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Jobs act schiavo degli stereotipi: esclusi i freelance

In fondo ci eravamo un po’ illusi che un provvedimento per tutte le tipologie di lavoro (jobs act) avrebbe introdotto (finalmente) qualche beneficio anche per i freelance.
Il seminario di martedì 11 marzo aveva iniziato ad aprirci gli occhi (dietro la cucina del jobs act di Sergio Bologna) e la conferenza stampa di Matteo Renzi di ieri sera ha tolto gli ultimi dubbi.
Si interviene solo per i dipendenti, perché, come sottolinea Susanna Camusso, gli autonomi sono evasori. Un’etichetta applicata sommariamente a tutti gli autonomi, dimostrando di non aver assolutamente compreso il nuovo lavoro autonomo (che come sindacato si arroga il diritto di rappresentare), composto da professionisti che si rivolgono a imprese e pubblica amministrazione, senza NESSUNA possibilità di evasione. Peccato che (per scelta o per mancanza di alternative) sia questa la parte più dinamica del lavoro, in cui è elevatissima la presenza di giovani e donne, dichiarato oggetto di grande attenzione del nuovo governo!
Già ora il confronto tra dipendenti e freelance evidenzia una situazione di squilibrio, con i nuovi interventi il divario e l’iniquità aumenterà.
La tavola successiva mostra i dati di un dipendente con un reddito lordo di 25.000 euro annui (il limite individuato per le nuove detrazioni), per il quale si ricostruisce il costo del lavoro complessivo (includendo quindi anche i contributi a carico dell’azienda). In parallelo è riportata la situazione di un freelance (iscritto alla gestione separata INPS) con lo stesso costo del lavoro complessivo (al lordo cioè di tutta la contribuzione, che in questo caso è a carico del freelance).


Gli stessi dati sono riassunti nelle 2 “torte”, che evidenziano come il reddito netto sia sostanzialmente uguale. Cambia invece la contribuzione pensionistica (più elevata per il freelance!!, contro ogni vulgata), gli oneri sociali (più alta per i dipendenti) e l’imposizione fiscale, già ora più alta per i freelance perchè le detrazioni sui redditi da lavoro autonomo sono più limitate (sempre perchè presunti evasori).
La differenza sostanziale è che il dipendente è coperto se si ammala, si infortuna o è disoccupato, mentre il freelance no: deve solo morire, come ricordava un bellissimo post di Giacomo Mason.

Altre due “torte” mostrano cosa succederà dopo il nuovo provvedimento.

E’ equità questa?
Ed è da ricordare che:
a. abbiamo la spada di Damocle dell’aumento dei contributi pensionistici al 33% (purtroppo in tanti non hanno capito che paghiamo di più già ora)
b. la seconda fase del jobs act prevede un’estensione della disoccupazione, ma noi ne saremo esclusi (come ci è stato confermato al seminario dell’11 marzo)
c) lavoriamo senza tariffe minime, affidati alle leggi di mercato in un periodo di grande disoccupazione.
Dovremmo proprio essere evasori per poterci difendere!

Anna Soru

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20 Commenti

  1. Davide Cappelli

    Parlo da una posizione ambivalente, essendo sia dipendente che freelance.. Il peccato originale — già politicamente parlando — sta nell’aver determinato, attraverso la deregulation del lavoro para-/subordinato, una situazione in cui ci siano dei freelance che, pecuniariamente parlando, freelance non sono: ancora mi ricordo quando, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio di quelli ’00, bisognava puntare i piedi verso “committenti” che volevano assolutamente diventare “datori di lavoro”..
    Il risultato — sociologicamente parlando — è che oggi la realtà è fatta di freelance che vanno dagli 800€ sino a svariate migliaia di euro al mese, mentre l’aspettativa politica è rimasta al c.d. “libero professionista” d’antan — con la sua cassa e quant’altro.. — che, fra entrate ed uscite (detraibili, deducibili), comunque non va sotto le varie migliaia di euro/mese. Di fatto, come per molte altre questioni, la percezione del fenomeno è rimasta indietro di diversi anni (e cicli economici).
    La sola — ripeto: la sola — speranza che hanno i freelance e che un domani s’inverta la tendenza “disgregativa” sul lavoro para/subordinato e venga ripristina la netta dicotomia rispetto a quello autonomo. Non c’è altra strada..

