Acta l'associazione dei freelance

Malattia e gestione separata: perché la politica non risponde?

| 23 gennaio 2015 | LETTO: 449 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

La questione del trattamento di malattia nella gestione separata è da tempo uno dei nostri temi più caldi.
Stamattina ACTA, rappresentata da me e Daniela Fregosi, è stata invitata a presentare alla Commissione Lavoro della Camera le sue osservazioni su due decreti attuativi del Jobs Act, il nr. 134 e il nr. 135. L’audizione è stata ripresa dalla web-tv della Camera dei Deputati ed è già visibile sul sito webtv.camera.it. Non starò quindi a descrivere come è andata, anche perché non c’è molto da dire.

I due decreti in questione riguardano l’introduzione del nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e la riformulazione delle misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria (!!) .  Come è risaputo (vedi anche il post "Jobs ACT, tra NASPI e Dis-coll per i frelace nisba"), nessuna di queste misure contempla la figura del lavoratore indipendente. Come del resto l’intera legge delega sul lavoro (Jobs Act).
Perché mai siamo stati convocati allora? Probabilmente perché la legge prevede l’obbligo di “sentire” le parti sociali. Se non altro, possiamo vantarci di avere acquisito questa importante caratterizzazione.

Abbiamo deciso comunque di partecipare all’audizione per non perdere l’occasione di ribadire le nostre posizioni e le nostre richieste, specialmente sulle prestazioni di malattia nelle gestione separata. Ecco perché era importante che partecipasse anche Daniela, protagonista della campagna per l’equa tutela della malattia. Piccola annotazione di costume: insieme a noi c’era la rappresentante di Alta Partecipazione, Rosangela, e il semplice fatto di essere presenti in tre donne ha incoraggiato le numerose parlamentari in aula a “drizzare le orecchie”. Ogni tanto anche essere donna aiuta!

Al termine del nostro intervento, il presidente della Commissione, Cesare Damiano, ha fatto alcune osservazioni in merito al blocco dell’aliquota per la gestione separata, ribadendo che praticamente tutti i componenti della Commissione hanno da tempo espresso parere favorevole in merito e hanno chiesto al governo per ben tre volte di agire di conseguenza, e ha aggiunto alcune annotazioni in riferimento alla proposta di ammortizzatori sociali presentata da Alta Partecipazione. Ma, e qui arrivo finalmente al punto, dopo avere ricordato che già in passato la Commissione aveva audito Daniela ed era ben al corrente della questione, il presidente non ha fornito alcuna risposta né ha fatto alcun commento sulla questione della tutela prevista dalla gestione separata in caso di malattia grave e invalidante. La stessa cosa, afferma Daniela, era avvenuta nella precedente audizione. E la stessa cosa è avvenuta tutte le volte che ci siamo espressi in pubblico sul problema della malattia per i lavoratori indipendenti. Al massimo, affermazioni di solidarietà. Nessun impegno, nessun mea culpa o ammissione di autogol (del genere di quelli che il governo  ci ammannisce ormai un giorno sì e uno no), nessuna promessa di rimediare all’errore.

Come mai? Ce lo siamo chieste appena uscite dall’aula. E siamo arrivate ad una serie di ipotesi:

Prima ipotesi, forse la più accreditata: in questo momento, parlare di qualsiasi cosa che abbia a vedere con l’INPS significa per i politici maneggiare una bomba a orologeria. L’INPS, quando in attivo, è il salvadanaio del governo, quando in passivo, un problema così scottante che si preferisce gestirlo nel segreto della cabina di regia. E questo spiegherebbe in parte, anche il rifiuto di bloccare l’aumento della nostra aliquota.

Seconda ipotesi: malgrado i nostri conti dimostrino che l’ampliamento delle tutele che noi chiediamo ce lo siamo già ampiamente pagato in tutti questi anni, versando con il nostro 0,72% aggiuntivo molto di più di quello che ci è stato effettivamente erogato sotto forma di prestazioni, si considera quella che è una mera questione di civiltà come un costo supplementare a carico dello Stato. In buona o in cattiva fede.

Terza ipotesi: il silenzio è motivato dalla paura che “cedere” su questo punto, che rappresenta a conti fatti un impegno finanziario davvero irrisorio, se si considera che il problema riguarda solo gli iscritti alla GS in via esclusiva (non più di 300.000 persone) e che statisticamente parlando non è immaginabile che la maggioranza di costoro contrarranno nel medesimo anno una malattia grave e invalidante, significhi stabilire un precedente per rivendicazioni analoghe da parte di altre categorie (i commercianti, a esempio, non hanno diritto ad alcuna forma di indennità in caso di malattia, come è d’altronde logico, visto che non versano alcun contributo destinato a questo scopo, a differenza dei professionisti della GS).

Varie ed eventuali: e qui ognuno si può sbizzarrire a immaginare complotti e dietrologie varie.

Questa domanda, anziché lambiccarci il cervello, ci piacerebbe porla direttamente alla Commissione Lavoro, al Governo, e a tutti gli altri politici con cui abbiamo parlato finora. E allora a tutti diciamo:

Alla prossima occasione! E preparatevi una risposta convincente, perché noi, insieme a Daniela, non abbiamo nessuna intenzione di mollare!

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