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Appelli e Lettere, In evidenza, Leggi e Norme, Previdenza, Primo Piano »

| 12 maggio 2012 | 14 COMMENTI | LETTO: 711 VOLTE | SHORT URL |

Caro Ministro,

durante l’incontro organizzato ieri dal Corriere della Sera, ci ha spiegato che il motivo per cui si è deciso di aumentare i contributi é quello di assicurarci una pensione più elevata.

Perché solo a noi? Perché questa preoccupazione non riguarda tutti gli altri autonomi che versano molto di meno , ovvero il 14-16% se professionisti, il 21% se artigiani o commercianti? O anche i dipendenti, che versano meno, se utilizziamo la stessa base di riferimento: sia esso il costo del lavoro (25,6% contro il nostro 27%), l’imponibile irpef (36,3% contro 37,4%) o il reddito netto (46,6% contro 50,9%), come si evince dalla tavola successiva, che confronta lo schema dei costi per un lavoratore dipendente e un professionista autonomo iscritto alla gestione separata, smentendo la vulgata secondo cui l’aumento al 33% parificherebbe la nostra contribuzione a quella dei dipendenti.

No, la spiegazione non ci convince.

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Diritti, In evidenza, Leggi e Norme, Rappresentanza »

| 16 marzo 2012 | 13 COMMENTI | LETTO: 2.417 VOLTE | SHORT URL |

Ci sono due aree della riforma del mercato del lavoro che ci riguardano direttamente: quella sui contratti, le cui linee principali sono delineate in un documento appena pubblicato e quella sugli ammortizzatori sociali.

Di seguito uno stralcio del documento sui contratti contenente le parti più significative per le Partite IVA:

(…) sono introdotte norme volte a presumere, salvo prova contraria, il carattere coordinato e continuativo (e non autonomo e occasionale) della collaborazione tutte le volte che essa duri complessivamente più di sei mesi nell’arco di un anno, da essa il collaboratore ricavi più del 75% dei corrispettivi (anche se fatturati a più soggetti riconducibili alla medesima attività imprenditoriale), e comporti la fruizione di una postazione di lavoro presso il committente.
(…)
Rimangono comunque escluse da tali presunzioni, così come lo sono dalla disciplina del progetto, le collaborazioni professionali realizzate con professionisti iscritti ad albi, per attività riconducibili almeno in misura prevalente all’attività professionale contemplata dall’albo in discorso.

Partiamo dal fondo.

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Calendario, Eventi, Maternità »

| 28 febbraio 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 434 VOLTE | SHORT URL |
mar
9
17:00

Alla fine del 2011 il gruppo maternità paternità, di cui sono co-fondatrice, aveva lanciato un’indagine online (Madre-nonMadre) per scoprire quali fossero i desideri, le necessità, gli ostacoli e le aspettative delle giovani donne di fronte alla maternità.
Abbiamo raccolto in poche settimane quasi 3.000 questionari, un segnale tangibile dell’interesse al tema!
Il 9 marzo alle 17, allo spazio Chiamamilano, Corso Vittorio Emanuele, 24 (angolo Corsia dei Servi) a Milano, presenteremo i risultati, che delineano un quadro sempre più problematico della relazione tra maternità, lavoro e welfare in Italia.

Noi autrici dell’indagine ci confronteremo su quanto emerso e sulle possibili politiche da mettere in atto insieme a Chiara Bisconti (Comune di Milano), alla giornalista Eleonora Cirant, a Maria Luppi (Regione Lombardia) a Gianna Martinengo (Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Milano e Assolombarda), Alessandro Rosina (Università Cattolica di Milano).
Interverranno, con le loro testimonianze, le donne che hanno partecipato all’inchiesta Madre-nonMadre.
Per approfondimenti vai al blog maternità paternità o sulla pagina facebook.


