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Articoli pubblicati nella categoria "Pagamenti"

Diritti, Pagamenti, Storie personali e testimonianze »

| 5 dicembre 2012 | 4 COMMENTI | LETTO: 1.486 VOLTE | SHORT URL |
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza di un nostro socio che lavora per la RAI come regista. Tempo fa avevamo pubblicato la testimonianza di un giornalista RAI.
Ho 37 anni, e lavoro in Rai dal settembre del 2004 come libero professionista. Ho iniziato in una delle tre reti generaliste, con un piccolo contratto di consulenza, mal pagato, di cui ero felicissimo. Per l’occasione, dopo due mesi di lavoro, la RAI mi chiese di aprire la partita IVA. Da quel momento, negli anni, le relazione umane e le aspettative professionali tra me e la RAI si sono gradualmente ridimensionate, nella misura in cui alle intenzioni non sono quasi mai seguite le iniziative. Pertanto, ad oggi, il mio rapporto lavorativo non si basa più sulla fiducia, non si basa su un progetto condiviso, non si basa neanche sulla stima professionale o sull’orgoglio aziendale: oggi il mio rapporto di lavoro si regge sulla fiducia di un bonifico ad ogni fattura emessa per un lavoro svolto.
Ma poiché aspetto ancora la RAI del futuro, oggi che anche la fiducia nel bonifico non è più una certezza, ho deciso di condividere con ACTA e con i miei virtuali colleghi questo breve racconto dell’ultimo tratto del mio personale cammino attraverso le vessazioni di cui non bisogna parlare.
Gli italiani non amano discorrere del proprio reddito, si sentono nudi e vulnerabili, ad aprir bocca, tanto più se svolgono un lavoro autonomo, tanto più se lo svolgono nella stessa azienda, come nella RAI ad esempio, dove esistono molti pesi e una collezione medievale di misure. E il dubbio che alcuni si arricchiscano e altri debbano tirare a campare si annida proprio in questa incontestabile discrezione. In questo caso però è necessario farvi riferimento, perché in un’azienda pubblica in cui ai tornelli, di sera, c’è una fila di dipendenti che aspettano le undici e mezza per vedersi accreditato il rimborso mezzi, in un’azienda che paga i fuoriporta solo a chi ha le spalle protette, anche se vive a due passi dal lavoro, e li nega a chi non ce le ha, millantando direttive circolari dal sapore apocalittico, in un’azienda insomma che rinnova il guardaroba ma ha ancora le tasche bucate, mi sembra utile parlare di cifre.

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Burocrazia, Pagamenti »

| 15 maggio 2011 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.262 VOLTE | SHORT URL |

E’ noto a tutti i colleghi che lavorano come consulenti per Enti Pubblici che spesso e volentieri i suddetti Enti nel formulare il corrispettivo della prestazione, anche se si tratta di professionisti con Partita Iva, inseriscono nel contratto la cifra seguita dalla dizione “al lordo delle ritenute di legge”. In pratica questo significa che alla somma va detratta la Ritenuta d’Acconto senza che da parte dell’Ente venga versata l’Iva. Il pasticcio salta fuori al momento dell’emissione della fattura ed il consulente si dà dei pugni in testa per non averlo notato subito, rifiutandosi di firmare il contratto con una clausola così concepita. Il che spesso significa perdere il cliente.
Se la prestazione viene effettuata per conto di un’Università, non solo il contratto viene reso di dominio pubblico e messo in rete, ma l’Amministrazione prima di effettuare il pagamento della fattura richiede all’Agenzia delle Entrate il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), esercitando quindi un ruolo di controllore fiscale che non le spetta. Nel mio caso l’Agenzia delle Entrate si è rifiutata di rilasciare questo documento, bloccando di fatto i pagamenti e lasciando intendere che ero un evasore fiscale. Soltanto l’intervento del mio commercialista è riuscito a sbloccare la situazione (“ci eravamo sbagliati, mi scusi” è stata la reazione dell’impiegato dell’Agenzia delle Entrate). Erano passati sei mesi, la mia prestazione era iniziata un anno e mezzo prima ed era stata portata a termine nei tempi previsti dal contratto; il commercialista certo non s’è mosso per niente.
Queste sono le odiose vessazioni a cui andiamo incontro noi professionisti con Partita Iva quando lavoriamo con Enti Pubblici.


