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12 novembre 2018 Maternità, Vita da freelance

Pubblichiamo di seguito la testimonianza di una nostra socia alle prese con l’indennità di maternità INPS.

Eccomi qui con la mia storia che spero possa essere di aiuto e buon auspicio anche alle altre #mammefreelance che ci sono in Italia e che come me si sono imbattute nelle pratiche per la richiesta di maternità in un ufficio dell’INPS.

Mi unisco ad ACTA e posso dire a tutte voi che far valere un nostro diritto è importantissimo, è necessario e indispensabile, oltre ad essere possibile, sebbene mi ci sia voluto un po’ di tempo e non poca fatica.

Purtroppo non tutti gli uffici INPS in Italia hanno recepito la legge 81/2017 che all’Art 13 consente alle donne iscritte alla gestione separata di godere della maternità (2 +3 mesi) continuando lo stesso a lavorare e a fatturare. Per cui può accadere che gli impiegati dell’ufficio INPS che ha preso in carico la vostra pratica, non conoscendo le novità introdotte dallo Statuto del Lavoro autonomo, per prassi e per tutelarsi, chiedano anche alle future mamme freelance una dichiarazione di astensione dal lavoro durante la maternità, come conditio sine qua non per poter proseguire nella pratica e accedere alla maternità. È ciò che è successo a me: in Italia si è ancora impreparati a gestire la pratica di una freelance come me e come tutte voi. Anche se siamo in tante, sono ancora troppo poche le mamme iscritte alla gestione separata che si cimentano nella richiesta di maternità, ce lo raccontano i dati pubblicati da ACTA nel post che ha realizzato per lanciare il sondaggio pubblicato a settembre.

Dai primi di settembre è iniziata per me una maratona con l’ufficio che ha preso in carico la mia pratica, volta a far valere un mio diritto, ossia la possibilità di continuare a lavorare nonostante fossi in maternità almeno per i mesi che precedevano il parto e l’arrivo di mia figlia. Una maratona piuttosto serrata che mi ha vista impegnata in una serie di email e di incontri con gli operatori dell’ufficio di competenza, per capire come fare e che mi ha portata anche a partecipare al tweet bombing di ACTA a sostegno delle mamme e dei papà freelance.

Anche a me hanno chiesto la fatidica dichiarazione di astensione da lavoro e per questo è iniziata una fitta trattativa con l’impiegata che mi stava seguendo e che non conosceva la legge 81/2017. Dopo alcuni colloqui e alcune email, alla fine sebbene dovessi comunque produrre l’autodichiarazione, sono riuscita a ottenere di aggiungere la postilla “Salvo riferimenti di legge 81/2017 Statuto del Lavoro autonomo Art. 13 che mi permette di accedere alla indennità di maternità senza astensione dal lavoro”, perché non potevo accettare passivamente che non mi venisse riconosciuto un diritto accreditatomi dalla legge, era più forte di me.Tuttavia non contenta poiché comunque ero stata costretta a firmare un’autocertificazione, non dovuta e che in parte mi faceva accettare un compromesso poco chiaro rispetto al diritto di continuare a lavorare in maternità, dopo alcune settimane di titubanza e di attesa, ho deciso di chiedere un appuntamento al Direttore della sede INPS che ha preso in carico la mia pratica affinché lui, in quanto responsabile di sede recepisse la normativa e legittimasse la mia possibilità di continuare a lavorare durante la maternità aiutandomi a far valere il mio diritto.

Ci sono voluti diversi giorni e diverse email e pec prima di ottenere ciò che volevo ma alla fine ho ricevuto una email certificata con la quale mi veniva riconosciuto quanto dichiarato nella legge 81/2017 all’Art.13. Leggere il suo parere attraverso le seguenti parole

“come da lei stessa indicato, la legge n° 81 del 22 maggio 2017, con l’art. 13 ha integrato l’art. 64, comma 2, del T.U. 151/2001. Alla luce di tale innovazione – fermo restando l’obbligo della sussistenza del requisito contributivo – il diritto all’indennità di maternità sussiste – per i lavoratori iscritti alla gestione separata – anche in presenza di svolgimento di attività lavorativa durante il periodo di maternità”

è stato come raggiungere la certezza che lottare per ottenere un diritto è importante perché mi permette di avere quella libertà che la legge ci riconosce, ma che spesso per mancanza di circolazione capillare delle informazioni non viene riconosciuta da chi gestisce le nostre richieste. E soprattutto mi ha fatto sperare che dietro i muri di gomma della burocrazia italiana non soltanto pachidermica e lenta, ma anche sicura di essere sempre dalla parte del giusto anche quando non lo è, ci sono persone per fortuna, che prima o poi ci aiutano a far valere i nostri diritti, ci vuole un po’ di perseveranza ma questa alla fine paga sempre.

Quindi alla luce della mia esperienza tre sono le cose che mi sento di dire a ogni #mammafreelance che desidera usufruire del proprio diritto alla maternità, pur continuando a lavorare:

  • la prima cosa è che non bisogna demordere e che se si è dalla parte del giusto non è possibile che ciò non venga riconosciuto, ovviamente con le dovute maniere e con le dovute motivazioni, perché dietro ai muri della burocrazia ci sono sempre persone che nella maggior parte delle volte con la nostra perseveranza ci ascoltano
  • la seconda cosa è che non si può abbassare la guardia e dunque è importante sostenere il lavoro che ACTA sta facendo
  • la terza cosa è che far valere un nostro diritto è un gesto di civiltà e di responsabilità sociale che non può che fare bene a noi, alle nostre famiglie, ai nostri bambini e alla società in cui viviamo e operiamo, il cambiamento che oggi giorno è sulla bocca di tutti ma che pochi realizzano per davvero, parte in primis da noi e dalla nostra volontà di fare attivamente delle cose che possano portare beneficio a tutti senza troppe rivoluzioni, ma certamente con una grande evoluzione, perché è di evoluzione che parlerei come di un processo di crescita generativa.

Il mio augurio è che la mia esperienza possa esservi d’aiuto e possa far crescere il settore delle mamme e dei papà freelance.

#secrescitucrescoancheio Non dimenticatelo mai!

Elisa Bonini

ACTA

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