Acta l'associazione dei freelance

Freelance: abbiamo fatto tutto il possibile? E ora?

| 22 dicembre 2014 | LETTO: 1.853 VOLTE | 24 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Carissimi soci e simpatizzanti, le ultime decisioni del Governo hanno giustamente sollevato una grande indignazione in tutti noi. Molti di voi ci propongono diverse forme di protesta.

Innanzitutto serve una riflessione. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo?

Noi che gestiamo a titolo volontario l’associazione onestamente vi possiamo assicurare di aver fatto moltissimo rispetto alle risorse a disposizione (spesso sacrificando il nostro lavoro o le nostre famiglie) e di aver provato tutte le strade lecite possibili.

Ma abbiamo fatto il possibile tutti noi freelance? In tanti siamo pronti a protestare sul web ma con difficoltà troviamo il tempo per manifestare in maniera più incisiva il nostro dissenso. Molti altri hanno superato mille ostacoli, i lavori da consegnare, la famiglia, le riunione lontane, pur di portare avanti questa battaglia, ma non è bastato e non basta. Dobbiamo essere molti di più. Venite venite venite anche voi, perché noi non bastiamo! 

E abbandoniamo gli atteggiamenti rinunciatari “perché intanto non serve a nulla”, o fondati sull'idea che ci penserà qualcun altro ad agire, a protestare.

Diciamo anche che ACTA non vive di sussidi pubblici o altro. Abbiamo bisogno di tutte le risorse, anche economiche, per poter diventare più incisivi, per presidiare in maniera sistematica l’attività di analisi e vigilanza, l’attività di relazione con le istituzioni e la politica, l’attività di comunicazione con i media e con gli iscritti. Per questo chiediamo a tutti di fare un passo in più, pagando la quota associativa e offrendo un aiuto concreto, che può andare dal passaparola tra colleghi e amici freelance all'organizzare incontri sul proprio territorio: c'è tanto da fare.

Veniamo ora alle singole proposte.

In tanti propongono un opting out dall’INPS, magari per confluire in una nuova cassa privata. Siamo realistici, è una richiesta che non potrà mai essere accolta. Se chi versa i contributi scappa dall’INPS, come potrebbero essere pagate le pensioni in essere?

Altri consigliano di fare causa di anticostituzionalità o di agire presso il Parlamento Europeo. È un consiglio che ricorre di frequente. È possibile che sia una strada percorribile, ma impegnativa. Per i motivi di cui sopra (pagamento quote insufficienti) non abbiamo una struttura adeguata. Chi crede fermamente in questa strada e ha delle competenze in merito si faccia avanti per costituire un nucleo incaricato di seguire questa via, l'associazione darà tutto l'appoggio.

Infine, poiché non abbiamo la tradizionale arma dello sciopero, è sempre più ricorrente la proposta di sciopero previdenziale o meglio di autoriduzione della contribuzione previdenziale.  Una decisione forte, che ha senso solo se si riesce a coinvolgere massicciamente tutti gli iscritti alla GS. Se a scioperare fossimo in pochi, il rischio individuale sarebbe alto e il risultato nullo. Ma un gruppo sociale che non riesce a coalizzarsi in forme di protesta ben più leggere, come potrà farlo su una questione così delicata, che può portare a un danno economico non irrilevante? Ad ogni modo su questo tema stiamo facendo nuove valutazioni.

Allora cosa proponiamo noi?

Di impegnarci di più per fare coalizione, di contribuire tutti al rafforzamento dell’associazione, contribuendo con risorse economiche e/o con un maggiore impegno. Di aumentare la pressione sui media, perché solo se un problema è visibile diventa un problema da affrontare politicamente. E di organizzare quanto prima seminari e vademecum per studiare insieme strategie di sopravvivenza, su misura per le specificità delle nostre diverse situazioni. E ancora di avviare nuove iniziative per garantirci dai ritardi nei pagamenti, per favorire lo scambio di competenze e lo sviluppo di nuove relazioni.

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