Acta l'associazione dei freelance

Perché ACTA non era alla Leopolda

| 27 ottobre 2014 | LETTO: 385 VOLTE | UN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Dai social media e dai nostri contatti sappiamo che alcuni di voi si sono chiesti per quale motivo ACTA non fosse presente alla Leopolda. Avete senz'altro ragione a chiederlo, ma i motivi esistono, anche se l'esistenza di un motivo non implica necessariamente la sua fondatezza o l'impossibilità di modificarlo, in futuro.
Ma andiamo per ordine:
ACTA, a differenza di gran parte delle altre forme di rappresentanza, è costituita esclusivamente dai suoi sostenitori, dagli stessi freelance che si propone di rappresentare. Alcuni di noi, in relazione alle circostanze della nostra vita personale e lavorativa, si attivano (o, come ci piace dire, “si activano”) in un impegno concreto, dedicando una parte più o meno cospicua del proprio tempo all'azione collettiva, sotto forma di partecipazione a eventi, a trasmissioni televisive o radiofoniche, concedendo interviste, scrivendo e pubblicando interventi, commenti, articoli, organizzando campagne e petizioni, e perché no, anche pubbliche manifestazioni di protesta e di “presenza”.
Tutto questo, di necessità, in maniera “liquida” ovvero attingendo di volta in volta alla disponibilità dei soci più attivi e disponibili in quel momento e in primo luogo, naturalmente, dei membri del comitato direttivo, anch'esso un organismo flessibile e continuamente modificabile e modificato nel corso del tempo.
Detta in altri termini, nessuno di noi è un professionista della rappresentanza, sia intesa in senso professionale che in senso politico, ammesso che tra le due forme di rappresentanza esista una chiara linea di demarcazione.

Questo “non essere” professionisti della rappresentanza comporta una serie di conseguenze, non tutte negative.
In primo luogo, e questa è la conseguenza più banale, disponiamo di risorse limitate, sia nel senso delle risorse umane che delle risorse finanziarie.
In secondo luogo, e questo forse costituisce il motivo principale che spiega la nostra assenza dalla Leopolda, il non essere professionisti della politica rende per noi più difficoltoso entrare nei meccanismi che della politica fanno parte integrale, e che possono tradursi nella capacità di sapere dove essere e con chi essere nel luogo e nel momento opportuno. Con questo non voglio dire che non sapessimo della Leopolda o che non potessimo parteciparvi, e personalmente devo dire che ne ho accarezzato l’idea, ma esservi in maniera significativa e non per puro presenzialismo (magari plebiscitario) come hanno fatto in tanti, avrebbe richiesto un adeguato tempo di preparazione, per presentare una proposta di intervento e riuscire a organizzare un tavolo sui nostri temi, e probabilmente anche una capacità di penetrazione “politica” di cui non è detto che disponiamo.
Tanto per capirci, in questo preciso momento la nostra presidente Anna Soru e il resto del CD stanno mettendo a punto la memoria da presentare domani mattina nel corso di una audizione alla Commissione Lavoro della Camera, che fa seguito a quella già avvenuta davanti alla Commissione lavoro del Senato, di cui vi abbiamo già riferito sul nostro sito.
È necessario, insomma, in vista di un uso efficiente delle poche risorse, decidere dove utilizzarle con il massimo beneficio. La stessa cosa vale per le manifestazioni di piazza. In passato ne sono state fatte, attingendo alla creatività e persino alle capacità teatrali di alcuni di noi per ottenere maggiore rilevanza, anche mediatica, malgrado la scarsa numerosità dei partecipanti.
E questo mi porta all'ultimo punto:
NULLA VIETA, anzi è quanto affermiamo e incoraggiamo a fare da sempre, che siano i simpatizzanti, i freelance iscritti e non iscritti all'associazione o registrati al sito, A PROPORRE INIZIATIVE e SCENDERE IN PIAZZA, chiedendo l’appoggio di ACTA e di tutti gli altri soci e simpatizzanti.
Questo è quello che ha fatto, ad esempio, Daniela Fregosi, con la sua campagna per l’indennità di malattia.
Essere freelance non si può limitare a lavorare da soli o con pochi altri, a sostenere sulle proprie spalle tutti gli oneri (e qualche volta anche gli onori, siamo onesti) di un modo “diverso” di lavorare. Se davvero vogliamo che la libertà di scegliersi il proprio stile di vita e di lavoro diventi un diritto di tutti, e non resti soltanto una scelta obbligata per alcuni, è necessario che tutti noi ci assumiamo in prima persona il compito di informare, di rivendicare, di obiettare, in una parola di diventare protagonisti attivi delle leggi e delle regole scritte e non scritte che determinano il nostro lavoro, senza rilasciare deleghe in bianco a questo o a quel governo o a questo o quel partito.
Questo è quello che si propone di fare ACTA, da sempre.
Aiutateci a farlo, se questo è quello che chiedete alla nostra associazione.

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