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Freelance. Caro Renzi, non ci siamo

Caro Presidente Renzi,

proprio non ci siamo.

Aumentare i contributi previdenziali di due punti  percentuali alle Partite IVA per dare maggiori tutele a chi è già più tutelato  rispetto ai professionisti freelance è stato un errore banale ma tragico, visto  che inciderà notevolmente sui bilanci familiari di una minoranza la cui voce,  purtroppo, è ancora debole.

Tenga presente che un professionista freelance dovrà  pagare ora il 29,72% del suo reddito nella Gestione Separata che – e questo già  lo sappiamo – offrirà una rivalutazione negativa.

Una  volta detratto quel 29,72%, il freelance dovrà poi pagare l’IRPEF e le  addizionali comunali e regionali, pari almeno al 26% della parte rimanente del  reddito.

Dopodiché il freelance dovrà crearsi una pensione  integrativa perché – e si sa anche questo –  quel 29% non sarà sufficiente a ricevere  una pensione adeguata, grazie a un sistema previdenziale fallace e poco friendly  per i futuri pensionati.

Infine, i lavoratori freelance devono crearsi un  cuscinetto perché, sa com’è, può capitare qualche periodo in cui il lavoro va un  po’ più a rilento e loro non hanno né ASPI né NASPI, sebbene questi programmi  siano stati e saranno finanziati proprio dai freelancer con i loro  contributi.

Ah,  e tanto per sfatare un mito, non sono evasori perché lavorano a servizio delle  aziende, che richiedono fattura e praticano la ritenuta d’acconto.

È  vero, sono relativamente pochi ma sappia  però che sono la parte più innovativa. Sono la “creative class”. Creano lavoro  per sé e anche per gli altri.

Ma  lei ha capito bene chi sono gli eroi?

P.S. Se ha mandato Boeri all’INPS a ricalcolare le  pensioni passate, stia bene attento. In genere chi tocca le pensioni passate  muore. De la Rúa, ex presidente dell’Argentina, dovette scappare in elicottero  dalla Casa Rosada perché voleva evitare il default di quel Paese, che poi  avvenne nel 2001, tagliando le pensioni.

Silvestro De Falco
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19 Commenti

  1. Karin nimatallah

    Condivido in pieno. Nessun diritto e contributi e tasse sempre piú gravosi. Senza contare che spesso la nostra non é una posizione scelta ma imposta

    31 Dic 2014
  2. Karin nimatallah

    Condivido in pieno. Nessun diritto e contributi e tasse sempre piú gravosi. Senza contare che spesso la nostra non é una posizione scelta ma imposta…

    31 Dic 2014
  3. Francesco Giartosio

    Cari ACTA,

    il vostro ruolo di difendere i professionisti senza cassa è prezioso e benvenuto. Avete anche diritto di tirare l’acqua al vostro mulino, ma ciò non significa che abbiate ragione.

    Questo ottimo intervento del governo ha sanato delle gravi sperequazioni. I professionisti ci hanno rimesso principalmente perché perdono dei privilegi che avevano.

    In particolare, la parte preponderante dell’intervento (500 milioni di euro su 800) serve a cancellare l’obbligo per commercianti ed artigiani (ma non i professionisti!) di versare i contributi anche se non guadagnano. Un’ingiustizia, e un disincentivo all’imprenditorialità, una follia. Migliaia e migliaia di e-commercianti e blogger non aprivano solo per questo motivo, mi aspetto un gran fiorire di nuove partite IVA.

    Analogamente, il limite fisso di 30.000 euro di fatturato in vigore finora era palesemente ingiusto, perché corrispondeva a circa 25.000 euro di reddito per un professionista, 20.000 euro per un artigiano, 12.000 per un commerciante (per vendere dei beni li devi prima comprare). Ora questa sperequazione è stata sanata.

    Non è un caso che ora i professionisti vogliano farsi passare per artigiani o commercianti, mentre fino a ieri erano questi ultimi a cercare di passare per professionisti.

    E poi: è stato tolto il privilegio di pagare il 5% di imposte. Capisco il dispiacere, ma per quale motivo un avvocato dovrebbe pagare un quarto delle tasse che paga un operaio, a parità di reddito?

    Nel confronto col regime ordinario non considerate la riduzione di un terzo delle imposte nei primi tre anni, e credo che la maggior parte di chi guadagna 12.000 euro sia agli inizi. In pratica il vostro conteggio vale solo per chi: ha già la partita IVA (e quindi non gli spetta la riduzione di un terzo); ha i requisiti per il regime agevolato; però non ha aderito al regime dei minimi. Una casistica estremamente circoscritta, non conosco nessuno che vi rientri.

