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Legge di stabilità? Per le partite IVA pochi soldi e molte incertezze

| 17 ottobre 2014 | LETTO: 1.572 VOLTE | 10 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Nella conferenza stampa di mercoledì sera il Ministro del Consiglio ha presentato le principali misure della legge di stabilità, tra cui 800 milioni per le partite Iva.

Chi ha come partita Iva un basso livello di reddito avrà un regime forfettario. Intendiamo quelle che stanno sotto i 15 mila euro. Abbiamo stanziato 800 milioni per le partite Iva, per avere un’agevolazione che interessa 900 mila italiani

stabilità

Facciamo un primo conticino sulla base delle cifre riportate nelle slides:

  • per i dipendenti 9,5 miliardi di euro per coprire il bonus da 80 euro del 2015, più 1,5 miliardi per gli ammortizzatori sociali: totale 11 miliardi;
  • per le imprese 5 miliardi per irap, 0,3 miliardi per la ricerca e possiamo anche considerare 1,9 miliardi di incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato. Totale 7,2 miliardi

E’ subito evidente che 800 milioni per le partite IVA non sono poi un granché (solo per i forestali della Calabria sono stanziati 140 milioni!).

Se ad esempio si fosse deciso di allargare anche agli autonomi gli 80 euro di detrazioni, la cifra necessaria sarebbe stata ben più consistente. Quella stanziata  non arriverebbe a coprire neppure la platea stimata di chi ha un fatturato inferiore ai 15.000 euro (900.000). Figuriamo se si fosse deciso di trattare gli autonomi come tutti gli altri lavoratori e quindi di intervenire a sostegno di coloro che hanno un imponibile (imponibile, non fatturato) inferiore a 24.000 euro (con riconoscimento parziale anche a chi ha un imponibile superiore, sino ai 26.000)!

Comunque, in che modo saranno usati questi 800 milioni a favore delle partite Iva con meno di 15.000 euro di fatturato? Leggendo la bozza di testo recuperabile sul sito di Adapt  (la scansione di una fotocopia),  scritto, come sempre, in modo non proprio chiaro, non sono riuscita a trovarla.
L’unico punto che mi sembrava potesse parlarne è l'art. 9 “Regime fiscale agevolato per autonomi” , ma in esso non ce n'è traccia di questa agevolazione annunciata, si spiega invece che sarà introdotto un nuovo regime dei minimi.
Esso prevede che:

sul reddito imponibile si applica un'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell'imposta regionale sulle attività produttive di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, pari al 15 per cento

(non più quindi il 5%) e varrà per un massimale diverso a seconda del settore (si rimanda ad un allegato che non c’è). Indiscrezioni precedenti parlavano di massimali sino a 55.000 euro, ma niente è sino ad ora confermato.
Se ho ben capito, il nuovo regime non sarà riservato alle nuove attività (questo farà indubbiamente piacere a tanti), e sarà più favorevole per le nuove attività. Infatti per i primi 3 anni il reddito per l’applicazione dell’imposta sarà ridotto di 1/3 (quindi in sostanza l’imposta è del 10%).

E chi è attualmente entro il regime del 5%? Non dovrebbe cambiare nulla.

I soggetti che nel periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014 si avvalgono del regime fiscale di vantaggio di cui all'articolo 27, commi 1 e 2 del decreto legge n. 98 del 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 111, del 2011, possono continuare ad avvalersene per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato e comunque fino al compimento del trentacinquesimo anno di età.

Concludendo, per gli autonomi niente bonus da 80 euro, niente ammortizzatori sociali (cassa in deroga e Aspi solo per i dipendenti), nessun cenno ai contributi INPS degli iscritti alla gestione separata, che andranno ad aumentare al 29,72%.
Per chi è attualmente nel regime dei minimi non dovrebbe cambiare nulla.
Per gli altri? Un fantomatico regime agevolato per chi è sotto i 15.000 euro, un nuovo regime agevolato con aliquota al 15% per chi non ha una nuova attività e al 10% per chi avvierà una nuova attività… un contributo alla semplificazione fiscale e all’equità!

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