Acta l'associazione dei freelance

Social media e lavoro gratuito

| 13 maggio 2013 | LETTO: 5.163 VOLTE | UN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Stamattina sulla metropolitana, sfogliando Affari e Finanza, l’inserto del lunedì del Corriere della Sera, sono stata attratta da due articoli sul tema social media, di cui sono un’utilizzatrice primitiva e un po’ diffidente.
Il primo articolo, a firma Maria Teresa Cometto, dal titolo “I social media? Paghino”, riporta le critiche emerse recentemente rispetto ad una versione utopica del web. Tra le altre, quelle dello scienziato Jaron Lanier, uno dei profeti dell’era digitale, che nel libro “Who owns the future?” rivede molte delle sue precedenti convinzioni . Come riporta l’articolo, egli sostiene che

noi diamo gratis il nostro cervello a Twitter, Facebook, Instagram, Google, loro ci fanno i profitti

L’autore denuncia la cultura del non pagamento, il fatto che solo pochissimi di color che creano i contenuti arrivano a ricchezza e successo, la maggior parte regala la sua creatività a vantaggio di qualcun altro che ci lucra.

Il secondo articolo, a firma Paola Caruso (“Sul web anche il marketing diventa social”), evidenzia l’importanza dei social media nelle strategie di marketing per generare contatti, ascoltare le esigenze e i desideri degli interlocutori, costruirsi una reputazione (si parla di marketing partecipativo) e della necessità di superare l’attuale gap che contraddistingue le nostre imprese. Andrea Farinet, un docente Luic intervistato, sottolinea che è importante affidare la gestione dei social media ad un team dedicato. E dal momento che non tutte le aziende hanno le risorse per poterselo permettere il suggerimento fornito da Farinet è il seguente:

le aziende possono coinvolgere nativi digitali, giovani studenti universitari, offrendo tesi di lauree interne. Oppure stagisti, come primo approccio, giusto per sperimentare il dialogo online e capire che esiste un vantaggio ad aprire un canale di comunicazione bidirezionale. Tanti ragazzi escono dalle università formati ad hoc ed hanno la creatività e le capacità per svolgere al meglio questo lavoro.

Quindi non solo sono gratuiti i contenuti creati su iniziativa dei singoli (poi utili a far fare profitti ad altri soggetti), ma addirittura si teorizza l’uso del lavoro gratuito anche laddove l’attività viene sviluppata su specifica richiesta dell’azienda per una sua strategia commerciale.
Se per le aziende l’attività dei social media è una strategia di marketing sempre più importante perché non investire? Perché occorre ricorrere al lavoro gratuito di tesisti e stagisti? E come giustificare uno stage (gratuito o semi-gratuito), che dovrebbe essere un periodo di formazione per il giovane, quando invece vi si ricorre per attingere a competenze non presenti dentro l’azienda?

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Add to favorites
  • Email

UN COMMENTO »