    Inoltre chi è in regime ordinario, se ha clienti privati, può alzare i prezzi in misura dell’IVA che non addebita. E poi il conto del commercialista dimezza, visto che oltre a non esserci il calcolo dell’IVA, dell’Irpef, degli studi di settore, nel nuovo sistema la contabilità consiste in un numero, il fatturato. Mettiamola così: quando sarà possibile, andiamo a vedere quanti di quelli che rientrano nei parametri sceglieranno ugualmente il regime ordinario, io penso che saranno ben pochi.

    Avrei anche da ridire sul fatto che i professionisti evadano poco il fisco (specie quando chiedo la fattura al mio avvocato o al mio osteopata), e sul fatto che sono i più innovatori (ricordiamoci che i ragazzi che lanciano delle startup sono imprenditori, non professionisti, così come Prada e la Ferrari sono imprese). E soprattutto, chi crea posti di lavoro sono soprattutto le imprese. Ma lasciamo stare questi confronti tra poveri.

    Questo brillante intervento governativo ha eliminato i tre quarti delle sperequazioni esistenti. Sono d’accordo però che se avessero aumentato i contributi ai commercianti anziché ai professionisti (che già pagano come i dipendenti, se si fanno i conti giusti), sarebbe stato perfetto.

    Francesco.

    31 Dic 2014
  4. MAX

    Caro Francesco,

    in fin dei conti i free lance chiedono l’equiparazione del prelievo contributivo a quello di artigiani e commercianti e l’aumento del limite di fatturato per l’applicazione del regime dei minimi. Mi sembrano richieste più che ragionevoli.
    Quanto al fatto che il vecchio regime dei minimi fosse un po’ “squilibrato” non posso che concordare con lei.
    La verità è che da tanto i governi ed i parlamenti fanno cassa, o tentano di farla, sulle categorie meno protette socialmente. Questo è agghiacciante.

    1 Gen 2015
  5. Silvestro De Falco

    Caro Francesco,

    “Questo ottimo intervento del governo ha sanato delle gravi sperequazioni. I professionisti ci hanno rimesso principalmente perché perdono dei privilegi che avevano”.

    Quali?

    “In particolare, la parte preponderante dell’intervento (500 milioni di euro su 800) serve a cancellare l’obbligo per commercianti ed artigiani (ma non i professionisti!) di versare i contributi anche se non guadagnano. Un’ingiustizia, e un disincentivo all’imprenditorialità, una follia. Migliaia e migliaia di e-commercianti e blogger non aprivano solo per questo motivo, mi aspetto un gran fiorire di nuove partite IVA.”

    E devo pagare io?

    “Analogamente, il limite fisso di 30.000 euro di fatturato in vigore finora era palesemente ingiusto, perché corrispondeva a circa 25.000 euro di reddito per un professionista, 20.000 euro per un artigiano, 12.000 per un commerciante (per vendere dei beni li devi prima comprare). Ora questa sperequazione è stata sanata.”

    Che?

    “Non è un caso che ora i professionisti vogliano farsi passare per artigiani o commercianti, mentre fino a ieri erano questi ultimi a cercare di passare per professionisti.”

    Io artigiano? Magari!

    “E poi: è stato tolto il privilegio di pagare il 5% di imposte. Capisco il dispiacere, ma per quale motivo un avvocato dovrebbe pagare un quarto delle tasse che paga un operaio, a parità di reddito?”

    Perché l’operaio non ha il rischio di avviamento alla professione?

    “Nel confronto col regime ordinario non considerate la riduzione di un terzo delle imposte nei primi tre anni, e credo che la maggior parte di chi guadagna 12.000 euro sia agli inizi. In pratica il vostro conteggio vale solo per chi: ha già la partita IVA (e quindi non gli spetta la riduzione di un terzo); ha i requisiti per il regime agevolato; però non ha aderito al regime dei minimi. Una casistica estremamente circoscritta, non conosco nessuno che vi rientri.”

    Si spieghi meglio.

    “Inoltre chi è in regime ordinario, se ha clienti privati, può alzare i prezzi in misura dell’IVA che non addebita. E poi il conto del commercialista dimezza, visto che oltre a non esserci il calcolo dell’IVA, dell’Irpef, degli studi di settore, nel nuovo sistema la contabilità consiste in un numero, il fatturato. Mettiamola così: quando sarà possibile, andiamo a vedere quanti di quelli che rientrano nei parametri sceglieranno ugualmente il regime ordinario, io penso che saranno ben pochi.”

