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Indennità di maternità. I 5 ostacoli alle freelance

9 novembre 2018 Maternità

Indennità di maternità: non tutte le freelance sanno di averne diritto. Quando ne sono informate incontrano numerosi ostacoli, perché l’informazione è carente, perché non è detto che si abbiano i requisiti contributivi e perché anticipi e saldi arrivano con forti ritardi rispetto al momento in cui sarebbero necessari.

È quanto emerge da un sondaggio lanciato all’inizio di settembre, per capire le ragioni del limitato accesso alle diverse prestazioni assistenziali.

Hanno risposto 71 mamme che avevano presentato domanda di indennità a partire dal 2016 e che ci hanno segnalato i maggiori ostacoli.

Primo problema: l’informazione.

Le sedi preposte spesso non sono in grado di informare e assistere, come segnalano molte delle voci raccolte.

È difficile capire quando si ha diritto all’indennità e a quanto essa dovrebbe ammontare, così come non sono lineari i percorsi per accedere all’indennità. A lamentare queste carenze sono principalmente le iscritte alla gestione separata, che sono la grande maggioranza: 60 su 71.

La gestione separata rappresenta un po’ la “Cenerentola” dell’INPS , su di essa si è investito poco anche in termini di competenze professionali del personale preposto, come segnalano le rispondenti.

“I caf non sono ben informati. Non si capisce a quanto ammonta il totale della maternità, arrivano i soldi e bisogna riceverli senza fare domande, che comunque non trovano risposta.”

“Al call center INPS (né alla Regione o alla ASL) non sapevano che avevo diritto alla maternità a rischio, quindi a seguito di una minaccia di aborto sono rimasta ferma due mesi in “malattia”. Solo un mese prima del congedo di maternità ordinaria mi hanno detto che “si erano sbagliati” e non lo sapevano. Quindi la maternità mi è stata calcolata sui 12 mesi precedenti al congedo, mesi in cui non ho potuto fatturare come al solito, di conseguenza l’indennità di maternità è stata molto più bassa di quanto non sarebbe stata se mi avessero detto prima che avrei avuto diritto alla gravidanza a rischio.”

“Mancanza di chiarezza, documenti richiesti mancanti nella lista, domanda costantemente bloccata, nessuna informazione circa le modalità di calcolo dell’indennità, sportello aperto 3 mattine la settimana (salvo scioperi, ferie, malattie varie), operatori al telefono inesistenti.”

“Scarsa disponibilità e conoscenza delle peculiarità del lavoro autonomo da parte del personale di patronati/INPS/servizio sanitario, nessuna informazione sul metodo di calcolo da parte dello sportello INPS.”

“Online chiedono pochi documenti, ma allo sportello ne vogliono anche altri e non te lo dicono finché non ti presenti lì. Anche dopo avere ricevuto rassicurazione che c’è tutto, non pagano. Ritorni e a quanto pare manca un altro pezzo. Torni di nuovo e ‘signora, la chiamiamo oggi pomeriggio non si preoccupi’ (sto ancora aspettando). Il servizio telefonico “inps risponde” è una pagliacciata: non sanno nulla della pratica se non quello che già posso leggere da sola online. Quello via mail pure peggio, visto che nemmeno rispondono. Anche le pec si perdono. Sinceramente è allucinante. Sono già andata 3 volte allo sportello e devo tornare.”

“Il caf presso cui ho presentato domanda (cgil) non era molto informato riguardo le partite iva.”

Il cambio delle norme in seguito allo statuto del lavoro autonomo ha trovato impreparata la gran parte degli operatori, e d’altra parte ad oggi non è stato recepito dall’INPS (che, nonostante le pressioni, dopo oltre 16 mesi non ha ancora emanato la circolare attuativa!).

“Ho dovuto chiamare alcune volte il contact center e ogni volta ricevevo risposte diverse. Sulle novità introdotte dal jobs act poi c’era una gran confusione da parte degli operatori inps.”

“Grossissime difficoltà nel reperire informazioni corrette. Ho telefonato diverse volte al contact center dell’inps e ogni volta ricevevo informazioni diverse. Inoltre ho riscontrato che l’inps si adegua alle nuove normative con estrema lentezza e difficoltà. È capitato più di una volta che fossi più informata io degli operatori inps!!!! È assurdo!!”

Secondo problema: accesso all’indennità.

Non tutte le domande sono state accolte: 3 sono state respinte (e le mamme hanno rinunciato a proseguire), 3 respinte in prima istanza e poi sbloccate e infine 1 respinta, ma la mamma farà probabilmente ricorso con avvocato. Questi problemi sono stati tutti segnalati da iscritte alla Gestione Separata, dove evidentemente sono più incerte sia le modalità di accesso sia le competenze degli operatori.
Perché le domande sono state respinte? Il punto critico è la verifica dei requisiti contributivi.
Ecco quanto raccontano le interessate:

“La domanda è stata respinta prima senza una motivazione, la seconda volta ho ricevuto una lettera in cui si diceva che non avevo i requisiti minimi di versamenti.”

“Domanda ingiustamente respinta per insufficiente contribuzione.”

