Libri Articoli Approfondimenti, Occupazione »
Stamattina sulla metropolitana, sfogliando Affari e Finanza, l’inserto del lunedì del Corriere della Sera, sono
stata attratta da due articoli sul tema social media, di cui sono un’utilizzatrice primitiva e un po’ diffidente.
Il primo articolo, a firma Maria Teresa Cometto, dal titolo “I social media? Paghino”, riporta le critiche emerse recentemente rispetto ad una versione utopica del web. Tra le altre, quelle dello scienziato Jaron Lanier, uno dei profeti dell’era digitale, che nel libro “Who owns the future?” rivede molte delle sue precedenti convinzioni . Come riporta l’articolo, egli sostiene che
noi diamo gratis il nostro cervello a Twitter, Facebook, Instagram, Google, loro ci fanno i profitti
L’autore denuncia la cultura del non pagamento, il fatto che solo pochissimi di color che creano i contenuti arrivano a ricchezza e successo, la maggior parte regala la sua creatività a vantaggio di qualcun altro che ci lucra.
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Autore: Anna Soru
Occupazione »
Le statistiche registrano un boom di fallimenti, che si accompagna al boom di disoccupati, i sindacati richiamano l’attenzione sull’emergenza cassa integrazione, in aggiunta all’emergenza esodati.
E i freelance? C’è un grande affanno per cercare clienti (ma acquisire nuove commesse è sempre più difficile e complicato!) o per cambiare target o anche per reinventarsi completamente un lavoro, ma tutto ciò non emerge dalle statistiche.
La disoccupazione di un freelance non fa rumore, non è accompagnata da un evento traumatico come il licenziamento o il fallimento, avviene alla fine di un processo di riduzione dei clienti e delle commesse, spesso associato ad uno stillicidio di contrazioni di budget e di rinvii. In qualche caso la partita iva viene tenuta in vita artificialmente, attaccata all’illusione di qualche promessa di incarico che consenta il risveglio dal coma, quando infine si arriva alla chiusura, essa assume la forma di una morte voluta, di un’eutanasia. Perché finalmente si è liberati dall’incubo di scadenze non più onorabili (come faccio a pagare l’anticipo sui contributi, se non riesco a fatturare?) . Ma il presente è tutto da inventare, senza CIGO, CIGS, GIG in deroga, ASPI…e anche chi è in età di quasi pensione non può essere contabilizzato come esodato…
Autore: Anna Soru
Libri Articoli Approfondimenti »
L’outsourcing (esternalizzazione dei servizi) è un fenomeno che ha origine negli anni ’70, con la crisi il modello fordista, fondato sulla produzione in serie di beni di consumo di massa e di beni di investimento. Per reagire alla saturazione dei mercati e alle crisi petrolifere, le imprese si sono progressivamente concentrate sulle attività centrali, appaltando all’esterno molte funzioni secondarie. In questo modo si sono trasformate in strutture più snelle e flessibili, con limitati costi fissi. La grande fabbrica è stata sostituita da tante piccole imprese, molte delle quali nel terziario, con i principali asset nella conoscenza e nella creatività.
Questa tendenza è continuata, ma si è nel tempo trasformata e la crisi attuale ne ha definitivamente cambiato il carattere. Mentre i processi di outsourcing del secolo sorso hanno favorito lo sviluppo di attività cognitive e creative specializzate, quelli attuali rischiano di distruggere molte professionalità. Non si tratta più di concentrarsi nel core business e di cercare di volta in volta l’eccellenza delle competenze specialistiche. Il processo di frantumazione è più radicale, prevede la sostituzione di collaboratori interni con collaboratori esterni anche per funzioni chiave, nell’obiettivo principale, se non esclusivo, di risparmiare sui costi e spostare i rischi all’esterno.
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Autore: Anna Soru
Libri Articoli Approfondimenti, Reddito »
Non c’è verso: o siamo finte partite iva, o siamo “upper class”.
