Articoli pubblicati nella categoria "Fisco"
Comunicazione, Diritti, Fisco, Storie personali e testimonianze »
Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza firmata di un giornalista RAI, che per ovvi motivi preferisce rimanere anonimo.
La situazione delle partite IVA in Rai è tra le più assurde.
In larga parte questo tipo di contratto viene applicato alla maggior parte dei giornalisti professionisti che lavorano per le trasmissioni delle Reti. Il Contratto giornalistico è infatti riservato ai colleghi che lavorano solo per i Tg e per le rubriche ad essi collegati. Gli unici colleghi tra l’altro tutelati dal sindacato USIGRAI. Gli altri devono obtorto collo. accettare questo tipo di contratto (regista/autore testi) pur svolgendo le mansioni di inviati o di redattori nelle principali trasmissioni di informazione della Rai. Devono essere a disposizione 24 ore su 24, lavorare se richiesto a Pasqua o a Natale senza la minima maggiorazione di retribuzione, senza orari. Devono rispettare i turni al montaggio e devono rispondere del loro operato ai vertici dei programmi e ai capistruttura Rai.
Un costume che si è rapidamente diffuso anche a Mediaset e La 7.
Le mansioni che vengono richieste sono identiche a quelle dei colleghi inviati dei telegiornali, ma con ritmi assolutamente più pesanti, senza la minima tutela assicurativa. Se accade un incidente, o se qualcuno gli spara addosso, il giornalista a partita Iva non ha la minima copertura. Forse dobbiamo aspettare che qualcuno di noi ci lasci la pelle perché il problema esploda.
Ovviamente non vi è la minima copertura neppure per quanto riguarda la continuità di lavoro o la giusta causa di licenziamento. Basta semplicemente risultare invisi all’autore di turno o non accettare di scrivere quello che vogliono i capi, per non vedersi rinnovare il contratto e restare alla fame, visto che non esistono ammortizzatori sociali. Inutile dire che grazie a ciò la libertà e la dignità professionale dei giornalisti a partita Iva va a farsi benedire. Il risultato è un appiattimento totale.
La maggiore retribuzione (lorda) è un’altra colossale bufala. Ai giornalisti a partita Iva si impone di pagare tutto, quindi la retribuzione risulta alla fine al netto assolutamente bassa.
La Rai impone agli inviati (per la natura stessa del loro ruolo) continui spostamento per seguire in Italia e all’estero gli argomenti su cui realizzare i servizi. Le spese devono essere anticipate, per poi averle rimborsate dopo la presentazione di ricevute e la compilazione di un modulo nel quale vengono dettagliate tali spese. La Rai quindi approva il rimborso e impone di emette fattura, ci si trova così a pagare più volte le tasse, non solo l’Iva. Su tali rimborsi (che sono alla fine dell’anno somme assai consistenti) viene imposta, essendo fatturate, il pagamento della previdenza, il pagamento dell’Irpef come se si trattasse di normali compensi, infine tutto ciò fa salire in maniera folle l’imponibile anche se in fattura viene specificato che si tratta di rimborsi di note spese, quindi non compenso, ma solo restituzione di somme anticipate. La Rai, anche di fronte alle evidenze di legge, impone pervicacemente questa prassi.
Chi non ci sta può solo scegliere di non lavorare.
Autore: ACTA
Appelli e Lettere, IRAP »
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la mail di un socio
L’anno scorso ho cominciato a sentir parlare – grazie ad ACTA – di rimborso IRAP. Ho chiesto un po’ in giro e ho trovato una situazione del tutto “italiana”. Nessuna certezza, solo confusione; chi “ma figurati, lascia perdere”, chi “non ne so niente, …. do tutto al mio commercialista, ci pensa lui..”, ma anche chi “io?….mai pagata”.
E allora mi sono detto che valeva la pena tentare e già dopo il primo colloquio con il commercialista “suggeritomi” da ACTA ho cominciato a nutrire qualche speranza in più.
