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Poletti: correggeremo su Gestione Separata

Oggi, mercoledì 14 gennaio 2015, il Ministro del Lavoro On. Giuliano Poletti, in risposta all’interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato – tra le altre cose – che sulla materia previdenziale – consapevole delle conseguenze dell’ulteriore aumento delle aliquote della Gestione Separata – intende convocare al più presto le parti sociali interessate, per concordare misure correttive, in accordo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Salutiamo con favore questo impegno del Ministro e confermiamo la piena disponibilità di ACTA a partecipare a questo incontro (auspicando di essere convocati in tempi rapidi).

Anticipiamo sin d’ora che giunti a questo punto (con le circolari INPS che già danno per scontato l’aumento delle aliquote al 30,72 a partire dal 1° gennaio 2015), sia assolutamente urgente congelare l’aumento delle aliquote perlomeno ai valori del 2014.

In vista di una più ampia discussione, da tanto tempo attesa, su tutti gli aspetti della fiscalità dei freelance.

 

Di seguito il resoconto stenografico question time di oggi:

TIZIANA CIPRINI. Ministro, c’è in Italia una categoria di lavoratori abbandonati da tutti: gli autonomi, il popolo delle partite IVA, i professionisti con le fatture. Nonostante i tanti proclami, quello che questo Governo di professionisti del pressappochismo è riuscito a fare per i lavoratori autonomi è un disastro senza precedenti. Con la legge di stabilità la pressione fiscale contributiva sulle partite IVA è diventata insostenibile per una categoria che racchiude anche moltissimi giovani precari. La nuova fiscalità, prontamente rinnegata da Renzi, è una punizione durissima per i giovani che vogliono darsi da fare e intraprendere un’attività in proprio. A novembre c’è stato un boom di nuove partite IVA, aperte da chi vuole restare nel vecchio regime ed evitare il nuovo. Questo la dice lunga sul livello di fiducia posto dai cittadini nei confronti del Governo Renzi. Con le recenti norme un giovane professionista che avvia la sua attività nel 2015, a parità di reddito, si troverà a pagare più del doppio delle tasse del coetaneo che ha iniziato prima del 31 dicembre 2014. Tra le storture: la soglia di fatturato è dimezzata da 30 mila a 15 mila euro, una cifra da fame, triplicata la cedolare secca e un sistema di calcolo di costi iniquo che favorisce le false partita IVA.
Ministro, mi attendo da lei risposte chiare sul da farsi, con soluzioni concrete e tempi certi.
PRESIDENTE. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
GIULIANO POLETTI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Grazie, onorevole Ciprini, per la sua interpellanza. Il tema che ci viene proposto è apparso evidente a seguito dell’approvazione della legge stabilita, quindi è un tema che abbiamo all’ordine del giorno. In relazione all’intervento normativo che è stato qui posto all’ordine del giorno, il Ministero dell’economia e delle finanze, che è competente per materia su questo tema, ci ha dato alcune specifiche che fanno riferimento alla volontà, nella stesura di quel testo, della fissazione di limiti differenziati di accesso per le diverse attività esercitate. Quindi, per alcune si è mantenuto, e per altre c’è stato un incremento, del limite relativo agli acquisti, che è stato modificato, rispetto ai beni strumentali, ed è stato elevato da 15 mila a 20 mila euro (fa riferimento al costo dei beni alla chiusura dell’esercizio), sebbene innovando rispetto al previgente regime fiscale di vantaggio è escluso esplicitamente che concorra alla formazione del limite il costo degli immobili.
C’è poi stato un cambiamento che riguarda il regime forfettario che può trovare applicazione anche a coloro che compiono operazioni, comprese extra-UE, prima escluse da questo regime. L’accesso al regime forfettario non è subordinato al requisito della novità dell’attività intrapresa e, dunque, non rileva come causa ostativa lo svolgimento di una precedente attività nel triennio precedente l’ingresso nel regime.
Quindi, nonostante l’intervento normativo in questione contenga alcune novità vantaggiose per le categorie interessate, il Governo, nel prendere atto che interventi previsti dalla di legge stabilità, così come appena illustrati, possono incidere negativamente su alcune categorie di lavoratori autonomi, in particolare i giovani professionisti freelance, nei cui confronti invece si sarebbe voluto intervenire favorevolmente, ha deciso, come è già stato pubblicamente dichiarato dal Presidente del Consiglio, di intervenire rapidamente attraverso l’adozione di un testo correttivo. In questo ambito, per quanto concerne l’impatto fiscale, sarà il competente Ministero dell’economia e delle finanze a predisporre le opportune modifiche.
Per quanto riguarda gli aspetti previdenziali, di tutela, di stretta competenza del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, confermo il mio impegno ad adottare i necessari interventi e posso anticipare la mia intenzione d’incontrare, nei prossimi giorni, le associazioni che rappresentano le figure professionali interessate da questo provvedimento, per analizzare la situazione e raccoglierne le opinioni e le indicazioni che ci consentano di superare i profili critici che sono emersi.
Quindi siamo intenzionati ad intervenire immediatamente a modificare la situazione che si è determinata in un senso diverso da quello che il Governo avrebbe voluto.
PRESIDENTE. L’onorevole Ciprini ha facoltà di replicare, per due minuti.
TIZIANA CIPRINI. Signor Ministro del lavoro, che Stato è quello che prende a calci proprio i professionisti (medici, architetti, avvocati, ingegneri, psicologi, informatici, consulenti, formatori creativi freelance), che li lascia senza copertura assistenziale o per malattia, maternità e congedi parentali, che nel job act si dimentica degli autonomi, escludendoli dalla copertura degli ammortizzatori sociali e che non ha dato loro nemmeno gli 80 euro, poco più della paghetta mensile che si riserva ad un bambino, che li considera come tappabuchi INPS, costringendoli a versare ancora di più, ma non per avere pensioni dignitose, ma per coprire i buchi di bilancio causati da altre gestioni previdenziali, che spinge i professioni alla grande fuga dall’Italia verso i paradisi fiscali, costringendoli a spostare fittiziamente le proprie residenze e ad alimentare un nuovo fenomeno, il dumping professionale, esattamente come è avvenuto con le aziende ?
Che Stato è quello che, invece di annullare le disparità di trattamento tra lavoratori, le aumenta, discriminando tra lavoratori dipendenti ed autonomi, che di fronte ad un tasso di disoccupazione giovanile record (44 per cento e una perdita di un milione di posti di lavoro dal 2007) inibisce lo spirito d’iniziativa dei giovani di mettersi in proprio, giovani fregati per mano di un giovane come loro, il Premier Renzi ?
E questo sarebbe il Governo che capisce il mondo del lavoro fluido di oggi e che ascolta i giovani ? Renzi è sempre pronto a tendere la mano, la manina o la «manona» all’amico Berlusconi, per salvarlo dalle condanne giudiziarie, e alle multinazionali, dispensando licenziamenti facili, ma rinnega, invece, la mano al popolo delle partite IVA.
La proposta del MoVimento 5 Stelle era molto chiara e vantaggiosa per i giovani precari, spesso costretti dal mercato ad aprire una partita IVA: 5 per cento di aliquota per i primi cinque anni e, poi, il 15 per cento per sempre, con un tetto di fatturato per tutti fino a 40 mila euro e 30 mila euro di spese annue a forfait.
Ebbene, esprimo, quindi, forti preoccupazioni per le norme varate da questo Governo, che rischiano di produrre effetti ulteriormente recessivi e depressivi dell’economia. Inoltre esprimo forte preoccupazione anche per i pasticci normativi combinati da questo Governo, che vara leggi e un mese dopo fa ammissione di colpa e retromarce, costringendo sempre il Parlamento ad operare per la riduzione del danno.

