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I 10 punti del Jobs ACTA per i freelance

Riproponiamo il nostro jobs Acta, in cui abbiamo integrato anche le proposte in materia fiscale.

1.     Aliquota previdenziale.

Chiediamo:

  • il blocco definitivo (non una sospensione come negli ultimi 3 anni) dell’aumento al 33% previsto dalla legge 92/2012 per gli iscritti alla Gestione Separata
  • l’avvio di un processo di equiparazione della nostra contribuzione a quella di tutti gli altri lavoratori autonomi, cioè il 24%.

Come abbiamo ampiamente documentato, a parità di costo del lavoro, siamo soggetti ad una pressione previdenziale che supera anche quella dei lavoratori dipendenti, ed è un costo che grava interamente su di noi. Non è quindi giustificato né sostenibile alcun nuovo aumento e devono essere ripensati i termini della contribuzione.

2.     Tutela della maternità/paternità

Su questo punto chiediamo di:

  • eliminare la norma che vincola la percezione dell’indennità di maternità concessa dalla gestione separata all’astensione dal lavoro nei 5 mesi a cavallo della gravidanza; la professionista autonoma iscritta alla gestione separata, analogamente a quanto avviene per la professionista autonoma iscritta a un ordine, deve potersi astenere dal lavoro, ma non deve essere obbligata all’astensione;
  • definire l’indennità con le modalità di calcolo utilizzate per le altre libere professioniste nelle forme previste dal Testo Unico sulla Maternità;
  • riconoscere i congedi parentali anche ai papà, per favorire la piena condivisione del ruolo genitoriale;
  • omologare la durata dei congedi a quanto previsto per le lavoratrici dipendenti.

3.     Tutela della malattia

Nelle situazioni di malattia e con riferimento agli eventi  più gravi e ostativi dell’attività lavorativa chiediamo:

  • la sospensione dei versamenti degli oneri previdenziali e fiscali per l’intera durata del periodo di malattia. Una volta cessata la malattia il pagamento potrà essere rateizzato;
  • l’ampliamento del periodo di tutela per la malattia domiciliare (oltre gli attuali 61 gg);
  • la ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito (80% del reddito per la malattia ospedalizzata e 30% per quella domiciliare), usando come parametro il reddito percepito prima della malattia;
  • l’equiparazione della degenza ospedaliera a quella ospedalizzata quando si è sottoposti a terapie invasive (es. chemioterapia);
  • la copertura di tali periodi con i versamenti di contributi pensionistici figurativi.

 

4.     Equa pensione per tutti

La riforma della previdenza italiana verso il sistema contributivo, introdotta dalla Legge 335/1995, ha cambiato drasticamente le prospettive pensionistiche: moltissimi non arriveranno a percepire una pensione decente, adeguata a garantire la sopravvivenza in vecchiaia. I primi ad avere avuto consapevolezza della misura di questo cambiamento (anche in assenza della busta arancione) sono le lavoratrici e i lavoratori autonomi e i parasubordinati, perché sono stati i primi ad essere stati catapultati nel sistema contributivo puro.

Il tema pensione continua ad essere all’ordine del giorno, sia per la politica, sia nel dibattito pubblico. Purtroppo l’attenzione è tutta concentrata su temi che interessano i pensionati e pensionandi retributivi: gli esodati, la flessibilizzazione dell’età di pensionamento, la rivalutazione, in seguito alla sentenza della consulta, delle pensioni che erano state bloccate (le pensioni superiori a 1.500 euro lordi).

Della povertà e delle penalizzazioni del sistema contributivo si parla sporadicamente e comunque rinviandone, senza una precisa scadenza, non solo la soluzione, ma anche la discussione.

È invece urgente intervenire subito per evitare l’esplosione di una bomba sociale, quando arriveranno le prime consistenti coorti di pensionati contributivi puri.

Gli obiettivi della nostra proposta sono il superamento di alcune gravi carenze del sistema contributivo, e in particolare:

  • garantire a tutti i lavoratori, con un’adeguata storia contributiva, anche intermittente e frammentata tra diverse gestioni, il raggiungimento di una pensione minima. Si ricorda a questo proposito che la riforma pensionistica ha eliminato l’integrazione al minimo;
  • intervenire con meccanismi solidaristici a favore di chi ha sperimentato percorsi lavorativi non continuativi, a causa di difficoltà occupazionali o personali. Il sistema contributivo ha infatti eliminato ogni solidarietà intragenerazionale proprio quando sarebbe più necessaria a causa della sempre maggiore instabilità lavorativa e della crescita di  forme lavorative non adeguatamente coperte da un sistema di welfare ancorato al lavoro dipendente;
  • incentivare l’investimento pensionistico, attualmente molto poco conveniente: in molti fuggono con modalità lecite e meno lecite, con effetti negativi sul bilancio INPS e con prevedibili ripercussioni sulla situazione dei futuri pensionati;
  • incentivare anche il secondo pilastro previdenziale, che, come previsto dalla riforma, sarà necessario per compensare la caduta del reddito che si presenterà al momento di andare in pensione.