Le ricerche e le analisi dovrebbero servire a capire ciò che accade, non ad interpretazioni fantasiose o peggio essere forzati a dare sostanza a pregiudizi.
Due esempi recenti che ci riguardano, il primo relativo alla crescita delle partite IVA e il secondo alla dinamica dei redditi.
Boom di finte partite iva?
Nel 2012 sono state aperte 549.015 partite iva, con un aumento del 2,6% rispetto al 2011 (+14.088). La crescita è stata trainata dai giovani fino a 35 anni, a cui si deve l’apertura di 211.581 aperture, + 23.921 rispetto al 2011, corrispondenti ad un +12,7% (dati MEF, Ministero Economia e Finanza).
In molti hanno interpretato queste dinamiche come effetto di una crescita delle finte partite iva. Secondo Bertolussi della CGIA di Mestre:
L’aumento del numero delle partite Iva in capo ai giovani lascia presagire, nonostante le misure restrittive introdotte dalla riforma del ministro Fornero, che questi nuovi autonomi stiano lavorando prevalentemente per un solo committente. Visto che questo boom di nuove iscrizioni ha interessato in particolar modo gli agenti di commercio/intermediari presenti nel settore del commercio all’ingrosso, le libere professioni e l’edilizia riteniamo che la nostra chiave di lettura non si discosti moltissimo dalla realtà.
Dice invece Ilaria Lani, responsabile per le Politiche giovanili della Cgil:
Il motivo per cui abbiamo ragione di ritenere che una parte consistente delle partite Iva sia falsa è proprio il fatto che i dati degli ultimi anni dimostrano che hanno un solo committente e in forma continuativa, e questo tradisce la possibilità di un abuso.
E infine leggiamo che secondo i Freelance Italiani, sulla base di dati ISFOL, le nuove finte partite IVA sarebbero 400.000!
In realtà i dati MEF non ci dicono nulla sul fatto che si tratti di finte o vere partite IVA.
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Autore: Anna Soru
Campagne Acta, Rappresentanza »
La situazione in cui ci troviamo è frutto di una misto di stereotipi e opportunismo paternalista, alimentati da una condizione di vera e propria ignoranza delle condizioni che caratterizzano il nostro lavoro.
Abbiamo deciso di lanciare l’iniziativa di intervistare i candidati alle elezioni politiche perché sappiamo che questo è uno dei pochi momenti in cui è possibile ottenere la loro attenzione. Con questa campagna abbiamo voluto sensibilizzare i candidati dei diversi schieramenti politici, più che raccogliere le loro promesse elettorali.
Abbiamo perciò invitato alcuni candidati – scelti tra coloro che si occupano di lavoro, welfare e fisco- ad esprimersi sulle nostre proposte. In questo modo li abbiamo costretti a leggere le nostre domande, in qualche caso abbiamo ottenuto che leggessero anche le nostre proposte. E questo è già di per sé un risultato!
Abbiamo raccolto le interviste a otto candidati, tre del PD (Stefano Fassina, Fausto Raciti, Valeria Fedeli), due della Lista Monti (Pietro Ichino e Giuliano Cazzola), una del PDL (Daniele Capezzone), una di SEL (Titti di Salvo), uno di Fare per fermare il declino (Patrizio Tumietto).
In generale le risposte di Fassina e Raciti sono molto somiglianti, entrambi fanno riferimento a proposte di legge presentate dal PD, in particolare allo statuto del lavoro autonomo e per quanto concerne la pensione al protocollo del welfare (anche se non è citato). Piuttosto diverse le risposte della terza candidata PD, Valeria Fedeli, spesso contraria alle nostre proposte.
Ichino e Cazzola danno risposte simili per le questioni trattate dall’agenda Monti, sugli altri temi fanno riferimento alle diverse esperienze parlamentari precedenti.