ACTA

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14 Commenti

  1. Silvestro De Falco

    E speriamo che i peracottari restino a casa.
    Silvestro

    14 Gen 2015
  2. maurizio

    Il ministro Poletti si dimentica che non ci sono solo “i giovani freelance” che soffrono di questa assurda situazione ma ci sono anche “i vecchi freelance”, ovvero persone over 40 che perso il lavoro si sono arrangiati e vivevano di questo 5% e magari hanno pure famiglia. Non hanno capito che non ci sono vecchi e giovani, c’è una categoria che arranca.

    14 Gen 2015
  3. Ale

    Non hanno nemmeno mai capito che finché prevederanno un’aliquota sostitutiva invece di un’aliquota irpef dedicata, nessun regime forfettario sarà favorevole rispetto al regime ordinario, perché non avrai la no tax area del regime ordinario e non potrai scaricare le spese mediche come fanno tutti quanti dall’irpef. Che ai giovani magari scaricare le spese mediche non interessa, ma ai diversamente giovani sì.

    Tra l’altro la proposta dei 5stelle di aliquote differenziate tra giovani/nuove attività e meno giovani/attività aperte da + anni non fa che perpetuare le differenze e il dumping tariffario che tutti questi nuovi fanno verso chi già lavora da tanti anni.