Proponiamo di intervenire su tre direzioni:

  • Revisione delle modalità di rivalutazione del montante pensionistico, in modo da renderlo effettivamente premiante.
  • Sulla scia di quanto operato da altri paesi, come ad esempio la Svezia, chiediamo che sia prevista una pensione minima (equiparata all’assegno sociale), riconosciuta a tutti coloro che raggiungono un numero minimo di anni di versamenti (dieci o quindici). A questo assegno minimo, uguale per tutti, si dovrà aggiungere una parte variabile, calcolata con il metodo contributivo, e dunque proporzionale agli importi versati (tale pensione minima dovrà essere coperta con la fiscalità generale, in un quadro di riforma che scorpori le prestazioni pensionistiche pure da quelle di sostegno al reddito, oggi in larga parte finanziate con la contribuzione all’INPS).
  • L’eliminazione del il vincolo che subordina l’accesso al trattamento pensionistico alla maturazione di una pensione pari a 1,5 volte l’ammontare dell’assegno sociale per i professionisti della Gestione Separata che oggi hanno oltre 50 anni. Non avendo avuto la possibilità di versare contributi prima del 1995, hanno infatti scarse possibilità di riuscire ad accumulare un montate contributivo sufficiente e quindi si troveranno ad essere discriminati rispetto agli altri contribuenti, pur avendo versato i venti anni di contributi previsti.
  • Maggiore incentivazione della previdenza complementare.

5.     Equo compenso

Il lavoro indipendente è la risposta ad un modello industriale che esternalizza molti servizi qualificati. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una fortissima svalutazione del lavoro dei freelance, a causa della contrazione della domanda e dell’accresciuta concorrenza. Per interrompere e contrastare questa tendenza chiediamo:

  • La determinazione di compensi per alcune prestazioni “tipiche” da individuare per ogni attività professionale, da decidere ove possibile all’interno della comunità di appartenenza in accordo con la Pubblica Amministrazione. La fissazione di “costi standard” non dovrebbe cioè riguardare solo i prodotti ma anche i servizi, nella definizione di un range che da un lato contrasti la svalorizzazione del lavoro e dall’altro prevenga sperperi ingiustificati. In qualche caso sarà sufficiente ridare valore ad alcuni documenti già in essere [ad esempio, tabelle sui compensi della formazione in Sanità delle P.A. istituiti dal Ministro Bindi e disattesi in seguito alla crisi]. I compensi così definiti potranno rappresentare un riferimento anche per il mercato privato, sia per i professionisti sia per chi acquista i servizi.
  • La definizione, nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, di regole dei bandi basate sulla valorizzazione delle competenze e dell’esperienza e che contrastino il diffondersi delle gare al massimo ribasso, che verifichino il rispetto dei parametri sopradefiniti in tutta la catena di subfornitura.
  • L’apertura ai freelance dei bandi per la presentazione di progetti e interventi attualmente riservati esclusivamente alle imprese, considerato che le partite iva individuali spesso sono soggette all’IRAP – ma anche per mettere a disposizione delle P.A. competenze e creatività che contrastino logiche esclusivamente di mercato.

 

6.     Tutela dei tempi di pagamento

Tutti sanno che esiste una legge che fissa a 30 giorni il tempo massimo per il saldo delle fatture, ma nessuno la rispetta. Il cattivo esempio lo dà lo Stato per primo: avere un credito presso un ente statale equivale spesso a non ricevere il compenso pattuito per tempi lunghi, anche di anni. Chiediamo che questa legge venga applicata, in primis da Stato e Regioni, con attenzione particolare verso i professionisti indipendenti che sono l’anello più debole nelle catene economiche di fornitura di servizi.

 7.     Equità fiscale per il lavoro autonomo

Sulla base di una presunzione di evasione, sopravvive un diverso trattamento fiscale del lavoro autonomo rispetto a quello dipendente. Siamo favorevoli ad ogni misura di controllo e tracciabilità delle entrate, ma chiediamo:

  • l’equiparazione delle detrazioni sui redditi bassi a quelle dei dipendenti. Attualmente la cosiddetta no tax area è  fissata a 4.800 euro per gli autonomi e a 8.000 per i dipendenti;
  • l’accesso a eventuali bonus di sgravio, come quello di 80 euro al mese introdotto nel 2015 e previsto anche nel 2016.

