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Articoli pubblicati nella categoria "Assistenza"

Donne, Maternità, Occupazione, Pensione, Previdenza, Ricerche e Indagini »

| 27 luglio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.561 VOLTE | SHORT URL |

Nel rapporto Il lavoro delle donne in Italia (.PDF in download) del 21 luglio 2010, il CNEL fa una sintesi della situazione lavorativa e previdenziale delle donne in Italia, richiama politiche e interventi del passato e nuove proposte.

E’ un potpourri di esiti di ricerche sul lavoro femminile, di dati sulle pensioni, di politiche utilizzate e di nuove proposte in circolazione per il lavoro femminile, che in molti punti intercetta anche le questioni del lavoro autonomo e imprenditoriale.

Lavoro autonomo e imprenditoriale

Si evidenzia l’esistenza di discriminazioni di genere legate al credito e vengono citate indagini che evidenzierebbero l’esigenza di servizi di informazione orientamento e formazione per l’imprenditorialità femminile, sulla linea della legge 215/92 (contributi a fondo perduto per progetti imprenditoriali femminili) o della 125/91, utilizzata in alcune regioni per l’avvio alle professioni (esclusivamente ordinistiche). Continua a leggere »


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Assistenza, Donne, Maternità, Pensione »

| 14 maggio 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 2.117 VOLTE | SHORT URL |

Le stranezze dell’INPS oramai non si contano più. L’ultima che segnaliamo è legata al tema della maternità e della contribuzione figurativa. La circolare Circolare INPS n. 64 del 13/05/2010 (.PDF in download) definisce i principi per il calcolo della contribuzione figurativa ai fini pensionistici da accreditare per i periodi di astensione dal lavoro per maternità e paternità e congedi parentali. Leggetela con attenzione epoi vi chiederete, come abbiamo fatto noi: Perchè la pensione deve dipendere anche dal mese in cui nasce un figlio?

Nella premessa alla Circolare si ribadisce infatti

  • l’obbligatorietà dell’astensione dal lavoro per poter accedere all’indennità di maternità anche per le “esercenti attività libero professionale iscritte alla Gestione Separata” (alle professioniste ordiniste, invece, è riconosciuta la possibilità di continuare a lavorare per evitare di perdere contatto coi clienti);
  • che i congedi parentali spettano ”alle sole lavoratrici/lavoratori a progetto e categorie assimilate“, un’ambigua dizione che sappiamo non comprendere le libere professioniste (perchè appunto non si parla di ”esercenti attività libero professionale iscritte alla Gestione Separata”  in generale…).

Come viene calcolata la contribuzione figurativa per i periodi di non lavoro legati alla maternità e (per le collaboratrici) ai congedi parentali?

 ”…il valore dei contributi figurativi dovrà essere calcolato prendendo in esame la retribuzione percepita nello stesso anno solare nel quale è collocato il periodo di astensione o di interdizione dal lavoro da riconoscere al soggetto avente diritto. Qualora nell’anno solare non risulti corrisposta alcuna retribuzione, il valore da accreditare al periodo figurativo sarà calcolato sulle retribuzioni dell’anno solare immediatamente precedente”.

Seguono alcuni calcoli esemplificativi e si scopre che in alcuni casi saranno presi in considerazione i mesi precedenti la gravidanza, in altri i mesi successivi e in altri ancora un po’ antecedenti e un po’ successivi.

Tutto ciò può riflettersi diversamente sui contributi Continua a leggere »


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Appelli e Lettere, Assistenza, Diritti, In evidenza, Pensione, Previdenza »

| 3 maggio 2010 | 5 COMMENTI | LETTO: 5.410 VOLTE | SHORT URL |

Dov’è finita la fantomatica “busta arancione” che l’INPS doveva mandare ai contribuenti?

Il governo cela la verità su pensioni dei cittadini e tutele per i professionisti autonomi! I governi di destra e di sinistra sono d’accordo almeno su una cosa: meglio non eccedere in trasparenza sul Welfare previsto per i lavoratori professionali autonomi e chi rientra nel “sistema contributivo”!!