    13 Mar 2014
  2. lilli

    Manca un elemento: per pagare queste belle tasse serve un commercialista. Con 15mila euro di fatture, ho pagato 700 euro di commercialista che mi facesse quei conti assurdi degli f24, il modello unico, la denuncia IVA (a zero perché lavoro con l’estero ma comunque mi ha preso 200 euro), i modelli Intrastat per fatturare all’estero (50 euro/trimestre) e lo spettacolare studio di settore (300 euro solo quello). Poi non mi parlate di populismo.
    Ah, sono single con un figlio (800 euro/anno di detrazioni).

    13 Mar 2014
  3. Hhhh

    Lilli ti pongo una domanda: per il tuo lavoro vieni remunerata?
    In troppi dicono sempre “ho pagato così tanto il commercialista per fare solo questo” ma qualcuno ha mai provato a capire cosa fa realmente il commercialista? Quanto impegno, studio e pazienza ci vuole per fare questo lavoro? Purtroppo i giovani commercialisti non guadagnano certo le cifre che tutti pensano, anzi molto spesso guadagnano meno di un semplice contabile, con molte più responsabilità. poi sai quanti giovani lavorano con partita IVA negli studi guadagnando meno dei dipendenti ma tirando avanti la baracca??

    13 Mar 2014
  4. Francesca

    Hhhh, a me non sembra normale che per pagare le tasse ci sia un sistema così complicato tanto da non poterlo fare da soli. Nessuno dice che i commercialisti debbano lavorare gratis, mi sembra che Lilli ponga giustamente anche la questione di dover pagare per forza anche il commercialista. Un’ulteriore spesa e soldi in meno per il freelance.

    13 Mar 2014
  5. Christian73

    Come volevasi dimostrare anche il governo Renzi se ne frega della nostra categoria. Ma essendo così giovane non ha minimamente idea di quanti siamo e delle nostre difficoltà nell’affrontare un peso fiscale insostenibile? Tanti giovani sono liberi professionisti, e giovani e meno giovani professionisti sono lavoratori seri, e non evasori, e non delinquenti, ma gente che produce, e che paga regolarmente le tasse. Noi non abbiamo diritto ad una riduzione della pressione fiscale? ovviamente per i governi NO!!! Anzi meglio portare la percentuale INPS al 33!!! a questo punto chiedeteci un litro di sangue al giorno, un rene a testa, una cornea, e non so cos’altro. Direi che come ho fatto io dovete associarvi ad ACTA, perché finalmente qualcuno combatte con e per noi, ma bisogna sostenerli economicamente. Non deve aumentare la quota INPS e qualcuno deve fare presente ai nostri governatori che ci siamo anche noi e che abbiamo dei diritti, e non solo il dovere di pagare. Come è possibile che in uno stato civile se fatturi 100 euro, se ti va bene te ne rimangono 30. Scandaloso!!

    13 Mar 2014
  6. Alessandro

    “In fondo ci eravamo un po’ illusi che un provvedimento per tutte le tipologie di lavoro (jobs act) avrebbe introdotto (finalmente) qualche beneficio anche per i freelance.”

    Con tutto il rispetto, chi scrive una frase come questa non ha capito in che paese vive… Sono molto stupito di leggere in testa al’articolo una tale ingenuità da parte di chi solitamente si è dimostrata una penna puntuale e ben impugnata…

    13 Mar 2014
  7. Alessandro

    Christian… certo che lo sa… e proprio per quello affonda la lama…

    13 Mar 2014
  8. Guido

    Renzi e Camusso
    Che schifo, è vergognoso, … ma dico, un trattamento di sfruttamento e intolleranza così come viene riservato a noi è molto, molto, molto peggio di quello di 12 anni schiavo. Noi dovremmo vincere almeno 20 statuette, ce lo siamo veramente meritato l’Oscar, il nostro è il film migliore: Tutta la vita schiavo.

