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Caro Matteo, non siamo sereni

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Caro Matteo,

con il Jobs Act hai deciso di intervenire per riequilibrare il mercato del lavoro e ridurre le distanze tra insider e outsider.

Noi che scriviamo siamo outsider: lavoratori indipendenti, freelance per usare un termine ormai entrato nel linguaggio di tutti. E non siamo contemplati nel tuo Jobs Act.

Non lo siamo quando parli di ammortizzatori sociali universali a tutela della disoccupazione, perché in realtà non sono davvero universali, dato che noi siamo esclusi.

Non lo siamo quando intervieni per ridurre le tasse sul lavoro, perché gli 80 euro sono stati dati solo ai dipendenti, mentre per noi si prospetta un ulteriore aumento dei contributi pensionistici (dal 27 al 33%!!! quando già oggi paghiamo più di tutti gli altri lavoratori).

Non lo siamo quando parli di intervenire a sostegno del reddito, con l’introduzione di un salario minimo orario. Per noi è vietato definire delle tariffe minime, perché siamo equiparati a imprese e ogni accordo tariffario sarebbe lesivo della concorrenza: nel rapporto tra un freelance e un’impresa il contraente debole è considerato l’impresa!

Non lo siamo quando prometti l’ampliamento delle tutele, perché l’unica tutela promessa, quella della maternità (sacrosanta), è in realtà la sola che già abbiamo. Mentre non abbiamo una tutela della malattia degna di questo nome, una tutela che nelle situazioni serie (quelle che impediscono l’attività lavorativa per mesi), ci permetta di concentrarci sulla lotta alla malattia, liberandoci dall’assillo di portare a casa la pagnotta.

Cosa ti proponiamo dunque?

Di guardare anche verso di noi, che ci troviamo ad affrontare un mercato sempre più avaro, senza tutele e con una pressione fiscale e previdenziale ancora più elevata di quella che colpisce il lavoro dipendente.

Con urgenza chiediamo:

1)    l’abolizione dell’aumento al 33% previsto dalla legge 92/2012 per gli iscritti alla Gestione Separata;

2)    nelle situazioni di malattia e con riferimento agli eventi più gravi e ostativi dell’attività lavorativa, l’ampliamento del periodo di tutela (oltre gli attuali 61 gg) e la ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito;

3)    l’estensione degli ammortizzatori sociali anche a chi perde il lavoro dopo essere stato autonomo;

4)    iniziare a ragionare sull’ipotesi di tariffe minime anche per le prestazioni di lavoro autonomo.

 

Ti chiediamo che la “Sala Verde” si apra anche a noi lavoratori indipendenti, per discutere del nostro #jobsActa. E aspettiamo una tua risposta: ora!

I freelance di ACTA

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14 Commenti

  1. Gilberto Allesina

    Carissimi, molto giusta la campagna per noi liberi professionisti, ma secondo voi è prioritario parlare di tariffe minime per prestazioni professionali oppure cancellare subito l’anticipo del 40% del presunto fatturato dell’anno successivo quando si supera la soglia dei 25 mila euro e rotti? Questa vera beffa su chi riesce a lavorare di più e vedere riconosciuta la sua capacità è il colpo di grazia e la dimostrazione del disanguamento che il governo ci impone.
    Invece della semplice abolizione dei 33%, perché non chiedere che il massimo per le casse dell’INPS sia del 9,7% e lasciare a noi la decisione di versare la differenza a un vero fondo pensioni che almeno ci restituisca il valore dei nostri soldi?
    Grazie, e avanti!

    6 Ott 2014
  2. Giulio Riotta

    Sono felice ci sia qualcuno che combatte per la categoria, ma vorrei si iniziasse a parlare anche di cambiamenti semplici e immediati che nel concreto potrebbero dare una mano.
    Vogliamo parlare, come già detto, della cancellazione dell’anticipo del fatturato per l’anno successivo?
    Vogliamo cancellare il limite dei 516,46 euro per la deducibilità dei beni strumentali?
    Vogliamo abbattere la soglia del 40% per la deducibilità per le spese legate all’automobile?

