Acta l'associazione dei freelance

Non si tratta solo di tasse...

| 20 novembre 2014 | LETTO: 395 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Su la Repubblica di ieri, 19 novembre 2014, due articoli, apparentemente non collegati tra loro, parlano proprio di noi.
Il primo riguarda gli emendamenti proposti alla legge di stabilità dalla minoranza “dissidente” del PD, l’altro è intitolato: “Chi fa ricerca paga meno tasse: la guerra dei cervelli tra Italia e Francia".
Tra gli emendamenti proposti, quelli che ci riguardano più da vicino prevedono la cancellazione del previsto aumento dell’aliquota INPS e la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali a favore di chi non possiede un contratto a tempo indeterminato (partite IVA, precari, cocopro), da finanziarsi attraverso i risparmi realizzati mediante una ridefinizione dei criteri di assegnazione degli 80 euro, vincolandoli al reddito familiare (indicatore ISEE).
Cosa c’entra tutto questo con la guerra dei cervelli tra Italia e Francia?
L’articolo in questione descrive le misure messe in atto dalla Francia per attirare aziende a spiccato carattere innovativo:

 “… sgravi sulle tasse dieci volte più incisivi che in Italia su ogni spesa catalogabile sotto la voce ricerca, sviluppo e innovazione. L’anno scorso i progetti di investimento del Made in Italy in Francia sono stati 64, per 2500 posti di lavoro … circa 150 aziende italiane potrebbero avere già spostato almeno parte della ricerca in Francia. … Parigi concede uno sgravio fiscale di 325.000 euro in media per ogni impresa che sposti la ricerca in Francia. Per i grandi gruppi è molto di più.”

Secondo alcune stime, per ogni posto di lavoro di ricercatori, scienziati, ingegneri, programmatori, se ne generano in media altri cinque in attività accessorie.
Dunque, non sbagliavamo quando dicevamo e ripetevamo in tutte le salse che a contribuire alla ripresa e allo sviluppo dell’economia italiana potrebbero (se qualcuno del governo si degnasse di dedicare alla questione qualcosa di più che slogan e parole di circostanza) contribuire in maniera determinante proprio i lavori di cui Acta si occupa da sempre; oppure quando ricordavamo che investire sui lavoratori della conoscenza, che costituiscono il grosso delle partite IVA iscritte alla GS, ma anche tanti dei cocopro e dei giovani precari, non era tanto e soltanto una questione di equità, ma una questione di buon senso e di realismo economico e politico.
A prescindere da quelle che si ritengono essere le motivazioni alla base degli emendamenti proposti, che certamente non sono sufficienti a impartire una reale svolta alla politica sociale ed economica dell’Italia, consiglierei ai nostri governanti di fare tesoro dei dati citati nell’articolo, e di riflettere in modo razionale e meno partigiano alla possibilità di adottare misure che, oltre ad alleviare oggettive condizioni di difficoltà economica delle famiglie, siano esse di lavoratori a tempo indeterminato o meno, riconoscano una volta per tutte che il futuro del nostro paese e dei nostri figli non si costruisce puntellando in maniera più o meno efficace l’esistente, ma investendo con coraggio nei nuovi modi di produrre, di lavorare e, in ultima analisi, di vivere la nostra esistenza.

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