Home » Archivio

Articoli pubblicati nella categoria "IRAP"

Appelli e Lettere, IRAP »

| 17 marzo 2012 | 5 COMMENTI | LETTO: 637 VOLTE | SHORT URL |

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la mail di un socio

L’anno scorso ho cominciato a sentir parlare – grazie ad ACTA – di rimborso IRAP. Ho chiesto un po’ in giro e ho trovato una situazione del tutto “italiana”. Nessuna certezza, solo confusione; chi “ma figurati, lascia perdere”, chi “non ne so niente, …. do tutto al mio commercialista, ci pensa lui..”, ma anche chi “io?….mai pagata”.
E allora mi sono detto che valeva la pena tentare e già dopo il primo colloquio con il commercialista “suggeritomi” da ACTA ho cominciato a nutrire qualche speranza in più.
In breve tempo ho messo insieme la documentazione da allegare al ricorso.
Dopo 5 mesi, proprio quando stavamo preparando il ricorso alla Commissione Tributaria, ecco arrivare inattesa la comunicazione dall’Agenzia delle Entrate: l’istanza di rimborso per gli anni 2006 e 2008 era stata accolta.
Ho contattato quindi il Call Center dell’Agenzia delle Entrate per avere conferma che avrei avuto il rimborso anche per gli anni 2007 e 2009. Per il 2010 l’Agenzia delle Entrate ancora deve deliberare, ma se tanto mi da tanto ……
Adesso non mi rimane che preparare l’istanza di rimborso IRAP per il 2011 visto che in attesa dell’esito del ricorso l’ho già pagata e comunicare al mio commercialista che non ho più intenzione di pagare l’IRAP da ora in avanti per poi chiederne il rimborso. Non ho avuto “certificazioni” al riguardo ma il fatto che la mia istanza sia sta accolta credo che sia sufficiente.
Sono doppiamente soddisfatto perché oltre ad una mattinata all’Agenzia delle Entrate per presentare l’istanza ed un’altra a raccogliere i vari F24 fatti in questi anni, non posso dire che è stato “faticoso”; anche il compenso del commercialista mi è sembrato del tutto congruo.
Forse la mia è stata un esperienza fin troppo fortunata, però l’invito è a provarci.
Simone Santucci


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: ACTA

Fisco, IRAP, In evidenza »

| 12 dicembre 2011 | 11 COMMENTI | LETTO: 1.236 VOLTE | SHORT URL |

Quello dei ricorsi in tema di IRAP è un tema che è stato più volte affrontato da ACTA.
Diversi nostri soci infatti hanno negli ultimi anni annunciato di aver vinto i ricorsi in cui chiedevano il rimborso dell’IRAP, molto spesso in Cassazione (giudizio di 3° grado), dopo aver quindi percorso una strada lunga per far valere le proprie ragioni.
Oggi voglio annunciarvi la mia soddisfazione per aver vinto il ricorso avverso la cartella di pagamento che mi era stata inviata perché ho smesso di pagare l’IRAP non ritenendo di essere assoggettabile al tributo, e soprattutto la mia soddisfazione per aver raggiunto questo risultato con una procedura “fai-da-te”, senza cioè dover ricorrere a commercialisti o avvocati, ma solo avvantaggiandomi dell’esperienza dei miei compagni di lavoro di ACTA.

Continua a leggere »


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Marialuisa Di Bella

Fisco, IRAP, In evidenza »

| 9 giugno 2011 | UN COMMENTO | LETTO: 1.195 VOLTE | SHORT URL |

Si parla di riforma fiscale, secondo la formula – IRPEF + IVA. Dario Di Vico mi ha chiesto cosa ne pensavo e se ACTA avesse elaborato delle proposte. Di seguito la mia risposta.

Una diminuzione dell’Irpef farebbe comodo a tutti. Però non è solo questo il punto.  Noi da sempre sosteniamo che il sistema fiscale è inadeguato al nuovo lavoro autonomo e riteniamo che anche i sistemi agevolati vigenti (regime dei minimi e regime inizio attività, entrambi con massimale di 30.000 euro) siano pensati per il lavoro autonomo tradizionale e disincentivino la crescita dei redditi.