    Allora piuttosto meglio la proposta dell’Avvocato Infranca con soglia massima uguale per tutti, 3 aliquote crescenti in funzione del reddito (scaglioni del 5/10/15% per 15/30/45mila euro) (http://www.glistatigenerali.com/riforme/il-tempo-ancora-ci-sarebbe-per-una-riforma-del-regime-forfettario-piu-giusta/)

    Che, tra l’altro, la UE ha autorizzato l’Italia ad aumentare la soglia di esclusione dall’Iva fino a 65.000 euro. Ma naturalmente i nostri con “professionals” hanno inteso solo gli ordinisti, invece di “tutti quanti”.

    14 Gen 2015
  4. SalvoS

    Se consideriamo l’abolizione dei contratti a progetto, che di fatto azzerano le consulenze esterne, la frittata è servita, prevedo una grande fuga dall’Italia.

    15 Gen 2015
  5. Andrea

    vEDIAMO DALLE PAROLE COSA AVVIENE POI NEI FATTI, Perché PROMETTONO CENTO E RELIZZANO 10. questo MI PREOCCUPA. bASTA Categorie i lavoratori di Seri B e serie A Mettiamo aliquote eque che non inducano al Nero o Evasione, uguali per tutte le categorie e basta coprire i buchi di pensionati che prendono pensioni avendo pagato pochi contributi succhiandoli da noi che paghiamo tanto per avere poco. Qui la cinghia la devono tirare tutti o nessuno. I diritti acquisiti fanno comodo solo per difendere categorie su altre, perché quando vogliono i diritti acquisiti svaniscono.

    15 Gen 2015
  6. Freelance tartassato

    Carissimi, la mail di Renzi è matteo@governo.it (presa dal sito istituzionale).
    Ho inviato direttamente a lui diverse mail di protesta in relazione alla Gestione Separata INPS. bh, ho ricevuto sistemticamente la conferma di lettura. Tutto serve….scrivete in massa la vostra indignazione. Più martellate si tirano al sasso e più è probabile che si rompa. Non deleghiamo tutto ad acta. ACTA fa il suo e lo fa benissimo, ma è la massa critica che deve rompre le scatole….
    Scrivete!!!
    Bye, Alessandro (freelance tartassato come voi)

    16 Gen 2015
  7. Francesco

    La proposta del Movimento 5 Stelle è molto simile a quella attuale promossa dal governo con la legge di stabilità 2015. Vorrei suggerire di valutare una riforma delle attività professionali tutte, incluse quelle ordinistiche e non, artigiani e commercianti, perchè tutti contribuiamo alla prosperità della nazione.

    Per redditi fino a 65000€:
    – abolire iva nelle fatture come previsto dalla UE
    – principio di cassa per calcolo del reddito = ricavi – spese
    – conservare la possibilità di detrarre dalle imposte tutti i costi dell’attività, spese mediche e familiari a carico
    – aliquota IRPEF al 5%
    – aliquota INPS al 30%
    – abrogare tutti gli acconti IRPEF e INPS
    – abrogare i coefficienti di redditività per le professioni
    – tutelare la maternità e la salute (ad oggi le leggi non sono applicate per la troppa burocrazia)
    – adottare il regime fiscale inglese e olandese per un esempio vedere qui http://www.expatax.nl/tax-rates-2014.php, sono molto interessanti anche gli spunti per i familiari a carico

    16 Gen 2015
  8. Antonella

    Grande Andrea e Francesco!

    Bisogna mettere in questione i presupposti malati su cui si fondano le politiche fiscali che riguardano i freelance. In primo luogo, finiamola di equiparare il freelance con il popolo delle partite IVA: niente partita IVA se non si arriva ad un reddito annuo che permette realmente di sostenerne gli oneri.

    Il sistema inglese è estremamente semplice e sostenibile: nessun obbligo di registrare partita IVA fino ad oltre 80.000 sterline l’anno, fino a oltre 10.000 sterline si è esenti da tasse, oltre tale cifra si paga la tassa sui redditi come persona fisica, e i contributi pensionistici sui redditi autonomi sono raginevoli, semplici e chiari: https://www.gov.uk/national-insurance/national-insurance-contributions-how-much-you-pay

    16 Gen 2015
  9. Ale

    Antonella, quello è un paese di gente civile.
    I nostri invece quando muoveranno il badonkadonk sarà sempre troppo tardi.

    16 Gen 2015
  10. Alessandro

    @Francesco e @Antonella: e se fanno così poi come pagano statali, pensionati e parassiti vari?

    17 Gen 2015
  11. Luciano

    Ho come il sentore che proporranno un pastrocchio del tipo “potrete aumentare la rivalsa in fattura fino all’X % (dall’attuale 4%), in modo da fare una pseudo-riforma a costo zero per lo Stato, ma che per i freelance non risolverebbe assolutamente nulla, visto che per noi si tradurrebbe semplicemente in una richiesta di aumento dei compensi ai nostri clienti. Strada impraticabile e ipotesi ancora più assurda se si considera che molti di noi lavorano principalmente o addirittura esclusivamente con l’estero.