“Inizialmente la sede INPS ha rigettato la domanda perché sostenevano che le mie aliquote fossero sbagliate. Poi abbiamo scoperto che in effetti lo erano, ma che l’errore era loro: avevano inserito l’apertura della mia partita Iva nel 1996 (io sono nata nel 1986) anziché nel 2013. Abbiamo presentato ricorso, hanno modificato i dati ma hanno rigettato nuovamente la domanda per motivi non meglio compresi. Allo sportello l’addetto ha iniziato a non farsi trovare più e alla fine ho rinunciato, perché le spese per risolvere tutto superavano di gran lunga l’importo che avrei dovuto percepire. Resta comunque una grandissima amarezza e rabbia per come sono stata trattata.”

“Mi avevano rifiutato la domanda sulla base di una stima errata dei contributi che avrei versato nell’anno in corso. Capirlo e farmi spiegare non è stato semplice. Alla fine la domanda è stata accettata e direttamente saldata dopo che ho versato le tasse a settembre in un’unica soluzione (senza rateizzazione) ed è risultato chiaro che i contributi erano sufficienti”.

“Procedura online farraginosa; impiegati INPS poco competenti sul mio caso e che per sbaglio hanno bloccato ben due volte la pratica; criterio contributivo (3 mensilità versate) difficile da raggiungere nell’anno in questione, per cui ho dovuto anticipare i versamenti successivi.”

Alcune difficoltà sono state segnalate anche dalle iscritte ad altre gestioni previdenziali, dove però hanno incontrato maggiore “elasticità”:

“Secondo il regolamento Inpgi [ente previdenziale dei giornalisti ndr] avrei potuto avere l’indennizzo solo dopo 2 anni di contributi ma mi è stato comunque riconosciuto. Fino all’ultimo però non sapevo se avrebbero accettato la mia richiesta.”

Anche chi è riuscita ad accedere all’indennità segnala innumerevoli difficoltà, legate soprattutto a carenze nelle competenze degli operatori (agli sportelli e al telefono), da cui provengono spesso indicazioni incongrue e contradditorie, che contribuiscono a rendere farraginose le procedure.
Il cambiamento delle norme, in seguito allo Statuto del lavoro autonomo, non è ancora stato recepito e ciò crea nuovi ostacoli alle mamme. È infatti difficile far valere le nuove condizioni, ovvero la possibilità di non astenersi dal lavoro e accesso a 6 mesi di congedi nei primi 3 anni di vita del bambino (anziché 3 mesi nel primo anno).
Da evidenziare tuttavia che aumenta il numero delle domande gestite esclusivamente online, segno di un miglioramento delle procedure o di un’affinata capacità di chi presenta la domanda.

“Il sito presenta ancora molti passaggi oscuri ed è di difficile utilizzo. Senza l’aiuto di ACTA e la mia conoscenza dell’ambiente digitale avrei probabilmente lasciato perdere, per sfinimento e tempo perso.”

Terzo problema: tempi di erogazione dei primi soldi

Solo il 22,5% ha ricevuto qualcosa prima del parto e la stessa percentuale non ha ancora ricevuto nulla.
Il 54,9% ha ricevuto i primi soldi dopo il parto, in media 3-4 mesi dopo il parto, ciò significa che in media non hanno avuto nulla per 6-8 mesi, dal momento in cui scatta il periodo da indennizzare.

Quarto problema: i saldi

Solo il 22,7% ha ricevuto il saldo! Il 38% non ha però ancora presentato richiesta, anche perché occorre aspettare la dichiarazione dei redditi per dimostrare i versamenti effettuati.
Attenzione! Molte mamme sono convinte che una volta accolta la domanda e ricevuto l’acconto si riceverà una richiesta di documenti per poi ottenere il saldo.
Non è così! Se autonomamente non si presenta richiesta, il saldo non arriva. Vi consigliamo di leggere a riguardo la testimonianza di Samanta Boni.
I tempi di erogazione del saldo sono molto vari, in qualche caso arriva subito, in altri tempi molto lunghi.

Quinto problema: i congedi parentali

Ad essi possono accedere solo le iscritte alla gestione separata.
In ogni caso, a conferma dei dati complessivi INPS, solo il 18% delle aventi diritto (11 mamme) hanno presentato domanda di congedo parentale, e segnalano il mancato aggiornamento alle nuove norme.

“Non si può fare domanda sul sito! Non l’hanno ancora aggiornato secondo la legge 81/2017, bisogna mandare PEC o raccomandata all’INPS territoriale di competenza e sperare che un giorno ti riconoscano il congedo.”

“Il portale INPS non è aggiornato con le novità normative 2017 (in particolare la possibilità di richiedere i congedi fino ai 3 anni di vita del bambino).”

Solo 5 mamme hanno ottenuto (almeno in parte) delle indennità relative al congedo, le altre aspettano…

“Non hanno nemmeno pagato tutta la maternità… credo che la domanda di congedo non l’abbiano neppure aperta per ora.”

Per concludere, ci ha stupito constatare che non tutte le freelance sanno di aver diritto a indennità per la maternità. Come ACTA da anni ci diamo da fare per diffondere questa informazione, intensificheremo le nostre azioni! E invitiamo chi ci segue a consultare le nostre pagine dedicate alla maternità.

ACTA

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di ACTA tempo di lettura: 6 min
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