In breve tempo ho messo insieme la documentazione da allegare al ricorso.
Dopo 5 mesi, proprio quando stavamo preparando il ricorso alla Commissione Tributaria, ecco arrivare inattesa la comunicazione dall’Agenzia delle Entrate: l’istanza di rimborso per gli anni 2006 e 2008 era stata accolta.
Ho contattato quindi il Call Center dell’Agenzia delle Entrate per avere conferma che avrei avuto il rimborso anche per gli anni 2007 e 2009. Per il 2010 l’Agenzia delle Entrate ancora deve deliberare, ma se tanto mi da tanto ……
Adesso non mi rimane che preparare l’istanza di rimborso IRAP per il 2011 visto che in attesa dell’esito del ricorso l’ho già pagata e comunicare al mio commercialista che non ho più intenzione di pagare l’IRAP da ora in avanti per poi chiederne il rimborso. Non ho avuto “certificazioni” al riguardo ma il fatto che la mia istanza sia sta accolta credo che sia sufficiente.
Sono doppiamente soddisfatto perché oltre ad una mattinata all’Agenzia delle Entrate per presentare l’istanza ed un’altra a raccogliere i vari F24 fatti in questi anni, non posso dire che è stato “faticoso”; anche il compenso del commercialista mi è sembrato del tutto congruo.
Forse la mia è stata un esperienza fin troppo fortunata, però l’invito è a provarci.
Simone Santucci
Autore: ACTA
Fisco »
Come noto il Regime dei Contribuenti Minimi è stato modificato a metà dello scorso anno (art. 27 del DL 6.7.2011 n. 98, convertito nella Legge 15.7.2011 n. 111), ma alcune regole del nuovo regime sono diventate chiare solo dopo l’emanazione delle disposizioni attuative dell’Agenzia delle Entrate, contenute in due provvedimenti del 22 dicembre 2012.
Il nuovo regime, denominato “Il Regime dei Nuovi Contribuenti Minimi” é molto più favorevole del precedente (aliquota sostitutiva di Irpef e addizionali locali al 5% anziché al 20%), ma con ambito di applicazione decisamente più ristretto.
Infatti si applica solo alle attività :
- avviate successivamente al 31.12.2007;
- con carattere di novità (cioè in discontinuità con l’attività lavorativa svolta in precedenza)
- per un massimo di 5 anni o sino al compimento del 35mo anno di età del lavoratore autonomo.
Diversamente da quanto si era inizialmente capito, il regime non è limitato agli under 35 anni, mentre si conferma che può essere utilizzato solo per le nuove iniziative. Una misura che ha gettato nello sconforto molti dei nostri iscritti, che ne non potranno più usufruirne.
Per essi segnaliamo che, se hanno mantenuto le condizioni per rientrare nel vecchio regime, sono previste alcune agevolazioni, contenute nel Regime Agevolato per gli “Ex Contribuenti minimi” (che fantasia!). Esse prevedono l’esenzione dall’IRAP e alcune semplificazioni.
Tutte le novità introdotte dal DL 98/2011 trovano applicazione a partire dall’1.1.2012.
Per maggiori dettagli si veda la pagina di Acta FISCO, nella sezione Domande e Risposte.
Autore: ACTA
Diritti, Fisco, Politiche del lavoro, Previdenza, Primo Piano »
Abbiamo preparato una proposta con cui partecipiamo al dibattito sulla Riforma del Mercato del Lavoro, portando il punto di vista del lavoro autonomo professionale. Nell’attuale discussione intorno all’introduzione di nuove norme a tutela del lavoro è assente una rappresentanza che porti la voce dei freelance. Noi siamo convinti che sia indispensabile e per questo mettiamo sul tavolo un Proposta ACTA, nella speranza che venga presa in considerazione dal Ministro del Lavoro e che serva a migliorare le condizioni di migliaia di lavoratori non rappresentati oggi dalle parti sociali.
