Acta l'associazione dei freelance

Le avventure di Astolfa, biofreelance - 12a puntata

| 27 maggio 2016 | LETTO: 310 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

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Dalla penna di bulander alle pagine di Actainrete.it.
Un inedito racconto a puntate, ogni venerdì, per sorridere e prepararsi al meritato weekend.
Cover di Marilena Nardi.

Dodicesima puntata

[Se te la sei persa o vuoi rileggerla, qui trovi l'undicesima puntata.]

La passerella occupava la grande navata centrale dell’ex Basilica. Invitati, giornalisti accreditati e fotografi erano distribuiti tra le navate laterali e il gineceo. Statue e immagini dei santi erano stati sostituiti da busti marmorei dei famosi creatori di moda italiani: Armani, Versace, Valentino, Missoni ecc.

Sul supplemento domenicale de “Il Sole 24 Ore” un professore della Cattolica aveva scritto che da alcuni indizi, venuti di recente alla luce, si poteva lecitamente supporre che Ambrogio avesse lasciato la natìa Teutonia perché era stufo di vestirsi di pelli e voleva indossare i famosi panni italiani, già allora rinomati in tutta la Cristianità. Dunque poteva considerarsi l’antesignano della moda a Milano. Sky si era aggiudicata la diretta televisiva.

Lo stile scelto dal sarto canadese alternava indumenti canini sfarzosi, decisamente barocchi, ad altri di estrema semplicità. I doberman per esempio vestivano tute mimetiche ma di prezioso velluto froissé misto a cotone pois d’esprit, sicché di militaresco avevano solo il disegno. Venivano curati assai gli accessori, tutti disegnati dallo stesso Hollandér, i bracchi per esempio vedevano esaltate le loro orecchie penzoloni da orecchini ispirati alla gioielleria longobarda, in onore alla storia regionale.

Sarebbe troppo lungo soffermarsi sui singoli modelli, sulle stoffe, i colori, le fogge, basti dire che il pubblico continuava ad accogliere ogni nuova comparsa sulla passerella con un “ooooohhhh!” di ammirazione e di sorpresa.

Astolfa aveva voluto piazzarsi nei camerini, sicché al posto d’onore, accanto al sindaco e alla generalessa dei carabinieri (la prima donna a ricoprire tale delicato incarico) c’era Eros Mangiavetri, bersagliato dai fotografi, in sollucchero per essere finalmente al centro dell’attenzione. In quarta fila, piuttosto imbronciato, il fratello di Astolfa con un paio di servizievoli tirapiedi della banca.

La sfilata era stata aperta dai bassotti, per i quali Hollandér aveva pensato a tutine di sgargianti colori (ma con una prevalente tonalità di rosso pompeiano), che recavano attorno alle zampine degli sbuffi di organzino ai quali erano attaccati sonagli balinesi, sicché, trotterellando sulla passerella, le amabili bestiole producevano un concerto di carillon che veniva ogni cinque-sei passi scandito da un breve abbaiare all’unisono, tipo “glen, glen, din, din, … bau, bau” e così via. Il tutto per stimolare man mano l’attesa spasmodica dell’apparizione di Nefertiti II.

Preceduta dalle note dell’”Aida” di Verdi, sparate a tutto volume dalle canne dell’organo, la maestosa Podenco dal Pelo Corto finalmente appare con il suo passo da sultana. E qui l’”oooohhh” del pubblico diventa quasi un grido. La generalessa della Benemerita perde il contegno e schizza in piedi applaudendo freneticamente, il sindaco Abdul ben Buari, per non metterla in imbarazzo, solleva a fatica i suoi 138 chili e batte delicatamente le mani grassocce, invitando poi con un largo gesto del braccio tutti gli astanti ad alzarsi in modo che i giornali l’indomani possano scrivere che Nefertiti II era stata accolta da una standing ovation.

La celebre modella a quattro zampe fa più di una uscita, indossando diversi modelli, dai più fantasiosi ai più semplici. Inizia con un abito da sera per il quale Hollandér aveva utilizzato una quantità incredibile di tessuti ma con una gamma sobria di colori: sete di chiffon degradé, crèpe de chine, sablé, doppio raso, burette e mikado shantung; cotoni di batista, gabardine stretch, mille righe, jeans e bouclé: lino Francese e lino Irlandese. Solo il cappello era di lana grain de poudre con superbe penne di pavone, mentre la coda era libera, nuda, parlava per sé. Inizia così la sua prima uscita e conclude con un semplice tailleur di vigogna e un cappello alla Borsalino grigio ardesia chiaro, che sul suo muso aguzzo le sta di un bene….

L’indomani “La Repubblica” esce con un editoriale dal titolo: “Da Ambrogio ad Astolfa nel segno della continuità”. Comincia così: “L’Italia torna a primeggiare nel gusto e Milano traina la ripresa. Questo possiamo tranquillamente affermare dopo che l’Istat nel suo comunicato stampa di ieri ha annunciato che per la prima volta, dopo alcuni anni, la curva della disoccupazione mostra una
netta inversione di tendenza: a consuntivo i dati di dicembre 2052 segnano un 43,2% rispetto al 44% del dicembre 2051. L’Italia riparte e lo fa nel modo più giusto: dalla moda.”

[to be continued]

 

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