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L'elaborazione del lutto per la previdenza pubblica italiana

Uno degli articoli di fede della vita degli italiani è la ferma convinzione che prima o poi lo Stato pensa a tutto.

Il tema in cui questa predisposizione si manifesta più prepotente è quello della previdenza.

Si, è vero, siamo tutti consapevoli  che le pensioni saranno basse e alcuni si affrettano sempre ad aggiungere in tutti i discorsi “se mai la vedremo una pensione”, ma evidentemente tutti sperano in cuor loro che alla fine tutto si aggiusta, visto che non si leva alta una domanda di cambiamento.

Diciamo che l’allarme è anche attenuato dalle dichiarazioni di qualche economista che afferma tranquillamente che “la copertura consentita dall’attuale sistema previdenziale pubblico è tale da garantire anche a coloro che sono integralmente nel sistema contributivo tassi di sostituzione attorno al 70 per cento dell’ultima retribuzione netta”, omettendo di specificare che un tale tasso di sostituzione – o il rapporto fra l’importo della pensione e quello dell’ultimo reddito mensile netto – si può avere se l’economia cresce in termini reali dell’1,5% e l’inflazione è del 2%, vale a dire se l’economia cresce complessivamente del 3,5% all’anno. Questo perché le rivalutazioni del montante pensionistico si basano sull’andamento del PIL per gli ultimi 5 anni.

A tal proposito è arrivato come uno shock salutare la notizia che le rivalutazioni saranno negative per il montante maturato al 31 dicembre  2013 e l’INPS, per cercare di contenere il danno, si è affrettata ad annunciare che la rivalutazione sarà invece pari allo 0%. Questo potere discrezionale dell’INPS di aggiustare le cose a piacimento giunge nuovo, ma ormai non ci si sorprende più di niente.

Comunque, lo shock è salutare perché, finalmente, ci si comincia a rendere conto che con l’introduzione del metodo contributivo noi siamo responsabili per la nostra pensione ma questa responsabilità non è accompagnata però dal diritto – anzi dal dovere – di difendere i nostri risparmi, visto che ci sono sicuramente alternative più valide per un impiego più proficuo degli stessi.

La tabella in basso riporta i tassi di rivalutazione dei montanti pensionistici dall’anno in cui è stato introdotto il metodo contributivo, i rendimenti delle cedole dei BTP, titoli di stato italiani, a 30 anni e i tassi di inflazione.

Montante   maturato al Rendimento GS   in percentuale Rendimento   cedola BTP* Tasso di   inflazione **
31   dicembre 1996 5,5871%  7,42% 2,0%
31   dicembre 1997 5,3597% 5,93% 2,0%
31   dicembre 1998 5,6503% 4,86% 1,7%
31   dicembre 1999 5,1781% 6,29% 2,5%
31   dicembre 2000 4,7781% 5,73% 2,8%
31   dicembre 2001 4,3698% 5,75% 2,5%
31   dicembre 2002 4,1614% 5,10% 2,7%
31   dicembre 2003 3,9272% 5,14% 2,2%
31   dicembre 2004 4,0506% 3,966% 2,0%
31   dicembre 2005 3,5386% 3,86% 2,1%
31   dicembre 2006 3,3937% 4,48% 1,8%
31   dicembre 2007 3,4625% 4,97% 3,3%
31   dicembre 2008 3,3201% 5,55% 0,8%
31   dicembre 2009 1,7935% 4,91% 1,5%
31   dicembre 2010 1,6165% 5,27% 2,8%
31   dicembre 2011 1,1344% 6,824% 3,0%
31   dicembre 2012 0,01643% 5,116% 1,2%
31   dicembre 2013 -0,01927 4,75% 0,3%

*Fonte: MEF; Rendistato Banca d’Italia

** Fonte: http://www.rivaluta.it/serie-inflazione-media.asp?t=nic_t

Come si può osservare la situazione è andata peggiorando gradualmente. Una volta finito l’effetto favorevole degli anni della crescita prima dell’introduzione dell’euro nel 2002, le cose sono precipitate, specialmente dopo la crisi del 2007.

Inoltre c’è da aggiungere che, secondo gli esperti di “Itinerari Previdenziali”, ex membri del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, “nei decenni successivi a questo …. molto difficilmente il tasso di crescita di lungo andare potrà superare l’uno per cento annuo”(pagina 8) .

Purtroppo, nel campo della previdenza, lo stato sociale è morto. E questa è una cosa che riguarda tutti i lavoratori.

È arrivata l’ora, dopo la fase del diniego (“Non è possibile, non ci credo”) e quella della depressione (“E ora come faremo, poveri noi?”), di cominciare a pensare ad un’alternativa che veda tutti impegnati in prima persona.

A proposito, i sindacati si sono sentiti?

tramonto

Silvestro De Falco

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3 Commenti

  1. Giovanni Carzaniga

    Non si capisce veramente perché chi ha un surplus di disponibilità finanziaria possa, oltre a tutto in maniera del tutto volontaria, sottoscrivere l’acquisto di titoli di Stato, i quali producono una remunerazione nettamente superiore a quella (attualmente nulla) relativa ai versamenti (obbligatori) nelle casse di previdenza INPS.

    Saluti

    14 Nov 2014
  2. Andrea

    Io se potessi non verserei un centesimo all’INPS. E’ un buco continuo e se penso a quanti soldi sto regalando a chi è in pensione mi viene il mal di pancia.
    Io arranco per trovare i sistemi per vivere con la famiglia e portare avanti l’attività e c’è chi come lo stato & C. che non è mai sazio.

    15 Nov 2014
  3. Nadia

    Ad oggi l’INPS è il salvadanaio delle pensioni acquisite dagli altri. In uno stato che ci dice che le pensioni potremmo non prenderle o nella migliore delle ipotesi saranno da fame, è un atto criminoso chiedere di pagare aliquote al limite della decenza per ingozzare quelli dei diritti aquisiti. Perché se non arrivo a prendere la pensione non mi restituisce i soldi che mi ha rubato alla mia vita quotidiana, visto che ne ho bisogno più ora di un ipotetico dubbio futuro?? L’INPS non è più in grado di dare certezze?? Ci restituisse i NOSTRI soldi versati, se li avessi potuti mettere in banca o in un’assicurazione, li riavrei presi, anche se senza rivalutazione, invece l’INPS se li tiene indebitamente.

    19 Nov 2014

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