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Sergio Bologna

Occupazione, Pagamenti, Ricerche e Indagini »

| 22 luglio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.935 VOLTE | SHORT URL |

Il 20 luglio CNEL ha presentato il Rapporto sul Mercato del Lavoro 2009-2010 (.PDF in dwonload, 2 MB), uno studio che conferma l’attuale quadro negativo dell’occupazione e prevede un’ulteriore crescita della disoccupazione nel 2010. A Pag. 154 si confronta il rischio di disoccupazione/inattività (calcolato in base alle trasformazioni della posizione lavorativa) delle diverse tipologie professionali. I professionisti sembrerebbero avere il più basso rischio di diventare disoccupati o inattivi: nel 2009 risultano disoccupati o inattivi solo il 3,2% di coloro che nel 2008 erano occupati (al secondo posto imprenditori con il 3,9%, quindi i dirigenti con il 4,4%, all’ultimo posto i collaboratori con il 17,1%).

Rischio disoccupazione secondo CNEL

Questo confronto è tuttavia ingannevole. Il passaggio da uno status di occupato a uno da disoccupato è chiaro per un dipendente o per un collaboratore, dove è definito da un licenziamento o dal decadere di un contratto. Molto meno chiaro per un professionista (e più in generale per un lavoratore autonomo), che può continuare a tenere aperta la partita IVA anche se il fatturato è crollato.

L’effetto della crisi sulla nostra categoria non è visibile dai dati sulla disoccupazione e neppure da quelli sul tempo lavorato, perché si lavora più che mai: diminuiscono gli incarichi e gli importi degli incarichi, aumentano i progetti, i preventivi presentati, le azioni di marketing e di ricerca di nuovi lavori e nuovi clienti, l’impegno sulla formazione e l’aggiornamento (che ricordiamo è deducibile dal reddito solo al 50%). 

L’effetto della crisi è visibile sul fatturato e sugli incassi (ritardati) e purtroppo gli Studi di Settore fanno finta che la crisi non ci sia.


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Anna Soru

Appelli e Lettere, Pagamenti, Pensione, Previdenza, Primo Piano »

| 19 luglio 2010 | 3 COMMENTI | LETTO: 4.664 VOLTE | SHORT URL |

INPSMentre si discute sulle proposte di aumento dei contributi, in attesa di un’estate “calda” per i professionisti autonomi che prima di decidere se e dove andare in vacanza devono capire quanti soldi hanno in Cassa, vorrei parlare delle conseguenze dei continui aumenti già avvenuti negli ultimi anni, che stanno portando un numero crescente di professionisti autonomi a saltare i pagamenti INPS.

Nel mio caso per esempio, ho registrato negli anni alti e bassi di reddito, con balzi in giù o in su del 50 o del 100%, e una forte discontinuità nei pagamenti, per esempio molte aziende regolano i conti a dicembre, con la chiusura della contabilità annuale, a settembre e ottobre sono così più lenti, mentre in molti casi luglio e agosto si ferma tutto… Risultato? Alcuni pagamenti delle rate INPS del 2009 sono saltati. Continua a leggere »


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Alfonso Miceli

Libri Articoli Approfondimenti, Pagamenti, Previdenza »

| 13 luglio 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 1.260 VOLTE | SHORT URL |

Dovremmo essere felici: l’attesa di vita continua ad aumentare, ma ciò appare sempre più una condanna, una condanna a lavorare sempre più a lungo, magari in condizioni fisiche non proprio efficienti o in condizioni di mercato che ci rifiuteranno perchè vecchi e obsoleti, e ciò rappresenta un problema soprattutto per chi, come noi, non ha un lavoro stabile, ma sarà costretto a lavorare più a lungo di chi è dipendente (la Legge Finanziaria prevede uno slittamento di 18 mesi per chi è autonomo, di 12 per chi è dipendente).

