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I nostri timori sul futuro pensionistico confermati dal Presidente INPS

INPS

È ancora presto per vedere pubblicata sul sito dell’INPS la relazione del presidente, ma alcune indicazioni offerte dalla stampa ci danno modo di dimostrare come quello che diciamo è perfettamente in linea con le esigenze rappresentate dai massimi rappresentanti del sistema previdenziale.

La nostra fonte è il Sole 24Ore (articolo del 9/7/2014 “lo sviluppo pensioni sostenibili”). In basso, alcuni punti salienti estrapolati, seguiti da un nostro commento.

Titolo:

Solo con lo sviluppo pensioni sostenibili

Nostro commento:
Grazie presidente. È quanto abbiamo sostenuto nel nostro articolo qualche tempo fa, “Il welfare è morto, lunga vita al welfare”.
In assenza di un aumento della popolazione, solo con la crescita si può sperare di avere un numero sufficiente di salari da cui prelevare i contributi per pagare le pensioni.
Se immaginiamo il sistema come una bilancia dove da un lato ci sono le pensioni da pagare e dall’altro i contributi che si incassano ogni anno, se il piatto dei contributi diventa più leggero, o per la disoccupazione o per la denatalità, per avere l’equilibrio o dovranno diminuire le pensioni o dovranno aumentare i contributi (o dovranno aumentare le tasse per consentire al Tesoro di mettere sul piatto la parte che manca).

Dice il presidente:

Il passaggio da una crescita di lungo periodo dello 0,5% ad un tasso dell’1,5% potrebbe comportare, per un neoassunto, un aumento della pensione attesa mediamente più elevata del 20%.

Nostro commento:
Ne abbiamo parlato anche noi (I calcoli ottimistici della Ragioneria di Stato).
Se sale il PIL aumentano le rivalutazioni e se aumentano le rivalutazioni aumentano le pensioni. Se, se (un grande Se, a big If, come direbbero gli americani).
Grazie presidente, per aver confermato che la pensione crescerebbe in misura esponenziale se si potessero impiegare liberamente quei contributi anche solo in BTP a 30 anni, che in questo momento danno circa il 5%, senza se e senza ma.

Dice il giornalista:

Conti ha insistito sulla necessità di rafforzare le adesioni alla previdenza complementare …

Nostro commento
Grazie presidente. Vorremmo ma non possiamo. Il 33% che pagano i dipendenti e il 27% che pagano i professionisti indipendenti comprimono i redditi al punto che non possiamo permetterci la previdenza complementare.

Poi, scusi, ma come fate a dire alla gente che il 33% o anche il 27% del reddito accantonato non è sufficiente a garantire una pensione adeguata?

Silvestro De Falco
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17 Commenti

  1. Silvestro De Falco

    Manca la parte finale dell’articolo:

    “Forse lei vuol dire che così com’è il sistema non va?

    Beh, qua la mano presidente, siamo d’accordo.”
    Segnalo inoltre che è stato pubblicato originariamente sulla pagina FB del Laboratorio Lavoro e Previdenza dell’IDV.
    Grazie.

    10 Lug 2014
  2. Gianni Lombardi

    Una parte del problema dipende anche dal fatto che gli stipendi e le conseguenti pensioni dei dirigenti pubblici italiani sono sproporzionati. I dirigenti pubblici italiani guadagnano dal 30 al 100% in più dei loro colleghi europei, e sono anche più numerosi: un dirigente ogni 33 dipendenti in Francia, un dirigente ogni 11 dipendenti in Italia. (fonte: Radio 24 – Il Sole 24 Ore)

