Acta l'associazione dei freelance

Regime dei minimi: il nuovo farà rimpiangere il vecchio?

| 3 ottobre 2014 | LETTO: 3.194 VOLTE | 5 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Sono state pubblicate le prime indiscrezioni sul nuovo regime dei minimi, che dovrebbe entrare in vigore nel 2015, in sostituzione dei regimi agevolati esistenti.
Le novità dovrebbero essere (il condizionale è d'obbligo perché appunto sono solo indiscrezioni):

  1. l’applicazione di un’imposta sostitutiva di IRPEF e addizionali nella misura del 15%, invece di quella attuale al 5%;
  2. un innalzamento della soglia massima dei ricavi dagli attuali 30.000 euro ai 55.000 euro, seppure con differenziazioni settoriali che non è chiaro come saranno definite. Il Sole 24 Ore dice in base alla redditività dei settori (?)
  3. un ampliamento del periodo di copertura dagli attuali primi 5 anni di attività ai primi 10 anni (su questo l'incertezza è ancora maggiore). Con il regime attuale è possibile superare i 5 anni solo entro i 35 anni di età, con quello previsto il periodo si allungherebbe per tutti.

Dovrebbero restare inalterati gli altri vantaggi, ovvero:

  • l’esenzione dall’IRAP e dall’IVA,
  • l’esclusione dagli studi di settore,
  • la semplificazione burocratica, con la possibilità di evitare anche la spesa del commercialista;

ma anche gli svantaggi:

  • l’impossibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti,
  • la non applicabilità delle detrazioni IRPEF previste per il lavoro autonomo,
  • l’indetraibilità dal reddito tassato con l’imposta sostitutiva degli “oneri detraibili”, ovvero interessi sui mutui, spese mediche e altri oneri come i figli a carico, e di quelli indeducibili, come i versamenti ad un fondo pensione ed altri.

Quindi in sintesi l’imposta unica triplica, il vantaggio fiscale attuale si riduce considerevolmente, tanto da sparire completamente per i redditi più bassi.
Dovrebbe invece aumentare la platea per effetto dei punti 2 e 3, ma non sembra sia previsto il ritorno ad un regime generalizzato come la prima versione del regime dei minimi. Sarà comunque un regime per favorire i nuovi autonomi, con una definizione di nuovi che tiene dentro un periodo più lungo, i freelance attivi da tanti anni dovrebbero restare fuori.

Resterebbe un'aliquota fissa, si manterrebbe una situazione che è più favorevole al crescere del reddito (dove la differenza tra aliquota senza regime e a regime è più alta).

Il grafico successivo mette a confronto regime dei minimi attuale, regime dei minimi “nuovo” e regime semplificato. I calcoli sono stati fatti prendendo in considerazione un freelance che afferisce alla gestione separata Inps e che vive in Lombardia.

nuovo regimeminimi

Si osserva che :

  1. sotto i 15.000 euro di imponibile il nuovo regime dei minimi risulta sfavorevole rispetto a quello semplificato (lo svantaggio in realtà è ben superiore se ci sono spese che non possono essere computate come oneri detraibili e deducibili, vedi sopra). Quindi la platea si amplierebbe a favore dei redditi relativamente più alti, ma si restringerebbe sui redditi più bassi,
  2. A 28-30.000 euro il vantaggio del nuovo regime dei minimi rispetto a quello semplificato più che dimezzerebbe rispetto al vantaggio dell’attuale regime dei minimi;
  3. Il vantaggio sarebbe innegabile sopra i 30.000 euro (nell'area esclusa dal regime attuale) e consistente sopra i 40-45.000 euro di imponibile.

Il nuovo regime accentuerebbe il carattere regressivo dell'imposizione già presente nel regime attuale (si veda un precedente post sul tema), in contrasto con i principi di equità, oltre che con la nostra Costituzione, che all'articolo 53 dice "Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".

Anche l’effetto "blocco alla crescita" resterebbe,  seppure su un livello più elevato: si cercherà di restare dentro la soglia agevolabile, a meno di non essere sicuri di poterla superare alla grande (di oltre 10.000 euro).

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Add to favorites
  • Email

5 COMMENTI »