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Riconoscere le vittorie rafforza la coalizione

Lottare per i propri diritti è faticoso, ma può essere anche ricco di soddisfazioni. L’importante è riconoscerle, altrimenti è come combattere contro i mulini a vento e alla fine è totalmente e vacuamente stancante.

In questi giorni, membri del governo e lo stesso Renzi hanno annunciato la riduzione dell’aliquota previdenziale per i lavoratori autonomi iscritti alla famigerata Gestione Separata. Dal 27% al 25% si ipotizza. Ricordo che la legge prevedeva un progressivo aumento di quella aliquota fino al 33% a regime. Sono 4 anni che come Acta (l’Associazione dei freelance) ci mobilitiamo in autunno, in vista dell’approvazione della legge finanziaria/di stabilità, per convincere i governi di turno a bloccare l’aumento programmato. E grazie a queste mobilitazioni siamo riusciti a mantenerla ferma al 27%. In assenza delle nostre mobilitazioni, oggi staremmo pagando credo il 31%.

Contemporaneamente, i nostri interventi sono stati finalizzati a convincere i governi di turno a rivedere al ribasso le aliquote in modo definitivo, per allinearle a quelle degli altri lavoratori autonomi. Sono anni che facciamo audizioni in Parlamento, manifestazioni, dibattiti, confronti.

Fino a 4 anni fa, nessuno parlava di lavoro autonomo, se non per additarci come evasori. Il clima è cambiato. E non a caso. È cambiato perché da anni insieme a tanti compagni di strada, abbiamo portato il tema all’ordine del giorno. Abbiamo dovuto far capire a partiti e governi che non si poteva più legiferare sopra alle nostre teste.

Ben inteso, la riduzione dell’aliquota della gestione separata non è l’unica nostra battaglia, né l’unica richiesta che portiamo avanti. Però è una battaglia sacrosanta, e se ora il governo in TV dice che nella legge di stabilità intendono ridurla di 2 punti percentuali rispetto ad oggi (e di ben 8 punti percentuali rispetto a quanto previsto dalla legge a regime), io sono felicissima, perché è una vittoria importante. Importante per almeno due motivi:

  1. La vita quotidiana dei freelance sarà un pochino meno grama.
  2. Abbiamo dimostrato che mobilitarsi ha senso, uniti si ottengono risultati.

Come Acta, abbiamo lottato per ridurre l’aliquota senza che venisse introdotto il contributo minimo previsto in molte casse previdenziali, che serve in parte a contrastare l’evasione, ma finisce per mettere in ginocchio chi già guadagna un reddito minimo e insufficiente a sopravvivere. E pare che stiamo riuscendo nell’intento. Quindi io dico che siamo stati bravi, tenaci e se la decisione sarà trasformata in legge, sarò felicissima di aver partecipato alla mobilitazione. Così come sarò felicissima se diventerà legge il cosiddetto “Statuto del lavoro autonomo”, che contiene molte delle nostre richieste.

Non sono provvedimenti perfetti? Certo che non lo sono. Ma sono dei risultati straordinari per realtà come la nostra che si mobilitano senza risorse, senza strutture, con molta idealità e passione. Senza alcuna familiarità con le stanze del potere, ma soprattutto con molta competenza e convinti della necessità di coalizzarsi per stare meglio tutti.

Ci vuole ben altro? … Io del benaltrismo mi sono veramente stufata. Fatele voi le altre battaglie. Io so che le associazioni di freelance degli altri paesi ci guardano con molta ammirazione per i risultati che stiamo portando a casa. E mi piacerebbe che riuscissimo anche fra di noi a darci maggiori pacche sulle spalle. A gioire per i risultati reciproci. E non continuare a spostare l’asticella della critica sempre più in là.

Il governo pensa di alzare l’aliquota dovuta per la copertura sanitaria e la maternità nella gestione separata? Lo temevamo. Sono anni che ragioniamo sul tema “chiediamo più diritti ma quanto siamo disposti a pagare per averli?”. Confrontandoci con i lavoratori dipendenti, è evidente che loro hanno molto di più ma pagano anche molto di più. Quel di più che pochi di noi si potrebbero permettere. Noi freelance non abbiamo la copertura per malattia se ci prende una influenza di pochi giorni. E le giornate di lavoro perse se ci operiamo vengono pagate una miseria, però la maternità è pagata per cinque mesi, e stiamo vincendo la battaglia per l’estensione oltre i 60 giorni l’anno della copertura in caso di malattie gravi. E comunque la malattia viene pagata, poco, ma viene pagata in molti casi. Ci siamo mobilitati per avere le aspettative per padri e madri nei primi anni di vita dei bambini. Come Acta stiamo lottando per far sì che quello che paghiamo venga utilizzato per l’assistenza. Anche l’affiancamento a Daniela Fregosi e alla sua causa come Afrodite K contro l’INPS va in questa direzione. E proseguiremo per questa strada.

Però di nuovo dico “bravi”. Dirci che stiamo ottenendo una vittoria dà speranza anche ai professionisti ordinisti, e rafforza la loro battaglia all’interno dei loro ordini per avere maggiori diritti per le nuove generazioni.
Quando qualcuno riesce a farsi riconoscere i propri diritti, ci guadagnano tutti.

L’unico timore che ho è che tutto questo non si realizzi, che dopo mesi di parlare, le leggi non vengano approvate. Ma se verranno approvate, il 2017 sarà (a parità di altre condizioni) un anno meno difficile per i freelance. E sarà stato merito dei lavoratori freelance coalizzati.

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3 Commenti

  1. arturo

    cara Francesca,
    ci sono alcune inesattezze e questo mi meraviglia.
    I dipendenti non pagano di più e hanno un trattamento che non è paragonabile.
    Ma fare il confronto con i dipendenti non ha senso.
    Ecco, non discuto sull’importanza di ACTA, anche se su tutti i meriti che citi si può opinare.
    Temo però che si stia prendendo una deriva preoccupante….
    Non ci serve un sindacato, io non lo voglio.
    Serve una difesa delle libertà individuali, della scelta di autodeterminarsi e di trattenere
    la giusta quota di denaro per decidere della nostra vita.
    Se porterete avanti questa linea vi sosterrò, se intendete trasformarvi in un intermediario
    istituzionale che negozia protezioni non vi seguirò.
    Ci servono 2 sole cose: meno tasse e più libertà, poi facciamo da soli, grazie.

    10 Set 2016
  2. Ilaria

    Francesca,
    grazie per la tua riflessione, la condivido appieno.

    15 Set 2016

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