    11 Lug 2014
  3. paolo

    Gentile De Falco, il sistema pensionistico italiano, come in tutto il mondo, è un sistema pensionistico senza copertura patrimoniale.
    Lo Stato paga le pensioni con le imposte e se non basta, con il debito pubblico.
    Quindi non c’è nessuna possibilità di investire i contributi obbligatori in BTP o altro.
    Il problema non è la pensione del futuro, ma il fatto che i pensionati attuali stanno distruggendo il presente.
    Infatti lo Stato destina a loro 4 punti di PIL in più rispetto a quanto fa la Germania.
    Sono le pensioni retributive che ad esempio nel caso degli ingegneri restituiscono 4 volte i contributi versati, o dei giornalisti che restituiscono il doppio.
    In un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, per mantenere le assurde promesse del passato, es. baby pensioni o vitalizi o pensioni d’oro, lo stato ha deciso di bloccare i pagamenti alle aziende per i lavori fatti, facendole fallire con dei crediti.
    Oppure ha preferito non fare i dovuti rimborsi IVA, facendo fallire altre imprese.
    Tale scelta politica ha ovviamente premiato i partiti che prendono i voti dai pensionati rimasti indenni dalla crisi, a parte piccole penalizzazione sulle rivalutazioni, mentre i redditi degli italiani sono crollati anche del 30%.
    Quando si parla di pensioni, non bisogna guardare all’Italia che ci sarà tra 30 anni, ma a quella che abbiamo oggi e che rischiamo di perdere.
    Basta vedere la vendita di aziende agli stranieri che prendono il marchio e vanno a produrre altrove.
    Giustamente non acquistano per produrre qui, caricandosi i costi di tutti i regali sopra detti.

    11 Lug 2014
  4. Silvestro De Falco

    Certo che c’è la possibilità di investire diversamente i propri risparmi previdenziali, caro Paolo.
    Il senso della riforma che alcuni di noi stanno sostenendo è proprio quello.
    Si comincia con una lenta decontribuzione che si traduce in liquidità che ognuno di noi si ritroverà in tasca, o in busta paga, e che si potrà investire in appositi conti individuali di risparmio da gestire secondo le personali preferenze (BTP, certificati di deposito, azioni e obbligazioni di alta qualità), e con le opportune agevolazioni fiscali.
    La decontribuzione farebbe scendere la quota obbligatoria al 10% del reddito da versare all’INPS, in modo da costruirsi una pensione di base. Quel 10% potrebbe continuare ad essere gestito a ripartizione.
    L’aumento dei redditi dei lavoratori, determinato dalla decontribuzione, spingerebbe verso l’alto la domanda aggregata, rimettendo in moto l’economia e facendo si, quindi, che con l’allargamento della base imponibile si generino entrate fiscali sufficienti a continuare a pagare le pensioni pregresse.

    11 Lug 2014
  5. Andrea

    Bravo Paolo,
    sono d’accordo.
    Lo sostengo da anni se esiste un problema pensioni oggi sono le infinite promesse senza copertura finanziaria fatte nel passato.
    Io verso 10 volte quello che ha versava mio padre (agricoltore) per prendere poco più (forse) di quello che prende lui.
    Per non parlare degli anni abbonati a certe categorie, ecc.
    Quando un governo gestisce il paese in manica larga per prendersi i voti poi qualcuno paga il conto e oggi lo dobbiamo fare noi quarantenni e domani i nostri figli (per chi li ha).
    Quando sento parlare di pensionati sotto i mille Euro penso: ma quanti contributi hanno versato? Quante di queste sono sociali e quindi senza un minimo di contribuzione?
    Lo so che è guerra tra poveri, ma salviamo il passato o il futuro?
    Io direi che chi ha una pensione anche sotto i mille Euro oramai deve capire che o la rete sociale dello stato e non interviene a sostegno del minimo sostenibile oppure non se ne viene fuori. MA non si deve toccare quello che versano oggi i lavoratori per le loro pensioni.
    Troppo comodo non aver dato nulla e pretendere adesso.
    I primi a far solidarietà dovrebbero essere chi prende molto e ha versato poco.
    Io taglierei le pensioni d’oro e bloccherei a vita le pensioni sopra un certo valore (5.000€ mensili), salvo chi ha veramente versato per meritarsela di più.
    Alla faccia della Boldrini che dice che i diritti acquisiti non si toccano. E noi che lavoriamo quanti diritti ci hanno tolto fino ad oggi? Che si vergogni!!!

