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Il lavoro autonomo nell’era digitale

25 marzo 2019 Lavoro

Pubblichiamo l’intervento preparato da Sergio Bologna per l’incontro Future works! Come intelligenza artificiale, automazione e innovazione sociale stanno plasmando il nostro futuro, tenutosi a Torino il 22 marzo, nell’ambito del Freelance Day.

In tutta la discussione su Industria 4.0. l’argomento più trascurato è stato quello del lavoro, come scrive “Agenda digitale”.

Il lavoro è il capitolo forse meno valorizzato fino a questo momento. La novità 2019 è rappresentata dal voucher per le PMI per i costi 2019 e 2020 sostenuti per prestazioni consulenziali di natura specialistica a servizio dei piani di innovazione tecnologica. In pratica, è il cosiddetto voucher per i manager dell’innovazione” (—) Il capitolo lavoro, tema centrale di Industria 4.0, intorno al quale si sono sviluppati i relativi piani in altri paesi (in primis, la Germania), è fra quelli che ancora devono essere implementati. (Barbara Weisz su “Agenda Digitale”, 5.12.2018)

Il documento Industrie 4.0. del 2013 del governo tedesco, che è stato alla base dei documenti italiani che sono serviti per il progetto Industria 4.0. e le successive leggi di finanziamento (così come modificate dall’ultima Finanziaria), è composto infatti di due distinti documenti, uno intitolato Industrie 4.0. e l’altro Arbeiten 4.0. (Lavori 4.0.). Quest’ultimo è stato ignorato nella discussione italiana, che si svolge quindi su terreni del tutto ideologici ed astratti.
A sua volta Arbeiten 4.0. è composto da due documenti, un “Libro verde” che analizza le problematiche e mette in risalto gli interrogativi e un “Libro Bianco” con le risposte a questi interrogativi (234 pagine) tutte impostate sul tema del “buon lavoro”. Questo “Libro bianco” è uscito nel 2015 ed è frutto di un dialogo con tutti gli attori principali e con la società durato due anni e firmato da Andrea Nahles, Ministra del Lavoro poi diventata segretaria del partito socialdemocratico. I due testi sono stati tradotti in inglese.
Poche sono le aziende italiane che hanno intrapreso sul serio il percorso della digitalizzazione. Ancora meno quelle che si sono poste seriamente le conseguenze sul lavoro, basti pensare che nei contratti dei metalmeccanici e della logistica le declaratorie dei profili professionali sono vecchie di 30/40 anni.

“Il problema fondamentale”, secondo Vincenzo Ferrante, professore di diritto del lavoro dell’Università Cattolica di Milano, “sta nel contratto collettivo: «abbiamo un sistema di inquadramento vecchio di 40 anni». E qui, la sfida riguarda le parti sociali, che devono meglio definire livelli di inquadramento, equilibri retributivi, modelli di lavoro adeguati all’innovazione” (…) «Siamo il paese dove i giovani laureati sono peggio pagati al mondo” – lamenta Ferrante -, “e infatti vanno a lavorare all’estero» (Lavoro per Industria 4.0, le sfide: contratti, sindacati, formazione giovani, su “Agenda digitale”, 28.3.2018)

Là dove l’industria deve rispettare degli standard internazionali è tutto diverso. Per esempio nello shipping, dove la Convenzione STCW – Standards of Training, Certification and Watchkeeping for Seafarers (standard di addestramento, abilitazione e di tenuta della guardia) – descrive dettagliatamente i singoli ruoli presenti sulla nave e le procedure per la formazione di ciascuno di essi.

In questa situazione di arretratezza, per quanto riguarda il lavoro autonomo, penso che si dovrebbe seguire le indicazioni del paragrafo 4.7. del documento tedesco sul lavoro 4.0., intitolato Selbständigkeit: Freiheit fördern und absichern (Lavoro autonomo: promuoverne la libertà e le tutele) che delinea una strategia per garantire lo sviluppo del lavoro autonomo nell’era digitale attraverso il potenziamento di tutele che siano in grado di metterlo in una condizione favorevole (o meno sfavorevole) sul mercato. Questa impostazione è esattamente quella che ha sempre perseguito ACTA, pur non conoscendo i documenti del governo tedesco.

Non è possibile immaginare un salto verso un mondo digitale (robot, cloud computing, Big Data, Internet of Things…) con dei lavoratori precari, mal pagati, poco motivati e overeducated. Ma questa purtroppo è la situazione del mercato del lavoro italiano (si leggano il Rapporto Annuale 2018 del CNEL, scaricabile dal sito ww.cnel.it e il XVII Rapporto Annuale dell’INPS, scaricabile dal sito www.inps.it/nuovoportaleinps/).

Quando noi di ACTA andiamo nei coworking per proporre delle nostre iniziative di informazione sui diritti dei freelance a un’assistenza sanitaria, a una pensione decente e sul modo in cui ACTA agisce per far valere questi diritti, ci può capitare che ci rispondano: “Non c’interessa, qui da noi non si parla di politica!”

Chi ci risponde così non si rende conto che noi parliamo di mercato e di come un lavoratore tutelato sia più forte nella negoziazione con il cliente, di come un lavoratore che unisce le proprie forze a quelle degli altri non cade (o cade di meno) nella miseria della corsa al ribasso – che è la vera piaga che affligge oggi i freelance. Per questo siamo anche a favore di un salario minimo garantito per legge, perché l’impoverimento dei lavoratori dipendenti alla fine si scarica anche su di noi. Questi sono i veri problemi dell’era digitale, non la disoccupazione tecnologica dovuta alla diffusione dei robot, che resterà un fenomeno marginale. Probabilmente saranno più i posti di lavoro distrutti dai mutamenti climatici o quelli distrutti dall’incoscienza della finanza globale.

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