Articoli pubblicati nella categoria "Malattia"
Malattia »
Con la Circolare numero 59 del 27-04-2012 l’INPS comunica gli aggiornamenti delle indennità di malattia per collaboratori e professionisti iscritti alla gestione separata. L’adeguamento determina una maggiorazione del 2,7%, in termini assoluti ciò significa +28 centesimi per l’indennità giornaliera più bassa (malattia domiciliare per chi ha versato solo 3-4 mesi di contributi nei dodici mesi precedenti) e ben 1 euro e 11 centesimi per l’indennità più alta (indennità ospedaliera per chi ha versato con continuità i contributi). Per maggiori dettagli vai alla sezione Malattia di Domande e Risposte
Autore: ACTA
Malattia, Maternità »
Un messaggio INPS (N° 2343 del 7 marzo 2012, introvabile sul sito dell’INPS, ma citato da tutta la stampa) rende noto che, in accordo con quanto definito nel Decreto Salva Italia (articolo 24 comma 26 DL 201/2011), a partire dal 1 gennaio 2012 è riconosciuto il diritto alla malattia domiciliare e ai congedi parentali anche ai professionisti iscritti alla Gestione Separata, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria (e che quindi versano anche la maggiorazione INPS dello 0,72 %) .
Le nuove disposizioni permettono di sanare una grave iniquità: pagavamo gli stessi contributi dei collaboratori a progetto, ma eravamo esclusi da una parte delle prestazioni. Un passo avanti importante, ma siamo ancora ben lontani da un sistema di tutele adeguato .
Cosa succede con le nuove norme?
Autore: ACTA
Malattia »
Con la fissazione del massimale per i versamenti dei contributi INPS (93.622,00 nel 2011),sono definiti anche gli aggiornamenti dei contributi per la malattia ospedalizzata (la malattia domiciliare è un diritto solo per i collaboratori, non per i professionisti).
Per il 2011 essi sono:
• 20,52 euro se nei dodici mesi precedenti sono stati versati 3-4 mesi di contributi
• 30,78 euro se nei dodici mesi precedenti sono stati versati 5-8 mesi di contributi
• 41,04 euro se nei dodici mesi precedenti sono stati versati 9-12 mesi di contributi
Ricordiamo che hanno diritto all’indennità solo i professionisti che hanno un reddito non superiore a 65.535 euro (per maggiori informazioni vai alle Domande e Risposte sulla Malattia).
L’ennesima conferma che il contributo alla gestione separata non ha una funzione assicurativa , ma è principalmente una tassa ed è una tassa regressiva , proporzionale sino a 93.622,00, ma non dovuta per il reddito eccedente.
Autore: ACTA
Malattia, Maternità, Pensione »
L’articolo di Enrico Marro sul Corriere della Sera del 13 dicembre dal titolo “I conti segreti dell’INPS. Così caleranno le pensioni” ci svela l’esistenza di importanti dossier INPS sinora tenuti segreti.
Le stime sul tasso di copertura della pensione degli iscritti alla Gestione Separata sono le più sconfortanti, parlano di un rapporto pensione/reddito che non raggiunge il 15%. Come sottolinea Marro, si tratta di proiezioni che considerano anche coloro che svolgono un’attività di collaborazione o di Partita IVA aggiuntiva rispetto ad altre forme di reddito o che sono collaboratori solo per pochi anni e pertanto sottostimano la copertura media di chi avrà solo la pensione della Gestione Separata. Tuttavia sono stime non sono molto distanti dalla realtà che si prospetta per molti professionisti vicini all’età del ritiro dal lavoro, che, a differenza dei coetanei dipendenti, artigiani, commercianti, professionisti con ordini, non hanno potuto contare su “misure transitorie” che consentissero un adeguamento non traumatico all’avvio del sistema contributivo.
Niente di realmente nuovo o inatteso, ma è importante che documenti ufficiali ribadiscano che il sistema pensionistico non è socialmente sostenibile.
La lettura del documento sulla Gestione Separata (.PDF in download) permette altre considerazioni, forse meno scontate.
Autore: Anna Soru
Assistenza, Malattia »
Nelle forme di assitenza occorre distinguere:
- MALATTIA OSPEDALIZZATA - E’ prevista un’indennità per tutti gli iscritti alla Gestione Separata, incluse le Partite IVA.
- MALATTIA DOMICILIARE – L’indennità è prevista soltanto per i collaboratori, non anche per le Partite IVA, nonostante dal 2007 siano anche esse tenute a effettuare il versamento aggiuntivo dello o,22%, introdotto a questo scopo.
- INFORTUNIO – Solo per i parasubordinati è previsto il pagamento e la copertura da parte dell’INAIL. Le Partite IVA non hanno copertura obbligatoria.
Condizioni per l’accesso all’indennità:
- essere in possesso di un reddito non superiore al 70% del massimale su cui si versano i contributi all’INPS (se il vostro reddito supera il 70% del massimale NON avete diritto ad alcuna indennità, benché siate tenuti a pagare lo 0,72% del reddito a tale scopo)
- non essere titolare di pensione, non essere iscritto ad altre forme previdenziali obbligatorie e se sono state versate almeno 3 mensilità di contribuzione nei 12 mesi precedenti l’evento;
- essere affetto da una malattia che comporta un ricovero ospedaliero presso strutture pubbliche o private che sono accreditate al Servizio sanitario nazionale oppure presso strutture estere ospedaliere autorizzate o riconosciute dal Servizio sanitario nazionale.
