Acta l'associazione dei freelance

Gestione separata e nuovo regime dei minimi: troppe mazzate, quali alternative?

| 30 dicembre 2014 | LETTO: 19.615 VOLTE | 33 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Nuovo regime dei minimi e aumento dei contributi alla gestione separata agitano in questo fine d'anno i sonni di molti freelance con partita IVA.

ACTA ha sempre contrastato il progressivo aumento dei già alti contributi imposti ai lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata facendosi sentire in tutte le sedi, dal web ai media tradizionali, dal territorio fino alle commissioni parlamentari.

Nonostante gli sforzi profusi, tuttavia, l’evidente ragionevolezza della nostra posizione, supportata da analisi tecniche e autorevoli pareri e precedenti, non è stata presa in alcuna considerazione nel ridisegnare la mappa del lavoro in Italia.

A fronte di interventi volti ad incentivare e supportare economicamente alcune categorie quali

  • dipendenti, specie se già assunti (es. 80 euro, non applicazione di parte del Jobs Act),
  • aziende (sgravi contributivi, maggior libertà di gestione)
  • commercianti e artigiani (abolizione del minimale INPS, semplificazione burocratica e riduzione del carico fiscale fino a 40 e 25 mila euro di fatturato)

sì è proceduto invece a sbloccare il previsto aumento della contribuzione obbligatoria nelle già floride casse della gestione separata Inps da parte dei lavoratori autonomi portandola vicino al 31% a partire dal 2015, per arrivare a sfiorare l'assurdo prelievo del 34% (33,72),  più di un terzo del reddito imponibile, entro il 2018. 
    
(guarda il trend di crescita dei contributi alla gestione separata)

Nel frattempo, oltre all’aumento dei contributi dovuti alla gestione separata, si è pensato bene di escludere di fatto i professionisti autonomi e freelance da qualunque agevolazione fiscale e burocratica.
I 15 mila euro di fatturato lordo fissati come tetto massimo per poter accedere al nuovo regime dei minimi, la cui tassazione va comunque a triplicare (!),  prevedono infatti un reddito netto vicino alla soglia di povertà e non sono nemmeno sufficienti per potersi vedere riconosciuto un anno intero di anzianità contributiva. Se consideriamo che sino a 12.000 euro non c'è convenienza del nuovo regime rispetto a quello semplificato (il "normale" regime non agevolato), è evidente che la platea interessata dal nuovo regime dei minimi è davvero ristretta!

Il quadro è sconfortante (per non dire di peggio) e, visto nell’insieme, fa sorgere molti dubbi sui reali obiettivi di un’operazione in cui la nostra cassa, quella a cui molti hanno affidato attese di assistenza e pensione, appare vista solo come una preda, facile terra di conquista e saccheggio (vedi ricerca ACTA sui ritorni in temini di prestazioni assistenziali)

Naturalmente non possiamo accettare quanto sta accadendo e ci muoveremo, anche in accordo con le altre realtà rappresentative del lavoro autonomo e del mondo dei freelance, per modificare i requisiti per l’accesso al regime dei minimi, per eliminare le sperequazioni relative alla gestione separata e per fornire ai lavoratori freelance, già provati, come tutti, dalla difficile congiuntura economica, indicazioni utili alla sopravvivenza.

Nel frattempo, dopo aver provato ad immaginare quali domande vi state ponendo (non dovrebbe essere difficile visto che sono anche le nostre), cerchiamo di fornire qualche prima risposta, anche rimappando materiali e documenti già presenti nel sito ACTA.

E’ obbligatorio versare i contributi ad una cassa “pubblica”, non potrei provvedere direttamente?
Sì è obbligatorio versare ad una cassa pubblica; è possibile provvedere direttamente solo per costruire una “pensione integrativa”.

Quali sono le forme alternative all’iscrizione alla Gestione Separata Inps?
Per chi ne avesse i requisiti è possibile aprire una posizione contributiva presso

- gestione commercianti Inps,

- gestione artigiani Inps (vedi circolare Inps )

Entrambe le gestioni offrono un proprio sistema di tutele (es. maternità e malattia). Anche questo elemento va considerato nella scelta, stiamo quindi preparando del materiale che faciliti un confronto più completo tra le diverse opzioni.

nb:  le schede presenti nel sito web dell'Inps non sono ancora aggiornate. Abbiamo fatto una stima di quella che potrà essere la contribuzione nei prossimi anni  per le due fasce di reddito attualmente previste, che andranno ad uniformarsi , che trovate nella scheda Contributi Commercianti e Artigiani.

