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Chi sono i professionisti indipendenti e cosa vogliono

| 19 dicembre 2014 | LETTO: 389 VOLTE | 6 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Una delle questioni più irritanti per i professionisti indipendenti – le c.d. vere partite IVA -  è il vedersi accomunati al gruppo dei parasubordinati – c.d false partite IVA – con cui non hanno nulla in comune.

La vicenda assume contorni grotteschi soprattutto nella battaglia – rinnovata di anno in anno – che conduciamo contro l’aumento dei contributi alla Gestione Separata (GS).

Infatti la GS è il fondo dell’INPS in cui versano i propri contributi previdenziali sia le une che le altre e la logica che prevede l’aumento della contribuzione al 33% è quella di rendere costoso il lavoro delle false partite IVA al punto da renderne più conveniente l’assunzione in pianta stabile ed eliminare quindi il loro stato di precarietà.

A perdere naturalmente siamo noi perché, laddove per queste ultime il “committente” versa all’INPS 2/3 della contribuzione,  per noi la contribuzione, tutta a carico nostro, è un esborso che potremmo utilizzare più proficuamente, magari costituendo una riserva per i periodi in cui le attività procedono più a rilento.

Quindi, un obiettivo che potrebbe sembrare sensato in un caso è completamente folle nell’altro, data l’idea fissa dei policymaker per il lavoro dipendente e la scarsa attenzione per chi invece il futuro cerca di costruirselo in maniera alternativa. Ovvio che questo trattamento all’ingrosso di mettere tutti nello stesso calderone è un’altra “nota di merito” della burocrazia che si occupa del lavoro e della previdenza.

Il professionista indipendente – membro di quella che il New York Times chiama la “creative class” - è innanzitutto qualcuno che, nella maggior parte dei casi, ha scelto di lavorare da indipendente e, sotto questo aspetto, si potrebbe dire che è un bastione della libera impresa. Infatti, il professionista indipendente è valido nella misura in cui è valido il suo ultimo progetto, non ha una rete di salvataggio se non la sua bravura, è costantemente a caccia di nuove occasioni, anche affinando le sue competenze e reinventandosi giorno dopo giorno, e si salva dalla precarietà affidandosi ad una committenza variegata.

Che cosa può volere chi lavora da indipendente? Proviamo a fare un libro dei sogni:

1)      un sistema di tassazione e contribuzione che tenga conto della sua esigenza di accumulazione del risparmio per poter affrontare con tranquillità le fasi cicliche negative dell’attività;

2)      la possibilità di essere pagato in fretta grazie anche ad un sistema giudiziario che gli possa garantire la soddisfazione dei suoi crediti massimo in sei mesi;

3)      un sistema di welfare che possa realmente proteggerlo in caso di necessità;

4)      un sistema sanitario efficiente che non lo costringa ad aspettare mesi prima di ricevere un servizio.

È importante per il professionista indipendente essere sereno, perché difficilmente si può fare bene un lavoro intellettuale quando ad angustiarti è proprio quello Stato che dovrebbe invece favorire la tua felicità.

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