Acta l'associazione dei freelance

#PropostaDecente

#PropostaDecente: Acta per l’equità contributiva

C’è un’indecenza insopportabile in questa Italia che sta invecchiando più velocemente dell’Europa e non sa più come crescere: il welfare familiare. Un sistema che è entrato nel nostro quotidiano, strisciando in questa crisi.

Noi freelance, le barchette più fragili in questa tempesta, che possiamo fare? Una cosa già la facciamo: viviamo con più crudezza queste regole del gioco nella nostra vita quotidiana. Siamo quindi le spie più sensibili della crisi. Ma un’altra cosa forse è venuto il momento di farla: parlare a tutti, partendo dalla nostra condizione, che anticipa quella che sarà la prospettiva di tutti.

Ecco perché vogliamo alzare la voce per uscire da questa situazione indecente. Ecco perché lanciamo la nostra #PropostaDecente per uscire dal welfare familiare ed entrare in una nuova prospettiva collettiva e di sviluppo che segni un nuovo welfare solidale.

1. Equa contribuzione

In base alla legge 92/2012, l’aliquota pensionistica degli iscritti alla Gestione separata è destinata ad aumentata sino ad arrivare al 33%.E’ una norma nata per equiparare la nostra contribuzione pensionistica a quella dei dipendenti, nominalmente al 33%. Come abbiamo ampiamente documentato, a parità di costo del lavoro, siamo soggetti ad una pressione previdenziale che supera anche quella dei lavoratori dipendenti, ed è un costo che grava interamente su di noi. Non è quindi giustificato né sostenibile alcun nuovo aumento e devono essere ripensati i termini della contribuzione.

Chiediamo:

  • La sospensione immediata di questo aumento;
  • l’avvio di un processo di equiparazione della nostra contribuzione a quella di tutti gli altri lavoratori autonomi, prendendo come riferimento l’obiettivo del 24% fissato dalla riforma delle pensioni del 2011 per artigiani e commercianti (che al momento versano rispettivamente il 22,65 e il 22,74%)

2. Tutela della malattia

Molto più carente, per gli iscritti alla Gestione Separata, è la copertura della malattia, che riteniamo irrinunciabile con riferimento agli eventi più gravi e ostativi dell’attività lavorativa.

Con riferimento a malattie gravi e di lunga durata chiediamo:

  • l’ampliamento del periodo di tutela per la malattia domiciliare (oltre gli attuali 61 gg);
  • la ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito (80% del reddito per la malattia ospedalizzata e 30% per quella domiciliare), usando come parametro il reddito percepito prima della malattia;
  • l’equiparazione della degenza ospedaliera a quella ospedalizzata quando si è sottoposti a terapie invasive (es. chemioterapia);
  • la copertura di tali periodi con i versamenti di contributi pensionistici figurativi;
  • la possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa, così come l'esclusione dagli studi di settore.

La misura deve essere coperta con l’aliquota dello 0,72% , attualmente utilizzata per meno della metà per garantire prestazioni assistenziali agli iscritti alla gestione separata.

3. Equa pensione per tutti

La riforma della previdenza italiana verso il sistema contributivo, introdotta dalla Legge 335/1995, ha cambiato drasticamente le prospettive pensionistiche: moltissimi non arriveranno a percepire una pensione decente, adeguata a garantire la sopravvivenza in vecchiaia. I primi ad avere avuto consapevolezza della misura di questo cambiamento (anche in assenza della busta arancione) sono le lavoratrici e i lavoratori autonomi e i parasubordinati, perché sono stati i primi ad essere stati catapultati nel sistema contributivo puro.

il tema pensione continua ad essere all’ordine del giorno, sia per la politica, sia nel dibattito pubblico. Purtroppo l’attenzione è tutta concentrata su temi che interessano i pensionati e pensionandi retributivi: gli esodati, la flessibilizzazione del’età di pensionamento, la rivalutazione, in seguito alla sentenza della consulta, delle pensioni che erano state bloccate (le pensioni superiori a 1.500 euro lordi).

Della povertà e delle penalizzazioni del sistema contributivo si parla sporadicamente e comunque rinviandone, senza una precisa scadenza, non solo la soluzione, ma anche la discussione.

E’ invece urgente intervenire subito per evitare l’esplosione di una bomba sociale, quando arriveranno le prime consistenti coorti di pensionati contributivi puri.

Gli obiettivi della nostra proposta sono il superamento di alcune gravi carenze del sistema contributivo, ed in particolare:

1)     garantire a tutti i lavoratori, con un’adeguata storia contributiva, anche intermittente e frammentata tra diverse gestioni, il raggiungimento di una pensione minima. Si ricorda a questo proposito che la riforma pensionistica ha eliminato l’integrazione al minimo;

2)     intervenire con meccanismi solidaristici a favore di chi ha sperimentato percorsi lavorativi non continuativi, a causa di difficoltà occupazionali o personali. Il sistema contributivo ha infatti eliminato ogni solidarietà intragenerazionale proprio quando sarebbe più necessaria a causa della sempre maggiore instabilità lavorativa e della crescita di forme lavorative non adeguatamente coperte da un sistema di welfare ancorato al lavoro dipendente;

3)     incentivare l’investimento pensionistico, attualmente molto poco conveniente: in molti fuggono con modalità lecite e non lecite, con effetti negativi sul bilancio INPS e con prevedibili ripercussioni sulla situazione dei futuri pensionati;

4)     incentivare anche il secondo pilastro previdenziale, che, come previsto dalla riforma, sarà necessario per compensare la caduta del reddito che si presenterà al momento di andare in pensione.

Proponiamo di intervenire su tre direzioni:

a)     Revisione delle modalità di rivalutazione del montante pensionistico, in modo da renderlo effettivamente premiante.

a)     Sulla scia di quanto operato da altri paesi, come ad esempio la Svezia, chiediamoche sia prevista una pensione minima (equiparata all’assegno sociale), riconosciuta a tutti coloro che raggiungono un numero minimo di anni di versamenti (dieci o quindici). A questo assegno minimo, uguale per tutti, si dovrà aggiungere una parte variabile, calcolata con il metodo contributivo, e dunque proporzionale agli importi versati (tale pensione minima dovrà essere coperta con la fiscalità generale, in un quadro di riforma che scorpori le prestazioni pensionistiche pure da quelle di sostegno al reddito, oggi in larga parte finanziate con la contribuzione all’INPS.).

b)     maggiore incentivazione della previdenza complementare.

 

Per tutti i cittadini lavoratori

E’ una proposta che alla politica degli struzzi non piacerà: non porta facili consensi. Ma pensiamo e speriamo che i cittadini italiani capiranno. Diciamo cittadini perché la nostra idea è di andare oltre la frammentazione che oggi impera, fra lavoratori, dipendenti, indipendenti, pensionati, esodati e mille altre microcategorie. La nostra idea è che ogni cittadino abbia pari doveri nei confronti di uno Stato che però a tutti conceda pari cittadinanza di diritti.