    Saluti.

    12 Lug 2014
  6. Alessandro

    @Silvestro:
    “Si comincia con una lenta decontribuzione”
    Già questo fa cadere ogni ragionamento! Se abbassano i contributi INPS mi faccio prete!!!!

    15 Lug 2014
  7. Alessandro

    “Quando sento parlare di pensionati sotto i mille Euro penso: ma quanti contributi hanno versato? Quante di queste sono sociali e quindi senza un minimo di contribuzione?
    Lo so che è guerra tra poveri, ma salviamo il passato o il futuro?”

    Basterebbe fare una pensione uguale per tutti tra 1.500 e 2.000 euro e salviamo sia il passato che il futuro.

    15 Lug 2014
  8. alessandro

    Salve, Lo scontro generazionale testimoniato dai commenti a questo articolo è uno dei fattori che stiamo affrontando con il laboratorio che abbiamo avviato da alcuni mesi.
    Inoltre, stiamo proprio elaborando una serie di proposte sia sulla questione previdenziale e sia sul mondo dimenticato delle partite iva, e lo stiamo facendo senza alcun pregiudizio ideologico e fuori dai soliti schemi e dalle soliti sedi “incancrenite” coinvolgendo più persone di diversa provenienza politica. A settembre sono già in cantiere incontri e dibattiti ma soprattutto si sta pensando ad azioni concrete per le partite iva, stiamo lavorando, stiamo spingendo porte e stiamo parlando con chiunque sia interessato e speriamo di avere sempre più collaborazione da parte di tutti anche e soprattutto degli amici di acta.

    Alessandro Latini -Responsabile Laboratorio Previdenza&Lavoro-IDV Lazio”

    15 Lug 2014
  9. Silvestro De Falco

    Caro Andrea, attento a quello che scommetti, potremmo chiederti di mantenere la promessa. 🙂 

    Scherzi a parte, quando dici “Già questo fa cadere ogni ragionamento” capisco benissimo quello che intendi. Pensa che sono soprattutto le vittime a far cadere il ragionamento, quando non sono apertamente ostili.
    Devo però dirti che quello che tu hai letto è un distillato di un piano più articolato che prevede persino una tabella di marcia, con le fonti e gli usi dei fondi per i primi anni.
    Questo per farti sapere che non è una cosa buttata lì così.
    Infatti, aggiungo che c’è chi si sta impegnando concretamente – non senza un certo successo – a mettere intorno a un tavolo persone di ogni provenienza politica per discutere la cosa proprio in quei termini. Politics makes strange bedfellows (la politica crea strane compagnie).
    Questa è una cosa che riguarda noi tutti come italiani e i concetti di destra, sinistra e centro non hanno cittadinanza.
    Qui c’è una macchina che non funziona come dovrebbe funzionare e quello che si vuole fare è impedirle di fare danni. Danni che saranno pagati dalle generazioni future, a partire dagli anni in cui cominceranno a andare in pensione quelli che hanno cominciato a lavorare dopo il 1995 (calcolo contributivo) .

    Ti sembra logico che un sistema previdenziale che dovrebbe proteggere i cittadini dalla povertà negli anni della vecchiaia non si curi del fatto che proprio che la sua sete di soldi rende i cittadini più poveri?
    Che razza di previdenza è quella che mi restituisce meno di quello che ho dato?
    Fino a che punto si può stravolgere il significato delle parole?

    La soluzione proposta ha visto la luce proprio perché – e parlo soprattutto per me – a un certo punto si deve pure cominciare a dire basta che la colpa è della globalizzazione/diMarchionne/deiderivati/aggiungiquiquellochetipare e cominciare ad elaborare risposte, anche insolite.

