Acta l'associazione dei freelance

Simili e differenti (ma siamo lavoratori indipendenti). Incontro alla CNA di Roma

| 5 giugno 2013 | LETTO: 1.492 VOLTE | 3 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Il 21 maggio scorso Fabio Massi ed io abbiamo partecipato alla riunione della CNA professioni, alla quale era stata invitata anche ACTA. Ecco qualche veloce impressione sul contenuto e lo svolgimento della riunione.
CNA, Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa, ha preso atto, per quanto in ritardo, di quello che è stato definito “un vuoto di rappresentanza” nel mondo del lavoro autonomo che non si riconosce nei tradizionali settori del commercio e dell’artigianato, e ha costituito alla fine dello scorso anno la CNA Professioni, allo scopo di colmare proprio questo vuoto.
La neonata struttura è stata definita “un contenitore per le richieste e le istanze dei suoi associati”. In altre parole, la CNA Professioni si propone come un organismo di rappresentanza di secondo livello, interessato a riunire non i singoli lavoratori, ma le loro associazioni, in questo ricalcando le orme della Consulta delle Professioni della CGIL.
A supporto della sua “offerta”, la Confederazione ha sottolineato il diffuso radicamento sul territorio, la capacità di intermediazione tra gli associati (fino a ora singole imprese, medie o anche piccolissime), e soggetti vari, sia a livello privato (banche e istituti finanziari) che pubblici. Alla domanda sulle loro intenzioni di agire a livello istituzionale nazionale, in una parola di fare lobbying a livello politico, dopo avere confermato l’iniquità dell’attuale aliquota previdenziale e di altre norme a noi sfavorevoli, l’impressione è stata che non sia tanto quello il piano sul quale la CNA ha programmato di muoversi (non a caso hanno più volte ripetuto di non conoscere a fondo i nostri problemi e che spetterà agli associati proporre tematiche e problematiche sulle quali intervenire), probabilmente perché non è quella la loro sfera di competenza tradizionale. Personalmente, la cosa che ho trovato più interessante è stato l’intervento del direttore della CNA, (anche dal punto di vista della qualità della persona, palesemente concreta e a una prima impressione sinceramente impegnata nell’azione, in quanto egli stesso lavoratore autonomo, proprietario di un’autofficina, o come si è autodefinito, “gommista”) che ci ha descritto l’interessante meccanismo operativo di Confcredito. Confcredito è un istituto a struttura cooperativa che offre garanzie a supporto dei finanziamenti/crediti concesse ai propri associati. A quanto pare, pur in presenza di tali garanzie (che possono arrivare fino al 50% dell’importo erogato, se ricordo bene) le maggiori banche oggi non soltanto non concedono nuovi fidi ma addirittura revocano quelli esistenti, anche a imprese con un ottimo standing creditizio, e questo in base a disposizioni emanate a livello centrale di ridurre di un terzo tutte le esposizioni, a cominciare dai clienti più piccoli e da quelli che operano in settori colpiti dalla crisi economica (anche se la singola impresa è perfettamente sana). La strategia di CNA, in questo caso, come ci è stato descritto, è stata quella di individuare e prendere contatti, su segnalazione dei soci, con banche che si dichiarano più disponibili a concedere credito alle imprese loro associate, come la Banca delle Marche, invitando tutti i soci a rivolgersi di preferenza a quegli stessi istituti.
In conclusione, il mio personale parere è che con CNA, così come con altri soggetti (e tutto fa supporre che altri se ne creeranno in futuro) è necessario parlare, trovare dei punti di contatto su campagne e obiettivi specifici, ma che le differenze di impostazione sono e rimangono, a tutti i livelli, assolutamente incolmabili.

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