Daniele Capezzone si dichiara favorevole a tutte le nostre proposte, ma le risposte non sono mai supportate da precedenti interventi legislativi o da riferimenti al programma del PDL.
Titti Di Salvo di SEL appare consapevole di confrontarsi con un mondo che non conosce molto bene, su alcune questioni è molto cauta e si dichiara non sfavorevole, oppure non le rifiuta ma suggerisce che sarebbe meglio un’altra soluzione. Molto netta la sua presa di posizione a favore dell’aumento dei contributi.
E infine Patrizio Tumietto appare sensibile alle questioni fiscali e al tema compensi, poco informato sui problemi del welfare.
Ma vediamo come hanno risposto, punto per punto.
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Autore: Anna Soru
Maternità »
Il gruppo Maternità&Paternità, di cui faccio parte, ha elaborato sei proposte per il sostegno della genitorialità.
Sono misure pensate per favorire madri e padri, superando la tradizionale divisione dei ruoli, in un mercato del lavoro in cui convivono lavoratori dipendenti, parasubordinati e autonomi. Le proposte mirano a rimuovere l’ostilità delle aziende alla maternità (ed al lavoro femminile) e ai padri che decidono di usare i congedi, a favorire la conciliazione dei tempi per il lavoro con quelli per la cura, a tutelare la maternità, anche quando non ci sono le condizioni per ricevere un’indennità legata al lavoro, a riequilibrare la pensione di chi ha dedicato tempo ed energia alla cura della figli, a permettere ai genitori di accedere agli asili nido e/o di seguire più a lungo direttamente i propri figli, senza essere costretti ad abbandonare il lavoro.
Le sei proposte, leggibili nel blog di Maternità&Paternità, sono:
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Autore: Anna Soru
Diritti, Malattia, Maternità »
A distanza di quasi un anno dal decreto salva Italia non sono ancora applicate le procedure per consentire ai professionisti iscritti alla gestione separata di accedere all’indennità di malattia domiciliare e ai congedi parentali.
Soci Acta che i sono rivolti all’inps sia per l’indennità di malattia (Andrea che è rimasto bloccato un mese per il suo menisco) sia per i congedi parentali (Samanta, con due bimbi, di cui uno nato alla fine del 2011) hanno potuto verificare che il sistema non è ancora aggiornato e non contempla la possibilità di erogare tali indennità alla nostra categoria.
Ricordiamo che il decreto Decreto Salva Italia (DL 201/2011),con l’articolo 24 comma 26, ha riconosciuto il diritto alla malattia domiciliare e ai congedi parentali anche ai professionisti iscritti alla Gestione Separata. Un diritto che prima era riconosciuto solo ai lavoratori a progetto e categorie assimilate (ad esempio assegnatari di ricerca) e non ai professionisti che pure erano tenuti a versare gli stessi contributi.
Un messaggio INPS (N° 2343 4143 del 7 marzo 2012, introvabile sul sito dell’INPS, ma che é stato citato da tutta la stampa) aveva reso noto che, in accordo con quanto definito nel Decreto Salva Italia, a partire dal 1 gennaio 2012 il diritto alla malattia domiciliare e ai congedi parentali sarebbe stato esteso ai professionisti iscritti alla Gestione Separata (a coloro che versano la maggiorazione INPS dello 0,72 %, con esclusione dunque dei titolari di pensione e degli iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria ) .
Ma l’INPS non si é ancora adeguato.
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Autore: Anna Soru
IRAP »
Nel disegno di legge delega per la riforma fiscale viene chiesta la ridefinizione dei criteri che comportano l’assoggettamento all’IRAP di professionisti e piccoli imprenditori. Il testo è stato approvato dalla commissione Finanze della Camera il 5 ottobre e ora é all’esame del Senato.
Nel capitolo del DDL delega fiscale la tassazione dei redditi d’impresa si legge infatti:
il governo è stato altresì delegato a chiarire la definizione di “autonoma organizzazione” ai fini IRAP per professionisti e piccoli imprenditori (articolo 4, comma 2).