    In ogni caso, il problema c’è ed è questo che non dobbiamo dimenticare. Soprattutto dobbiamo avere il coraggio di denunciarlo.

    15 Lug 2014
  10. Silvestro De Falco

    Naturalmente mi rivolgevo ad Alessandro, non Andrea.
    Mi scuso con gli interessati.
    Silvestro

    15 Lug 2014
  11. Alessandro

    Sì, Silvestro, sono io quello che ha promesso il passaggio al sacerdozio, non Andrea 🙂

    Comunque la mia proposta l’ho scritta: pensioni fissate a 1.500-2.000 euro al mese. Per TUTTI. Chi vuole di più, si faccia un piano ad hoc. Ora, mi rendo conto che la mia proposta è fatta a braccio e non con la calcolatrice in mano, ma secondo me si tratta di una cifra che più o meno può essere ritenuta media tra i pensionati con la minima e le pensioni alla Amato. E che permetterebbe di tenere i contributi in area 25-30%.
    O ancora meglio, eliminiamo l’INPS. Ma se eliminano l’INPS altro che farmi prete…
    Per lo meno mi sembrerebbe un’idea ragionevole esonerare dall’obbligo della contribuzione presso l’INPS (ma non dall’obbligo della contribuzione in sè, sia chiaro) chi non lavora come dipendente, possibilmente aprendo la strada alla contribuzione privata, dato che i baracconi statali si sa quanto funzionino.
    In ogni caso, e non lo dico da grillino perché non sono grillino, anche se ritengo che i 5 stelle siano forse il meno peggio, globalizzazione e derivati (toglierei Marchionne, che con i soldi suoi fa quello che vuole, e gli scandali dei miliardi di finanziamenti statali non li ha avuti lui), non è che non siano un problema… Il fatto è che solitamente chi fa queste considerazioni si limita a sbraitare (come spesso fanno i grillini), anche se ce ne sarebbe da discutere, eccome.
    PS per il sacerdozio, non sono ancora vecchio, ma ho una figlia e non sono nemmeno sposato, quindi temo che non mi prendano 😀

    15 Lug 2014
  12. Silvestro De Falco

    Caro Alessandro,
    mi sembra di capire che siamo in linea per quanto riguarda i principi.
    Versamento di una contribuzione minima al sistema pubblico – diciamo 10% del reddito per tutti – per maturare il diritto ad una pensione variabile da un minimo di 5-600 euro ad un massimo di 2-2500 euro e il resto te lo risparmi come vuoi tu, in un conto individuale di previdenza, usufruendo di agevolazioni fiscali. Non sono d’accordo ad imporre l’uso dei fondi pensione. Chi vuole è liberissimo di farlo ma, chi non vuole, non è tenuto.
    Con queste premesse – 10% del reddito al sistema pubblico e 10-15% di risparmio individuale – ci si può costruire un futuro pensionistico decente e godere anche di un reddito maggiore nel corso della vita lavorativa.
    Silvestro
    P.S. Vabbè, non ti costringeremo al sacerdozio ma almeno un caffè me lo dovrai offrire.

