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Legge di stabilità e freelance: non ci resta che la coalizione.

Cari amici di Acta, cari colleghi,

il governo Renzi e la maggioranza parlamentare che lo sostiene – malgrado i non pochi amici che abbiamo là dentro, anche tra l’opposizione – ci ha bastonati più di quanto avessero fatto Prodi, Berlusconi e Monti. Ormai è chiaro che siamo un bancomat al quale è difficile rinunciare per chi cerca di cavar soldi dai cittadini dovunque può (e si vanta di diminuire le tasse). Qualcuno di noi potrebbe pensare di rifarsi con una resa dei conti elettorale ma questo governo, a mio avviso, non ha nessuna intenzione di andare alle elezioni prima del 2017. Avrà tutto il tempo quindi di bastonarci ancora di più e noi dovremo subire, anche se le posizioni di Acta sono state condivise dal più ampio fronte di freelance mai costituito. Dovremo subire noi ma dovranno subire anche tanti altri corpi intermedi, primi tra tutti i tre sindacati. Molte rappresentanze d’interessi verranno semplicemente cancellate, vedi Camere di Commercio. Questo governo ha avuto il mandato di bypassare l’apparato corporativo e consociativo su cui si è retta la nostra confusa e clientelare democrazia.  Avrebbe potuto essere un bene se questo rifiuto di confrontarsi coi corpi intermedi fosse stato generalizzato, invece sappiamo che per quanto riguarda Confindustria, tanto per fare un nome, non è così, anche se non tutta Confindustria può dettare l’agenda a Renzi ma solo certi personaggi del mondo imprenditoriale e finanziario italiano, e non dei migliori. Con un governo simile, che va avanti per decreti o per votazioni di fiducia, anche quelli che vorrebbero aiutarci ormai sono impotenti. Il mandato di Renzi è di diretta provenienza europea, è un mandato negoziato tra uno stato con sovranità limitata come l’Italia e quella Commissione Europea che non cessa di stupire per la sua ottusità liberista, la sua incapacità di rilanciare l’economia, le sue ricette fasulle e controproducenti ed oggi anche per l’equivoco profilo dei suoi massimi rappresentanti. Pertanto, non dobbiamo aspettarci aiuti da nessuno, né tantomeno comprensione dei nostri problemi, né tantomeno miglioramenti della nostra condizione fiscale e previdenziale. Ergo, dobbiamo contare solo sulle nostre forze. Questo significa che dobbiamo puntare sul mutualismo – e in questo senso qualcosa si muove a livello europeo, tutto sommato anche i coworking possono essere visti sotto questa luce – dobbiamo deciderci ad essere tutti più attivi, più impegnati, più pronti a forme di protesta o di manifestazione d’intenti che non passano solo per i canali del web. Dobbiamo essere disposti a impiegare parte del nostro tempo per tutelarci collettivamente, in forme di coalizione con altri segmenti del lavoro, con i professionisti ordinisti in primo luogo, con i dipendenti di determinati settori, con gli intermittenti, con i precari (ma quali? vedi l’ignobile posizione del Nidil). Dobbiamo dedicare parte delle nostre risorse a impedire un ulteriore degrado della nostra condizione, ciò significa un sacrificio della nostra vita quotidiana, certo, ma non abbiamo alternative. Per quanto riguarda ACTA, dobbiamo seguire di meno le vicende istituzionali e dedicare molto più tempo ai nostri soci, andarli a conoscere uno a uno, con un lavoro certosino, dove le persone si guardano in faccia e non si scambiano solo mail. Dobbiamo, soprattutto, cercare fondi, anche 1.000 euro in più di quelli che versano i soci possono far comodo. Dobbiamo darci una struttura professionale. Contare solo ed esclusivamente sulle nostre risorse! All’inizio ci sembrerà di essere più deboli, se terremo duro alla fine scopriremo di essere più forti.

Sergio Bologna

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15 Commenti

  1. Silvia Montanari

    Sono d’accordo, bisogna che ognuno faccia la propria parte. Io sono pronta a fare la mia!

    22 Dic 2014
  2. Serena

    “dobbiamo seguire di meno le vicende istituzionali e dedicare molto più tempo ai nostri soci, andarli a conoscere uno a uno, con un lavoro certosino, dove le persone si guardano in faccia e non si scambiano solo mail.”
    Se ACTA intende davvero andare in questa direzione quest’anno divento socia, nonostante i pochi denari da spendere. Fuori dalle grandi città c’è un mondo che è forse ancora più duro, perché tagliato fuori da tutto: vie di comunicazione efficienti, attenzione mediatica (se non per cronaca nera e infiltrazioni mafiose), investimenti economici. Incontriamoci in tutta Italia e portiamo avanti il discorso tutti insieme.