Autore: ACTA
Assistenza, Diritti, Malattia »
Attualmente, con la legislazione in corso, le principali aree critiche del Diritto che tutela i lavoratori professionali autonomi nel periodo di malattia o infortunio sono legate al fatto che:
- la copertura riguardi per le Partite IVA soltanto la malattia ospedalizzata, non quella domiciliare, sebbene i contributi siano stati aumentati dello 0,22% proprio per coprire anche la malattia domiciliare;
- dalla copertura ospedalizzata sono esclusi tutti coloro che (collaboratori e partite IVA) hanno un reddito superiore al 70% del massimale su cui si versano i contributi all’INPS, pur essendo tenuti al pagamento dei contributi;
- la copertura prevista (limitatamente a chi ne ha diritto) è comunque irrisoria.
Autore: ACTA
Malattia, Storie personali e testimonianze »
Samanta Boni, del Consiglio Direttivo di ACTA, racconta una storia personale di infortunio tra i meandri della burocrazia (passando da sindacati e sportelli INPS) e la difficoltà di chi lavora da solo e senza protezioni sociali.
Scarica il Racconto di Samanta Boni (.PDF).
Autore: ACTA
Malattia, Storie personali e testimonianze »
Pubblichiamo la testimonianza di una giovane donna autonoma che evidenzia le voragini di un Welfare State costruito esclusivamente per i lavoratori dipendenti.
Nell’agosto del 2004, all’età di 34 anni, ho avuto la conferma della patologia di cui ero affetta.
Ero titolare di un’impresa artigiana che si occupava di restauri, lavorando anche sui cantieri, non avevo dipendenti, quello che guadagnavo mi rendeva indipendente, lavoravo versando regolarmente i contributi dal 1989. Ho iniziato una terapia, la patologia stessa non mi consentiva più di svolgere al 100% il mio lavoro, ho ottenuto nell’ottobre del 2004 la certificazione di “Diagnosi di malattia rara” ai fini del riconoscimento del diritto di esenzione da parte del Policlinico. Mi sono subito resa conto che non avrei potuto più svolgere al meglio il mio lavoro, così mi sono recata presso un Patronato, e loro mi hanno consigliato di inoltrare all’INPS una domanda di inabilità parziale, che mi consentiva di ricevere un minimo contributo mensile, credo fosse di 300 euro.
Contemporaneamente ho fatto richiesta nell’agosto del 2005 di accertamento dello stato di invalidità civile. La mia richiesta di inabilità è stata rigettata a Gennaio del 2006, poiché in base alla visita a cui ero stata sottoposta da parte dell’INPS, eseguita da un medico legale dello stesso ente, la mia inabilità non era superiore al 66%. Nel febbraio del 2006, invece sono stata convocata per l’accertamento dell’invalidità , ed in aprile mi hanno dichiarata invalida con una riduzione permanente della capacità lavorativa pari al 65%.
Leggendo questi dati, vi dovreste rendere conto che sono trascorsi due anni, durante i quali io ho continuato a lavorare nonostante la mia patologia, ho pagato il 100% dei contributi INPS ed INAIL, non ho potuto godere di nessun beneficio contributivo, fiscale, o di malattia. Ho dovuto anche trascurare le terapie, non ho potuto sottopormi a tutti gli esami necessari, perché questo mi portava via del tempo, ed un lavoratore autonomo viene messo nelle condizioni di non potersi neppure curare, tutto perché non gli viene riconosciuto l’indennizzo per malattia. Infatti l’INPS non riconosce la malattia che non sia professionale e l’INAIL indennizza solo l’infortunio, ma se io fossi stata un lavoratore dipendente solo allora avrei visti riconosciuti i miei diritti di persona malata.
Il lavoratore autonomo non si deve ammalare, non è previsto.
Nel 2007 ho cessato la mia ditta, me lo ha consigliato proprio un dipendente Dell’INPS, mi ha detto “si iscriva nelle liste speciali”. Così adesso mi trovo in coda, davanti a me ci sono 17194 iscritti nel privato e 12863 nel pubblico, possibilità di occupazioni nulle. Nel 2007 ho richiesto un prestito, nel contratto che ho sottoscritto, sono stata “invitata” a sottoscrivere una polizza assicurativa, nella quale ho firmato di “non essere stata dichiarata invalida civile, con una invalidità superiore al 45%”, infatti gli invalidi la compagnia non li assicura, se non firmavo non avrei avuto il prestito.
Ho richiesto informazioni in banca per un mutuo, e mi hanno sottoposto la stessa procedura assicurativa! Quindi l’INPS non riconosce l’indennizzo per malattia, ma se io volessi oggi stipulare una polizza assicurativa privata non troverei nessuna compagnia che mi assicuri, sono un soggetto “a rischio”.
Oggi penso di non avere alcuna tutela, se la mia non fosse stata dichiarata malattia rara, avrei dovuto pagare tutte le cure, terapie e visite. Non ho avuto diritto ad avere una riduzione in percentuale alla mia capacità lavorativa del versamento dei contributi, come invece avviene per i lavoratori dipendenti, l’essere un’invalida non mi ha visto riconosciuti alcun diritto.
Non percepisco la pensione, poiché viene riconosciuta solo con una percentuale del 74%, con un indennità pari a 250,00 euro mensili, una vera miseria. Vorrei sapere a cosa mi è servito vedere accertata la mia riduzione della capacità lavorativa, se tutto questo mi comporta soltanto problemi, i vantaggi dove sono, i diritti di una persona malata quali sono?
Vi ringrazio per lo spazio che mi avete dedicato, vi prego di mantenere anonima questa mia dichiarazione.
Autore: ACTA