    16 Lug 2014
  13. Alessandro

    Caro Silvestro (tra l’altro, siamo colleghi, dato che anche io “esercito” la nobile arte della traduzione, anche se a un livello decisamente inferiore). Sì, mi pare che siamo in linea nelle proposte base. In ogni caso, secondo me, si tratta di una linea che, come minimo, garantisce una certa equità, parola di cui tutti i politici – nessuno escluso – si riempiono la bocca per poi dimenticarsene al momento di firma delle leggi. Mi sembra giusto che una persona capace (lasciamo perdere per un attimo corruzioni, raccomandazioni e parassitismi vari) guadagni molto. O che una persona che lavora molto, guadagni molto. Ma un conto è lo stipendio, un conto è la pensione. Che, tra l’altro, è pubblica. Proprio in virtù di questa “pubblicità” (perdona l’equilibrismo lessicale) non esiste e non ha alcun senso che ci siano trattamenti pensionistici così diversi tra loro. Non ha alcun senso che Amato o chi per lui prenda 30.000 euro al mese di pensione. Certo, sono sicuro che Amato abbia avuto cospique trattenute elargite in contributi, ma un conto, e ahimè noi professionisti, specie alle prime armi, che ne rendiamo conto, è pagare/vedersi trattenuti molti contributi con una retribuzione molto elevata come può essere quella di un ministro o di un tesoriere, un altro conto è pagare contributi con la medesima aliquota in presenza di redditi “normali”.
    Quindi in aggiunta a quanto abbiamo detto, io sostengo (e sono sicuro che, in linea di massima, sarai più o meno d’accordo): di stipendio diamo quanto vogliamo (naturalmente, si parla di stipendi di aziende private), ma stabiliamo che questo pagamento con le pensioni non c’entra niente. Nel senso, se Marchionne guadagna 1 milione di euro al mese, io stato/INPS/quello che vuoi, ti dò al massimo 2.500 euro al mese di pensione. Vuoi 1 milione di euro di pensione? Va bene, fatti una previdenza privata.
    Detto questo, rimane un enorme punto interrogativo. In un paese come l’Italia, una proposta ragionevole di questo tipo, potrà mai essere approvata? C’è innanzitutto un enorme scoglio: la gente che oggi prende più di 2.500 euro (la cifra, naturalmente, è simbolica). Cosa facciamo, gli riduciamo la pensione? Secondo me sarebbe più che giusto, dato che si tratta di pensionati retributivi che non hanno versato manco la metà per maturare tale pensione e oggettivamente per un pensionato 2.500 euro sono più che sufficienti per vivere più che dignitosamente, soprattutto pensando che, a differenza nostra, il 99% di tali soggetti ha la casa di proprietà, però sicuramente si giudicherebbe la manovra anticostituzionale.
    E ancora: l’INPS al momento attuale è in rosso, quindi ipotizzare una diminuzione della contribuzione individuale è quantomeno fantasioso.
    La vostra proposta come si comporta in relazione a queste due ultime considerazioni?

    16 Lug 2014
  14. Silvestro De Falco

    Caro Alessandro,
    mi fa piacere sapere che siamo colleghi, così saprò rintracciarti più facilmente per quel caffè. :-)))
    Le pensioni devono essere uno strumento anti-povertà, non una fonte di ulteriore ricchezza. Comunque, quello che è stato è stato e tornare indietro a rifare i conti per vedere a chi deve toccare cosa non sarebbe neanche giusto perché è successo tutto nell’ambito delle leggi vigenti in quel momento. Quindi, la pensione del nonno non si tocca.
    La questione riguarda invece il futuro e ti ringrazio veramente di cuore perché le domande che poni vanno realmente al cuore della proposta.
    Come giustamente fai notare, se vengono meno le contribuzioni come si fanno a pagare le pensioni pregresse?
    Vorrei fare una premessa per evidenziare che comunque un intervento è necessario, perché il problema è proprio nell’attuale metodo a ripartizione, che prevede l’uso dei contributi correnti per pagare le pensioni. L’esempio della bilancia riportato nell’articolo descrive bene la situazione.
    Infatti, per poter funzionare bene questo sistema ha bisogno sia di una popolazione sia di un’occupazione in crescita, perché in entrambi i casi aumentano sia i lavoratori sia il numero di stipendi – quindi complessivamente la massa salariale – su cui sono applicate le aliquote contributive.
    Basta guardare la denatalità e la recessione in Italia per capire perché ci chiedono sempre di più e si innalzano i requisiti sempre di più.

