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Fatturazione elettronica: un’altra mazzata per le piccole partite iva che operano con la PA

| 12 marzo 2015 | LETTO: 2.054 VOLTE | 6 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

L’avrete saputo, dal 31 marzo 2015 in poi qualsiasi prestazione fatturabile con qualsiasi ente pubblico o para pubblico, deve seguire la procedura informatica della fatturazione elettronica.

Il termine inizialmente era previsto per il 2016, ma poi hanno deciso che si doveva fare più in fretta.

La pubblicità decanta i grandi risparmi che si otterranno da questa misura, ma non si capisce davvero chi e quanto possa risparmiare da questo delirio da Grande Fratello.

Vediamola dal punto di vista della piccola Partita Iva che lavora (è costretto a) facendo prestazioni per i Servizi sociali (migliaia tra psicologi, educatori ed assistenti sociali), per i servizi per il lavoro (orientatori e consulenti dell’inserimento lavorativo), o anche solo per i Comuni (prestazioni di servizi di varia natura).

Ebbene, con i vostri 15, 30 o 50 mila euro di fatturato al lordo di IVA, oltre a pagarvi un commercialista, oltre a pagarvi l’1% sull’IVA trimestrale, oltre a subire il 28% di contributo INPS (se siete senza cassa previdenziale), oltre a non poter dedurre praticamente nessun costo, oltre a dover subire i tremendi ritardi nei pagamenti della PA, oltre a non disporre di alcuna certezza per il futuro (perché ogni anno il vostro incarico è a bando pubblico), oltre a tutte i balzelli che ACTA da anni denuncia, ebbene oltre a tutto ciò, ora dovrete attrezzarvi anche per fatturazione elettronica.

Semplice, dice la pubblicità. Che sarà mai , un formato .xml leggibile…

Primo: occorre la posta certificata. Da tempo obbligatoria. Quelle gratuite delle poste italiane stanno per essere ritirate, e quindi valgono solo quelle a pagamento.

Secondo: se vuoi fare per conto tuo serve anche la firma digitale e qui è veramente dura. A meno che ti affidi a Provider che firmano per conto tuo. Ma allora paghi il Provider (30 euro l’anno).

Terzo: devi compilare ed inviare materialmente tu la fattura. Tempo minimo: 2 ore, se va bene e se sei sveglio.

Quarto: non è detto poi che il tuo ente datore di lavoro pubblico la riceva, l’accetti e che tutto sia regolare (secondo i canoni informatici). Quindi, per una infinità di possibili cause, preparati a rifare la fattura ed a fare lo storno su quella che va eliminata.

Quinto: i tempi di pagamento si allungheranno, perché da aprile a fine anno, gli enti pubblici dovranno impratichirsi con la procedura.

Consiglio: se hai solo 10 o 20 fatture l’anno, fattele fare dal commercialista. Ti prenderà 300-400 euro l’anno (in aggiunta alle solite prestazioni), ma hai risolto il problema.

Quindi è tutto detto: è nata una nuova tassa! Ma a chi serve tutto ciò?

Siamo in mano ad un gruppo di maniaci del Grande Fratello, che pensano che con l’informatica si possa controllare tutto ciò che per le vie ordinarie, loro, non sono in grado di controllare.

Nel caso delle PA, tutti i dati che servono sono già a disposizione dello Stato. Peccato che non sono capaci a reperire ed utilizzare i dati che già hanno (incrocio tra banche dati INPS-Agenzia Entrate-Banche, ecc.). Se proprio lo Stato intende disporre di un flusso costante ed aggiornato di dati contabili da tutti gli enti pubblici, basterebbe che li obbligasse a trasferire tali dati su un portale ad hoc in un formato unico. Invece no.

Tutto ricade sul fornitore. Che cosa può nascondere un fornitore che vende beni e servizi alla PA?

Provate però a vederla anche dal punto di vista dei piccoli Enti e dei piccoli Comuni. Quelli che hanno un fatturato inferiore al milione di euro e dispongono di meno di due impiegati amministrativi. Immaginatevi che cosa vuol dire attrezzarsi per ricevere, trattare e poi conservare digitalmente le fatture dei propri fornitori (il mobiliere che ripara la scrivania, il trattorista che toglie la neve, l’assistente sociale che fa 10 ore al mese ecc.).

E’ poco credibile che la scadenza del 31 marzo possa essere rispettata. Ma il problema è il cervello da cui vengono partoriti questi progetti. Ci voleva tanto ad immaginare una deroga per gli enti con budget sotto un milione di euro e per i fornitori sotto i 50mila euro l’anno?

Ed infine, per ciò che riguarda le prestazioni professionali, sarebbe questa l’ennesima occasione per chiedere: ma perché occorre una Partita IVA per lavorare con la PA? Ci sarà il momento in cui qualcuno capisce che ci sono milioni di ore lavoro prestate per la PA fuori dal contratto di pubblico impiego. E che questi lavoratori (necessari) non possono essere vessati oltre ogni limite.

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