Acta l'associazione dei freelance

Caro Matteo, non siamo sereni

| 6 ottobre 2014 | LETTO: 3.117 VOLTE | 14 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

matteo-renzi-674

Caro Matteo,

con il Jobs Act hai deciso di intervenire per riequilibrare il mercato del lavoro e ridurre le distanze tra insider e outsider.

Noi che scriviamo siamo outsider: lavoratori indipendenti, freelance per usare un termine ormai entrato nel linguaggio di tutti. E non siamo contemplati nel tuo Jobs Act.

Non lo siamo quando parli di ammortizzatori sociali universali a tutela della disoccupazione, perché in realtà non sono davvero universali, dato che noi siamo esclusi.

Non lo siamo quando intervieni per ridurre le tasse sul lavoro, perché gli 80 euro sono stati dati solo ai dipendenti, mentre per noi si prospetta un ulteriore aumento dei contributi pensionistici (dal 27 al 33%!!! quando già oggi paghiamo più di tutti gli altri lavoratori).

Non lo siamo quando parli di intervenire a sostegno del reddito, con l’introduzione di un salario minimo orario. Per noi è vietato definire delle tariffe minime, perché siamo equiparati a imprese e ogni accordo tariffario sarebbe lesivo della concorrenza: nel rapporto tra un freelance e un’impresa il contraente debole è considerato l’impresa!

Non lo siamo quando prometti l’ampliamento delle tutele, perché l’unica tutela promessa, quella della maternità (sacrosanta), è in realtà la sola che già abbiamo. Mentre non abbiamo una tutela della malattia degna di questo nome, una tutela che nelle situazioni serie (quelle che impediscono l’attività lavorativa per mesi), ci permetta di concentrarci sulla lotta alla malattia, liberandoci dall’assillo di portare a casa la pagnotta.

Cosa ti proponiamo dunque?

Di guardare anche verso di noi, che ci troviamo ad affrontare un mercato sempre più avaro, senza tutele e con una pressione fiscale e previdenziale ancora più elevata di quella che colpisce il lavoro dipendente.

Con urgenza chiediamo:

1)    l’abolizione dell’aumento al 33% previsto dalla legge 92/2012 per gli iscritti alla Gestione Separata;

2)    nelle situazioni di malattia e con riferimento agli eventi più gravi e ostativi dell’attività lavorativa, l’ampliamento del periodo di tutela (oltre gli attuali 61 gg) e la ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito;

3)    l’estensione degli ammortizzatori sociali anche a chi perde il lavoro dopo essere stato autonomo;

4)    iniziare a ragionare sull’ipotesi di tariffe minime anche per le prestazioni di lavoro autonomo.

 

Ti chiediamo che la “Sala Verde” si apra anche a noi lavoratori indipendenti, per discutere del nostro #jobsActa. E aspettiamo una tua risposta: ora!

I freelance di ACTA

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