Una mossa che potrebbe chiarire finalmente chi deve pagare l’imposta e chi invece é esente.
Attualmente l’IRAP non è dovuta se non si è ha una autonoma organizzazione, ovvero:
- Non si hanno dipendenti o collaboratori stabili
- nello svolgimento dell’attività non si utilizzano beni strumentali oltre il minimo necessario.
Ma qual è questo minimo necessario? A questo dubbio è collegato un ampio e crescente contenzioso che da tanto tempo avrebbe dovuto spingere ad un chiarimento.
Se questo non è avvenuto è perchè il tema è piuttosto delicato. L’Irap rappresenta una voce d’entrata rilevantissima , circa 30-35 miliardi annui che finanziano gran parte della spesa sanitaria nazionale e rinunciarvi è impossibile, a maggior ragione nella situazione attuale. Ma è possibile intervenire per esentare i piccoli imprenditori e professionisti, il cui numero si sta comunque assottigliando, a colpi di ricorso che riducono la convenienza dello Stato a mantenere l’incertezza.
Autore: Anna Soru
Leggi e Norme, Primo Piano, Rappresentanza »
Al termine della nostra audizione in Commissione lavoro alla Camera ci aveva promesso un incontro, una volta che la riforma sul lavoro fosse diventata legge. E ha mantenuto l’impegno. Stamattina con Adele Oliveri siamo state ricevute dal Vice Ministro Michel Martone nel suo ufficio al Ministero del Lavoro.
È stato un incontro interlocutorio, in cui abbiamo presentato l’associazione e manifestato tutta la nostra frustrazione per le norme sempre più penalizzanti con cui sono inquadrati i lavoratori autonomi con partita IVA non iscritti ad albi o ordini professionali. Abbiamo osservato che cambiano i governi, si abbandona la concertazione da cui comunque eravamo esclusi, ma la situazione non migliora. Tutt’altro! Ne è la prova la nuova legge sul lavoro, che introduce un incremento dei contributi previdenziali per gli iscritti alla Gestione Separata dell’INPS non giustificabile in alcun modo, se non con la solita necessità di fare cassa nel breve periodo. L’innalzamento dei contributi, peraltro, non fa che caricare lo Stato di ulteriori debiti, visto che agli aumenti dei contributi dovranno corrispondere maggiori pensioni future (abbiamo qui citato le efficaci argomentazioni di Silvestro De Falco riportate in un post sul nostro sito).
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Autore: Anna Soru
Diritti, Eventi, In evidenza, Leggi e Norme, Primo Piano, Rappresentanza »
Finalmente ci siamo riusciti. Ci sono voluti 8 anni ma infine siamo stati auditi da una commissione parlamentare incaricata di discutere un provvedimento che ci riguarda.
In una Roma incandescente, dopo un salasso in un bar delle vicinanze (due spremute 14 euro!!) ieri 18 giugno siamo arrivate a Palazzo Montecitorio un po’ prima dell’orario fissato, le 18. Ci stavano aspettando perché la commissione era in anticipo con i lavori.
In rappresentanza di Acta, oltre a me, era presente Adele Oliveri.
L’aula della commissione non era certo affollata, diciamo pure che era un po’ vuota. D’altra parte era lunedì e per di più in serata era prevista la partita della nazionale!
Tra i presenti il Presidente Silvano Moffa, uno dei due relatori, Giuliano Cazzola, e una decina di altri parlamentari, tra cui successivamente si sono presentati Simone Baldelli e Nedo Poli.
Abbiamo chiesto se era possibile avere una copia stenografata, ma non era prevista, dal momento che si trattava di una audizione informale (vuol dire di serie B?). Ci è stato riferito che però avremmo potuto registrare l’audizione. Se lo avessimo saputo avremmo potuto attrezzarci. Terremo presente per la prossima volta.
Autore: Anna Soru












