 30-35 miliardi annui che finanziano gran parte della spesa sanitaria nazionale e rinunciarvi è impossibile, a maggior ragione nella situazione attuale. Ma è possibile intervenire per esentare i piccoli imprenditori e professionisti, il cui numero si sta comunque assottigliando, a colpi di ricorso che riducono la convenienza dello Stato a mantenere l’incertezza.


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Anna Soru

Associazioni, Europa, Fisco, Freelance USA, IRAP, Internet e tecnologie, Manifesto dei lavoratori autonomi »

| 25 giugno 2012 | UN COMMENTO | LETTO: 3.889 VOLTE | SHORT URL |

Qualche tempo fa, insieme ad Adriana Nannicini, Sergio Bologna, Nicola Brembilla abbiamo cercato di portare sul tavolo del Comune di Milano il tema del coworking per sensibilizzare la municipalità. Ne parlammo già in campagna elettorale, prima delle elezioni vinte da Pisapia.

Milano Cowo Evento

Tredici mesi dopo il Comune ha deciso, anche su suggerimento di ACTA, di portare avanti l’argomento, convocando i protagonisti delle iniziative in città e qualche ospite straniero.

Di seguito trovate il mio intervento per esteso (in sala ne ho accennato soltanto in parte), scritto un po’ di corsa, in sostituzione di Sergio Bologna che oggi non è potuto venire a introdurre la giornata. Qualche riflessione generale, contaminata dalla bella esperienza di Berlino, dove ho incontrato una stupenda comunità internazionale di freelance, e in coda alcune riflessioni molto personali su alcuni elementi tecnici legati a IMU e IRAP.

Dario Banfi

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We are the workforce of the future

The freelance surge is the industrial revolution of our time, l’emergere del mondo dei freelance è la rivoluzione industriale dei nostri tempi, ha scritto su The Atlantic Sara Horowitz, presidente dell’associazione di freelance più grande al mondo. Noi come ACTA, che abbiamo stretto un gemellaggio con la Freeelancers Union, proprio qui a Milano, lo ricordiamo spesso, nelle occasioni in cui ci invitano a parlare, e scritto in un Manifesto del Lavoro autonomo, che andiamo in giro per l’Italia a rappresentare anche attraverso un’opera teatrale. We are the workforce of the future – dice la Horowitz – e non è un caso che i fenomeni paralleli più interessanti che si stanno verificando nel mondo del lavoro professionale autonomo siano da una parte la nascita di nuove forme di rappresentanza dei freelance – in Europa sono raccolte insieme ad ACTA nell’EFIP, associazione di associazioni, che dialoga con l’Unione Europea – e dall’altra l’emergere del mondo dei coworking.

Anni fa, Sergio Bologna scriveva che il postfordismo stava generando una “domesticazione” del lavoro. Portava i knowledge worker nelle loro case, ben attrezzate con PC e modem. Oggi assistiamo al fenomeno inverso, cioè alla necessità di riguadagnare spazio sociale per il lavoro autonomo. La nostalgia del posto fisso – come sostiene qualcuno – non c’entra. Chi va in un coworking non lo trova e neppure lo cerca. It’s not about place, it’s about people, diceva a novembre, a Berlino, Alex Hillman del celebre IndyHall di Filadelfia. Spesso si è costretti a cambiare posto, scrivania, città. Le persone, gli individui sono il cuore del fenomeno. I coworking sono spazi di transito e sosta, senza differenza. Sono luoghi dove lavorare, incontrare persone o clienti, perfino perdere tempo. Consentono di recuperare quell’umanità del lavoro che è fatta di contiguità, tempo condiviso, ozio creativo in collaborazione con altri, opportunità di relazione viva, prossimità. Curiosamente anche produttività, come ha certificato l’ultima ricerca di Deskmag.

Questi spazi ospitano lavoratori già formati, ma anche giovani studenti e spesso disoccupati o lavoratori in età adulta appena usciti dal sistema d’impresa. È ovvio che per una città come Milano, che ha 7 Università, un terziario avanzato molto ricco di risorse, un retroterra industriale e di grandi imprese che stanno perdendo terreno rispetto alla città, sviluppare il mondo dei coworking è in termini potenziali un passo da fare. I coworking sono spazi per eventi, per chi vuole ripensare il sistema di collaborazione e co-projecting e sempre di più punti di raccolta tra chi fa innovazione. Si pensi all’ospitalità data da Toolbox Coworking di Torino agli sviluppatori che impiegano Arduino. I coworking sono un fenomeno di un’epoca (post-fordista) in cui il lavoro è sempre di più un percorso di transizione e dove i concetti di “protezione sociale” e “investimento” sono sempre di più sinonimo di “reti professionali” e “contaminazione tra i saperi”.