    In generale, credo che si debba alzare il tiro, non accontentandosi dell’ennesimo blocco temporaneo dell’aliquota, ma chiedendo a gran voce una riforma seria del sistema del pagamento dei contributi pensionistici, volta a stabilire un’aliquota unica (ed equa) per tutti.

    Non si capisce in base a quale principio, a seconda della professione svolta, il pagamento dei contributi possa essere del 14 %, del 24%, del 33%, ecc… Questa è la vera discriminazione.

    18 Gen 2015
  12. Max

    Io sono convinto che chiunque svolge servizi ausiliari alle imprese è imprenditore, con conseguente gestione commercianti o artigiani.
    Quindi la maggior parte di voi può fuggire da gestione separata e, rientrando nel regime dei minimi, evitare il minimale.
    Il problema è il limite di fatturato previsto per i codici attività collegati ai servizi ausiliari.
    Gestione separata e regimi contabili vanno comunque rivisti. Si pensi a tutti gli autonomi che lavorano con la pubblica amministrazione, alle professioni paramediche, a chi lavora con privati. Altrimenti si fa il solito giochino: tanti si parano il culo, svanisce la massa critica,i più deboli vengono uccisi. In generale la proposta di Antonella è nella giusta direzione, pur sembrandomi eccessivi 80000 euro. Mettiamo 20000, che al netto di un prelievo equo si trasformano in uno stipendio,e stop.

    19 Gen 2015
  13. Luciano

    Tempo fa ACTA aveva fatto una petizione sul sito Change.org per chiedere di bloccare le aliquote. Avevano raccolto 17mila firme la poi la campagna è stata chiusa.
    Io vorrei chiedere ad ACTA di riaprire quella campagna oppure di farne una nuova.
    La campagna è questa:
    https://www.change.org/p/fermiamo-l-aumento-dell-aliquota-inps-gestione-separata-e-chiediamo-maggiore-equit%C3%A0-fiscale-e-previdenziale-per-tutti-i-lavoratori

    Poi volevo mettere a disposizione un blog dedicato a tutti i freelance che come me lavorano nel mondo del Web per dare voce a tutti senza obbligo di quote associative. il sito è http://www.webcoderscafe.it per ora è vuoto, se volete collaborarare con me scrivetemi. L’indirizzo è sul sito. Luciano

    22 Gen 2015
  14. Antonella

    Grazie, Max. 80.000 sterline è il limite che pone il Regno Unito. Da noi sarebbe assolutamente impensabile. Sono con te per ciò che riguarda la soglia, basta che il prelievo fiscale e oneri connessi siano proporzionali alle nostre possibilità sia reddituali che strutturali, che non ci siano limiti di età ne di tempo. Il discrimine che deve valere è la capacità del professionista a sostenere l’onere in maniera dignitosa. Teniamo presente sempre chi siamo: persone fisiche non imprenditori. In altre parole, riguardo al mio campo: una cosa è il web designer freelance un’altra è l’agenzia web. Il sistema italiano invece fa di tutta un’erba un fascio.

    Un altro modello interessante è quello francese del Portage Salarial. Un sistema che sembra ritagliato a misura di piccoli freelance: gli oneri amministrativi e fiscali sono molto ragionevoli e vengono tutti espletati da una struttura ad hoc. Il professionista freelance manda la fattura al Portage e riceve il suo compenso dal cliente in forma di salario con il prelievo fiscale già effettuato alla fonte, e calcolato solo sulla base del reddito effettivamente incassato. Per il resto si opera come normale lavoratore freelance: si cercano clienti, si lavora su progetti liberamente scelti, si può smettere di lavorare quando si vuole o quando si è costretti, ecc. Insomma, non ci sono vincoli. Per entrare in questo schema non ci sono limiti di età o altro discrimine irrilevante, ma si tiene conto solo della tipologia lavorativa.

    Nel lungo periodo, penso che sarebbe bene definire noi stessi il nostro status, chi siamo e di cosa abbiamo bisogno per sopravvivere e prosperare nel nostro Paese e guardare un po’ a cosa avviene fuori di esso. Prendere il meglio da fuori e modellarlo su di noi, piuttosto che adeguare la nostra natura al vecchiume burocratico e fiscale che ci schiaccia in Italia. Solo se abbiamo chiaro in mente il modello che fa per noi come categoria di freelance, di micro-attività, possiamo sperare di spingerlo con forza ed efficacemente sui tavoli della politica, e ACTA è un veicolo straordinario per fare ciò.

    25 Gen 2015

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