Acta l'associazione dei freelance

Le avventure di Astolfa, biofreelance

| 11 marzo 2016 | LETTO: 231 VOLTE | 2 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

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Dalla penna di bulander alle pagine di Actainrete.it.
Un inedito racconto a puntate, ogni venerdì, per sorridere e prepararsi al meritato weekend.
Cover di Marilena Nardi.

Prima puntata

 

“No, mamma, non serve a niente!”

“Ma guarda tuo fratello, lavora in una grande banca, ha un ufficio favoloso…”

“Capirai, fa data entry dodici ore al giorno con un contratto di tre mesi dopo un anno di stage gratuiti! Con due lauree e un master che vi è costato un occhio della testa!”.

Abitavano a Milano in via Farini, un sottotetto ben ristrutturato, Astolfa, la madre, il padre e il fratello. Sette piani di scale con un ascensore in genere fermo perché l’amministratore non pagava la manutenzione, ma per la mamma era un posto comodo per quel che serviva a lei. Quando qualcuno le chiedeva “E suo figlio lavora? Ah sì? E dove?”, il suo volto s’illuminava, non rispondeva, pigliava l’interlocutore per la mano e lo portava sotto l’abbaino, lo invitava a salire su un trespolo e a guardare fuori la distesa dei tetti, zona Garibaldi.

“Lo vede il grattacielo, quello del ‘matitone’ laggiù in fondo?”

“Certo, si vede subito, è il palazzo dove stava una volta l’Unicredit no?”

”L’ufficio di mio figlio è lassù”. E dentro di sé sentiva una gioia, un orgoglio… si sentiva invidiata. Avessero abitato al primo o al terzo piano, quella scena non avrebbe potuto farla, solo da lassù il ‘matitone’ era ben visibile.
Astolfa non volle sentir ragione, lei all’Università manco morta, lei voleva un lavoro, voleva realizzarsi, inventarsi un’attività.

“Voglio essere una freelance, mamma”.

“Oh vergine santa, e cos’è?”

“Abbiamo l’incontro di coaching martedì, l’iscrizione costa 12 euro”, le aveva detto il gestore del coworking, dove andava ogni tanto a lavorare, perché a casa il wi fi era lento.“E’ uno in gamba, è della Mocciosi Consulting, hanno sedi dappertutto, a Panama, a Brisbane…”

Ma ci volle ben altro che un paio di seminari con un cretino che ti diceva di guardarti dentro per capire chi sei e scoprire quali stupefacenti doti possiedi.

Quando i 12 euro divennero 15.000 finalmente Astolfa trovò il tipo che le sembrava fatto per lei, era il titolare dell’AIA (Agenzia Insediamenti Appenninici), roba seria, roba dell’ONU, certificazione di qualità TN4003. Quella sera tornò a casa felice, facendo i sette piani di corsa.

“Mamma, vivrò all’aria aperta, in mezzo alla natura, farò marmellate e miele d’api, farò le composte…”

“Beh” – interviene il fratello – “è quello che si dice una vera business idea, avrai pochi concorrenti, è un mercato sguarnito, non ci ha pensato quasi nessuno, anzi diciamo che sarai in una posizione di oligopolio.”

“Fai anche lo spiritoso, tu morto di fame?”

Astolfa non ammetteva che qualcuno mettesse in dubbio la bontà della sua scelta, tantomeno quel fratello per cui provava profondo disprezzo.

“Zombie di un bocconiano, cosa vuoi capire tu di mercato?”

Il titolare dell’AIA (Agenzia Insediamenti Appenninici) aveva un SUV potente, una specie di carro armato, che s’inerpicava su per l’erto tratturo come niente fosse. Il bosco di faggi e frassini aveva lasciato il posto a una vegetazione di solidi castagni. L’ultimo posto abitato se lo erano lasciato alle spalle da un’oretta.

“Qui c’è aria pura, qui i polmoni respirano…” continuava a dire il tipo,

Astolfa, seduta a lato con la cintura allacciata, annuiva ma non poteva nascondere di essere un po’ perplessa.

“Ci vuole ancora molto?”

“Macché, siamo arrivati!”

Dal bosco il SUV sbucò in un’ampia radura in leggero declivio, si fermò davanti a un grande container adagiato sull’erba fresca che recava ancora la scritta Maersk Line. E aveva un lungo comignolo. Poveretta, quando il tipo le aveva detto che l’Agenzia disponeva di appezzamenti di terreno con abitazioni, frutteto ed arnie, s’era immaginata una casetta di pietra, una piccola cascina, dei filari ordinati di susini o di mele…. Un container!

“Ma guardi che è un 45 piedi, non è di quelli piccoli, connessione Internet perfetta, sistema di riscaldamento autonomo a legna per l’inverno, pannelli solari per l’estate, compostiera per i rifiuti, videocamere pluridirezionali, per non parlare del sistema di sensori in grado di captare i segnali emessi dagli animali in un raggio di 500 metri! Lei qui non ha bisogno di cani da guardia, lei l’orso, il lupo, se si avvicina, lo vede subito sul video del suo computer.”

Astolfa continuava a non saper nascondere la sua perplessità.

“Ma per noi più delle tecnologie moderne” – proseguiva il tipo –“conta il rapporto con la natura, conta la conservazione degli usi antichi, dei gesti semplici della civiltà contadina. Non ha notato la cosa straordinaria di questo posto?”

Astolfa non aveva notato.

[to be continued]

 

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