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Il nuovo codice degli appalti incoerente con lo statuto del lavoro autonomo

15 Aprile 2016 Diritti, Lavoro

Il nuovo Codice degli Appalti, che sarà approvato lunedì 18 aprile, in contrasto con quanto contenuto nello Statuto del lavoro autonomo, promuove la partecipazione agli appalti delle micro e piccole imprese, ma non dei lavoratori autonomi e dei freelance.

Infatti mentre l’articolo 7 del DDL 2233 (Statuto del lavoro autonomo) è esplicitamente diretto a favorire l’accesso agli appalti di tutti i professionisti autonomi:

Le amministrazioni pubbliche promuovono, in qualità di stazioni appaltanti, la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici, in particolare favorendo il loro accesso alle informazioni relative alle gare pubbliche, anche attraverso gli sportelli di cui all’articolo 6, comma 1, e la loro partecipazione alle procedure di aggiudicazione.

il nuovo codice appalti fa riferimento alle micro e alle piccole imprese (che però, proprio in quanto imprese – spesso individuali – sono comunque iscritte alla Camera di Commercio), ma non ai professionisti autonomi e freelance.

Ad esempio gli Art. 30 comma 7, Art. 36 comma 1 e Art. 41 comma 1, spingono ad assicurare l’effettiva partecipazione di microimprese, piccole e medie imprese agli appalti, nel rispetto delle disposizioni stabilite dal presente codice e dalla normativa dell’Unione europea.

Le associazioni Acta, Alta Partecipazione, Confassociazioni e Confprofessioni hanno diramato un comunicato in cui chiedono che il nuovo codice degli appalti tenga conto dell’orientamento espresso nel DDL lavoro autonomo, contemplando espressamente la figura del lavoratore autonomo.

ACTA
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di ACTA tempo di lettura: 1 min
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