Elsa ForneroIn un’intervista a La Stampa,Ma allungare la vita lavorativa è necessario“, Elsa Fornero (una delle più autorevoli esperte di pensioni in Italia) si chiede se sia lecito pensare che l’accrescimento della vita debba necessariamente essere dedicato al lavoro ed evidenzia la scorrettezza del diverso trattamento per gli autonomi. La Fornero ripropone un pensionamento flessibile, che consenta di incontrare le diverse esigenze personali e ricorda che nel regime contributivo la flessibilità dell’età del ritiro è coerente con le esigenze di equilibrio dei conti pubblici (chi andrà in pensione prima avrà una pensione più bassa) .


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Fisco, Pagamenti »

| 1 marzo 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.539 VOLTE | SHORT URL |

Riportiamo una notizia tratta dal Sole 24 Ore nella sezione “Professionisti” che riguarda i pagamenti in ritardo e gli interessi di mora.

Il tasso base per il calcolo degli interessi di mora nei pagamenti tardivi (D.Lgs. 231/2002) è stato confermato nella misura dell’1 % per il primo semestre 2010. Tale tasso – in assenza di diversa ed equa pattuizione tra debitore e creditore – deve essere aumentato di sette punti percentuali. Per la fornitura di prodotti alimentari deteriorabili (D.M. 13 maggio 2003) il tasso è di nove punti oltre quello base e non è derogabile. Il TUIR (art. 109, comma 7) dispone che il concorso al reddito degli interessi di mora avviene con il criterio di cassa. (Ministero dell’Economia e delle finanze, comunicato in G.U. n. 40 del 18.2.2010).


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Comunicazione, Contratti, Internet e tecnologie, Pagamenti, Trovare Lavoro »

| 17 febbraio 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 1.945 VOLTE | SHORT URL |

L’articolo di Giampietro Donatella apparso sul Corriere della Sera il 5 febbraio 2010, dal titolo: “Consumatori in gara per un impiego. Come funziona L’azienda affida a persone reclutate sul web il compito di trovare soluzioni per creare nuovi prodotti” – articolo la cui RIPRODUZIONE è RISERVATA – e la presentazione allo IULM con il lancio ufficiale di Rai Tre – trasmissione del programma NEAPOLIS di lunedì 9 febbraio 2010 dal titolo “Imprese aperte Anche l’impresa può essere “due punto zero”, per usare un’espressione ormai in voga, soprattutto se è di comunicazione che ci si occupa” – hanno portato a conoscenza di tutti ciò che, da circa un paio di anni, era già in atto: il crowdsourcing.

 

Le modalità del crowdsourcing variano secondo il gestore del sito web, ma possono così essere sintetizzate: un’azienda affida a motori di ricerca (siti web 2.0 = mediatori), il brief (descrizione di obiettivi, finalità e vincoli del progetto, formalizzata in un documento redatto dal committente) per la creazione/produzione – entro tempi stabiliti e dichiarando il “premio” in denaro – di materiale BTL (Below the line: creazione o restyling logo, video, grafica, banner, siti web etc.), ADV (Advertising: campagne stampa, radio e TV), DESIGN, PR…

Chiunque – anche eventuali minorenni di cui sono responsabili solo i genitori -, dopo essersi registrato, può partecipare al “Contest” (gara, concorso) creando il suo lavoro (un limite numerico alle proposte non c’è) e pubblicandolo – in forma anonima – nel sito.

Il lavoro può essere scelto dal committente, detto anche sponsor, oppure può essere votato e/o commentato e, sempre se il committente è d’accordo, il lavoro migliore VINCE IL PREMIO IN DENARO (da cui dovranno essere detratte tutte le tasse ed eventuali costi).

Non è chiaro il comportamento del crowdsourcing nei confronti del “diritto d’autore”, non lo nega, a volte però include nei regolamenti, l’impossibilità del partecipante a rivendicare l’utilizzo del proprio nome e quant’altro; altre volte, per i vincitori, include l’obbligo di trasferire il diritto d’autore al motore di ricerca. Poco chiaro ma, di fatto, il lavoro prodotto diventa proprietà (licenza esclusiva solo per i vincitori) del gestore del sito che ne può fare ciò che vuole. Chi lancia il “concorso”, acquisisce il diritto a utilizzare, rielaborare, declinare, adattare, riciclare, creare opere derivate…

ENTUSIASMANTE!