    Renzi e i suoi consiglieri hanno fatto tutte queste considerazioni?

    “Avrei anche da ridire sul fatto che i professionisti evadano poco il fisco (specie quando chiedo la fattura al mio avvocato o al mio osteopata), e sul fatto che sono i più innovatori (ricordiamoci che i ragazzi che lanciano delle startup sono imprenditori, non professionisti, così come Prada e la Ferrari sono imprese). E soprattutto, chi crea posti di lavoro sono soprattutto le imprese. Ma lasciamo stare questi confronti tra poveri.”

    Sarà anche un confronto tra poveri ma la mia parte sta perdendo.

    “Questo brillante intervento governativo ha eliminato i tre quarti delle sperequazioni esistenti. Sono d’accordo però che se avessero aumentato i contributi ai commercianti anziché ai professionisti (che già pagano come i dipendenti, se si fanno i conti giusti), sarebbe stato perfetto.”

    E che ci vuole fare? Non se la prenda.

    Silvestro

    2 Gen 2015
  6. Francesco Giartosio

    Caro Max,

    per quanto riguarda l’equiparazione del prelievo contributivo a quello di artigiani e commercianti e dipendenti, sono pienamente d’accordo, dovrebbero essere tutti al 27% (come sono i dipendenti – a fare i conti giusti – e com’erano i professionisti finora).

    Invece sull’aumento del limite di fatturato da agevolare non concordo: quando un professionista supera i 1.250 euro di consulenze mensili (15.000 annuali) a mio avviso deve iniziare a camminare sulle sue gambe.

    Buon anno, F.

    3 Gen 2015
  7. Arjuna Cecchetti

    Buongiorno a tutti, e sopratutto a chi ritiene il nuovo regime dei minimi migliorativo rispetto al precedente, e ritiene in generale i consulenti del terziario avanzato equiparabili ad osteopati e avvocati (non ci siamo proprio).
    La categoria che verrà colpita da questa riforma è soprattutto quella dei consulenti impiegati in uffici statali di Ministeri, Soprintendenze, RAI, Cinecittà, e altri Enti pubblici o privati che non assumono più e rimpiazzano i dipendenti con le nuove finte partita IVA.
    Siamo giovani e siamo innovatori perché portiamo dentro questi apparati le conoscenze digitali, le conoscenze delle nuove strumentazioni tecniche, nuovi approcci alla gestione delle risorse, etc. etc. .
    Ultimamente ho fatto un colloquio in Scozia per un impiego simile a quello che svolgo in Italia, sarei stato assunto per tre anni almeno al doppio della retribuzione che ricevo qui. Ecco perché ce ne andiamo.
    Questa riforma colpisce e rende poveri i giovani (ma anche i meno giovani ormai) con un alto grado di istruzione (laurea, specializzazione, etc) che sono spesso obbligati a lavorare con la partita IVA con una monocommittenza statale, invece di essere assunti. Non possiamo portare avanti più lavori contemporaneamente, non visitiamo pazienti, non possiamo caricare i nuovi costi in fattura, pagheremo esclusivamente di più e basta. Molti emigreranno gli altri torneranno all’ufficio di collocamento. Complimenti a tutti per la riforma altamente lungimirante.

    3 Gen 2015
  8. Silvestro De Falco

    Grazie per questa testimonianza, Arjuna.
    Silvetro

    3 Gen 2015
  9. MAX

    Caro Francesco,

    mi limito a dire che ogni consulente cammina con le proprie gambe. Il problema è che ci sono persone che assoldano cecchini perché, su quelle gambe, sparino.
    Forse ama provocare, ma credo le convenga cambiare ambiente.
    Buon anno anche a lei.

    3 Gen 2015
  10. Christian73

    Buon anno a tutti,
    noi freelance siamo il nuovo che avanza e come sempre le cose nuove spaventano. È così l’unica cosa che il governo fa invece che ascoltarci e capire come il mondo del lavoro evolve ed abbisogna di regole serie ed eque, ci soffoca con questa legge di stabilità. L’Italia è un paese per vecchi (politici, e mal pensanti). Comunque non dobbiamo mollare neanche di un millimetro. Dobbiamo far parlere di noi ogni giorno di più, a quel punto i legislatori non potranno più nascondersi dietro un ignoranza (o malafede?) sconcertante.
    http://www.lastampa.it/2015/01/02/economia/lavoro/fisco-partite-iva-in-rivolta-tartassati-i-pi-giovani-NSl5vRSG3LQ9xrMR3SNxBK/pagina.html

    3 Gen 2015
  11. Franco Gozzi

    <>

    Uno può anche leggere ma che senso ha citare qua dentro avvocato e osteopata? Sottolineo anche che il discorso di Arjuna non fa una grinza e aggiungo che anche i freelance per scelta, che vivono con più commesse, vedranno in un momento in cui tutte le categorie debbono fronteggiare una crisi senza precedenti, si vedranno aumentare fino al 6% la contribuzione INPS senza ottenere in cambio niente.

