Acta l'associazione dei freelance

Freelancer discriminati (anche) dal nuovo codice degli appalti

| 24 giugno 2016 | LETTO: 250 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

La nostra azione per far valere il  diritto dei freelancer ad accedere ai bandi pubblici continua: dopo i primi risultati della campagna per denunciare i #BandiBassotti ora vogliamo interessare il livello istituzionale.

 

Abbiamo verificato che gli enti locali sono disorientati anche a causa del Nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs n. 50/2016), che, nonostante tutte le buone intenzioni, sembra discriminare gli operatori economici, professionisti freelance, per cui non è prevista iscrizione né al Registro della Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato né ad alcun Albo Professionale.

Un esempio per chiarire: in base al Codice, un archeologo con laurea, specializzazione e magari anche dottorato di ricerca in archeologia, con competenza nello specifico settore e libero professionista, potrebbe essere escluso dalla partecipazione ad una gara pubblica volta proprio alla ricerca di un archeologo, in quanto non iscritto alla CCIAA e non iscritto ad un ordine (non esiste un albo o ordine degli archeologi).

Il D.Lgs n. 50/2016 a nostro parere è in contrasto con la Direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici del 26 febbraio 2014. Con il documento tecnico "Codice appalti e freelance" preparato da Stefano Carboni con la collaborazione di Salvatore Tarantino, Acta fa il punto della questione e pone delle domande.

Un documento che sottoporremo all’attenzione dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), del Parlamento e della DG Concorrenza dell'Unione Europea.

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