Oltre al lavoro autonomo, l’attività potrebbe esercitarsi nella forma della società, solitamente di persone (società in accomandita semplice o società in nome collettivo):

 per costituirla è obbligatorio l’atto notarile in quanto si crea un soggetto autonomo rispetto ai singoli soci. La società non dev’essere funzionale al mero vantaggio fiscale, diversamente ci si espone a contestazioni da parte degli organi di verifica.
Le società costituiscono sempre attività di impresa riferibili alla gestione artigiani o commercianti.
Obblighi contributivi nella società di persone: nella snc tutti i soci sono iscritti alla gestione Inps per cui devono pagare i contributi singolarmente mentre nella sas il socio accomandante che non opera prevalentemente nella società non è tenuto al versamento dei contributi Inps.

Attività con cessione del diritto d’autore: è possibile cedere i diritti sulla componente creativa di un lavoro (es la parte creativa di un sito, la creazione di materiale didattico).
Tassazione Irpef sul 75% del corrispettivo pattuito (60% se l’autore è di età inferiore ai 35 ani), non assoggettabile a contribuzione Inps. E’ prevista la ritenuta d’acconto.
leggi l'articolo di ACTA sul diritto d'autore  )

Per cambiare tipologia di attività (imprenditore artigiano/commerciante) devo chiudere e riaprire l’attuale Partita IVA o posso utilizzare la stessa?
Non è necessario chiudere la partita IVA ma, previa analisi della situazione individuale, è possibile utilizzare la stessa evidenziandone l’evoluzione strutturale/organizzativa. In taluni casi può invece essere opportuno chiudere la partita IVA come professionista autonomo ed aprirne una nuova di tipo imprenditoriale. Tali situazioni vanno valutate caso per caso insieme al proprio consulente fiscale.

Se cambio gestione cosa succede ai contributi che ho versato, li perdo?
I contributi non si perdono. Al momento della richiesta di pensione, tramite l’istituto della totalizzazione è possibile unificare gratuitamente la contribuzione alle diverse casse nelle quali siano stati versati i contributi (anche se per periodi inferiori a tre anni). 
Saranno erogate due pensioni, una da Inps e una da Gestione Separata.
Nel caso in cui vi siano contributi versati in regime retributivo (prima del 31 dicembre 1995), la richiesta di totalizzazione fa sì che la pensione sia calcolata interamente con il meno favorevole metodo contributivo
. Sulla totalizzazione leggi la scheda Inps
Altra possibilità è la ricongiunzione ma in tal caso l’unificazione dei contributi è onerosa e quindi si paga.
NB: La ricongiunzione dei contributi provenienti dalle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi avviene sempre con pagamento di un onere da parte del richiedente.
In questo caso, la facoltà di ricongiunzione può essere esercitata a condizione che l’interessato possa far valere, successivamente alla cessazione dell’attività come lavoratore autonomo, almeno cinque anni di contribuzione in qualità di lavoratore dipendente, in una o più gestioni pensionistiche obbligatorie.
(vedi scheda Inps sulla ricongiunzione)

I contributi versati nell’anno alla gestione separata mi danno sempre diritto al riconoscimento dell’intero anno ai fini del calcolo dell’anzianità contributiva?
Tale affermazione è vera solo se i contributi vengono versati su un reddito minimo (15.357,00 euro nel 2013):  in caso contrario l’anzianità contributiva verrà ricalcolata al ribasso, in proporzione al reddito e quindi ai contributi versati (es: almeno 15.357,00 = 1 anno di anzianità contributiva, reddito di 12.000,00 euro = 9 mesi di anzianità contributiva utile al fine del diritto alla pensione).

Se svolgo l’attività in forma di impresa artigiana o commerciale sono soggetto a ritenuta d’acconto?
No, la ritenuta d’acconto non è dovuta.

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