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In evidenza, Politiche del lavoro »

| 23 febbraio 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.092 VOLTE | SHORT URL |

La riforma del lavoro ha l’obiettivo di contrastare la diffusione dei contratti temporanei entro il lavoro dipendente e l’abuso dei contratti autonomi, spesso utilizzati per obiettivi di risparmio più che per esigenze di flessibilità.
Le proposte in discussione si sono concentrate soprattutto sul primo punto e si differenziano su come affrontare lo spinoso tema dell’articolo 18 , mentre per quanto riguarda il contrasto alle finte partite Iva, l’approccio è molto simile. Qui non c’erano aspetti delicati, è stato individuato un criterio e … giù con l’accetta, senza alcuna attenzione alle conseguenze che le norme proposte possono provocare.
Indubbiamente il fenomeno delle finte partite iva esiste e la sua diffusione è legata alla totale deregulation di questa forma di lavoro: i costi contributivi e i rischi sono completamente a carico del lavoratore, che non fruisce di tariffe minime, ferie, tutele. Ed è un fenomeno che va contrastato e punito.
Siamo tutti d’accordo sull’obiettivo, ma occorre fare attenzione al modo. Perché si corre il rischio di danneggiare moltissimi lavoratori senza alcuna garanzia di contrastare efficacemente gli abusi. Un rischio concreto, legato anche alla scarsa conoscenza del lavoro autonomo dei diversi relatori e delle parti sociali consultate, tutti esperti di lavoro dipendente, non di lavoro autonomo.

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Pensione »

| 16 gennaio 2012 | UN COMMENTO | LETTO: 734 VOLTE | SHORT URL |

La nostra pensione contributiva annua sarà data dall’ammontare dei contributi versati, rivalutati sulla base dell’inflazione e della crescita del PIL (ahinoi!), moltiplicato per un numerino, il coefficiente di trasformazione. Ad esempio, se considero una persona di 65 anni con un montante pensionistico rivalutato di 100.000 euro, la pensione che spetterebbe attualmente è 100.000 x 5,62 , ovvero 5.620 euro annue al lordo delle imposte.
Il coefficiente di trasformazione non è sempre lo stesso, ma aumenta all’aumentare dell’età in cui si lascia il lavoro (lo stesso montante di 100.000 euro produrrebbe una pensione annua di 4.798 euro a 60 anni). Inoltre è soggetto a revisione ogni tre anni.
La tabella sotto mostra i coefficienti di trasformazione che valevano sino al 1.1.2010 e quelli attuali, che varranno sino al 31.12.2012 e che dovrebbero essere integrati a breve con i coefficienti per età superiori ai 65 anni.


Come sono determinati i coefficienti di trasformazione?

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Politiche del lavoro, Previdenza, Rappresentanza »

| 13 gennaio 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 485 VOLTE | SHORT URL |

Sul Corriere della Sera di oggi un articolo di Dario Di Vico dal titolo “Il mondo delle partite IVA trascurato dal governo tecnico” rilancia la nostra richiesta di partecipare alle consultazioni sulla riforma del mercato del lavoro, riprendendo alcuni punti di un mio post pubblicato qualche giorno fa sul blog la nuvola del lavoro (Le ipotesi di riforma del mercato del lavoro dimenticano (ancora) le partite Iva).

Un tema sempre più urgente dal momento che si profila una pericolosa convergenza tra le richieste del sindacato, che continua a proporre la soluzione di “far pagare di più il lavoro precario”, e l’ultima proposta del PDL a firma dell’ex Ministro Sacconi. Secondo quanto riportato da Enrico Marro, sempre sul Corriere di oggi (“Puntare sull’apprendistato. Alla finestra sui licenziamenti”), questa proposta di legge prevede l’aumento dei contributi previdenziali al 33% per i collaboratori a progetto e per le partite Iva monocommittenti.

Tra una Confindustria che nega l’evidenza di un mercato del lavoro flessibile all’ingresso e un Sindacato concentrato sulla difesa dell’articolo 18, c’è il rischio che la mediazione venga trovata con gli strumenti di sempre   nel terreno dei non rappresentati.


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In evidenza, Leggi e Norme, Pensione, Previdenza »

| 6 dicembre 2011 | 32 COMMENTI | LETTO: 8.447 VOLTE | SHORT URL |

Le nuove norme pensionistiche che hanno conquistato spazio sulla stampa sono naturalmente quelle più poderose: la stretta sulle pensioni di anzianità, il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a 960 euro, la brusca parificazione dell’età pensionabile tra donne e uomini.