Sì, entusiasmo per questa grande innovazione in grado di dare modernità allo stantio mercato del lavoro in ambito ADV, BTL PR, DESIGN, etc., che permette: “ «creatività di pregio» a buon mercato e in tempi rapidi.”, un enorme aiuto per “ «i direttori R&S o marketing” per le aziende e… per le multinazionali della pubblicità.

Con il crowdsourcing, si afferma: “chiunque può guadagnare”, chiunque.

Grandioso!

Fino all’altro ieri, erano sempre state solo le agenzie – non tutte – a partecipare alle gare.

Si deve chiarire che la partecipazione alle “gare”, nell’ambito della comunicazione pubblicitaria, non consiste solo nel produrre un’eventuale linea strategica e preventivi – come accade in qualunque altro ambito lavorativo – ma nel produrre idee (normalmente almeno tre proposte) cioè, produrre lavoro vero gratuitamente.

La partecipazione alle “gare” è stata una delle cause della deprofessionalizzazione nell’ambito della creatività pubblicitaria, oggi, in caduta libera.

Ora, con il crowdsourcing, il lavoro gratuito è a disposizione di chiunque, freelance professionisti della comunicazione pubblicitaria e d’impresa o no. Per cento o mille o milioni che lavoreranno gratuitamente, uno vincerà.

 

A questo punto mi domando perché si debba rivolgere questo grandioso utilizzo del web 2.0 solo agli art director, ai copywriter, ai molti ruoli professioni del web, ai grafici, ai designer…, in fondo, il crowdsourcing è una “specie di outsourcing”, quindi: perché non offrire questa gigantesca e innovativa possibilità anche, per esempio, agli architetti?

Per il committente è davvero una meraviglia: poter scegliere tra migliaia – forse milioni – di progetti architettonici fatti e finiti, pronti per essere edificati, progetti che possono essere rielaborati, modificati, spezzettati, riciclati… sai la soddisfazione?

Ah già, forse, per gli architetti la soddisfazione sarà un po’ più limitata, non si garantisce alcuna certezza di reddito, nel sito non ci sarà la loro firma, sì è vero, siamo nel mondo della flessibilità e dell’insicurezza… però, vuoi mettere la modernità?

 

E perché, cari editori, non usare il crowdsourcing anche per la produzione di quotidiani, settimanali, mensili… Perché no?

Certo, anche i giornalisti, tutti – non solo i giovani -, ma anche i non giornalisti, devono poter avere l’enorme opportunità di entrare nel fantastico mondo del crowdsourcing!

Pensate che bello, milioni di giornalisti di tutto il mondo che, quotidianamente, mettono in gara tutti i loro articoli, fantastico!

Beh, certo, esiste “l’irrilevante” problemino che gli articoli, nel sito, non saranno firmati…, e chissà se potrà comparire il nome dell’autore a fianco di: “RIPRODUZIONE RISERVATA”? L’editore acquisirà il diritto di tagliare, allungare, modificare, rielaborare e… riciclare qualunque articolo ma, in fondo, scrivere un articolo è una delle tante “attività semplici e ripetitive” e, in più, l’anonimato, dà alla lettura quel certo non so che di misterioso, di affascinante…

Ecco la grandiosa idea: ogni giorno della sua vita, il giornalista scriverà articoli e articoli e articoli sperando, un giorno, di poter VINCERE! Tanto, tanto lavoro gratis ma, chissà, un domani, potrebbe vincere! Non guadagnare, VINCERE!

 

E allora, perché NON offrire il crowdsourcing, questa enorme opportunità, questa gigantesca innovazione, questa grande rivoluzione del mondo del lavoro 2.0, a tutti i professionisti, a tutte le professioni del mondo?

Forse perché è la conoscenza a creare i professionisti.