Come ACTA da anni lavoriamo per sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica su questo fronte, sulla necessità di offrire un rinforzo al mondo dei freelance, al loro sviluppo e alla libertà di crearsi una vita professionale davvero autonoma. Anche perché è spesso da questo lato del mercato del lavoro che nascono nuove opportunità. Settimana scorsa al Festival del Lavoro di Brescia erano tutti concordi nel dire che il nuovo lavoro nasce sempre di più dall’iniziativa del mondo professionale autonomo o dalle start-up. Continua a leggere »


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Appelli e Lettere, IRAP »

| 17 marzo 2012 | 5 COMMENTI | LETTO: 2.771 VOLTE | SHORT URL |

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la mail di un socio

L’anno scorso ho cominciato a sentir parlare – grazie ad ACTA – di rimborso IRAP. Ho chiesto un po’ in giro e ho trovato una situazione del tutto “italiana”. Nessuna certezza, solo confusione; chi “ma figurati, lascia perdere”, chi “non ne so niente, …. do tutto al mio commercialista, ci pensa lui..”, ma anche chi “io?….mai pagata”.
E allora mi sono detto che valeva la pena tentare e già dopo il primo colloquio con il commercialista “suggeritomi” da ACTA ho cominciato a nutrire qualche speranza in più.
In breve tempo ho messo insieme la documentazione da allegare al ricorso.
Dopo 5 mesi, proprio quando stavamo preparando il ricorso alla Commissione Tributaria, ecco arrivare inattesa la comunicazione dall’Agenzia delle Entrate: l’istanza di rimborso per gli anni 2006 e 2008 era stata accolta.
Ho contattato quindi il Call Center dell’Agenzia delle Entrate per avere conferma che avrei avuto il rimborso anche per gli anni 2007 e 2009. Per il 2010 l’Agenzia delle Entrate ancora deve deliberare, ma se tanto mi da tanto ……
Adesso non mi rimane che preparare l’istanza di rimborso IRAP per il 2011 visto che in attesa dell’esito del ricorso l’ho già pagata e comunicare al mio commercialista che non ho più intenzione di pagare l’IRAP da ora in avanti per poi chiederne il rimborso. Non ho avuto “certificazioni” al riguardo ma il fatto che la mia istanza sia sta accolta credo che sia sufficiente.
Sono doppiamente soddisfatto perché oltre ad una mattinata all’Agenzia delle Entrate per presentare l’istanza ed un’altra a raccogliere i vari F24 fatti in questi anni, non posso dire che è stato “faticoso”; anche il compenso del commercialista mi è sembrato del tutto congruo.
Forse la mia è stata un esperienza fin troppo fortunata, però l’invito è a provarci.
Simone Santucci


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Fisco, IRAP, In evidenza »

| 12 dicembre 2011 | 12 COMMENTI | LETTO: 2.821 VOLTE | SHORT URL |

Quello dei ricorsi in tema di IRAP è un tema che è stato più volte affrontato da ACTA.
Diversi nostri soci infatti hanno negli ultimi anni annunciato di aver vinto i ricorsi in cui chiedevano il rimborso dell’IRAP, molto spesso in Cassazione (giudizio di 3° grado), dopo aver quindi percorso una strada lunga per far valere le proprie ragioni.
Oggi voglio annunciarvi la mia soddisfazione per aver vinto il ricorso avverso la cartella di pagamento che mi era stata inviata perché ho smesso di pagare l’IRAP non ritenendo di essere assoggettabile al tributo, e soprattutto la mia soddisfazione per aver raggiunto questo risultato con una procedura “fai-da-te”, senza cioè dover ricorrere a commercialisti o avvocati, ma solo avvantaggiandomi dell’esperienza dei miei compagni di lavoro di ACTA.

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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Marialuisa Di Bella

Fisco, IRAP, In evidenza »

| 9 giugno 2011 | UN COMMENTO | LETTO: 1.686 VOLTE | SHORT URL |

Si parla di riforma fiscale, secondo la formula – IRPEF + IVA. Dario Di Vico mi ha chiesto cosa ne pensavo e se ACTA avesse elaborato delle proposte. Di seguito la mia risposta.

Una diminuzione dell’Irpef farebbe comodo a tutti. Però non è solo questo il punto.  Noi da sempre sosteniamo che il sistema fiscale è inadeguato al nuovo lavoro autonomo e riteniamo che anche i sistemi agevolati vigenti (regime dei minimi e regime inizio attività, entrambi con massimale di 30.000 euro) siano pensati per il lavoro autonomo tradizionale e disincentivino la crescita dei redditi.