    Inps
    Basta con questi regali solo ai dipendenti, il 18,5% di inps pagato dall’azienda! Che pacchia, anche noi vogliamo lo stesso trattamento di lusso!!!

    Commercialista
    Lo stato si è liberato di un complicato calcolo amministrativo facendolo pagare ai freelance che devono pagare un esperto, cioè un commercialista. E sono sicuro che Renzi, sulla semplificazione del 730, farà un regalo ai dipendenti caricando l’onere allo stato, ma non regalerà niente alle gestioni separate, quindi non aspettiamoci che lo stato ci paghi il commercialista. Invece è proprio quello che dovrebbe fare. Considerare che un commercialista per 40 anni costa 60 mila euro !!!! Lo stato risparmia tantissimo, e noi siamo dei fessi. Con tutto il rispetto per i commercialisti, ripeto, è lo stato che li deve pagare!!!

    13 Mar 2014
  9. Ettore

    Hhhh, non credo che Lilli intendesse sminuire il lavoro di un commercialista, che merita ogni euro che chiede visto il bordello legislativo che deve mettere in pratica.
    Era credo semplicemente per dire che. oltre alle tasse, un libero professionista deve necessariamente spendere soldi per farsi seguire la contabilità, quindi un ulteriore costo aggiuntivo che erode l’utile.

    14 Mar 2014
  10. antonio bray

    E’ equita’ questa??

    Cara Anna….cerco una risposta alla tua domanda. Forse la risposta e’ nella nostra Costituzione. Si potrebbe sollevare una questione di incostituzionalita’ della legge che introdurra’ 80 in piu’ solo ai lavoratori dipendenti.
    Nel piano Renzi ci potrebbe essere la violazione dell’articolo 4 e 35 della Costituzione che rispettivamente cosi’ si esprimono
    Art. 4 ‘la repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto’.
    Art. 35 ‘la repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

    Non sono un costituzionalista ma il piano Renzi potrebbe violare il diritto di uguaglianza dei lavorati promuovendo condizioni favorevoli solo a una categoria di lavoratori. E discrimina il lavoro autonomo anche se la Costituzione parla di tutela del lavoro in tutte le sue forme.

    15 Mar 2014
  11. paolo

    Finalmente comincio a vedere i numeri che descrivono la situazione.
    Ma va considerato per i liberi professionisti anche il cuneo fiscale dovuto all’IVA arrivata al 22%.
    Se ho un committente privato che non scarica, il mio lavoro è composto al 70% da imposte.
    Quanti sono i lavori che hanno questo cuneo fiscale?
    Studiatevi la normativa IVA e sarete sorpresi.
    E’ con l’IVA che poi vanno a chiudere i buchi INPS per tutte le agevolazioni che i professionisti non hanno.

    24 Mar 2014
  12. Max

    Ci sarebbe da aggiungere che i dati contabili sui “free lance” sono “a regime”. Mi spiego meglio: l’imponibile IRPEF è calcolato deducendo i contributi, ma come sanno bene gli autonomi la deduzione avviene con il principio di cassa, ed i versamenti avvengono con il meccanismo perverso dei saldi e degli acconti. Un free lance che apre partita iva a gennaio e fattura X nel primo anno, l’anno successivo deve versare il saldo inps ed irpef su tutto X, oltre agli acconti! Quindi non deduce i contributi di competenza dell’anno X. Si arriva ad un prelievo di circa il cinquanta per cento, che su redditi bassi è allucinante. I contributi (esorbitanti) dovrebbero essere versati di mese in mese, e quindi essere deducibili, di fatto, per competenza.

    30 Mar 2014

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