    Dove prendere i soldi per pagare le pensioni pregresse?
    Innanzitutto l’abbassamento è graduale, non puoi abbassare tutte le aliquote in una volta al 10%.

    L’idea generale quindi è quella abbassare 1-2 punti percentuali all’anno per 10-12 anni. Ogni punto percentuale dovrebbero essere circa 6 miliardi. Quindi il primo anno si potrebbe cominciare con 1 punto o 6 miliardi.
    Per i primi 2-3 anni si possono finanziare questi mancati introiti:
    1) Differenza fra eliminazioni (decessi di vecchi pensionati) e nuove liquidazioni (nuove pensioni). Le prime supereranno le seconde di molto per diversi anni. Quindi già qui si potrebbero recuperare 1-2 miliardi;
    2) IRPEF. Se non paghi i contributi, non li puoi dedurre, quindi ci paghi su l’IRPEF e le addizionali, facciamo un 20% e lo Stato incassa già 1,2 miliardi;
    3) Qualche privatizzazione, peraltro già in cantiere, per altri 2-3 miliardi, senza contare la vendita di altri beni dello Stato;
    4) Poi c’è il debito pubblico. Tieni presente che ogni euro di contributo che dai all’INPS aumenta il debito dello Stato. Quindi se ti proponi di abbassare la contribuzione è come se stessi abbassando il debito pensionistico di lungo periodo. Se abbassi il debito a lunga scadenza – peraltro estremamente costoso – puoi emettere obbligazioni. Se abbassi il debito a lunga scadenza per 6 miliardi e ti indebiti a breve per 2 miliardi, abbassi il debito complessivo dello Stato per 4 miliardi.
    Un meccanismo simile è descritto molto bene, unitamente agli altri problemi di cui sopra, in un libro pubblicato da Il Mulino nel 2001 (“Le Pensioni: Il Pilastro Mancante” di Giuliano Amato e Mauro Marè);
    5) Infine ci sarebbe una miriade di tanti piccoli provvedimenti, tipo l’apertura dei tribunali ad agosto e settembre. Infatti, i tribunali sono centri di profitto, dove lo Stato incassa i contributi unificati, le marche da bollo ecc. Perché questa fabbrica deve rimanere chiusa per ferie quando ci sono ordini da evadere?

    Dopo 1-2 anni questa iniezioni di liquidità, accompagnata dalla consapevolezza che il reddito aumenterà di più nei prossimi anni, darà una spinta alla domanda dei consumatori. Inoltre, aumenteranno anche i risparmi privati e quindi le possibilità di finanziamento delle imprese che, alla luce dell’aumento della domanda dei consumatori, riprenderanno a investire, spingendo quindi verso l’alto la domanda aggregata.

    Ciò dovrebbe consentire al PIL di aumentare di quei 2-3 punti percentuali, se non di più, all’anno che ci permetteranno di arrivare correggere favorevolmente il rapporto debito/PIL – con il denominatore che aumenta più velocemente del numeratore – e di arrivare entro 20 anni ad onorare il fiscal compact che vuole quel rapporto pari al 60%.

    Se hai domande, Alessandro, non esitare.

    Silvestro

    16 Lug 2014
  15. Alessandro

    Caro Silvestro,
    ti ringrazio per la tua esauriente risposta.
    Potrei e vorrei risponderti, ma penso che sia meglio lasciare la possibilità ad altri di esprimere la propria opinione relativamente all’articolo e alla nostra discussione precedente. Magari ne riparliamo tra due o tre giorni.
    Cmq detto sinceramente, il fatto che Giuliano Amato abbia scritto un libro sulle pensioni mi fa raggelare il sangue.

    16 Lug 2014
  16. Silvestro De Falco

    Intanto ecco la conferma di quello che avevamo sempre saputo: rivalutazione negativa del montante pensionistico. E magari a settembre aumentano anche le aliquote:
    http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/pensioni_pil_futuri_assegni

    17 Ago 2014

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