I punti cruciali sono il riconoscimento della specificità e della necessità del lavoro professionale autonomo, il corretto calcolo del cuneo fiscale-contributivo, l’adozione di una logica di incentivazione e l’attenzione a evitare misure punitive per i lavoratori. Ecco una presentazione dettagliata:
Scarica il documento in formato .PDF “Proposta ACTA per il lavoro professionale“
Autore: ACTA
Fisco, IRAP, In evidenza »
Quello dei ricorsi in tema di IRAP è un tema che è stato più volte affrontato da ACTA.
Diversi nostri soci infatti hanno negli ultimi anni annunciato di aver vinto i ricorsi in cui chiedevano il rimborso dell’IRAP, molto spesso in Cassazione (giudizio di 3° grado), dopo aver quindi percorso una strada lunga per far valere le proprie ragioni.
Oggi voglio annunciarvi la mia soddisfazione per aver vinto il ricorso avverso la cartella di pagamento che mi era stata inviata perché ho smesso di pagare l’IRAP non ritenendo di essere assoggettabile al tributo, e soprattutto la mia soddisfazione per aver raggiunto questo risultato con una procedura “fai-da-te”, senza cioè dover ricorrere a commercialisti o avvocati, ma solo avvantaggiandomi dell’esperienza dei miei compagni di lavoro di ACTA.

Autore: Marialuisa Di Bella
In evidenza, Studi di settore »
Con ordinanza n. 21856 del 20 ottobre 2011 la Corte di Cassazione ha confermato il principio sostenuto dalla sentenza n. 26635/2009 delle Sezioni Unite della Cassazione in base al quale, in sede di contraddittorio, il contribuente ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione del contribuente stesso dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli “standards” o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame; mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello “standard” prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. Secondo il principio in parola, inoltre, l’esito del contraddittorio non condiziona l’impugnabilità dell’accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l’applicabilità degli “standards” al caso concreto, da dimostrarsi dall’ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici.
Il caso.
Autore: Mario Panzeri
Fisco, Primo Piano »
Ieri Repubblica ha dato una notizia che rischia di togliere il sonno residuo ai lavoratori con partita iva. In questi anni abbiamo raccolto tante lamentele da parte di colleghi professionisti che si son visti bloccare da un giorno all’altro il conto in banca, l’automobile o la sospensione del pagamento da parte della PA per non aver potuto versare tutte le rate all’INPS (per pagare la propria previdenza, ma tant’è… siamo considerati datori di lavoro e sfruttatori di noi stessi).
Ma a parte le situazioni di chi non ha potuto pagare (e quindi è comunque in torto), tanti di noi hanno ricevuto in questi anni sanzioni e cartelle esattoriali basate su dati inesatti. Molti ci hanno raccontato di esserne venuti a capo, alla fine, ma senza la possibilità di veder riconosciute le spese per avvocato o commercialista e per il proprio tempo: l’erario non è infatti tenuto al pagamento di nessuna spesa o sanzione nel caso di avviso errato.
Ora, sembra impossibile, ma la situazione si fa ancora più grave: come? Leggi l’articolo di Repubblica “Equitalia, due mesi per pagare poi ti pignorano la casa”, nel quale si spiega che in caso di qualunque sanzione, anche nel caso in cui tu voglia fare ricorso, sei tenuto a pagare comunque la somma richiesta entro 60 giorni, prima del processo che definisca chi ha ragione. Se non paghi? partono subito i provvedimenti per recuperare il debito (prima ci volevano 15-18 mesi): ipoteca su immobili, pignoramento conto corrente o crediti verso terzi, ganasce fiscali su auto…
C’è da aver paura? dite la vostra nei commenti…
Autore: Alfonso Miceli
Fisco »
Un 37enne che ha aperto la partita IVA nel 2011 rientra nel regime dei nuovi minimi?
E’ quanto si è chiesto un professionista e che per questo ha interpellato l’Agenzia delle Entrate. E l‘ha fatto due volte: la prima volta rivolgendosi ad un’Agenzia locale, la seconda al canale telematico.
