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Dopo l’incontro a Milano con Sara Horowitz e gli scambi via conference call, Freelancers Union e ACTA si sono riconosciute reciprocamente come SISTER ORGANIZATION con un atto ufficiale dei Consigli Direttivi.
La forza lavoro del futuro si dà voce sul piano internazionale.
Secondo analisi recenti, la forza lavoro del futuro sarà costituita sempre più da lavoratori indipendenti dei servizi professionali. Da diversi anni la Freelancers Union (FU) americana e l’Associazione Consulenti Terziario Avanzato (ACTA) italiana svolgono nei loro rispettivi paesi azione di difesa e rappresentanza dei lavoratori indipendenti. In questi giorni, con decisione congiunta degli organismi direttivi, hanno iniziato un percorso di stretta collaborazione riconoscendosi reciprocamente come sister organization.
Più spazio ai diritti, più forza alla coalizione sociale.
Il loro obbiettivo è quello di creare consapevolezza nell’opinione pubblica del ruolo svolto dal lavoro non salariato sia nell’economia che nella società e di difenderne gli interessi. FU, costituita negli USA alla metà degli anni 90, rappresenta oggi più di 170.000 persone appartenenti a tutte le diverse professioni, ACTA, costituita nel 2003 a Milano, pur essendo numericamente molto inferiore, ha sempre visto nella FU un modello da seguire perché incarna non solo una forza sindacale ma una vera e propria impresa sociale, che aiuta i lavoratori indipendenti ad uscire dalla loro frammentazione e dal loro isolamento.
Da parte sua la FU ha visto in ACTA un partner ideale per la sua grande proiezione internazionale (ACTA è l’unico membro italiano dell’European Forum of Independent Professionals, EFIP) e per la sua impostazione trasversale agli interessi delle diverse professioni.
Per un’uscita dalla crisi di sistema.
Ambedue le Associazioni possono portare un contributo positivo alla crisi del ceto medio. La collaborazione tra organizzazioni “sorelle” si svilupperà in primo luogo sul piano culturale, per capire meglio le problematiche del lavoro nel postfordismo di qua e di là dell’Atlantico e per trovare soluzioni di sostegno alle professioni indipendenti. Sul piano pratico, i soci di ACTA potranno godere, se si trasferiscono negli USA, dei servizi offerti da FU e viceversa per i soci di FU se vengono in Italia.
New York – Milano, 22 marzo 2012
Leggi il comunicato stampa congiunto (.PDF)
Autore: ACTA
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Un’occasione unica, forse storica per gettare un ponte tra l’Italia e il mondo dei freelance americani. Abbiamo approfittato del passaggio di Sara Horowitz in Europa per incontrare la Freelancers Union, l’associazione che più di ogni altra ha saputo dare una voce agli independent worker e alla quale guardiamo da anni con interesse, vista la grande capacità di coalizione e le iniziative sempre ben congegnate (ultima, in ordine, la creazione di un servizio online in cui giudicare i clienti pubblicamente, attraverso balanced scorecard).
In verità è stata lei, Sara, a chiedere a John Brazier (dell’associazione britannica PCG -Professional Contractor Group, con cui siamo in contatto attraverso l’EFIP, gruppo europeo che riunisce le associazioni di freelance) se conoscesse nel nostro Paese la rappresentanza dei lavoratori autonomi e così, passando per Londra, oggi Milano e New York sono decisamente più vicine. L’incontro, davvero molto informale, è servito a presentare alcune caratteristiche del nostro mercato e discutere di problematiche che a tutti gli effetti non sono per nulla distanti, a partire da assistenza, previdenza sociale e tempi di pagamento.
La filosofia che guida l’azione della Freelancers Union – ci hanno ricordato – si basa sull’idea di new mutualism, intorno alla quale la Horowitz si è espressa di recente sulle colonne del New York Times e in una bella serie di articoli su The Atlantic, ovvero sull’idea che sia possibile da una parte trovare reciproco aiuto tra freelance anche nelle piccole cose, su scala locale, disintermediando meccanismi di finanziarizzazione del valore di scambio, dall’altra di condividere risorse e impegno tra i lavoratori per fare fronte a questioni comuni di larga portata, riforme e accordi, in primo luogo affrontando con voce unitaria trattative negoziali con operatori del mondo della sanità, dei servizi o con la stessa politica. Un’idea molto vicina al nostro modo di fare.
Ci hanno chiesto quale fosse la nostra strategia. Fare dialogare il mondo dei freelance, abbiamo risposto, portando allo scoperto, attraverso la stampa, il nostro sito, gli incontri che facciamo o le azioni di protesta e di pressione politica, il valore del lavoro autonomo in Italia, puntando a creare una coalizione di nuova generazione per difendere e guadagnare diritti che non abbiamo ancora. Sul piano dei servizi siamo più indietro rispetto alla Freelancers Union, abbiamo ancora molta strada da fare, ma è proprio per questo che ci siamo lasciati con l’idea che il mutualismo possa esistere ed essere praticato anche a distanza, tra associazioni professionali come le nostre.
Abbiamo lasciato loro una copia del nostro Manifesto e Sara, sempre cortese, ha promesso che darà notizia di questo nostro incontro ai suoi 150.000 iscritti. Possiamo dire di avere posato la prima pietra per questo ponte tra freelance. Ora viene il bello, costruire un buon dialogo.

Sara Horowirtz, seconda da sinistra. I consiglieri ACTA Sergio Bologna, primo a destra, e Dario Banfi, primo a sinistra
Autore: ACTA
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Il numero dei freelance aumenta, ma al suo interno sono sempre più numerosi coloro i quali cercano nel lavoro autonomo semplicemente un’occasione di lavoro, ovvero un’alternativa alla disoccupazione.
Negli Stati Uniti, secondo quanto riportato da CBS news, il numero dei freelance è esploso dall’inzio della grande recessione del 2008. Sono 40 milioni i lavoratori che attualmente si definiscono freelance nell’obiettivo di non restare inattivi e di non unirsi alla schiera dei disoccupati.
Maggiori approfondimenti si possono trovare su CCH WorkDay o nel video prodotto da CBS:
In queste condizioni non sempre è possibile cercare di rispettare quella che Starfreelancers considera una regola base per i freelance: avere più committenti per non dipendere economicamente da uno solo.
Autore: ACTA
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La UBT (Unincorporated Business Tax) è qualcosa di simile alla nostra IRAP. La Freelancers Union, organizzazione che rappresenta gli interessi dei lavoratori indipendenti statunitensi e offre servizi loro dedicati, sostiene da anni una campagna per abolirla. Il sindaco di New York, Michel Bloomberg, si è dichiarato d’accordo. Ce la faranno i nostri colleghi americani?
UPDATE: Dopo anni ce l’hanno fatta!!!
Autore: Sergio Bologna