    Davvero un brillante intervento governativo.

    4 Gen 2015
  12. Silvestro De Falco

    Ad ogni buon conto, la lettera al Presidente Renzi, cortesemente ripresa da ACTA, è stata da me originariamente trasmessa all’indirizzo di posta elettronica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
    Silvestro

    4 Gen 2015
  13. Manuel

    Francesco,

    il suo sembra uno spot per Renzi. E c’è da augurarsi che lo sia, perché altrimenti non si spiegherebbe l’ottusità delle sue osservazioni!

    “per quanto riguarda l’equiparazione del prelievo contributivo a quello di artigiani e commercianti e dipendenti, sono pienamente d’accordo, dovrebbero essere tutti al 27% (come sono i dipendenti – a fare i conti giusti – e com’erano i professionisti finora)”

    Io ritengo il sistema pensionistico (retributivo o contributivo, poco importa) un abominio: è iniquo, dato che si basa sul fatto che i conti tornino a livello aggregato, ma non si preoccupa di valutare quanto perdano o guadagnino i singoli individui. Ma starò al gioco, e fingerò d’accettare come necessario l’attuale sistema contributivo…

    I dipendenti hanno un’aspettativa di reddito fissa: sanno esattamente quanto prenderanno il mese successivo, il semestre successivo, e spesso l’anno successivo. Un professionista non ha la più pallida idea di come gli andranno gli affari nei pochi mesi successivi, e ciò è particolarmente vero nei periodi di crisi. Preso atto di questa profonda diversità tra le due categorie di lavoratori, si evince che:

    – Dalla prospettiva del professionista, che lavora per vivere, è sacrilego togliere una grossa fetta di guadagno a chi ragionevolmente potrebbe averne bisogno nell’immediato futuro.

    – Dalla prospettiva dello Stato, che vuole assicurare una pensione dignitosa ai vecchi di domani, può avere senso chiedere una fetta (anche esosa) dei guadagni a chi ha un reddito fisso e pertanto accantona cifre dignitose in maniera costante, ma non ha senso chiederla a chi non si sa quanto percepirà e quindi quanto accantonerà. Ragionando per iperbole: quant’è il 27% di 0 euro? Certamente non un contributo dignitoso alla propria pensione.

    Ecco perché, anche e soprattutto nell’attuale sistema contributivo, gli autonomi non dovrebbero essere trattati come i dipendenti.

    “Avrei anche da ridire sul fatto che i professionisti evadano poco il fisco”

    La distinzione è sempre tra chi lavora coi privati e chi lavora per imprese o enti pubblici. Ad esempio, i progettisti e sviluppatori di software non possono lavorare per privati, dato che nessun privato avrà mai bisogno di un software su misura, o sarà disposto a spendere le cifre necessarie per realizzarlo. E di categorie in queste condizioni ne esistono parecchie.

    “e sul fatto che sono i più innovatori”

    Un freelance della conoscenza, per essere competitivo e appetibile, deve essere aggiornato, avere una marcia in più rispetto agli altri. Non può quasi mai riposare sugli allori, o fingere che il mondo non sia andato avanti: nessuna impresa è obbligata a chiamarlo (mentre è obbligata a tenersi i suoi dipendenti magari intellettualmente fermi a venti anni prima).

    “E soprattutto, chi crea posti di lavoro sono soprattutto le imprese.”

    Una persona che si mette in proprio ha creato un posto di lavoro. Un milione di persone che si mettono in proprio hanno creato un milione di posti di lavoro.

    5 Gen 2015
  14. giontix

    Io vedo semplicemente una riforma che COSTRINGE a versare il 3% in più all’INPS, che significa aver superato il 33%. NESSUNA tutela, lo stato mi consente di lavorare in proprio ma decide di occuparsi lui della mia pensione, grazie STATO per fortuna lINPS mi mette via quei soldi per la pensione, perché io li avrei buttati nel cesso, non li avrei investiti in una mia pensione integrativa che mi avrebbe reso minimo il 4% annuo. No ci pensa lo stato perché così mi sta assicurando un rendimento negativo..

