Acta l'associazione dei freelance

Le avventure di Astolfa, biofreelance - 15a puntata

| 17 giugno 2016 | LETTO: 320 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

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Dalla penna di bulander alle pagine di Actainrete.it.
Un inedito racconto a puntate, ogni venerdì, per sorridere e prepararsi al meritato weekend.
Cover di Marilena Nardi.

Quindicesima puntata

[Se te la sei persa o vuoi rileggerla, qui trovi la quattordicesima puntata.]

François sedeva nel palco reale, un po’ arretrato, in ombra per non farsi riconoscere, con Grey Rose in grembo. Affacciati al palco e ben visibili Astolfa e il main sponsor.

S’alza il sipario e appare un paesaggio infernale, con fumi, fiamme e grida di dolore, imprecazioni. Poi, silenzio. E una voce, alle spalle degli spettatori, stentorea, attacca: “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” È Glen-gul che spicca il volo dal palco reale, attraversa tutta la lunghezza della platea e si mostra finalmente sulla scena, nello sconcerto e nella sorpresa generale. Le signore col binocolo fanno fatica a seguirlo ma il pubblico esplode comunque in un grande applauso.

Il pappagallo continua a volteggiare recitando in perfetto italiano, anzi, con un leggero accento toscano, imparato ascoltando le registrazioni di un famoso attore comico del secolo passato che si divertiva ogni tanto a recitare Dante.

Mentre pronuncia il verso “ed una lupa che di tutte brame sembiava carca…“, appollaiato sulla balaustra del loggione, due mani fulminee lo acchiappano e lo ficcano in un sacco di juta. Contemporaneamente, dal lato opposto, scoppiano dei petardi e un enorme striscione con su scritto “Lavoro per tutti!” si srotola fino al pavimento della platea.

Panico, fuggi fuggi generale, baraonda, qualcuno invece alla lettura dello striscione applaude, un caos tale che pochi
mettono a fuoco la scomparsa di Glen-gul.

Solo François se ne rende conto perfettamente e comincia a urlare sporgendosi dal palco: “Mon perroquet, mon perroquet!”, mentre Astolfa cerca di tirarlo indietro perché non venga riconosciuto. Insomma, un disastro.

La folla impazzita aveva travolto i poliziotti che cercavano di accorrere per arrestare gli attentatori. Nessuno degli autori del sequestro e della protesta verrà beccato, nella confusione generale avevano potuto dileguarsi indisturbati.

Il sacco di juta, con dentro il povero Glen-gul tutto strapazzato e traumatizzato, verrà trovato la sera stessa nel portone di uno stabile signorile di via Clerici. Almeno questa disgrazia era stata evitata. Ma non era finita.

Nell’ufficio, all’ultimo piano del ‘Matitone’, Astolfa e il fratello sono lì da mezz’ora ma nessuno dei due parla. Rompe il silenzio l’AD: “Ho acquistato il 7% della tua società perché volevo portarla in Borsa, adesso vale la metà. Bell’affare che ho fatto, domani il comitato di controllo chiederà le mie dimissioni.”

“L’ho sempre detto che voi bocconiani non capite un accidente di business.”

“Te la godi? Ma tu sei messa peggio di me, adesso che si è scoperto chi è il tuo sarto misterioso…”

Astolfa non capisce. Il fratello le allunga un foglio.

“Leggi qua, è appena arrivato.”

Era un dispaccio di France Press dal Canada. Diceva: “Scoperto a Milano François ‘Pet’ Hollandér. Il sarto dei cani, travolto qualche anno fa da uno scandalo per pedofilia, era scomparso misteriosamente l’anno scorso. Dai registri di frontiera risulterebbe ancora presente nel nostro paese. Si indaga su chi lo ha aiutato a espatriare clandestinamente ed a entrare in Italia. I sospetti si appuntano su due persone, un uomo e una donna, ambedue cittadini italiani, che erano venuti a fargli visita nella clinica di Montréal dov’era ricoverato dopo il suo terzo tentativo di suicidio.” Sul sito dell’agenzia di stampa il comunicato era corredato da una foto, si vedeva Hollandér sporgersi dal palco reale della Scala mentre urlava “Mon perroquet”. In ombra, non riconoscibile, c’era la figura di una persona che sembrava tirarlo indietro per la giacca.

“Spero tu abbia un buon avvocato, sorellina.”

Questa volta c’era bisogno di una doppia sniffata, di una doppia razione, per tirarsi su di morale. Astolfa apre il sacchetto di neve che si portava sempre appresso, sparge la sostanza sul ripiano di vetro della scrivania del fratello, si curva per tirare e sente che quello dice: “Brava, portati dietro tutta quella roba e fatti arrestare anche per detenzione di stupefacenti oltre che per commercio
di clandestini.”

Senza alzare la testa, continuando a tirare, ella risponde con una specie di rantolo: “Deficiente di un bocconiano, pensa per te”.

[to be continued]

 

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