Acta l'associazione dei freelance

Si respira aria di coalizione (e non solo) alle Officine Zero

| 6 giugno 2013 | LETTO: 4.610 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Sabato 1 Giugno, insieme a Luigi Plos, sono andato alle Ex-Officine RSI di Roma Portonaccio, dove presentavano il Progetto Officine Zero, cioè

dare vita ad uno spazio che sia, nello stesso tempo, di co-working e camera del lavoro e del welfare. Un luogo dove produrre comunemente, connettendo saperi e competenze, un dispositivo di servizio e di assistenza che sia stimolo e sostegno per vertenze contro la precarietà, per un welfare universale (reddito di base, formazione, sanità, previdenza), contro la disoccupazione.

Abbiamo partecipato, il sabato pomeriggio, ai due tavoli su "Ammortizzatori Sociali e Reddito", il primo, e il secondo su "Conflitti e nuove forme di organizzazione sindacale", a cui ci avevano invitato come ACTA.
Il posto, l’atmosfera, i propositi, tutto molto bello e stimolante. Io sono intervenuto un po’ come ACTA e molto come Fabio Massi, ribadendo le paroline strategiche: Coalizione, Cittadino Lavoratore, iniziare dalla Previdenza paritaria e universale per Redistribuire redditi e diritti.
“Facilitava” i tavoli Francesco Raparelli, che ha presentato il progetto su Huffington Post.
E c’erano davvero tante situazioni e anche qualche raro Soggetto Sociale Cittadino Lavoratore. Pochi, ma variegati: operai, studenti, precari, autonomi di seconda e terza generazione, disoccupati…
Naturalmente io ho anche ribadito che, essendo ACTA portatrice di coalizione, siamo interessati e disponibili a partecipare, interagire, proporre.
Direi che gli organizzatori sono molto direzionati verso il Territorio e ACTA verso i diritti per il cambio di paradigma (da Lavoratore a Cittadino Lavoratore).
Ma, coscienti delle differenze, è quasi inevitabile trovare collaborazioni e interazioni.
Aggiungerei un avverbio: gioiosamente (tanto per mettere un po’ di sale e un po’ di zucchero…)
Anche perché entrando nelle Officine, quando il grosso dei partecipanti era a mensa, il ricordo e la sensazioni che mi hanno attraversato non andavano alle due componenti principali della mia formazione e della mia mia vita e che avrei previsto scontate per me in una struttura di ex-fabbrica e/o archeologia industriale: la comunità operaia degli anni ’60/70 e la ricerca teatrale del Teatro di Sperimentazione degli stessi anni. No, ero quasi sorpreso, ma l’odore di limatura di ferro mi rimandava al laboratorio di Aggiustaggio del mio Istituto Tecnico, in cui ci si doveva adoperare a una delle attività più inutili a cui sono stato costretto: limare un pezzo ferro per portarlo a squadro…
Io, naturalmente, non ci riuscivo. E il mio pezzo di ferro diventava sempre più piccolo…. Finché è scattata la Coalizione: (che io andavo alle assemblee, conoscevo l’analisi logica e grammaticale, interfacciavo con i professori che pretendevano si conoscesse l’italiano e non solo la formazione della Roma….) e quindi verso la fine dell’anno, qualche amico più “meccanico” m’avrà detto "A Fabio, t’ho faccio io, prima che te limi pure li diti…"

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