Acta l'associazione dei freelance

Cosa sanno i candidati alla segreteria del PD sulle partite IVA? E cosa dicono?

| 25 novembre 2013 | LETTO: 1.821 VOLTE | 4 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Gli articoli degli ultimi giorni (l’inchiesta de “l’Espresso”, tra gli altri) dipingono i lavoratori indipendenti come invisibili (categoria dimenticata dalla politica) e/o dimezzati (omologati per errore al ricco professionista giacca-e-cravatta e non riconosciuti nella loro eterogeneità). In effetti, volendo proseguire il parallelo con Italo Calvino, mancherebbero i “rampanti”, perché l’unica cosa su cui ci si arrampica è un presente professionale e fiscale sempre più scivoloso.

Qual è, invece, la rappresentazione di questa categoria inafferrabile ed eterogenea nei documenti congressuali dei candidati alle primarie del PD? I tre candidati sono dei soggetti politicamente obbligati ad avere uno sguardo prospettico e ad auscultare il presente.

Le partite IVA sono piuttosto assenti anche nei loro documenti, un po’ per invisibilità consustanziale, un po’ per la sintesi richiesta dalla tipologia di testo utilizzata. Ma passiamo a una rapida panoramica, in ordine alfabetico inverso.

Nel documento di Matteo Renzi, le categorie lavorative di riferimento sono innanzitutto quelle di pubblico impiego-pensioni-scuola (ovvero, “le categorie in cui siamo forti”), mentre le categorie da (ri)conquistare sarebbero rappresentate da disoccupati e operai. Non appare alcun esplicito riferimento alle partite IVA.

Come cambiare verso alla disastrosa situazione occupazionale ed economica attuale? Secondo il sindaco di Firenze è necessario agire sul fronte normativo-istituzionale: far funzionare finalmente i centri per l’impiego, rivoluzionare la formazione professionale, semplificare le regole evitando “eccessi” sindacali, riservare maggiore attenzione ai nuovi settori (?) come Internet e avviare assunzioni a tempo indeterminato per i giovani con sgravio fiscale nelle aziende per i primi 3 anni. Curioso poi che nel paragrafo dedicato ai diritti le uniche categorie menzionate siano donne, omosessuali e transgender (ovvero le categorie dei diritti a costo zero), con l’auspicio di “un rapporto più gentile tra le persone”.

Gianni Cuperlo è altrettanto sintetico, e nel suo documento centrato sulla parola chiave “dignità” affianca a una frecciatina al governo – “compiere una scelta coraggiosa, capace di produrre effetti sul tessuto sociale e sulla domanda interna ben più significativi di una riduzione impercettibile del cuneo fiscale o di una lieve diminuzione della tassazione sulla prima casa” – rapide menzioni sul ruolo economico della cultura, sull’economia digitale, sullo sviluppo di attività e modalità di produzione innovative, su una precarietà senza diritti e tutele. Un altro tema rilevante è la riduzione della tassazione sul lavoro. Ma quale lavoro? Quello dipendente? Non vi sono cenni alle partite IVA.

Pippo Civati, al contrario dei primi due, non propone un’agile dispensa, ma un quasi-romanzo (già nel titolo, Dalla delusione alla speranza) di 70 pagine. Anche lui nelle primissime pagine cita il reddito minimo garantito, l’importanza del binomio conoscenza-lavoro e l’indebolimento del ruolo del lavoro attuata (scientemente) negli ultimi anni in Italia:

“In Italia, poco alla volta, abbiamo deciso di depotenziare il lavoro con un sistema fiscale penalizzante e trascurando di sviluppare i servizi […] che lo favorissero. […]. Dobbiamo incoraggiare le persone a investire su sé stesse, sulla propria professionalità e sulle loro attività imprenditoriali, a mettersi in gioco nella competizione internazionale attraverso le loro capacità e i loro talenti”.

Il riferimento al lavoro autonomo, si legge tra le righe, ma senza alcun riferimento ai diritti e nessuna consapevolezza delle caratteristiche effettive di questo gruppo di lavoratori.

È naturale che non si possa essere onnicomprensivi in un documento destinato ad affrontare il problema Italia in (più o meno) poche pagine: occorre essere incisivi, tracciare i discorsi fondamentali, aprire lo sfondo di un campo d’azione. Ma poiché la sensazione è che per rimettere davvero al centro il concetto di lavoro, occorra ridefinirlo e riorientarlo profondamente, crediamo che sia indispensabile chiedere ai candidati di aggiungere una riflessione nei loro programmi sulle partite IVA di seconda generazione, e sulla contribuzione alla gestione separata. Abbiamo preparato per loro 2 domande e le abbiamo inviate al loro staff. Chi risponderà?

1. La campagna “Dica: NO 33!” di ACTA e l’appello lanciato da più di 300 associazioni per bloccare l’aumento dei contributi hanno posto un problema sul carico previdenziale degli autonomi. ACTA chiede l’abolizione dell’articolo della legge 92/2012 (legge Fornero) che prevede l’innalzamento graduale dei contributi INPS dall’attuale 27,72% al 33,72%. È d’accordo con questa richiesta?

2.  In senso più ampio: quali le tre proposte politiche più rilevanti per le partite IVA nel suo programma?

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Add to favorites
  • Email

4 COMMENTI »