    22 Dic 2014
  3. Benedetto Motisi

    Perfettamente d’accordo tranne che su un punto: se l’Europa fosse liberista, se l’Italia fosse liberista, non avremmo torve di burocrati pagati per succhiare il sangue.

    Non mi fido delle istituzioni per rilanciare l’economia, non voglio incentivi, voglio sgravi o quantomeno lo scioglimento di catene che non ci permettono di volare, dal basso, dal lavoro, dal mercato vero.

    Invece viviamo – senza dare un risvolto per forza politico – in una sorta di post-Soviet.

    Sull’aggregazione, pienamente d’accordo 🙂

    23 Dic 2014
  4. Fabio C

    La Commissione Europea sarebbe liberista? Questa mi giunge nuova… Credevo che governasse per mezzo di una soffocante burocrazia per cui è proibito tutto ciò che non è permesso, con una studiata mancanza della certezza interpretativa del diritto che dà al burocrate il potere interpretativo, con una crescente dipendenza del mondo produttivo da fondi e stanziamenti pubblici.

    Altro che liberismo, questi vanno avanti a Piani Quinquennali. E si è visto com’è andata a finire.

    23 Dic 2014
  5. Alessandro Storti

    Evitiamo di dare surreali patenti di “liberismo” a chi è tutto tranne che liberista.

    23 Dic 2014
  6. erica

    proposta: e fare un CROWDFUNDING per sostenere le attività di acta?
    per sostenere la causa di anticostituzionalità o l’azione presso il Parlamento Europeo?
    Potrebbe essere una soluzione?
    Credo che il modo per pesare sempre più sia quello di creare un fronte “degli sfigati fiscali” quanto più compatto possibile, compatto e composito, rifiutando la retorica della guerra tra poveri che ci vogliono propinare.
    Daje! il crowdfunding ha già dato buoni risultati in moltissimi altri campi, perché non provarci?

    23 Dic 2014
  7. Massimiliano

    Stop agli aumenti della gestione separata, no agli anticipi irpef e dei contributi, voglio (voglio!) pagare le tasse solo su ciò che davvero incasso, non su quello che lo stato prevevede che incasserò, minimi più ampi ed estesi a tutti, non solo ai giovani (e che, se ho 47 anni devo essere punito se la crisi non mi permette di guadagnare di più, e in più perdere ulteriore lavoro perché un giovane con una tassazione agevolata è più competitivo di me?). Basta con la farsa grottesca degli studi di settore. Sburocratizzazione e semplificazione, voglio poter fare la mia dichiarazione dei redditi senza l’aggravio di un commercialista. Rivedere completamente la questione degli ammortamenti delle attrezzature, ci metto cinque anni a scaricare un computer che dopo due anni è obsoleto e lo devo cambiare. Altro?

    23 Dic 2014
  8. Fabio C

    Alle proposte condivisibilissime di Massimiliano io aggiungerei anche la possibilità per professionisti e microimprese di accedere a una corsia preferenziale per risolvere i contenziosi sui pagamenti: in troppi approfittano dei tempi e dei costi di accesso alla giustizia ordinaria per evitare di onorare i propri impegni. E se questo fosse fantascienza, perché sappiamo com’è lo stato della giustizia, si potrebbe almeno studiare un meccanismo che sospenda gli insoluti ai fini del reddito e dell’IVA, almeno per i contribuenti con un giro d’affari inferiore ai 300.000 euro (la stessa soglia, se non sbaglio, per cui è ammessa l’IVA per cassa – pur con la scadenza dei 12 mesi).

    23 Dic 2014
  9. alucab

    Una sola nota

    l’Europa ha raccomandato di estendere il regime semplificato per tutti fino a 65k senza limiti di tempo

    Altro che sovranità limitata. L’Italia ha una sovranità fiscale piena e la esercita per andare a 180 gradi rispetto al resto d’Europa.