 

L’anno scorso, il ministro Sacconi ha annunciato in due occasioni che entro il 2010 l’INPS avrebbe mandato a ogni contribuente una “busta arancione” con un estratto conto sullo stato dei suoi pagamenti previdenziali. Sull’esempio della Svezia, ogni italiano avrebbe conosciuto le proiezioni riguardo alla pensione che può aspettarsi a fine carriera. Quest’anno l’INPS ha smentito la promessa: nessuna busta, nessuna informazione.

 

ACTA DENUNCIA L’ENNESIMA AZIONE DI ABBANDONO E DISINTERESSE PER IL LAVORO PROFESSIONALE AUTONOMO. ACTA DENUNCIA QUESTA COPERTURA!

 
Come mai si è preferito non mantenere la promessa? Forse perché è meglio che molti italiani non si rendano conto di quale Welfare li aspetti. Noi una percezione l’abbiamo già, poiché siamo soggetti a un sistema previdenziale fortemente sperequato.

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Appelli e Lettere, Assistenza, Storie personali e testimonianze »

| 14 aprile 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.868 VOLTE | SHORT URL |

Pubblichiamo la lettera scritta all’INPS dal nostro associato Fausto Lazzaro, che dopo aver lavorato come Ditta Individuale è stato dipendente, ma non ha gli stessi diritti di un dipendente puro.

Nella Finanziaria 2010 si parla di sostegno agli ultra cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro, di semplificazioni nei requisiti per l’accesso all’indennità di disoccupazione e di “garantire criteri omogenei di accesso a tutte…”.

Sono un ultra cinquantacinquenne, ho versamenti contributivi per 34 anni circa nella cassa dei lavoratori dipendente e/o autonomi, più 11 anni circa come lavoratore parasubordinato. Ho versato qualcosa anche come agente. Senza dubbio sono un buon contribuente INPS. Attualmente sono disoccupato , non ho diritto ad alcun sussidio di disoccupazione e le nuove norme contenute nella finanziaria mi rendono più difficile la ricerca di lavoro. Nell’attuale situazione non verso contributi e ho paura di non raggiungere i 35 anni di versamenti.

Per questi motivi chiedo un Vs. intervento per variare lo stato delle cose.

A ) Ecco le motivazioni che non mi danno il diritto alla disoccupazione.

  • La “mobilità in deroga” non mi spetta perché negli ultimi due anni non ho lavorato almeno un anno come dipendente (eppure anche come autonomo ho versato anch’io i quattrini).
  • La disoccupazione con “requisiti ridotti” non mi spetta perché nel 2009 ho lavorato tutti i 12 mesi . Se avessi lavorato 9 mesi su 12 e versato meno contributi all’INPS avrei percepito un’indennità. Della serie paghi meno contributi e hai diritto alla disoccupazione.

B ) Ecco perché la nuova Finanziaria mi rende più difficile la ricollocazione nel mondo del lavoro.

Nella Finanziaria 2010 si precisa che saranno fiscalmente agevolati i datori di lavoro che assumono lavoratori percettori di indennità. Io che ho diritto a nessun sussidio sono tagliato fuori.

Il percorso professionale che ha portato a questa situazione:

  • Sino al 1995. Sono stato dipendente nella Olivetti SPA. Poi un’ansia creativa, una voglia di fare, mi ha fatto diventare un imprenditore. Tutti gli ex-colleghi di Olivetti che oggi hanno la mia età sono già in pensione o in mobilità. Probabilmente hanno versato meno contributi di me.
  • Dal 1995 al 2006. Sono stato socio in una srl. Di fatto un imprenditore, da non confondere con Luca Cordero di Montezemolo, De Benedetti , Colaninno o altri del genere. In questi anni pago contributi doppi : alla cassa commercianti e in quella dei parasubordinati. Nel 2006 la società vive con difficoltà esco e, non trovando nessun tipo di lavoro, apro partita IVA
  • Dal 2006 a oggi. Da quando ho partita iva Lavoro a singhiozzo. Accetto contratti con chiunque mi propone collaborazione, qualunque sia la durata.
  • Nel 2009. Ho fatturato sino a febbraio e da marzo in poi nulla. Non essendoci prospettive e non potendo sostenere i costi INPS , quelli del commercialista , ect. etc., decido di sospendere la Partita IVA. Fatto concretizzatosi in luglio. Con grande fortuna trovo un lavoro come dipendente e il 3 agosto vengo assunto con un contratto a tempo determinato fino al 31 dicembre 2009. Dopo tale data scade l’appalto alla ditta che mi assume.
  • L’inizio del 2010 mi vede con la partita iva sospesa, senza speranze di contratti e senza lavoro. Invio una mail all’INPS di Mestre per avere un appuntamento con la speranza di avere il contributo alla disoccupazione e In questa occasione trovo la “divertente” sorpresa descritta al punto A).