 

8.     Lavoro e non impresa

A questo proposito chiediamo:

  • un chiarimento della questione IRAP, con una definizione oggettiva di autonoma organizzazione ai fini della non assoggettabilità dei professionisti;
  • la revisione del sistema degli anticipi di Irpef e INPS, che risulta particolarmente gravoso per chi avvia un’attività o quando si hanno forti oscillazioni del fatturato;
  • l’eliminazione della maggiorazione a titolo di interesse alla dichiarazione trimestrale dell’Iva.

 

9.     Simmetria di diritti nei rapporti con lo Stato

Attraverso:

  • l’utilizzo degli studi di settore e del redditometro esclusivamente come strumenti indicativi, senza scaricare sul contribuente l’onere della prova, non di rado impossibile da fornire;
  • la obbligatoria e preventiva convocazione del contribuente da parte dell’Agenzia delle Entrate prima dell’applicazione di sanzioni di importo significativo;
  • il rimborso delle spese sostenute dal contribuente al fine di rispondere a contestazioni fiscali o nel quadro di un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, qualora l’esito del procedimento abbia dimostrato la correttezza del suo comportamento;
  • la possibilità di estensione del ravvedimento operoso anche alla contribuzione INPS, per tutelarci da anticipi non corrispondenti al reddito realmente realizzato.

 

10.     Aggiornamento delle norme fiscali alla realtà del nuovo lavoro autonomo

A poco serve la possibilità di portare in detrazione gli investimenti materiali di impianti a attrezzature, di solito piuttosto limitati per un professionista autonomo, mentre è necessario favorire l’aggiornamento delle competenze, l’innovazione e la mobilità. In particolare evidenziamo la necessità di prevedere:

  • la totale deducibilità delle spese in formazione, senza vincoli di accreditamento, dato che l’aggiornamento delle competenze professionali, in particolare per i settori a maggior carattere innovativo, spesso può essere effettuato soltanto al di fuori della propria regione o all’estero;
  • la deducibilità dell’IVA sui trasporti;
  • l’ammortamento con aliquote rappresentative della veloce obsolescenza dei prodotti ad alta tecnologia;
  • la totale deduzione delle spese legate a trasferte riferite all’attività lavorativa svolta (di fatto generalmente ammessa, ma sempre a rischio di interpretazione arbitraria da parte di funzionari dell’agenzia delle Entrate).
ACTA
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12 Commenti

  1. Fabiana Musicco

    Bravi ! Condivido tutto !

    6 Ott 2015
  2. K.

    Tutto validissimo e giusto, ma non vi pare dovremmo richiedere un regime dei minimi svincolato da età e termini di tempo? Un regime dei minimi con un tetto di fatturato decente, tipo max 30.000 €?
    Mi sembra una PRIORITA’ per tutti coloro che fatturano tra i 20.000 e i 30.000 € annui (che non credo siano pochi) che una volta usciti dai minimi si ritroverebbero in un regime ordinario INSOSTENIBILE.
    Spero che questo messaggio venga accolto!
    Ciao, e grazie ACTA del grande lavoro.

    6 Ott 2015
  3. Carlotta

    Concordo con K., per il resto mi sembrano tutti punti indispensabili.

    6 Ott 2015
  4. Federico Beffa

    Secondo me sarebbe necessario anche un regime meno pesante per chi è sopra ai 30.000 euro. In questo momento, facendo i conti della serva, un autonomo in regime ordinario che incassa 40.000 euro annui e uno in regime dei minimi che ne incassa 30.000 hanno all’incirca lo stesso netto. Considerando che un professionista del terziario avanzato, in molti casi, ha poche spese relative al proprio lavoro da poter detrarre.

    6 Ott 2015
  5. Paolo

    Ottimo lavoro Acta!
    Secondo me manca un punto fondamentale, il Regime dei minimi.
    So che trattate l’argomento in continuazione ma perchè non inserirlo nel Jobs Act per freelance.

    Per dare respiro agli autonomi e per scongiurare il rischio che migliaia di partita iva chiudano e tornino a ingrossare le fila dei disoccupati in cerca di lavoro dipendente servono misure più efficaci.

    Giusto eliminare il vincolo di età e dei termini di tempo.
    Bisognerebbe portare la soglia dei ricavi a 30.000/35.000 euro per tutte le categorie ATECO.

    L’aliquota al 15% per chi è in diffocoltà e ha redditti bassi diventa comunque insostenibile.