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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Anna Soru

Fisco, IRAP, Pensione, Previdenza »

| 22 novembre 2010 | 14 COMMENTI | LETTO: 6.374 VOLTE | SHORT URL |
Mentre si avvertono i rombi di tuono che preannunciano il possibile e ulteriore innalzamento della contribuzione INPS Gestione Separata, sono in molti quelli che si preoccupano di cercare vie di uscita dalla situazione, magari riconfigurando il proprio rapporto fiscale con lo Stato. Tra le diverse ipotesi ce n’è una di sicuro interesse e che vi propongo, principalmente per mettere a nudo le contraddizioni della legislazione italiana, che sembra proprio non avere la dovuta attenzione per figure professionali come le nostre.
 
Lo sapevate che facendo finta di avere un socio possiamo pagare meno tasse e contributi? Chi lavora in maniera trasparente e indipendente non credo abbia bisogno di queste soluzioni, ma è vero anche che occorre conoscere tutti i buchi neri del sistema, per capire quali rivendicazioni pubbliche potremmo avanzare per rendere più equo il sistema fiscale e contributivo per le Partite IVA.
 

Apriamo tutti una S.a.s.!

SASVi lancio dunque questa provocazione: diventiamo tutti (a tutti gli effetti) imprese! Non lo siamo di certo, ma nonstante questo siamo considerati spesso come tali. E allora perché non simularlo? Ci troviamo un socio (anche moglie o fratello vanno bene) e fondiamo una S.a.s., ovvero una Società in accomandita semplice. Questa particolare forma societaria prevede che per i soci accomandanti, che non offrono prestazioni all’impresa, non siano previsti versamenti contributivi INPS e INAIL, il che consentirebbe di accantonare discreti risparmi contributivi, a parità di reddito, anche tenendo presente che l’aliquota previdenziale si attesterebbe al 20% (contributo artigiani e commercianti).

Ovviamente la scelta di impresa comporterebbe inequivocabilmente l’assoggettamento a tassazione IRAP, ma quale differenza fa rispetto alla condizione di attuale ambiguità fiscale che obbliga i professionisti a subire questo prelievo?
 
A parte le necessità di passare dal notaio per l’atto costitutivo, con il corollario di spese che ne deriva, non ci sarebbero poi grandi differenze rispetto alla condizione di professionista, nemmeno in termini di tenuta della contabilità. Ecco un esempio di quello che potrebbe essere uno scenario di “risparmio” a parità di fatturato. Continua a leggere »

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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Federico Fischanger

IRAP, In evidenza »

| 28 ottobre 2010 | 9 COMMENTI | LETTO: 3.141 VOLTE | SHORT URL |

agenzia entrateAvevo fatto richiesta di rimborso per 4 anni di pagamento di IRAP su suggerimento del mio commercialista, vista l’assenza di organizzazione.

Ho vinto in commissione provinciale, poi l’Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Appello, ho vinto anche lì. L’Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, questa mossa mi ha inizialmente spiazzata: non bastava più il commercialista ed ero in ritardo per far patrocinare la causa da un legale abilitato (dal ricevimento del ricorso dell’Agenzia delle Entrate c’è un tempo limitato per nominare un avvocato). Ho parlato con un legale esperto di Irap, che mi ha spiegato che a quel punto avrebbe potuto solo presentare una memoria scritta per me. All’inizio pensavo di procedere così, poi ho deciso di lasciar perdere, un po’ sconfortata.

Sono passati circa 4 anni. Stamattina ho trovato nella cassetta della posta 4 raccomandate con relativi assegni di rimborso dell’IRAP e interessi per gli anni in questione. Quasi non ci posso credere…!

Credo convenga anche ad altri: è una strada lunga , ma si possono far valere le proprie ragioni.


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Enrica Poltronieri

Fisco, IRAP, In evidenza »

| 4 agosto 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.653 VOLTE | SHORT URL |

Entro il 5 agosto occorre decidere se versare o non l’IRAP, ma a distanza di quasi 15 anni dall’istituzione del tributo non è ancora chiaro chi debba pagarlo oppure no, perchè non sono stati definiti in maniera certa i confini di una “attività autonomamente organizzata”.

I nuovi pronunciamenti della Cassazione, che riconoscono la possibilità di esenzione anche a chi è organizzato in forma di impresa, non riescono a chiarire in maniera certa i confini di una “attività autonomamente organizzata”. Come sottolinea Il Sole 24 Ore con Giorgio Gavelli in “Più autonomi fuori dall’IRAP” non è possibile dire che una certa categoria è o meno soggetta all’IRAP, ma occorre fare riferimento al requisito dell’assenza di un’organizzazione significativa di beni o di lavoro “requisito che non è (né potrebbe essere) ‘patrimonio’ di questa o di quella attività, ma resta collegato al singolo contribuente“.