Continua a leggere »


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Anna Soru

Fisco, IRAP, Pensione, Previdenza »

| 22 novembre 2010 | 13 COMMENTI | LETTO: 2.884 VOLTE | SHORT URL |
Mentre si avvertono i rombi di tuono che preannunciano il possibile e ulteriore innalzamento della contribuzione INPS Gestione Separata, sono in molti quelli che si preoccupano di cercare vie di uscita dalla situazione, magari riconfigurando il proprio rapporto fiscale con lo Stato. Tra le diverse ipotesi ce n’è una di sicuro interesse e che vi propongo, principalmente per mettere a nudo le contraddizioni della legislazione italiana, che sembra proprio non avere la dovuta attenzione per figure professionali come le nostre.
 
Lo sapevate che facendo finta di avere un socio possiamo pagare meno tasse e contributi? Chi lavora in maniera trasparente e indipendente non credo abbia bisogno di queste soluzioni, ma è vero anche che occorre conoscere tutti i buchi neri del sistema, per capire quali rivendicazioni pubbliche potremmo avanzare per rendere più equo il sistema fiscale e contributivo per le Partite IVA.
 

Apriamo tutti una S.a.s.!

SASVi lancio dunque questa provocazione: diventiamo tutti (a tutti gli effetti) imprese! Non lo siamo di certo, ma nonstante questo siamo considerati spesso come tali. E allora perché non simularlo? Ci troviamo un socio (anche moglie o fratello vanno bene) e fondiamo una S.a.s., ovvero una Società in accomandita semplice. Questa particolare forma societaria prevede che per i soci accomandanti, che non offrono prestazioni all’impresa, non siano previsti versamenti contributivi INPS e INAIL, il che consentirebbe di accantonare discreti risparmi contributivi, a parità di reddito, anche tenendo presente che l’aliquota previdenziale si attesterebbe al 20% (contributo artigiani e commercianti).

Ovviamente la scelta di impresa comporterebbe inequivocabilmente l’assoggettamento a tassazione IRAP, ma quale differenza fa rispetto alla condizione di attuale ambiguità fiscale che obbliga i professionisti a subire questo prelievo?
 
A parte le necessità di passare dal notaio per l’atto costitutivo, con il corollario di spese che ne deriva, non ci sarebbero poi grandi differenze rispetto alla condizione di professionista, nemmeno in termini di tenuta della contabilità. Ecco un esempio di quello che potrebbe essere uno scenario di “risparmio” a parità di fatturato. Continua a leggere »

Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Federico Fischanger

IRAP, In evidenza »

| 28 ottobre 2010 | 9 COMMENTI | LETTO: 2.143 VOLTE | SHORT URL |

agenzia entrateAvevo fatto richiesta di rimborso per 4 anni di pagamento di IRAP su suggerimento del mio commercialista, vista l’assenza di organizzazione.

Ho vinto in commissione provinciale, poi l’Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Appello, ho vinto anche lì. L’Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, questa mossa mi ha inizialmente spiazzata: non bastava più il commercialista ed ero in ritardo per far patrocinare la causa da un legale abilitato (dal ricevimento del ricorso dell’Agenzia delle Entrate c’è un tempo limitato per nominare un avvocato). Ho parlato con un legale esperto di Irap, che mi ha spiegato che a quel punto avrebbe potuto solo presentare una memoria scritta per me. All’inizio pensavo di procedere così, poi ho deciso di lasciar perdere, un po’ sconfortata.

Sono passati circa 4 anni. Stamattina ho trovato nella cassetta della posta 4 raccomandate con relativi assegni di rimborso dell’IRAP e interessi per gli anni in questione. Quasi non ci posso credere…!

Credo convenga anche ad altri: è una strada lunga , ma si possono far valere le proprie ragioni.


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Enrica Poltronieri

Fisco, IRAP, In evidenza »

| 4 agosto 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.308 VOLTE | SHORT URL |

Entro il 5 agosto occorre decidere se versare o non l’IRAP, ma a distanza di quasi 15 anni dall’istituzione del tributo non è ancora chiaro chi debba pagarlo oppure no, perchè non sono stati definiti in maniera certa i confini di una “attività autonomamente organizzata”.

I nuovi pronunciamenti della Cassazione, che riconoscono la possibilità di esenzione anche a chi è organizzato in forma di impresa, non riescono a chiarire in maniera certa i confini di una “attività autonomamente organizzata”. Come sottolinea Il Sole 24 Ore con Giorgio Gavelli in “Più autonomi fuori dall’IRAP” non è possibile dire che una certa categoria è o meno soggetta all’IRAP, ma occorre fare riferimento al requisito dell’assenza di un’organizzazione significativa di beni o di lavoro “requisito che non è (né potrebbe essere) ‘patrimonio’ di questa o di quella attività, ma resta collegato al singolo contribuente“.