    6 Ott 2014
  3. Anna Soru

    Certo, ne possiamo parlare, quando affronteremo le questioni legate alla delega fiscale. Questo post è relativo al jobsAct, alle misure legate alla parte lavoro e welfare.

    6 Ott 2014
  4. Massimiliano

    Concordo e vi seguo da tempo.

    A proposito di “delega fiscale” trovo in internet anticipazioni agghiaccianti: l’imposta sostitutiva del regime dei minimi verrebbe triplicata.
    Vorrei far presente che:
    1) diverse partite iva sono state aperte, magari proprio su “spinta” dei committenti”, proprio in considerazione dell’attuale regime dei minimi. Non vorrei che qualcuno vedesse in queste nuove partite iva una piccola miniera per finanziare qualcosa a cui tiene di più….
    2) Il regime dei minimi dovrebbe essere adottato ogniqualvolta si ha scarsezza di fatturato e di beni strumentali. Porre limiti di durata non ha senso. Non si capisce il motivo.
    3) Posso concordare sul fatto che l’imposta sostitutiva del 5 per cento sia bassa, fermo restando che, forse non tutti sanno, non esistono detrazioni e quindi si applica sull’intero imponibile. Nessuno faccia quindi il giochino di confrontare il 5 con il 23…..
    In ogni caso, sia per equità sia per garantire la costituzionale progressività dell’imposta, si dovrebbe pensare ad una aliquota secca per scaglioni.
    4) La delega fiscale prevedeva di lasciare inalterati gli attuali regimi previsti per le nuove iniziative (o sbaglio?). quindi una modifica in corsa dell’attuale regime dei minimi, per quanto ghiotta ai fini di cassa ( e buona pace per i free lance…altro che ottanta euro!) sarebbe incostituzionale anche per eccesso di delega.

    6 Ott 2014
  5. Mimmo

    Sottoscrivo anche i precedenti suggerimenti e aggiungo: vogliamo fare qualcosa per il professionista a cui non basta il sempre più magro fatturato *netto* per pagare il mutuo della casa, contribuire (sempre meno) alle spese familiari e versare i *propri* contributi INPS pagando sanzioni e arretrati che lo portano inesorabilmente verso il baratro alimentando i piu’ funesti pensieri (e prima o poi decisioni)?

    6 Ott 2014
  6. Mattia Sullini

    Il problema qui è che i freelance sono consierati una formula di lavoro transitoria ed anomala.
    O siamo considerati imprenditori e quindi se le cose ci vanno male tutto viene ricondotto al naturale rischio di impresa, oppure siamo considerato parasubordinati, precari ed altre amenità, ad intendere che lavoriamo a partita iva solo perchè nessuno ci assume a tempo indeterminato. Non ci viene riconosciuta alcuna specificità.
    È quindi quasi inutile chiedere un alleviamento delle condizioni vessatorie cui siamo sottoposti perchè qui non si tratta di una “dimenticanza”, bensì di una precisa scelta. PRIMA dobbiamo essere in grado di spiegare chiaramente che quello autonomo è una modalità terza di lavoro tra l’impresa ed il lavoro dipendente. Ancora prima però, dobbiamo identtificarci in questa specificità, e qui siamo indietro. Una volta la chiamavano coscienza di classe, diamogli un altro nome ma lavoriamoci su. Altrimenti anche i contributi più intelligenti rimarranno il parere di un pugno di tecnici senza nessun peso. E l’unica cosa che può dare un peso sono le voci concordi di questi 3.000.000 e passa di persone. Senza base, tragicamente, non si costruisce nulla.

    7 Ott 2014
  7. giuseppeT

    E non dimentichiamoci della proposta di cui si parla in questi giorni riguardo al triplicare l’aliquota dell’Imposta Sostitutiva che dal 5% potrebbe arrivare al 15%.

    Di questo passo tra qualche anno arriveremo ad un totale del 48,72% (33,72% + 15%) sul reddito, è una follia. Senza contare il sistema di pagamento delle tasse annuali con anticipi e saldo il quale arriva a raddoppiare il totale !

