Acta l'associazione dei freelance

Le avventure di Astolfa, biofreelance - 11a puntata

| 20 maggio 2016 | LETTO: 326 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

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Dalla penna di bulander alle pagine di Actainrete.it.
Un inedito racconto a puntate, ogni venerdì, per sorridere e prepararsi al meritato weekend.
Cover di Marilena Nardi.

Undicesima puntata

[Se te la sei persa o vuoi rileggerla, qui trovi la decima puntata.]

La location scelta per quella prima sfilata era di grande prestigio: la basilica di Sant’Ambrogio, sconsacrata nel 2037 e dedicata da allora alle grandi sfilate di moda, umana e canina. Un provvedimento che aveva creato al sindaco di Milano Abdul ben Buari, immigrato di terza generazione, 138 chili portati con dignità, qualche problema con il Vaticano, ma alla fine le considerazioni di ordine economico e patriottico avevano prevalso: Milano rischiava di perdere la sua egemonia nel mondo della moda e si dovevap ur far qualcosa per rilanciarla su quel mercato che ogni giorno diventava più competitivo. In cambio il Vaticano avrebbe avuto il 25% delle azioni dell’Ambros New Event Fashion Organisation (ANEFO).

L’attrazione della sfilata era lei, Nefertiti II, Podenco Ibicenco dal Pelo Corto, razza canina le cui origini risalgono a qualche millennio prima di Cristo, come testimoniano i geroglifici egizi, dove quel cane è raffigurato perfettamente con le sue orecchie e il muso appuntiti, accovacciato sulle zampe posteriori, maestoso, ieratico. Il pelo di Nefertiti era di un bianco immacolato e la coda,
quella lunga coda che i Podenco inalberano come un vessillo, descriveva nell’aria delle volute misteriose, sembrava possedere un suo proprio linguaggio, mutevole nelle espressioni, ora invitanti, ora energiche, talvolta malinconiche, talaltra sbarazzine.

Nel contratto di esclusiva c’era scritto che poteva sfilare sulle passerelle ma anche posare in studio. Astolfa pensò bene, per lanciare ancor meglio l’evento, di affidare Nefertiti a un famoso fotografo per un servizio esclusivo, che avrebbe venduto all’asta alle grandi riviste di moda. Cifra di partenza: 2 milioni di dollari. Se ne incaricò Sotheby’s di piazzarlo e fu battuto a 9 milioni, 700 mila. Le spese sostenute per il nuovo insediamento di Cusago erano state abbondantemente coperte.

Ma “Pet” Hollandér non era soddisfatto. Nefertiti II gli stava proprio sull’anima, tanti onori per lei ed invece per i suoi animali niente? Glen-gul non meritava altrettanta fama? Il prodigioso pappagallo aveva appena finito di imparare a memoria il primo Canto della Divina Commedia. Aveva diritto di essere presentato in pompa magna al pubblico italiano, sì o no?

“Tu Astolfa devi organizzargli un recital in una cornice adeguata.”

Astolfa sospirò profondamente. “Ti va bene la grande sala del Castello Visconteo di Cusago? Hanno appena finito di ristrutturarlo.”

“Stai scherzando? La Scala di Milano voglio.”

François aveva disegnato per la sfilata modelli così strepitosi per sfarzo ed eleganza che il suo potere contrattuale verso Astolfa era aumentato assai. La richiesta era sconvolgente ed il prezzo che la Scala avrebbe preteso, con tutta probabilità, altrettanto. Ma Astolfa era donna dalle mille risorse: “E se chiedessi una sponsorizzazione alla banca di mio fratello?”, pensò.

“Ok François, lasciamici pensare. Adesso però concentriamoci sulla sfilata.”

“Sei una donna eccezionale, Astolfa. Lasciati abbracciare”.

Era importante per la riuscita dell’evento che François “Pet” Hollandér fosse nella disposizione d’animo migliore, anche se doveva restare dietro le quinte. Astolfa si lasciò dunque abbracciare, maledicendo dentro di sé pappagalli, sarti e fratelli.

Due giorni dopo i giornali avrebbero riportato la notizia di una colossale scazzottatura tra animalisti in piazza Gae Aulenti, gli uni entusiasti di poter assistere ancora a una sfilata di moda canina in grande stile, gli altri pervicacemente contrari perché offensiva, secondo loro, della dignità dei cari amici dell’uomo. Ebbero la peggio quest’ultimi, costretti a ripararsi dalla furia degli avversari barricandosi nelle sale d’aspetto della Stazione Garibaldi. Il loro principale esponente, un australiano di Brisbane da molti anni residente a Milano ma di lontane origini calabresi, tal Gerolamo Latrato (o dei Latratis, l’anagrafe “aussi” non è delle migliori) dovette essere ricoverato al reparto Umani del Canile Comunale di via Maciachini.

[to be continued]

 

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