Resta “il dubbio legato al quantum di beni che costituisce la dotazione minima necessaria per lo svolgimento dell’attività, che, in quanto tale, non può costituire quel «quid pluris» richiesto dalla Suprema corte per qualificare il tributo“.

 

attivita organizzata in forma di impresa

Titolo: “Attività organizzata in forma di Impresa

La stampa specializzata spesso sottolinea che lo Stato avrebbe l’interesse a intervenire, per evitare il costo derivante da un pesante contenzioso o dalla gestione delle pratiche di rimborso (si veda per esempio sul Sole 24 Ore l’articolo “Maggiori certezze per evitare il contenzioso“). Ma è davvero così? C’è realmente un interesse economico dello Stato a intervenire?

Nella situazione di incertezza attuale siamo davanti a tre possibilità:

  1. non pagare, accettando il rischio di dover successivamente affrontare un contenzioso;
  2. pagare e  chiedere il rimborso;
  3. pagare e non chiedere alcun rimborso (molti contribuenti non sono sensibilizzati a riguardo e molti commercialisti non lo consigliano).

E’ possibile che quest’ultima categoria sia molto numerosa e che sia dunque conveniente per lo Stato mantenere l’ambiguità attuale? 

In tal caso l’unica strada è far sì che tutti coloro che hanno un dubbio sulla propria situazione decidano per le opzioni 1 o 2, in modo da far aumentare i costi del contenzioso.


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Anna Soru

Fisco, IRAP, Libri Articoli Approfondimenti »

| 25 maggio 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 1.313 VOLTE | SHORT URL |

Eutekne.infoIn base a uno studio realizzato da Eutekne.info, e riportato nell’articolo online “I redditi dei lavoratori autonomi sono i più tassati“, i lavoratori autonomi sono i più tassati dalle imposte dirette. È una conclusione a cui eravamo arrivati anche noi, qualche anno fa, con il documento ”L’oppressione fiscale dei lavoratori autonomi” (.PDF in download – Cfr. anche qui) e che conntrasta con quanto normalmentre osservato dai media. Lo studio evidenzia che le disparità dipendono anche dall’applicazione dell’IRAP su tutti i titolari di Partita IVA (compreso chi svolge l’attività con l’utilizzo esclusivo o prevalente del proprio lavoro) e risultano ancora più marcate in corrispondenza di livelli reddituali bassi e medio-bassi. E a proposito di IRAP segnaliamo che Il Corriere della Sera del 25 maggio 2010, riporta sul dorso della Lombardia, nelle pagine dedicate a Milano, l’articolo di Rita Querzé ”Irap, no da ricercatori e consulenti” (.PDF in download) contentente le richieste di ACTA e alcune testimonianze di suoi soci. Leggi l’articolo di Rita Querzè: Continua a leggere »


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: ACTA

Fisco, IRAP, Storie personali e testimonianze »

| 11 marzo 2010 | 13 COMMENTI | LETTO: 1.960 VOLTE | SHORT URL |

IRAP: battere l’Agenzia delle entrate si può!

 Ebbene si battere l’agenzia si può. Così è succeso a me dopo un contenzioso lungo 7 anni.

L’11 febbraio di quest’anno è stata depositata la sentenza della Corte di Cassazione che ha cassato il ricorso dell’Agenzie delle entrate contro la sentenza della Commissione provinciale favorevole alla mia richiesta di non pagare l’IRAP e contro il ricorso in appello alla Commissione regionale. Quindi ho collezionato una prima vittoria nel 2003 in Commissione provinciale, una successivamente in Commissione regionale ed infine in Corte di Cassazione.

Cosa porto a casa?

Un rimborso modesto: 3.074 euro più gli interessi legali a cui devo togliere il costo dell’avvocato. Però a partire da quest’anno la mia commercialista non pagherà più l’IRAP e chiederà all’Agenzia il rimborso per gli anni successivi all’anno del ricorso.

Cosa mi è servito?

Innanzitutto una grande pazienza e sopratutto il supporto della mia commercialista che mi ha segnalato con grande puntualità i diritti del libero professionista e le logiche burocratiche dell’Agenzia delle entrate.
Cosa vi consiglio? Fate altrettanto e trovatevi un commercialista che non stia ipocritamente super partes ma stia dalla vostra parte. E quando vincete fatelo sapere ai colleghi. L’unione fa la forza!

