Acta l'associazione dei freelance

Per la Regione Toscana il lavoro professionale è solo ordinistico

| 10 maggio 2015 | LETTO: 155 VOLTE | 4 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Chissà che idea ha la Regione Toscana del dibattito che negli ultimi anni serpeggia in rete, nelle commissioni parlamentari, sulla stampa, in occasioni pubbliche e accademiche e che viene animato da associazioni quali ACTA, Associazione degli avvocati Difensori d’Ufficio,  Associazione Nazionale Archivistica Italiana, Archivisti in Movimento, Assoarching, Associazione delle guide turistiche, Camere del Lavoro Autonomo e Precario, Comitato per l’Equita Fiscale, Comitato Professioni Tecniche – Ingegneri e Architetti,  Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane, Geomobilitati, IVA sei Partita, Inarcassa Insostenibile, Intermittenti della Ricerca, Mobilitazione Generale degli Avvocati, Rete della Conoscenza, Sciopero Sociale, Stampa Romana, tutte sigle che, da qualche mese, sono associate nella Coalizione 27 febbraio, da pochi giorni ricevuta all’Inps dal Presidente Tito Boeri.
Ce lo domandiamo perché in una notizia pubblicata qualche giorno fa (www.opentoscana.it col titolo Professioni, ecco il Manifesto. Dalla Regione incentivi e tutele soprattutto per i giovani) la Regione dichiara di volere prendere una serie di provvedimenti che sembrano pensati esclusivamente sulle professioni ordinistiche e mostrano di essere completamente avulse dal dibattito in corso nel quale emergono con forza le esigenze dei lavoratori freelance, le loro peculiarità e, soprattutto, la nuova trasversale unità che – a seguito della crisi che tutte le professioni ordinistiche, regolamentate e non regolamentate – stanno vivendo ha portato alla costituzione della Coalizione 27 febbraio.
Al di là della natura dei singoli provvedimenti, sui quali ci soffermiamo nelle prossime righe, sono i termini che lasciano intravedere dei riferimenti culturali poco informati rispetto al dibattito in corso e alle istanze rivendicative che lo connotano.
“Sgravi fiscali per incoraggiare la creazione di società tra professionisti (STP)” – risaputamente una forma giuridica destinata agli ordinisti – ma, ancora, un riferimento agli studi si ritrova nel passaggio successivo quando si sottolinea che “i dipendenti degli studi professionali possono accedere alla cassa integrazione in deroga ma non ad altri ammortizzatori sociali” perché “gli studi non sono in molti casi equiparati alle imprese e non possono, quindi, accedere agli incentivi”. Anche in questo caso l’attenzione è tutta concentrata sugli ordinisti.
Per fortuna il riferimento comprende anche le partite iva non ordinistiche, quando si fa riferimento all’istituzione di un fondo di garanzia per l’accesso al credito per l’avvio di nuove attività, per i giovani e per le persone in difficoltà. Ma la misura per finanziare, fino ad un massimo di 100 mila euro, sembra, invece, destinata ai soli progetti innovativi di Ordini e Collegi.
È positivo che si accenni ad un Manifesto delle professioni intellettuali che dovrebbe riassumere le istanze più importanti e ad un osservatorio permanente sulle professioni sarebbe però auspicabile che la Regione Toscana nella sua prossima giunta prendesse l’impegno di convocare, come fanno ormai da tempo le Commissioni parlamentari, anche le associazioni trasversali dei lavoratori freelance che, pur non essendo riconosciute secondo la legge 4/2013 perché non a base professionale costituiscono una porzione importante delle forze attive nel paese e si impegnasse ad ascoltarne le istanze e a includerle all’interno degli organismi di consultazione stabili.

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