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Daniela Fregosi, storia di una causa. Vinta.

Daniela Fregosi vs. INPS: la causa legale, intentata con il nostro pieno appoggio presso il Tribunale del Lavoro di Grosseto, il 3 ottobre 2017 ha perso con sentenza di Primo grado. Ma la domanda è: la battaglia di Daniela ha perso o vinto?

Cosa abbiamo vinto.

La nostra opinione è stata chiara da subito: Daniela e tutti i lavoratori autonomi hanno vinto. Ma ne abbiamo voluto parlare più a fondo nei giorni che hanno seguito la sentenza, sia con Daniela e Lara che nel nostro Consiglio Direttivo di novembre, e oggi prendiamo una posizione ufficiale, che ci guiderà nei prossimi mesi.

L’azione legale ha sin dal primo momento avuto un valore simbolico: era la punta di un iceberg fatto di tante iniziative. Come ricorda Daniela nel suo blog AfroditeK “L’obiettivo principale di questa azione legale (uno tra i numerosi strumenti della battaglia di Afrodite K) è sempre stato quello di arrivare alla Corte Costituzionale attraverso la sentenza di un Giudice del Lavoro (non c’è altro modo per un singolo cittadino) sottolineando così l’illegittimità e incostituzionalità con cui viene gestita la malattia di un’intera categoria di lavoratori, quella degli autonomi”. Su questo fronte incassiamo una sconfitta. Ma sugli altri, più sostanziali?

La Petizione ha superato le 126.000 firme, 7 Regioni e 25 Comuni l’hanno approvata come mozione nelle loro amministrazioni, lo sciopero contributivo è durato un anno e mezzo, il  crowdfunding ha raccolto 10.0000 euro e ha consentito di sostenere sciopero contributivo e azione legale. Ma la cosa più straordinaria è che le richieste di Daniela oggi sono legge. Nel nuovo Statuto del Lavoro Autonomo sono state riconosciute le sue richieste fondamentali.

Cosa non abbiamo ottenuto.

L’Avvocato Lara Aranzulla ricorda che “la causa di Daniela era prima di tutto una questione di costituzionalità: ovvero mirava a ottenere, prima ancora di un esame nel merito della causa specifica, un approfondito esame di costituzionalità su alcune delle norme riferite al lavoratore autonomo, che poi nella pratica si traducono in Circolari INPS”.

Non abbiamo ottenuto la sospensione del processo con il rinvio alla Corte Costituzionale e avremmo potuto decidere di continuare, motivi giuridici ce n’erano. Ma la domanda che ci siamo fatti è stata: quante risorse, sia economiche che umane, avremmo dovuto impegnare per sostenere il ricorso, senza avere certezza di un esame accurato presso la Corte Costituzionale? Risorse che preferiamo impegnare verso azioni più concrete e capaci di dare risultati.

Come continuare sulla strada di maggiori tutele.

La prima iniziativa è destinare a Daniela i fondi residui del crowdfunding: poco meno di 1.000 euro, dopo aver fatto fronte a tutte le spese, per continuare nella sua instancabile azione di informazione a chi si ammala gravemente.

La seconda iniziativa vedrà in primo piano Acta. Nella piattaforma che stiamo lanciando il tema dell’ampliamento delle tutele in caso di malattie gravi avrà grande rilievo. In particolare su due aspetti per incrementare la platea dei beneficiari dell’indennità di malattia, individuando le 3 mensilità di contribuzione su un arco temporale più ampio dei 12 mesi e ampliando la definizione di malattie gravi.

La battaglia di Daniela, di Acta e di tutti i lavoratori indipendenti quindi continua, anche dopo la vittoria ottenuta con il nuovo Statuto. Per una causa giusta e universale: l’equità di un nuovo welfare che non discrimini fra differenti lavoratori.

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