    Poi una volta levati i soldi tramite INPS, IRPEF ed avere tolto qualsiasi possibilità di scaricare delle spese sostenute (la macchina anche se la usi al 100% per lavoro puoi scordarti di detrarla a tale %), puoi fare pure il libero professionista, a me stato quello che serviva era spremerti al massimo. Ora se ti ammali, se non hai lavoro quella e’ una tua scelta e ne paghi LE CONSEGUENZE, io stato per quello che ho potuto ti ho sfruttato e NON ME NE FREGA NIENTE se tu hai fatto la SCELTA SBAGLIATA.
    Questo è ciò che è EVIDENTE dal trattamento della politica nei confronti di freelance e partite iva.
    A quel tale che sopra sostiene i grossi benefici introdotti con la riforma Renzi, le consiglio di aprire partita IVA, vedrà come si sentirà sollevato!!!!
    Vergogna!

    6 Gen 2015
  15. Antonella

    Sono pienamente d’accordo con quanto già espresso da Christian, Manuel e Giontix. Voglio solo aggiungere che nei pochissimi dibattiti (purtroppo) che sento sulle partite IVA, non vedo mai affrontate delle questioni di fondo. Ci si ribella, giustamente, contro l’ultimo intervento di Renzi dicendo che il regime dei minimi come era prima era meglio. Ci si indigna, di nuovo giustamente, contro il malcostume delle false partite IVA. Quello che rimane fuori dalle discussioni, e che sembra venga dato per scontato, è la vergogna dell’obbligo di aprirsi una partita IVA con tutti gli oneri del caso, qualunque sia il regime di moda al momento, a chi oltrepassa i 5000 euro in un anno! In paesi come il Regno Unito il minimo imponibile per far scattare questo obbligo è di oltre 80.000 sterline, non so se mi spiego.

    La parola freelance non include solo i classici liberi professionisti come lo possono essere avvocati e commercialisti. Includono i sempre più numerosi giovani e meno giovani che, causa la mancanza di lavoro sotto casa o anche nella stessa Italia, lavorano per due soldi su siti come oDesk fornendo servizi di traduzione, scrittura di articoli per pubblicazioni elettroniche, web design, ecc.

    Questi devono costantemente fare i conti con una competizione globale (la concorrenza spesso è localizzata nelle Filippine o in India). Inoltre, ogni transazione è elettronicamente tracciabile, per cui la scusa del rischio evasione sembra minimo. Ne segue che l ‘incubo di leggi e politiche fiscali strozzine ritagliate a misura di chi fa fatturati alti (anche se le soglie minime di imposizione sono vergognosamente basse) o di chi, pur potendo pagare le tasse evade, o ancora di chi potrebbe assumere e invece impone la partita IVA al lavoratore, non fanno che schiacciare quelli che all’interno della stessa categoria di freelance sono i più vulnerabili. Essendo tenuti fuori dal pubblico discorso sembrano una minoranza, ma non è così, sono solo i più invisibili.

    6 Gen 2015
  16. MAX

    Concordo Antonella…..

    6 Gen 2015
  17. Silvestro De Falco

    Carissimi commentatori,
    concedetemi di rendere un omaggio al grande Pino Daniele, che se n’è andato:
    “Yes I know my way. Mo’ nun me futte cchiù (“Ora non mi fotti più”. N.d.T.)”
    Silvestro

    6 Gen 2015
  18. Marco Confalonieri

    Sig. Francesco,

    Invece sull’aumento del limite di fatturato da agevolare non concordo: quando un professionista supera i 1.250 euro di consulenze mensili (15.000 annuali) a mio avviso deve iniziare a camminare sulle sue gambe.

    Credo che lei non stia prendendo in considerazione il fatto che le spese di lavoro, nel caso dei dipendenti, sono a carico del datore di lavoro, mentre gli autonomi se le pagano (e con il regime minimo precedente non era comunque possibile detrarre spese mediche e universitarie).

    Il limite di spesa era appunto 15.000 €, per cui, nell’ipotesi “migliore”, il netto tra lordo massimo e spese massime è per l’appunto 15.000 €.

    Cordiali saluti,

    Marco Confalonieri

    12 Gen 2015
  19. Silvestro De Falco

    Spanish pension funds have achieved average returns on their investment portfolios of 6.8% for calendar year 2014, according to preliminary figures from Mercer.
    Silvestro

    13 Gen 2015

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