Quanto incideranno sugli iscritti alla gestione separata?

In generale possiamo dire che la nostra situazione è talmente svantaggiosa che queste misure, certamente pesanti per altre categorie di lavoratori, influiscono relativamente poco sulla maggior parte di noi.

La stretta sulle pensioni di anzianità non avrà alcun effetto su collaboratori e professionisti della gestione separata, che di fatto ne erano già esclusi (gli anni nella gestione separata non possono essere sommati agli anni in altre gestioni se non a prezzo di un calcolo interamente contributivo e perciò molto penalizzante).
Il blocco sulle rivalutazioni nei prossimi due anni difficilmente colpirà chi percepisce esclusivamente una pensione da gestione separata, perché si tratta di pensioni largamente inferiori a tale limite, ma potrà interessare chi è titolare anche di altre pensioni.
L’innalzamento dell’età di pensionamento sarà invece una vera “mazzata” per tante donne autonome che faticano a stare sul mercato e che pur avendo una partita iva formalmente aperta, sono di fatto disoccupate. Riguarderà principalmente chi ha maturato una pensione in altre gestioni, perchè le donne che possono  contare solo sulla gestione separata in genere, come confermato da segnalazioni di nostre socie, non riescono ad anticipare l’età della pensione perché non soddisfano l’altro parametro necessario (la loro pensione doveva essere pari a 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale con vecchie norme a 1,5 con le nuove). Più in generale, tuttavia, l’innalzamento dell’età minima per il pensionamento rappresenta un problema molto grave per tutti (donne e uomini, dipendenti e autonomi),  se non saranno introdotte delle deroghe nelle situazioni di disoccupazione.

Il decreto Salva Italia contiene anche altre norme importanti di cui si è parlato molto poco. Alcune  misure sono specifiche sulla gestione separata e, seppure insufficienti a farci uscire dalla situazione di apartheid, fanno ben sperare. Ho dovuto leggerle tre volte. Un po’ perché come sempre la lettura dei testi di legge non è mai facilissima. Un po’ perché non ci credevo.
Nel passato tutti gli interventi sulla gestione separata, al di là delle dichiarazioni, si erano risolti quasi esclusivamente in aumenti dei contributi per finanziare operazioni a noi estranee (ricordo gli ultimi due: la recente legge di stabilità del Governo Berlusconi per ridurre i costi dell’apprendistato, l’accordo sul welfare del governo Prodi per ridurre lo scalone).
Nel decreto Salva Italia, invece, le norme specifiche sulla gestione separata sono norme che aspettavamo da tempo e che vanno nella direzione di una maggiore equità.
Proviamo a soffermarci su  alcuni punti delle nuove disposizioni (articolo 24).

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Eventi, Occupazione »

| 3 ottobre 2011 | 8 COMMENTI | LETTO: 780 VOLTE | SHORT URL |

La trasmissione “Presadiretta” di ieri 2 ottobre 2011 parte con una scena che è ormai un cult: lo show di Brunetta che parla della “peggiore Italia”. Seguono servizi sulle finte partite Iva (archeologi, architetti, giornalisti…), ma anche su altre tipologie di contratto usate a sproposito e con molti abusi (collaborazioni a progetto, associazione in partecipazione, stage) per finire con un “approfondimento” sulla fuga degli italiani all’estero.

Nel complesso il servizio ha avuto la capacità di evidenziare il disastro del mercato del lavoro in Italia, con il proliferare di contratti che hanno l’unico obiettivo di pagare sempre meno, di rendere evidente l’uso vergognoso degli stage e più in generale di dare spazio al grandissimo disagio giovanile. Da segnalare un’intervista davvero da collezione a Michele Tiraboschi. Interpellato per aver certificato come collaborazioni a progetto contratti di lavoro per l’esecuzione di numerose consegne di giornali entro orari ben definiti, il giuslavorista difende il suo operato cercando di dimostrare che si tratta di lavoro effettivamente autonomo.

Tuttavia ci sono state alcune “stonature”.

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Occupazione, Ricerche e Indagini »

| 28 settembre 2011 | 3 COMMENTI | LETTO: 880 VOLTE | SHORT URL |

E’ una domanda ricorrente. La risposta è difficile. I dati esistenti non sono coerenti, in più non esiste una definizione unica e condivisa di lavoro autonomo professionale. 