Resta “il dubbio legato al quantum di beni che costituisce la dotazione minima necessaria per lo svolgimento dell’attività, che, in quanto tale, non può costituire quel «quid pluris» richiesto dalla Suprema corte per qualificare il tributo“.

 

attivita organizzata in forma di impresa

Titolo: “Attività organizzata in forma di Impresa

La stampa specializzata spesso sottolinea che lo Stato avrebbe l’interesse a intervenire, per evitare il costo derivante da un pesante contenzioso o dalla gestione delle pratiche di rimborso (si veda per esempio sul Sole 24 Ore l’articolo “Maggiori certezze per evitare il contenzioso“). Ma è davvero così? C’è realmente un interesse economico dello Stato a intervenire?

Nella situazione di incertezza attuale siamo davanti a tre possibilità:

  1. non pagare, accettando il rischio di dover successivamente affrontare un contenzioso;
  2. pagare e  chiedere il rimborso;
  3. pagare e non chiedere alcun rimborso (molti contribuenti non sono sensibilizzati a riguardo e molti commercialisti non lo consigliano).

E’ possibile che quest’ultima categoria sia molto numerosa e che sia dunque conveniente per lo Stato mantenere l’ambiguità attuale? 

In tal caso l’unica strada è far sì che tutti coloro che hanno un dubbio sulla propria situazione decidano per le opzioni 1 o 2, in modo da far aumentare i costi del contenzioso.


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Fisco, IRAP, Libri Articoli Approfondimenti »

| 25 maggio 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 1.771 VOLTE | SHORT URL |

Eutekne.infoIn base a uno studio realizzato da Eutekne.info, e riportato nell’articolo online “I redditi dei lavoratori autonomi sono i più tassati“, i lavoratori autonomi sono i più tassati dalle imposte dirette. È una conclusione a cui eravamo arrivati anche noi, qualche anno fa, con il documento ”L’oppressione fiscale dei lavoratori autonomi” (.PDF in download – Cfr. anche qui) e che conntrasta con quanto normalmentre osservato dai media. Lo studio evidenzia che le disparità dipendono anche dall’applicazione dell’IRAP su tutti i titolari di Partita IVA (compreso chi svolge l’attività con l’utilizzo esclusivo o prevalente del proprio lavoro) e risultano ancora più marcate in corrispondenza di livelli reddituali bassi e medio-bassi. E a proposito di IRAP segnaliamo che Il Corriere della Sera del 25 maggio 2010, riporta sul dorso della Lombardia, nelle pagine dedicate a Milano, l’articolo di Rita Querzé ”Irap, no da ricercatori e consulenti” (.PDF in download) contentente le richieste di ACTA e alcune testimonianze di suoi soci. Leggi l’articolo di Rita Querzè: Continua a leggere »


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Fisco, IRAP, Storie personali e testimonianze »

| 11 marzo 2010 | 13 COMMENTI | LETTO: 2.348 VOLTE | SHORT URL |

IRAP: battere l’Agenzia delle entrate si può!

 Ebbene si battere l’agenzia si può. Così è succeso a me dopo un contenzioso lungo 7 anni.

L’11 febbraio di quest’anno è stata depositata la sentenza della Corte di Cassazione che ha cassato il ricorso dell’Agenzie delle entrate contro la sentenza della Commissione provinciale favorevole alla mia richiesta di non pagare l’IRAP e contro il ricorso in appello alla Commissione regionale. Quindi ho collezionato una prima vittoria nel 2003 in Commissione provinciale, una successivamente in Commissione regionale ed infine in Corte di Cassazione.

Cosa porto a casa?

Un rimborso modesto: 3.074 euro più gli interessi legali a cui devo togliere il costo dell’avvocato. Però a partire da quest’anno la mia commercialista non pagherà più l’IRAP e chiederà all’Agenzia il rimborso per gli anni successivi all’anno del ricorso.

Cosa mi è servito?

Innanzitutto una grande pazienza e sopratutto il supporto della mia commercialista che mi ha segnalato con grande puntualità i diritti del libero professionista e le logiche burocratiche dell’Agenzia delle entrate.
Cosa vi consiglio? Fate altrettanto e trovatevi un commercialista che non stia ipocritamente super partes ma stia dalla vostra parte. E quando vincete fatelo sapere ai colleghi. L’unione fa la forza!

Sergio Bevilacqua


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