Non solo , scopro che la nuova finanziaria mi rende quasi impossibile una nuova assunzione da dipendente. Il motivo è descritto al punto B).

Tutto questo succede perché ho il peccato originale di lavorare o aver lavorato con partita iva. Ho un numero elevato di versamenti contributivi e se fossi un dipendente sarei tutelato e non danneggiato. Oggi, pur essendo un dipendente che ha perso il posto di lavoro non sono considerato come un vero e proprio dipendente e sono addirittura un ultra cinquantenne penalizzato.

Chi nella finanziaria ha pensato di aiutare gli ultra cinquantenni non voleva certo far del male ma non conosce tutti gli aspetti del problema. Come over/50 e per di più con un passato di “autonomi”, abbiamo le nostre difficoltà nell’essere re-inseriti nel mondo del lavoro e non abbiamo bisogno di elucubrazione distorte e complicate.

Colgo l’occasione per ringraziare il dott. Pasquale Graziano direttore della sede INPS di Mestre , per l’accoglienza e l’assistenza fornitami. Umanità, disponibilità e professionalità.

Una solidarietà di altri tempi.

Fausto Lazzaro


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Diritti, Maternità »

| 9 marzo 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.559 VOLTE | SHORT URL |

Siamo sul Corriere della Sera! Nell’articolo di Rita Querzé “Nelle aziende non c’è parità. Pronte a boicottare l’8 marzo” si parla di ACTA.


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Diritti, Maternità »

| 20 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.205 VOLTE | SHORT URL |

In caso di adozione o di affidamento l’INPS corrisponde alle lavoratrici un’indennità economica, sostitutiva della retribuzione,  per un periodo di astensione dal lavoro pari a tre mesi. Per le lavoratrici dipendenti, invece, l’indennità spetta per 5 mesi in caso di adozione e di 3 mesi in caso di affidamento.

Questa anomalia, che ha segnalato ad ACTA una mamma che ha fatto causa all’INPS, è confermata dal sito dell’INPS (informazione comparsa di recente).


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Assistenza, Fisco, Maternità »

| 20 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.143 VOLTE | SHORT URL |

Francesco Colaci dal suo blog segnala che sono stati rivalutati gli assegni per il nucleo familiare, una misura che interessa anche gli iscritti alla Gestione Separata INPS. Si legge:

L’assegno mensile per il nucleo familiare  da corrispondere agli  aventi  diritto  per l’anno 2010, se spettante nella misura intera, è  pari a €129,79; per le domande relative al medesimo anno, il valore dell’indicatore della situazione economica, con riferimento a nuclei familiari composti  da cinque componenti è pari a € 23.362,70  (per  nuclei  familiari  con diversa composizione, il requisito economico è  riparametrato  sulla base della scala di  equivalenza  prevista  dal  decreto  legislativo n.109/98 – rif. comma l, art. 65, legge n. 448/1998).

Per conoscere gli importi mensili per le diverse composizioni del nucleo familiare si può consultare la documenatazione messa a disposizione dal Sole 24 Ore.


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Assistenza, Maternità »

| 20 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 2.031 VOLTE | SHORT URL |

Con l’art. 2 del D.L. 13/03/1988 N° 69, convertito con modificazioni in legge n. 153/1988, con decorrenza dal 1° Gennaio 1988, si istituisce l’assegno per il nucleo familiare (in precedenza esisteva l’assegno familiare,  corrisposto in misura fissa per ogni familiare a carico).

 

CHE COSA E’ L’ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE?

 

L’assegno per il nucleo familiare – come spiega bene Studiamo.it - viene determinato in base alla consistenza numerica e reddituale del nucleo familiare, nonché alla condizione del nucleo familiare (presenza di entrambi i coniugi, assenza di uno dei coniugi, presenza di componenti inabili).

