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I nostri timori sul futuro pensionistico confermati dal Presidente INPS

| 10 luglio 2014 | LETTO: 1.296 VOLTE | 17 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

INPS

È ancora presto per vedere pubblicata sul sito dell’INPS la relazione del presidente, ma alcune indicazioni offerte dalla stampa ci danno modo di dimostrare come quello che diciamo è perfettamente in linea con le esigenze rappresentate dai massimi rappresentanti del sistema previdenziale.

La nostra fonte è il Sole 24Ore (articolo del 9/7/2014 “lo sviluppo pensioni sostenibili”). In basso, alcuni punti salienti estrapolati, seguiti da un nostro commento.

Titolo:

Solo con lo sviluppo pensioni sostenibili

Nostro commento:
Grazie presidente. È quanto abbiamo sostenuto nel nostro articolo qualche tempo fa, “Il welfare è morto, lunga vita al welfare”.
In assenza di un aumento della popolazione, solo con la crescita si può sperare di avere un numero sufficiente di salari da cui prelevare i contributi per pagare le pensioni.
Se immaginiamo il sistema come una bilancia dove da un lato ci sono le pensioni da pagare e dall’altro i contributi che si incassano ogni anno, se il piatto dei contributi diventa più leggero, o per la disoccupazione o per la denatalità, per avere l’equilibrio o dovranno diminuire le pensioni o dovranno aumentare i contributi (o dovranno aumentare le tasse per consentire al Tesoro di mettere sul piatto la parte che manca).

Dice il presidente:

Il passaggio da una crescita di lungo periodo dello 0,5% ad un tasso dell'1,5% potrebbe comportare, per un neoassunto, un aumento della pensione attesa mediamente più elevata del 20%.

Nostro commento:
Ne abbiamo parlato anche noi (I calcoli ottimistici della Ragioneria di Stato).
Se sale il PIL aumentano le rivalutazioni e se aumentano le rivalutazioni aumentano le pensioni. Se, se (un grande Se, a big If, come direbbero gli americani).
Grazie presidente, per aver confermato che la pensione crescerebbe in misura esponenziale se si potessero impiegare liberamente quei contributi anche solo in BTP a 30 anni, che in questo momento danno circa il 5%, senza se e senza ma.

Dice il giornalista:

Conti ha insistito sulla necessità di rafforzare le adesioni alla previdenza complementare …

Nostro commento
Grazie presidente. Vorremmo ma non possiamo. Il 33% che pagano i dipendenti e il 27% che pagano i professionisti indipendenti comprimono i redditi al punto che non possiamo permetterci la previdenza complementare.

Poi, scusi, ma come fate a dire alla gente che il 33% o anche il 27% del reddito accantonato non è sufficiente a garantire una pensione adeguata?

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