Le stime più citate sono quelle del CNEL di alcuni anni fa, che fanno riferimento a 3,5 milioni di professionisti, ma includono anche professionisti dipendenti. I dati dell’Istat ci dicono che i lavoratori autonomi professionisti sono circa 1 milione nel 2009, 1,5 milioni se includiamo anche collaboratori a progetto e collaboratori occasionali . Ma all’INPS risultano iscritti, sempre nel 2009, circa 900.000 collaboratori: i conti non tornano.

Abbiamo provato a fare un nuovo calcolo a partire dalle statistiche pubblicate dal Ministero delle Finanze per il 2009  ( analisi_dati_2009_irpef   PDF in download). Secondo questi dati i professionisti autonomi in Italia sono 1.300.000 .

 Chi rientra in tale numero? I dati  includono i titolari di partita Iva, ma escludono quelli che hanno avviato o cessato l’attività nell’anno in esame.  Inoltre non identificano i collaboratori a progetto e occasionali.  Sottostimano perciò il lavoro autonomo professionale in senso  ampio, ma hanno il pregio di essere molto affidabili perchè derivano da una fonte universale (e non campionaria come l’ISTAT forze lavoro)  e aggiornata (chi ha interrotto l’attività certamente non compare tra i contribuenti), oltre che di riferirsi distintamente  ai professionisti autonomi (non confusi coi dipendenti, come nelle stime del CNEL) .
Le statistiche sono disaggregate per i principali settori economici, entro i quali occorre individuare le attività professionali.  Oltre alle “attività professionali scientifiche e tecniche”, possiamo includere le “attività di informazione e comunicazione”, “attività finanziarie e assicurative”, “attività artistiche” e “istruzione e sanità”.
Il Ministero delle Finanze, inoltre, distingue i contribuenti per regime fiscale (lavoro autonomo, contribuenti minimi, regime imprenditoriale semplificato e ordinario) . Quali di questi sono riferiti ai professionisti autonomi? 

Se vogliamo utilizzare una defnizione ristretta di lavoro professionale non imprenditoriale, possiamo considerare i percettori di reddito da lavoro autonomo e  i contribuenti minimi che operano nelle “attività professionali scientifiche e tecniche”. Rispondono a queste caratteristiche 725.000 professionisti. Se aggiungiamo chi opera nelle altre attività del terziario avanzato di cui sopra, il numero dei professionisti autonomi diventa 1.140.000 (distribuzione nella “torta” successiva).

Professionisti percettori di lavoro autonomo (inclusi i contribuenti minimi) per area di attività 

Fonte: elaborazioni ACTA su dati MEF

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In evidenza, Leggi e Norme, Previdenza »

| 5 settembre 2011 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.071 VOLTE | SHORT URL |

Sul sole 24 ore di oggi Giampiero Falasca fa il punto sulla questione pensionistica e nell’articolo “Il cantiere resta ancora aperto” scrive:

Così, non appena il Parlamento avrà approvato la manovra da oltre 45 miliardi, potrebbe essere la volta della partita previdenziale, nell’ambito del provvedimento collegato alla riforma dell’assistenza. In gioco tornerebbe, così, l’innalzamento dell’età pensionabile (con obiettivo puntato sia sulle donne sia sulle pensioni di anzianità), ma anche l’aumento al 33% dell’aliquota per i parasubordinati e collaboratori. Senza dire, naturalmente, che quella potrebbe essere anche l’occasione per un passo più coraggioso sul fronte dell’applicazione a tutti, pro quota, del contributivo, con possibilità di uscita flessibile tra i 63 e 68/70 anni.

Dopo tanti annunci e correzioni, venute meno le misure che toccherebbero le pensioni di anzianità, fortemente difese dall’insolito asse sindacati-Lega Nord, la strada per recuperare risorse rischia di essere sempre la stessa: aumentare i contributi della Gestione Separata. Una misura che non sembra trovare alcun ostacolo, ma che trova tra i suoi sostenitori anche Giuliano Cazzola, che pure nel passato era sempre stato uno dei pochi difensori della nostra categoria.
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