L’importo dell’assegno è fissato sulla base di tabelle rivalutate annualmente, nelle quali sono determinati gli scaglioni di reddito e gli importi. La rivalutazione delle tabelle viene effettuata sulla base della variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati intervenuta nell’anno precedente. La variazione è comunicata dall’ ISTAT e ufficializzata con una circolare emanata dalla Ragioneria generale dello Stato - IGOP. Il reddito da prendere in esame è quello conseguito dal nucleo familiare nell’anno precedente il primo luglio di ogni anno ed è valido per la corresponsione dell’assegno fino al 30 giugno dell’anno successivo.

 

IMPORTI: COME SI DETERMINANO?

 

Due sono, pertanto, gli elementi per determinare l’importo dell’assegno:

  1. Composizione del nucleo familiare;
  2. Importo del reddito del nucleo stesso.

Il sito dell’INPS segnala che i lavoratori parasubordinati hanno una disciplina particolare, per quanto riguarda il pagamento dell’assegno che è corrisposto direttamente dall’Inps. L’assegno spetta nei casi in cui almeno il 70% del reddito complessivo familiare, percepito nell’anno solare precedente il 1° luglio, sia costituito da redditi derivanti da attività di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, da vendita porta a porta e da libera professione.

L’assegno per il nucleo familiare spetta anche al nucleo a composizione reddituale mista che raggiunga il requisito del 70% del reddito complessivo sommando i redditi derivanti da lavoro dipendente con i redditi derivanti da lavoro parasubordinato. Tale requisito si considera realizzato nel caso in cui il reddito derivante dalle due attività (dipendente e parasubordinata) risulta percepito dal solo lavoratore richiedente, anche se il 70% del suo reddito complessivo deriva da lavoro dipendente e quello da attività parasubordinata è uguale a zero.

 

L’assegno è pagato soltanto per i mesi coperti da contribuzione. I contributi sono accreditati a decorrere dal mese di gennaio di ciascun anno e, per tutti i mesi di ciascun anno solare, a condizione che sia stata versata una contribuzione annua non inferiore a quella calcolata sul minimale di reddito stabilito dalla legge.

 

La Domanda per ottenere l’assegno

 

La domanda per ottenere il pagamento dell’assegno deve essere fatta presso la Sede dell’INPS nella cui circoscrizione territoriale risiede il lavoratore. La domanda deve essere presentata a decorrere dal 1° febbraio dell’anno successivo a quello in cui sono stati corrisposti i compensi e dal 1° gennaio 1998 in poi, nei limiti, comunque, della prescrizione quinquennale. Ogni domanda, per poter essere presa in esame, deve contenere tutte le informazioni e la documentazione indispensabile, come previsto dall’articolo 1, comma 783, della legge 296/06.


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Assistenza, Occupazione, Politiche del lavoro »

| 2 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.534 VOLTE | SHORT URL |

Il Corriere della Sera Lombardia di oggi 2 febbraio 2010 torna sulle problematiche dei lavoratori professionali autonomi con un articolo a firma Rita Querzé dal titolo Crisi, in rosso anche i liberi professionisti in cui si evidenzia il pesante impatto della crisi sull’occupazione degli autonomi. Nell’approfondimento del Corsera si leggono dichiarazioni dell’assessore al Lavoro della Regione Lombardia in merito alla volontà di trovare idonee misure di sostegno. Siamo in attesa di valutare l’entità di questo impegno.


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Assistenza, Libri Articoli Approfondimenti »

| 3 gennaio 2010 | 3 COMMENTI | LETTO: 1.337 VOLTE | SHORT URL |

Non si è fatto attendere il commento di ACTA al recente articolo a firma di Giuliano Cazzola pubblicato su Il Foglio dove di parla di “una deprecabile voglia si Stato” in tempo di crisi. Questa è la replica, a firma di Anna Soru, pubblicata sul Blog del Corriere.it - Generazione Pro Pro e citata anche sull’edizione cartacea del Corriere della Sera, nell’articolo ”Terziario, finisce «on line» il duello sul nuovo welfare per il popolo delle partite Iva“:

L’On. Cazzola ha perfettamente ragione nel dire che il semplice possesso di una partita Iva non può essere considerato elemento unificante di posizioni lavorative e professionali molto diverse. Per poter avanzare proposte e definire politiche è necessario distinguere, anche se ci sono alcuni aspetti che rimandano ad un’impostazione universale, non specifica delle diverse categorie.