    Se ci fosse più Europa sarebbe meglio non peggio

    23 Dic 2014
  10. gianni

    Allora, Massimiliano ha centrato in pieno il punto. Tutto quello che ha scritto lo sottoscrivo e anche quello che ha scritto Fabio C. lo trovo giusto.
    I punti toccati da Max. sono i temi che dovrebbero unire tutti i freelance e gridarli con forza nelle sedi giuste. Ora noi siamo solo carne da macello senza diritti con solo doveri. Su questi contenuti dovremmo organizzarci e andare a protestare a Roma facendoci sentire. I dipendenti si lamentano (a volte hanno ragione) ma mentre a dicembre prendono la tredicesima noi paghiamo gli anticipi Iva e altri balzelli su un reddito PRESUNTO ecco anche questi denari vengono presi per pagare le tredicesime ai dipendenti. Pensateci. Qualcuno mi dica chi ha inventato l’anticipo Iva per favore perchè vorrei ringraziarlo. Se non ci facciamo sentire sarà sempre peggio

    24 Dic 2014
  11. Bruno

    Caro Sergio, è una proposta stimolante la tua, ma permettimi di aggiungere che se ACTA vuole davvero crescere e rafforzare la propria azione sarebbe il caso di affinare la propria visione sull’Europa e i suoi meccanismi.
    La “limitazione di sovranità”, il “liberismo” o il “post-soviet”, oltre ad essere argomenti tra loro estremamente contraddittori, sono dettati da errori e mistificazioni di cui purtroppo è intriso il dibattito politico su questo tema.
    Permettemi di fissare alcuni fatti chiave:
    – l’Unione Europea è un’organizzazione internazionale cui l’Italia ha deciso liberamente di far parte;
    – nessuna limitazione di sovranità viene imposta da chicchessia, ma le regole cui dobbiamo sottostare sono dei patti associativi cui lo Stato Italiano ha deciso liberamente di aderire e che deve rispettare in una logica di Diritto e organizzazione democratica;
    – la CESSIONE di sovranità viene fatta per il raggiungimento di obiettivi comuni che gli Stati ritengono (a ragione) di perseguire meglio con un’azione congiunta;
    – la politica fiscale é una materia su cui non c’è alcuna cessione di sovranità, ma è salda nelle mani degli Stati Membri;
    – la Commissione Europea è solo un organo dell’Unione Europea e il suo potere si limita all’esecuzione delle linee guida dettate dal Consiglio Europeo, che è composto dai Capi di Stato e di Governo degli Stati Membri e che decide all’unanimità.
    A questo bisogna aggiungere che alcune delle migliori innovazioni politiche degli ultimi 50 anni sono venute dall’Europa ed è proprio grazie ad essa che molti di noi lavorano (pensate solo tutti i lavori legati all’accesso e alla gestione dei fondi europei, che abbracciano tutti i settori del “freelancismo”‘ dalla gestione alla comunicazione e grafica).
    Inoltre, in molti altri paesi europei esistono condizioni del mercato del lavoro e della politica fiscale e contributiva molto migliori delle nostre (in Belgio, ad esempio, i freelance prendono un sussidio in caso non raggiungano una soglia minima di guadagno nell’arco dell’anno). Pertanto, su questo aspetto sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione e armonizzazione a livello europeo piuttosto che il contrario.
    Nessuna organizzazione di lavoratori o imprenditori può pensare di crescere e aumentare il proprio impatto se non colloca la sua azione in una prospettiva europeista. Non c’è dubbio che ci siano anche molti limiti ed errori, ma non si può prescindere da una buona comprensione del sistema e dalla volontà di migliorarlo per poterli risolvere.
    Le mistificazioni aiutano a prendere i voti, ma hanno le gambe corte e non risolvono i problemi.
    Se ACTA decide di andare in questa direzione io ci sono!

    24 Dic 2014
  12. Lorenzo

    Ok quindi mi appunto le cose da fare:
    – sostenere Acta con la quota socio (ce la faccio)
    – dare la mia disponibilità per quel che serve (nel senso che non ho competenze in materia fiscale e politica)
    – imparare, condividere, incontrarsi… complicato essere a Milano nei giorni feriali, ma se c’è qualcuno di Brescia ci si può organizzare.

    24 Dic 2014
  13. Luca

    Una piccola cosa puo’ fare ACTA come mutualismo, fornirci di un commercialista con una tariffa calmierata.
    Almeno a Roma e Milano e in altra citta’ dove si raggiungera’ facilmente la massa critica.

    Pago circa 1000 euroall’anno (INSOSTENIBILE ORMAI) per un volume di max 20 fatture all’anno e le nostre solite poche fatture passive… un PC, Un hard disk…

    26 Dic 2014
  14. Alessandro

    Luca – sono d’accordo.

    27 Dic 2014
  15. Teresa

    Dobbiamo fare uno sciopero solo noi ( partita IVA, minimi e non, artigiani, professionisti autonomi, ricercatori…), sarebbe il primo e forse qualcuno si sveglia, così anche ci contiamo una buona volta e creiamo un sindacato solo nostro!! O no?

    29 Dic 2014

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