    Io proporrei fino a 20.000 euro = aliquota 8%
    Dai 20.000 euro a 30.000 euro = aliquota 14%

    Il governo italiano non ha ancora capito l’importanza del nuovo lavoro autonomo. Ci sono governi europei che invece ne hanno capito le potenzialità e investono risorse importanti per questa categoria. Non dimentichiamoci che quasi tutte le aziende, specialmente le nuove imprese innovative, nel loro stato embrionale sono nate con esperienze di lavoro autonomo. E’ uno step naturale, i lavoratori autonomi di oggi potrebbe essere gli imprenditori di domani. Se ci strozzano non abbiamo possibilità di crescere, e non importa l’età anagrafica, molte imprese nascono dall’esperienza anche ventennale di lavoratori autonomi.

    Per far crescere l’economia si deve partire dal lavoro autonomo. Questa semplice formula al nostro governo non è ancora chiara.
    Le imprese innovative in italia generano un fatturato di 1 milardo di euro, in Germania generano un fatturato di oltre 20 miliardi di euro. Siamo il fanalino di coda della new economy in Europa. Per mia esperienza personale e per quello che ho potuto vedere in italia e all’estero le Start Up nascono quasi sempre da lavoratori autonomi. Dare respiro a questa categoria significa dare più possibilità alle imprese di nascere. Stiamo perdendo troppe competenze per questo motivo, se vogliamo mettere fine alla fuga di cervelli partiamo da qua. Il lavoro sta cambiando radicalmente, i paesi più dinamici e ricettivi ne trarranno vantaggio gli altri saranno svuotati di competenze e di menti imprenditoriali.

    6 Ott 2015
  6. k.

    Grazie della segnalazione Samanta!
    K.

    6 Ott 2015
  7. Nicola D'Agostino

    Noto che al punto 7.1 c’è scritto “Attualmente la cosiddetta no tax area è fissata a 4.800 euro per i dipendenti e a 8.000 per gli autonomi”.
    Non è il contrario? 😕

    nda

    7 Ott 2015
  8. ACTA

    oops! corretto. grazie Nicola per la segnalazione

    8 Ott 2015
  9. manfid

    Vorrei consigliare di introdurre anche al punto 4. La richiesta di consentire l’integrazione dei contributi versati nella gestione separata con i contributi versati in altri enti. Di fatto è una possibilità riconosciuta solo ai fini della pensione di vecchiaia e non per quella anticipata. Come è spiegato ad esempio qui : http://infoprevidenza.it/contributi-nella-gestione-separata-niente-opzione-donna/
    e qui:
    http://quifinanza.it/lavoro/pensione-anticipata-come-ottenerla-riunificando-i-contributi/40334/
    È una discriminante che favorisce i dipendenti con carriera continuativa e penalizza chi nella propria carriera ha diversificato e in particolare chi ha anni di contributi nella gestione separata. Chi opta per il contributivo come ormai si delinea ogni proposta di pensione anticipata, ha diritto di aver riconsciute le somme versate in ogni cassa, perché appunto il conteggio verrà fatto sul montante effettivamente versato. Non è un regalo. È un diritto. Nel 1990 fu reso possibile unificare i contributi artigiani e commercianti con quelli da dipendenti. Nel 2016 a 20 anni dall’istituzione della gestione separata, dovrebbe essere eliminata questa disparità tra lavoratori.

    15 Ott 2015
  10. Mattia Bulgarelli

    Facendo ricerche in materia, ho scoperto un altro problema in tema di contribuzione INPS.
    Il denaro versato (obtorto collo) all’INPS per i contributi pensionistici viene rivalutato sulla base dell’incremento del PIL rilevato dall’ISTAT.
    Ovvero, in una situazione come quella attuale di bassa inflazione e di PIL a zero, i nostri versamenti stanno effettivamente perdendo di valore nel tempo invece di rivalutarsi, e sono equivalenti ai famigerati “soldi sotto il materasso”!

    L’INPS ci impone una soluzione dannosa, se la confrontiamo con i risultati delle pensioni private, che offrono una rivalutazione secondo la redditività di mercato, che anche nelle soluzioni garantite e a zero rischio superano comunque l’inflazione (anche se di poco, è sufficiente per “salvare” il valore dei versamenti).

    26 Ott 2015
  11. mbronzetti

    Concordo con manfid,
    gli anni della Gestione Separata non si cumulano con le altre gestioni, siamo dei paria, dei discriminati, siamo proprio dei “separati”.
    Chi opta poi per la totalizzazione perde i diritti acquisiti del retributivo e comunque difficilmente raggiunge i 42 anni che servono per l’anzianità, quindi si può andare in pensione solo di vecchiaia.

    26 Ott 2015

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