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Matija Raos avrebbe detto: “No bullshit, see you all at the European Freelancers Week”

15 ottobre 2018 Dal mondo, Vita da freelance

“A POCO PIÙ DI UN MESE DALLA MORTE DI MATIJA RAOS – RACCONTA FRANCESCA – ANCORA NON RIESCO A FARMENE UNA RAGIONE”.

Acta mi ha incaricato di scrivere un breve post per ricordarlo, ma non riuscivo a iniziare. Un po’ come se dal momento che ne scrivo, debba convincermi del fatto che sia vero. Matija Raos era il presidente dell’Associazione nazionale dei freelance della Croazia, tanto per inquadrare la carica con la quale l’ho conosciuto anni fa. Aveva 34 anni. È morto dopo aver combattuto con un tumore al colon che gli fu diagnosticato lo scorso anno, credo attorno a maggio/giugno.

Ho conosciuto Matija nel 2015, credo. Insieme a Karla Andric, venne a un’assemblea dell’EFIP, la European Forum of Independent Professionals (la rete delle associazioni europee dei freelance). Fino ad allora l’EFIP era con poche eccezioni un’accolita di uomini di grigio vestiti, di età piuttosto avanzata, piuttosto formale. Il giorno in cui entrarono i croati, portarono con sé una ventata di aria fresca. Noi li guardammo sorridendo, contenti di questa nuova acquisizione, ma con un certo paternalismo tipico delle vecchie generazioni che vedono nel giovane arrivato qualcuno al quale trasmettere la propria conoscenza.

Matija ha portato il sorriso nell’EFIP.

Anche io in fondo inconsapevolmente ho trattato Matija da “giovane”. Aveva quasi 20 anni meno di me. Proveniva da un’associazione giovane, nata da poco, in una democrazia giovane.

Ma quanto mi sbagliavo! Matija nell’EFIP ha portato il sorriso, la conoscenza reale (di persone in carne ed ossa, non solo sui social) di tantissime persone in Europa, di tanti movimenti, reti di coworking. Ha portato la capacità di lavorare in gruppo, di non sparlare mai. Cercava sempre il modo per essere costruttivi. Era un po’ insofferente verso i formalismi inutili. Ci siamo piaciuti subito. Da quel momento è nato un fronte Mediterraneo nell’EFIP, che puntava alla concretezza, alle azioni concrete sul territorio. Con lui e Joel, un amico dell’associazione tedesca, abbiamo dato vita alla European Freelancers Week. Nella quale Matija ha messo un’energia incredibile.

Con Matija e Joel nasce la EFW.

Abbiamo viaggiato insieme per alcune riunioni. È stato ospite a casa mia. E la cosa straordinaria è che Matija conosceva una quantità incredibile di persone – non conoscenze blande tipo social network – ma incontri che lasciavano il segno. Quando venne a Roma per un convegno di Acta, mi chiese se conoscevo “Tommaso Spagnoli”. Gli dissi di no. E mi portò a conoscere Tommaso che aveva un grande spazio di coworking dedicato soprattutto ai maker. Per dirne una. Ma Matija aveva amici in ogni porto. E gli veniva spontaneo farli incontrare tra loro, perché per lui il concetto di condivisione, di sharing economy, di networking, non era una teoria, una sovrastruttura, ma proprio il suo modo di essere. Per esempio, si preoccupava se vedeva che qualche compagno stava dedicando troppe energie al lavoro associativo, trascurando il lavoro personale, o stancandosi troppo. Anche se lui si dedicava anima e corpo alla sua associazione, al movimento dei coworking, all’EFIP. Ha aiutato associazioni dei paesi circostanti.

Anche nella malattia Matija ha fatto rete.

La profondità e l’estensione di queste relazioni sono state confermate quando lo scorso anno, dopo che gli è stato diagnosticato il tumore, i suoi amici, e colleghi, hanno deciso di far partire una raccolta fondi per aiutarlo a coprire le spese vive, vista l’impossibilità di lavorare, e alcune spese mediche. Il passaparola è stato straordinario e commovente: in 2-3 settimane sono stati raccolti 25.000 dollari. Tutti, anche chi non lo conosceva, ha voluto dare una mano. Moltissimi freelance italiani hanno voluto contribuire. E così anche nella malattia, Matija ha fatto rete, sfruttando anche l’occasione per sottolineare la mancanza di copertura della malattia per i freelance in Croazia.

Proprio quando pensavamo che ce l’avesse fatta a sconfiggere il tumore, ha avuto una ricaduta e poi le cose sono precipitate rapidamente. Per tutti i suoi amici e colleghi, che non lo hanno lasciato solo neanche per un minuto nell’ultimo anno, è stato un duro colpo. Matija era uno di quelli che faceva la differenza, come ce ne sono pochi (e non sto facendo il santino, non è retorica, parlo di Matija in questi termini da quando l’ho conosciuto). L’attività europea non avrà più lo stesso sapore senza Matija; non è neanche immaginabile una European Freelancers Week senza Matija. Uno che la vita l’ha vissuta in ogni momento, sempre sorridendo, gustandosi ogni occasione di relazione gli venisse offerta, creando e immaginando cose nuove: uno così è quanto di più terreno si possa essere. E la morte proprio non gli si addice.

Francesca Pesce
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di Francesca Pesce tempo di lettura: 3 min
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