Forse perché solo nella professionalità esiste il futuro.

Forse perché il lavoro e la fatica devono mantenere valore.

Forse perché la proprietà intellettuale deve essere difesa.

Forse perché si devono avere dei diritti.

Forse perché il lavoro deve essere riconosciuto, sempre.

Forse perché si deve avere la certezza di un reddito.

Forse perché la precarietà e l’insicurezza non devono diventare valori.

Forse perché…

Evviva il crowdsourcing, evviva il LAVORO a LOTTERIA!

intervento di Dilva Giannelli

L’intervento è leggibile anche su Generazione Pro Pro, Blog del Corriere della Sera.


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Appelli e Lettere, Associazioni, Pagamenti, Politiche del lavoro, Storie personali e testimonianze, Traduzioni e intepretariato »

| 13 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.415 VOLTE | SHORT URL |

La lettera, segnalata ieri da una socia ACTA al quotidiano La Repubblica, ha catturato l’attenzione della redazione ed è diventata notizia di cronaca, con l’articolo La Brambilla paga i traduttori come sottoproletari indonesiani.

La frase d’effetto della titolazione attira certamente l’interesse dei lettori. Speriamo di leggere, da qui a breve, anche su La Repubblica, articoli di serio approfondimento sul tema della  valorizzazione dell’attività professionale, nonché articoli di denuncia sull’iniquità fiscale e previdenziale alle quali sono assoggettati i professionisti autonomi non iscritti agli albi di categoria.


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Pagamenti, Reddito, Storie personali e testimonianze »

| 16 gennaio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.483 VOLTE | SHORT URL |

Ancora una volta il Corriere della Sera raccoglie la voce di ACTA. All’interno di un ampio servizio dedicato alla crisi del mondo professionale, il dorso del Lunedì del Corriere della Sera approfondisce la difficile situazione dei lavoratori autonomi. Si legge nell’articolo a firma di rita Querzé, “I professionisti: crisi, futuro a rischio per i giovani“:

La crisi rende drammatiche alcune situazioni. Ci sono traduttori che guadagnano 45 euro lordi al giorno, che poi vuol dire 25 euro netti: la paga degli immigrati che raccolgono arance al Sud», lamenta Anna Soru, presidente di Acta, associazione che cerca di organizzare questo mondo. «Ma il problema è più profondo – continua Soru -. Il fatto è che il cavallo non beve oggi. Ma non beveva nemmeno prima della crisi». «Il cavallo» sarebbe il mondo dell’ impresa. «Si fa tanto parlare del bisogno di laureati ma la verità è che, nella stragrande maggioranza dei casi, le aziende non li vogliono. A meno che non si accontentino di retribuzioni da fame», lamenta Soru.


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Diritti, Libri Articoli Approfondimenti, Maternità, Pagamenti, Storie personali e testimonianze »

| 17 novembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.473 VOLTE | SHORT URL |

Anche oggi, 17 novembre, grande attenzione del Corriere della Sera alle professioni. L’articolo di fondo di Dario Di Vico “Ascoltare di più le professioni” sottolinea l’insufficiente attenzione degli studiosi e dei politici alla materia. Parla, in particolare, delle professioni ordinistiche, colpite da politiche che avevano in mente soltanto il tema della concorrenza e non sono state capaci di comprendere le difficoltà di una condizione che oggi rasenta l’emergenza.

L’ampio servizio realizzato dal quotidiano di Via Solferino prosegue a Pagina 9 e 10: Massimo Sideri centra l’approfondimento ”Partite Iva e professionisti, i piccoli ostaggio dei pagamenti” soprattutto sulle piccole imprese del terziario avanzato. Trovano spazio, inoltre, alcune storie di chi ha partecipato al blog del Corriere, commentate da Jacopo Tondelli. Tra di esse la testimonianza della nostra socia Cécile Lambert che sottolina il peso del contributo INPS, ma anche la difficoltà a pagare in anticipo le imposte mentre i clienti pagano in ritardo e l’assurdità di una norma sulla maternità che impone l’interruzione del lavoro per poter fruire del contributo previsto.


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