Acta l'associazione dei freelance

La guerra (finta) all'uso dei contanti nasconde quella (vera) alle partite IVA

| 20 luglio 2015 | LETTO: 1.318 VOLTE | 5 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Nella delega fiscale in via di approvazione, nella parte riguardante la riforma delle sanzioni amministrative e tributarie, sono previste multe sui prelievi ingiustificati di contanti dal conto corrente effettuati da professionisti e partite IVA. Il governo di centrosinistra prova in questo modo a reintrodurre dalla finestra, vale a dire con qualche ritocco formale, la famigerata norma introdotta nel 2005 dal governo di centrodestra (quello amico del lavoro autonomo, secondo la vulgata giornalistica) uscita dalla porta nell’autunno scorso a seguito della bocciatura subita ad opera della Corte Costituzionale dopo nove anni di contenziosi tra fisco e contribuenti al cui confronto il teatro di Ionesco sembrerebbe l’apoteosi della logicità.

Secondo il codicillo in parola sarebbero considerati ingiustificati – e quindi passibili di sanzioni pecuniarie dal 10 al 50 per cento di quanto prelevato - tutti i prelievi dei quali non venisse fornita corretta e documentata indicazione dei beneficiari dei prelievi stessi.

Ora, al di là della banale osservazione che quando acquistiamo un cappuccino (magari, udite udite, con relativo cornetto), un quotidiano, una rivista, le sigarette, quando compriamo frutta e ortaggi dal pakistano sotto casa che ha prezzi così convenienti ma è sprovvisto del bancomat, quando facciamo la spesa al supermercato ma il bancomat non funziona ecc. ecc. paghiamo in contanti e non ci viene rilasciata alcuna ricevuta ma soltanto uno scontrino, per non parlare di quando facciamo un’elemosina o regaliamo qualche  banconota al nipote che compie gli anni,  va detto che il principio che ispira il tentativo dell’ennesimo blitz ai danni di professionisti e partite IVA, cioè che il contante genera nero, non sta in piedi perché in realtà è vero il contrario: è il nero a generare contante; il quale può poi essere usato per fare del nero senza farlo prima transitare dal conto corrente (tra l'altro qualsiasi versamento sul conto corrente di contante non fatturato può essere facilmente individuato dall'agenzia delle entrate). Perciò il prelievo di contante, necessario per la vita di tutti i giorni, costituisce la più evidente dimostrazione del fatto che il lavoratore autonomo non dispone di provviste di contante generato da incassi in nero.

Se però davvero, a dispetto di ogni considerazione di buon senso sull’effettiva  possibilità nella vita quotidiana di effettuare pagamenti facendo ricorso soltanto a mezzi tracciabili, si attribuisce all’uso del contante una capacità quasi diabolica di generare evasione fiscale e si ritiene quindi comunque necessario quanto più possibile inibirlo, occorrerebbe sottoporre ai controlli sull’impiego del contante stesso non soltanto professionisti e partite IVA. Tutti, infatti, conosciamo lavoratori dipendenti e pensionati che pagano in nero l’attività per esempio di imprese artigianali - e non soltanto quando occorre sturare il lavandino di casa ma anche in occasioni un po’ più importanti - ottenendo in tal modo sconti su quanto dovuto ed evadendo l’imposta sul valore aggiunto (che, non lo si dimentichi, è a carico del committente, non del commissionario). Non occorre tuttavia essere dotati di fervida fantasia per immaginare il finimondo che i sindacati farebbero scoppiare se ad essere presi di mira con provvedimenti fiscali assurdi e vessatori fossero anche coloro di cui si considerano i rappresentanti. Per questo i vari governi che si succedono e si succederanno non prendono e mai prenderanno neppure in esame la possibilità di cercare di fare cassa sottoponendo all’attenzione dell’agenzia delle entrate anche soggetti diversi da professionisti e partite IVA.

Un’ultima osservazione: non ci vengano a dire che la norma verrebbe applicata dall’agenzia delle entrate con ragionevolezza. A parte il fatto che sulla ragionevolezza dei comportamenti dell’agenzia stessa, per come l’abbiamo fin qui conosciuta, ci sarebbe non molto ma moltissimo da obiettare, va ricordato come la speranza dei sudditi nella clemenza del sovrano e di tutte le sue emanazioni è propria di uno stato assoluto: in uno stato di diritto, come l’Italia vorrebbe essere, è solamente la legge a regolare i rapporti tra stato e cittadini.

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Add to favorites
  • Email

5 COMMENTI »