Acta l'associazione dei freelance

ACTA per la prima volta alla Commissione lavoro alla Camera

| 30 ottobre 2014 | LETTO: 481 VOLTE | 13 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Con Daniela Fregosi raggiungo Montecitorio per l’audizione in Commissione Lavoro sul Jobs Act. È un'audizione informale e insieme a noi ci sono tre rappresentanti di Alta Partecipazione. L'audizione inizia in ritardo, il Presidente Cesare Damiano ci avverte che non si potrà sforare la mezz'ora complessiva.
Inizio io, ricordo (molto velocemente) che siamo stati ignorati dal Jobs Act, che ci ha escluso dalla tutela della disoccupazione e non ha previsto nessuna nuova garanzia e che anche la legge di stabilità è davvero deludente: niente bonus di 80 euro anche per il 2015, niente di nuovo sull’Irap, un nuovo regime dei minimi che è modulato per favorire significativamente altre categorie (commercianti in primis), ma che riduce sensibilmente la soglia di fatturato per i freelance (dai 30.000 di fatturato del vecchio regime ai 15.000). Presento le nostre Proposte, insistendo soprattutto sul blocco dei contributi INPS, chiedendo che non ci sia un rinvio o una sospensione, ma un’eliminazione della norma che prevede il graduale aumento della nostra contribuzione. Sulla malattia interviene Daniela Fregosi, sempre molto efficace nel far risaltare le assurdità dell’attuale sistema (molti segni di assenso dei presenti durante il suo resoconto sull’irrazionalità del trattamento malattia). Completo la presentazione delle altre proposte, tutte riferite al Jobs Act, perché è su questo tema che siamo stati convocati.



Prosegue la rappresentante di Alta Partecipazione che parlerà non solo di professionisti autonomi (sui quali riprende alcune nostre argomentazioni), ma anche di copro, cococo e apprendistato.
Nel complesso c’è stata attenzione dei pochi presenti durante l’audizione, ma solo Chiara Gribaudo, del PD, fa una domanda e chiede cosa proponiamo sul regime dei minimi.
Prima di restituirci la parola, Cesare Damiano osserva che si stanno impegnando per bloccare l’aumento dei contributi INPS e che c’è la volontà di andare verso una revisione complessiva che porti a uniformare la situazione dei professionisti nella gestione separata a quella degli altri autonomi, ma bisogna fare i conti con i vincoli di bilancio, lasciando intendere che per quest’anno l’obiettivo è la sospensione. È il terzo anno che ci raccontano la stessa cosa. Dice anche che ci sono margini per modificare il regime dei minimi.
Non avevamo portato proposte sul regime dei minimi perché l’audizione era sul Jobs Act. Rispondo che il nuovo regime dei minimi ci è stato presentato come un “risarcimento” dell’esclusione dal bonus di 80 euro, ma non lo è. Agirà soltanto su fatturati molto bassi, non superiori ai 15.000 euro, mentre il bonus di 80 euro andrà a tutti i dipendenti sino a un imponibile di 24-26.000 euro. In realtà il cambiamento di regime permetterà allo stato di risparmiare, le maggiori spese sono dovute a un cambiamento della contribuzione pensionistica di artigiani e commercianti e alla riduzione del gettito IVA connesso all’ampliamento della platea di commercianti e altri autonomi che vendono al consumo finale. Sostengo che per un equo sostegno ai redditi bassi dei freelance sarebbe meglio comportarsi allo stesso modo che coi dipendenti, con le stesse detrazioni fiscali e gli stessi bonus. Anche la rappresentante di Alta Partecipazione insiste sull’esiguità della soglia e aggiunge che il regime sarà più favorevole per chi è una “finta partita Iva”, che tipicamente ha minori costi di un vero lavoratore autonomo. Su questo punto concordo, avendo fatto dei conti sappiamo che per un nuovo professionista senza costi con un fatturato di 15.000 euro, il reddito netto è di 12.000 euro, un “cuneo” decisamente favorevole e quindi “attraente” e che la nuova soglia andrà a dimezzare il massimale di reddito (da 30.000 a 15.000) per molte "finte partite Iva".
È la terza volta che come Acta partecipiamo a un'audizione in Commissione Lavoro, la prima nel 2012, al Senato, la seconda quest’anno a giugno, sempre al Senato. Sono tutte audizioni informali, perché non siamo riconosciuti come parte sociale. La prima impressione è in genere di estraneità: i nostri interlocutori perlopiù sanno poco o nulla di lavoro autonomo, soprattutto di nuovo lavoro autonomo. Quando hanno specifiche competenze in tema di lavoro, esse riguardano il lavoro dipendente. Qualcuno annuisce, altri danno l'impressione di non seguire. Le domande sono sempre state pochissime, l'approfondimento richiederebbe una maggiore conoscenza di base del nostro mondo. Nonostante ciò e forse proprio per questo, ritengo siano un’occasione importante per informare chi, ci piaccia o no, ha potere di legiferare, per sensibilizzare sulle difficoltà ed esigenze di una tipologia di lavoro che, a dispetto della sua crescente diffusione, è ancora considerata un'anomalia.

Qui la registrazione dell'intero intervento, tratta da Webtv.camera.it.

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