    A mio avviso occorre una proposta di scaglioni del reddito, sia per le aliquote che per i massimali e una riduzione, o meglio ancora, l’abolizione del sistema di anticipi.

    7 Ott 2014
  8. Alessandro

    “È quindi quasi inutile chiedere un alleviamento delle condizioni vessatorie cui siamo sottoposti perchè qui non si tratta di una “dimenticanza”, bensì di una precisa scelta.”

    È proprio questo che ci frega. È abbastanza ovvio che per loro (e l’INPS) siamo dei bancomat, quindi molto difficilmente per noi le cose cambieranno in meglio. Soprattutto con questo governo.

    7 Ott 2014
  9. Alessandro

    “A mio avviso occorre una proposta di scaglioni del reddito, sia per le aliquote che per i massimali e una riduzione, o meglio ancora, l’abolizione del sistema di anticipi.”

    Sarebbe più probabile vincere la lotteria di capodanno

    7 Ott 2014
  10. Andrea

    Io sono con Voi: Riduzione Tasse e Tutele. Se dobbiamo pagare tanto come oggi dobbiamo avere di più.
    Il nostro male è che oltre ad avere il governo contro abbiamo anche i sindacati, che dovrebbero essere nostri alleati. Ma i sindacati di oggi sono anacronistici e le conseguenze si vedono e come.

    7 Ott 2014
  11. Marco Marinuzzi

    Complimenti per quanto fate. Innanzi tutto.
    Io credo che la nostra debolezza sia anche legata all’estrema eterogeneità delle categorie ricomprese in ACTA. Non so se dovremmo strutturarci per categorie affini, anche se poi si corre il rischio di perdere l’efficacia dell’azione unitaria.
    Io, freelancer, lavoro come consulente quasi solo per Pubbliche Amministrazioni sull’attuazione delle politiche europee di coesione sociale ed economica e di cooperazione territoriale. Ovvero faccio assistenza tecnica e valutazione di programmi di sviluppo finanziati dall’Unione Europea e elaboro, redigo, gestisco e valuto progetti di cooperazione internazionale.
    Un mondo diverso da chi si occupa di finanza agevolata alle imprese (al quale talvolta vengo accomunato) e completamente diverso agli altri settori inclusi in ACTA: archeologi, informatici, interpreti e traduttori, consulenti direzionali etc.
    Dovremmo essere completamente comparabili alle professioni ordinistiche.
    Credo che siamo molto diversi nei rapporti con i clienti, nel modo di calcolare un preventivo, nelle esigenze legate alla quotidianità del lavoro. Non ho la risposta, purtroppo, è solo un contributo alla discussione.
    grazie ancora
    Marco

    8 Ott 2014
  12. Alessandro

    Certo che in quella foto iniziale Renzi dà ancora più il voltastomaco di quanto lo dia normalmente.

    9 Ott 2014
  13. Ugo Testoni

    Mattia,
    leggo ora il tuo commento e concordo pienamente con quello che dici.

    La nostra soggettività non ha ancora spessore collettivo. Questo è un derivato della nostra condizione di “isole lavorative”: la base materiale, strutturale, della nostra condizione. Ma è anche una mancanza di autonomia culturale nel leggere la nostra condizione: un fattore sovrastrutturale, avremmo detto un tempo.

    Per i freelance della mia generazione la percezione del collettivo penso sia spesso un retaggio ideologico, al quale personalmente sono indissolubilmente legato. Per quelli della tua forse potrebbe avere una base un po’ più strutturale: penso alla rete virtuale del web, ma soprattutto a quella più appassionante e fisica dei coworking.

    Sarebbe bello fare una giornata di “autocoscienza di classe”, magari in contemporanea in tanti coworking d’Italia. Un po’ nostalgico? Che dici?

    11 Ott 2014
  14. Gianluca Molina

    Cioè, faccio un esempio… se alzano l’INPS al 33%, l’imposta sostitutiva al 15%… il primo anno un lavoratore dovrebbe versare tra il dovuto e “l’acconto” una cifra vicina al 95% dell’incassato,…. (33% x 2 fa 66%, 15% x2 fa 30%…. totale 96%!!!!)

    11 Ott 2014

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