Al primo posto tra gli “invisibili” (che sono tali perché non li si sa o non li si vuole vedere, ma esiste da anni un’ampia letteratura internazionale e nazionale, cito fra tutti “Il lavoro autonomo di seconda generazione” di Sergio Bologna del 1987) troviamo le professioni non ordinistiche, che continuano a restare oscurate: a) dalla denominazione “partite Iva”, b) dalle professioni ordinistiche, c) da coloro che di fatto svolgono un’attività subordinata, ma sono forzati all’apertura della partita iva dall’impresa committente, che in questo modo risparmia sui contributi (a carico del lavoratore) e soprattutto può uscire dai vincoli della contrattazione collettiva ed erogare retribuzioni sotto il livello di sopravvivenza.

Le non ordinistiche sono professioni che, come quelle ordinistiche, richiedono un assetto di saperi e abilità, ma sono caratterizzate, oltre che dall’assenza di ordini che ne difendano gli interessi, dalla mancanza di un’identità professionale chiara e riconoscibile anche all’esterno e, in genere, da maggiore instabilità delle conoscenze , soggette a processi di rapida obsolescenza.

Rispetto a queste categorie, fatte rientrare obbligatoriamente nella famigerata Gestione Separata dell’INPS, vige un sistema fiscale- contributivo ibrido e vistosamente iniquo, con costi scandinavi (tra previdenza e imposte versiamo allo Stato più dei dipendenti), ma con prestazioni di welfare scarse o nulle: nessun sussidio di disoccupazione (riconosciuto anche nel liberista Regno Unito), pensione misera, scarsa copertura della malattia (solo se ospedalizzata è prevista un’indennità ed è irrisoria), nessun congedo parentale, incertezza persino della copertura in gravidanza (garantita solo se c’è un pregresso contributivo). Non chiediamo “assistenzialismo”, ma assistenza da parte del legislatore per motivi di equità e di giustizia.

Quali le nostre richieste dunque? La garanzia, coperta dalla fiscalità generale, dei diritti fondamentali (maternità , indennità di disoccupazione ) per noi come per tutti i cittadini e un’armonizzazione del sistema previdenziale, seguendo quanto già previsto da Marco Biagi, che scriveva: “[...] la regolamentazione del lavoro atipico impone di riscrivere (almeno in parte) anche le tutele tradizionali del lavoro subordinato e di procedere ad un corrispondente riassetto normativo delle prestazioni previdenziali, delineando uno zoccolo previdenziale comune per i lavoratori autonomi e per i lavoratori subordinati che, nel garantire un gettito contributivo di base per tutti i rapporti di lavoro, contribuisca a sdrammatizzare il problema qualificatorio delle singole fattispecie anche per gli istituti previdenziali. [..]”

E’ in questa direzione, d’altra parte, che sembra andare proprio il disegno di Legge proposto da Giuliano Cazzola come primo firmatario. Un disegno di legge che speriamo sia il primo passo per un nuovo diritto del lavoro, che sia inclusivo degli “invisibili”, che guardi a una definizione di un nuovo Statuto dei Lavori che del Codice Civile comprenda non soltanto la parte relativa al Lavoro dipendente, ma anche all’altra, dimenticata da tutti, quella dedicata al Lavoro autonomo.

Infine chiediamo che si intervenga per impedire gli attuali abusi, il ricorso alla partita IVA come escamotage sociale e lavorativo. Questo sminuisce e umilia la realtà del lavoro professionale autonomo, che per sua stessa ammissione trova nella libertà di esercizio e nell’indipendenza le radici del proprio modo di vivere la progettualità di vita e di lavoro. Autonomia non significa “salvataggio dal sommerso”, ma ha una valenza positiva ed esaltante, produce valore nei contesti dove è richiesta professionalità, creatività, libertà e coraggio. Valori che andrebbero incoraggiati e sostenuti perché possono dare un contributo determinante al superamento delle attuali difficoltà del Paese .

Tratto da “IL DIBATTITO: Cazzola-Soru, botta e risposta su voglia di stato e nuovo welfare“.


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