Sergio Bevilacqua


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: ACTA

Fisco, IRAP, Reddito »

| 1 marzo 2010 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.353 VOLTE | SHORT URL |

A seguito della Circolare 45/E dell’Agenzie Entrate del 13 Giugno 2010 (.PDF in download) che ha ufficializzato la possibilità per i lavoratori autonomi di essere esentati dal pagamanto dell’IRAP in caso di assenza di Autonoma Organizzazione, molti contribuenti hanno smesso di versare l’imposta. La circolare, tuttavia, non esclude l’eventuale contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, che si palesa con l’iscrizione a ruolo delle somme non versate o l’irrogazione di sanzioni o con il rigetto dei ricorsi.

 

L’Agenzia delle Entrate ha fornito parametri di riferimento, da utilizzare da parte degli Uffici, ai fini dei controlli circa l’esistenza o meno dell’autonoma organizzazione. Il professionista può dimostrare l’inesistenza di un’autonoma organizzazione, basandosi sugli elementi costitutivi del concetto di autonoma organizzazione dati da:

  • l’impiego non occasionale di lavoro altrui: dipendenti, collaboratori a progetto, etc.
  • la disponibilità di beni strumentali eccedente il minimo ritenuto essenziale allo svolgimento dell’attività professionale;
  • la disponibilità di uno studio.

L’Agenzia delle Entrate non ha tuttavia fornito delucidazioni in merito al comportamento da adottare da parte del professionista che si ritenga escluso dall’Irap. Su tale problematica si è espressa la Circolare 2/IR del 5 Giugno 2008 (.PDF in download), emessa a cura dell’Istituto di Ricerca del Consiglio Nazionale dei dottori Commercialisti ed Esperti contabili, secondo la quale il professionista può seguire tre strade, tra loro alternative:

  1. compilazione del quadro IQ – IRAP, versamento del tributo e conseguente richiesta di rimborso;
  2. compilazione del quadro IQ e omissione del versamento;
  3. omissione della compilazione del quadro IQ e del versamento.

IRAPACTA ha deciso di raccogliere le esperienze di tutti i soci su questa materia, al fine di estendere la consapevolezza della problematica e valutare la possibilità di una linea comune di azione nei confronti del fisco.

Le testimonianza che abbiamo già ricevuto hanno messo in evidenza soprattutto due aspetti:

  • che il contenzioso tra gli iscritti ACTA con l’Agenzia delle Entrate in materia di IRAP è molto ampio, iniziato ben prima della circolare del 2008 attraverso la richiesta di rimborso per gli anni precedenti, e (e questa è la buona notizia) molto positivo negli esiti finali; i soci che ci hanno scritto hanno vinto il/i ricorso/i e non pagano più l’imposta;
  • che molti soci vorrebbero “liberarsi” dal pagamento dell’imposta ma vengono fortemente sconsigliati dai commercialisti che preferiscono non aprire alcun contenzioso con l’Agenzia delle Entrate; quindi continuano a pagare e non effettuano alcuna richiesta di rimborso.

Queste esperienze supportano la proposta che ACTA potrebbe lanciare, nella direzione di mettere a frutto il patrimonio di esperienza maturato a beneficio di tutti gli associati da un lato e di individuare un iter possibile a seconda delle specifiche situazioni in cui si ricade con la propria attività autonoma, per fornire ai soci la possibilità di rivolgersi a professionisti esperti attraverso una convenzione specifica per gli iscritti che consenta di superare in parte quelle esitazioni correlate ai costi derivanti dall’instaurazione di un contenzioso.


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Marialuisa Di Bella

Fisco, IRAP »

| 24 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 760 VOLTE | SHORT URL |

Segnaliamo un articolo di Zona Franca, a cura di Gennaro Di Gennaro, che fa il punto sulla situazione IRAP per i professionisti “senza apparato organizzativo”. L’approfondimento conferma che non ci sono indicazioni certe, ma che: 

Occorrerà esaminare ogni singola fattispecie concreta, al precipuo fine di stabilire se il libero professionista debba o meno considerarsi soggetto passivo del rapporto obbligatorio d’imposta. La Cassazione, affermando che spetta al giudice di merito accertare la presenza dell’apparato organizzativo, la cui valutazione congruamente motivata è insindacabile in sede di legittimità, ha indicato i casi in cui ricorre il requisito “dell’autonoma organizzazione” e che  l’onrere della prova è a carico del contribuente ”Questi, infatti, dovrà dimostrare, avvalendosi soprattutto delle dichiarazioni reddituali e di qualsiasi altro elemento di prova idoneo a confutare le risultanze accertative, l’insussistenza di una “capacità produttiva  impersonale ed aggiuntiva” rispetto a quella propria.


Bookmark and Share
Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: ACTA