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“Appuntamento ActaDay 2018”: Anna Soru anticipa gli argomenti più caldi dell’assemblea annuale

13 giugno 2018 Eventi

In vista dell’incontro di sabato 30 giugno a Canale Monterano, nella campagna romana, parliamo con la presidente di Acta dei temi che dibatteremo insieme.

 

Abbiamo fatto una breve intervista ad Anna sugli argomenti che introdurrà con la sua relazione all’ActaDay 2018: nuovo quadro politico, contratto di governo, prossimi obiettivi dell’associazione. Andiamo subito alle sue risposte.

1. Come vedi il nuovo Governo?

Chi mi conosce lo sa: non ho posizioni preconcette. E in questo caso la prova dei fatti è più che mai d’obbligo. Noi dichiariamo il nostro interesse a parlare con il nuovo Governo, per confrontarci sulle cose concrete da fare per il lavoro indipendente.

Con M5S già abbiamo avuto occasione di verificare alcune convergenze sulle nostre posizioni, confermate anche da Stefano Buffagni, neoeletto deputato, nell’incontro alla Fondazione Feltrinelli di Milano lo scorso febbraio, al quale era presente anche la Lega Nord con il senatore Stefano Candiani.

2. Una cosa buona e una cattiva del Contratto.

Di cose buone ne vedo più di una: ne citerò due, naturalmente riferendomi ai temi che ci riguardano, che sicuramente discuteremo durante l’ActaDay.

Il reddito di cittadinanza potrebbe essere interessante: dipende da come verrà realizzato. Così come se ne parla nel Contratto sembra essere un intervento che sta a cavallo fra sostegno alla povertà e tutela della disoccupazione. Si parla di intervenire verso chi ha “bisogno”, pur non dicendo nulla dei criteri con i quali sarà definita questa situazione. Ma si dice anche si perde questo diritto se si rifiuta un lavoro e comunque dopo due anni.  Se questa misura dovesse configurarsi come un sostegno alla disoccupazione esteso a tutti (autonomi inclusi!), penso che sarebbe positivo e corrisponderebbe a quello che chiediamo da tempo. Certo per i lavoratori indipendenti si tratterà di capire come dimostrare che attraversano un periodo di disoccupazione: problema tecnicamente non facile, ma che si può affrontare. Non sarà però una misura che potrà partire a breve, perché nel Contratto la si subordina al potenziamento dei Centri per l’Impiego, che necessiterà di tempo, molto tempo.

Una seconda cosa positiva è il salario minimo legale: è da sempre che lo sosteniamo ed è un’ottima cosa che venga messo nel programma. Parallelamente non va però abbandonato il tema dell’equo compenso per le prestazioni professionali, per dare finalmente valore a tipologie di lavori sottopagate e che rimane un nostro obiettivo prioritario.

Non mi piace la flat tax. L’abbiamo già dichiarato pubblicamente: siamo favorevoli alla semplificazione della fiscalità e alla riduzione della pressione fiscale. Ma va fatta una distinzione fra imposte sul lavoro e sulle imprese: su queste ultime l’imposizione è già flat ed è stata ulteriormente alleggerita, l’IRES è passata dal 27,5% del 2016 all’attuale 24%. Ora è opportuno intervenire sulla tassazione dei redditi da lavoro: qui siamo per agire a favore dei redditi medi e medio-bassi e non certo per introdurre misure che riducano la progressività fiscale. In questa direzione va la proposta Acta di aumentare la no tax area a 10.000 euro per tutti i lavoratori, superando le attuali distinzioni tra dipendenti e autonomi.

3. Quali i temi dell’ActaDay 2018?

Penso che noi dobbiamo partire da quello che è rimasto in sospeso. In primo luogo equo compensouna misura annunciata, ma ancora non definita. E farlo a partire dalla Pubblica Amministrazione, perché intervenire sui meccanismi di mercato è molto difficile e forse discutibile, mentre è possibile introdurre correttivi a partire dal ruolo orientativo che può avere lo Stato, con vantaggi anche in termini di controllo della spesa pubblica, perché insieme ai minimi potrebbero essere definiti dei massimi. Il problema dei bassi compensi non è solo italiano, nella nostra ricerca I-WIRE l’abbiamo ritrovato ovunque: è un dato strutturale del nuovo mercato del lavoro per tutti i lavori a prestazione o a domanda.

L’altra cosa sulla quale penso si debba discutere è il reale impatto dello Statuto del Lavoro Autonomo: sta cambiando qualcosa oppure ancora no? Quanti sono riusciti ad accedere ai congedi parentali? I termini di pagamento si sono ridotti?  L’ActaDay sarà un primo momento di verifica, ma penso che poi sarà utile allargare l’analisi e non solo fra i nostri iscritti: per fare cultura sui nuovi diritti e monitorarne l’applicazione.

4. Quali i punti centrali della piattaforma Acta?

La piattaforma emergerà dal dibattito che faremo il 30 giugno ad ActaDay, ma credo che i temi siano quelli sui quali ci stiamo impegnando da tempo. Penso che sarà utile definire obiettivi a medio termine e obiettivi a breve. E su questi avviare un confronto con il nuovo Governo.

Per il breve termine, i temi di cui parlavo prima: equo compenso; allargamento dei diritti per malattia e maternità, che però dovremo legare ad un lieve innalzamento della contribuzione; applicazione delle norme dello Statuto.

Sul medio periodo, la sfida è ad un vero e proprio ripensamento del sistema del welfare, sia in termini di universalità che di portabilità dei diritti: un welfare di cittadinanza, in cui la tutela della malattia dell’infortunio e della gravidanza non sia più legato alla tipologia di lavoro ma alla persona e norme pensionistiche che riducano lo svantaggio di chi ricade interamente nel sistema contributivo: giovani e non solo.

Vedo poi un’opportunità da giocare oltre il confine nazionale: quello che sarà l’esito del reddito di cittadinanza in termini di sostegno universale per la disoccupazione potrebbe essere una rivendicazione da portare in Europa, dove il tema della discontinuità del lavoro è molto serio, e su cui si intravede qualche primo spiraglio.

5. Cosa diresti a un freelance per convincerlo ad associarsi?

Le direi – visto che tante freelance e associate sono donne – o gli direi: cambiare si può, Acta ci crede, ma ha bisogno anche del tuo sostegno.

ACTA

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