La risposta dell’Agenzia delle Entrate locale è stata:
2012, 2013, 2014 e 2015 PIVA ingresso nel regime dei “nuovi minimi”
dal 2016 uscita dal regime dei “nuovi minimi”
Questa interpretazione è coerente con quanto riportato da una parte della stampa (si vedano l’articolo Rivoluzione per i contribuenti minimi e la rubrica l’esperto risponde, sempre sul sole 24 ore)
Il canale telematico non ha però confermato, come si può leggere di seguito
Autore: ACTA
Appelli e Lettere, Fisco, Previdenza »
In funzione dei vari articoli apparsi, vorrei esprimere alcune osservazioni:
1. Contributo di solidarietà: non voglio entrare nel merito politico di questa ulteriore tassazione, bensì soffermarmi su quanto sostenuto da Maria Rosa Gheido in “La prima casa entra nel reddito” (Il sole 24 ore del 14 agosto).
Alle sue osservazioni precise e puntuali, vorrei aggiungere che la differenza tra Reddito complessivo e Reddito imponibile non deve soffermarsi solo sulla prima casa, bensì deve contemplare anche gli aspetti contributivi che diversificano i vari contribuenti in modo molto pesante come indicato nella tabella sottostante:
- Pensionati Contributi a proprio carico = 0%
- Dipendenti Contributi a proprio carico = 9% circa
- Artigiani/commercianti Contributi a proprio carico = 19% circa
- Parasubordinati senza IVA Contributi a proprio carico = 9% circa
- Gestione separata con IVA Contributi a proprio carico = 27% circa
- Partite IVA minime Reddito non cumulabile con eventuale pensione e/o stipendio
Ecco quindi una vera giungla che penalizza più o meno i lavoratori in funzione della propria attività.
Pertanto, per equità, tale contributo dovrebbe essere calcolato sul Reddito imponibile e non sul Reddito complessivo.
Autore: ACTA
Fisco »
Massimo Gramellini, su La stampa del 18 agosto scorso, riferisce che l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino avrebbe proposto che lo stato scriva a quattro milioni e mezzo di società di capitali, società di persone, liberi professionisti e titolari di imprese individuali una lettera invitando ognuno dei suddetti soggetti, se vuole evitare accertamenti fiscali nei successivi tre anni, a scucire allo stato stesso un contributo extra di 50mila euro (però rateabili…).
A commento di tale brillante proposta Massimo Gramellini, dopo avere parlato di “ricatto”, ha poi però espresso la preoccupazione che i destinatari dell’ultimatum, cioè i “possessori di fuoriserie e yacht a sbafo”, possano farla franca semplicemente corrispondendo allo stato la suddetta somma di denaro.
A Cirino Pomicino vorrei ricordare che, mobilitando carabinieri, polizia e guardia di finanza (e, se non basta, si può ricorrere anche all’esercito, all’aviazione e, per evidenti motivi, alla marina) con mitra ed altre armi da fuoco spianate, si potrebbe ottenere assai più dei potenziali 200 e passa miliardi di euro da lui ipotizzati con una proposta semplice e collaudata: “O la borsa o la vita!”
A Gramellini, che ha ritenuto opportuno concentrare l’attenzione non su ciò che, nel linguaggio giuridico e non, si chiama “estorsione” ma sul rischio che questi quattro milioni e mezzo di nababbi riescano in un modo o nell’altro di nuovo a farla franca, mi limito a confessare che credevo che l’industria delle auto di grossa cilindrata e quella della nautica di lusso fossero in crisi. Considerati invece i numeri in ballo, devo dire che mi sbagliavo di grosso…
Vabbe’, la caccia alle partite IVA è ufficialmente aperta e io mi sono rotto: quasi quasi levo l’ancora e salpo… Qualcuno vuole un passaggio?
Autore: Mario Panzeri












